Bloggando il Corano: Sura 9, “Il Pentimento”, Versetti 6-14

di ROBERT SPENCER  (18, Novembre, 2007)

Traduzione di PAOLO MANTELLINI

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Secondo lo studioso Islamico del ventesimo secolo Muhammad Asad, i Versetti 4 e 6 della Sura 9 contraddicono l'impressione che molti ricevono dal Versetto 5: che ai pagani deve essere offerta la scelta fra "conversione o morte". Il Versetto 4, invece, specifica soltanto che se i non Musulmani onorano i termini dei loro esistenti trattati con Maometto e i Musulmani, anche i Musulmani onoreranno questi trattati fino alla loro scadenza. E il Versetto 6, secondo Ibn Kathir, concede ai pagani "un lasciapassare affinché possano imparare la religione di Allah, in modo che il richiamo di Allah si possa diffondere tra i Suoi servi ... In sintesi, coloro che vengono da una terra in guerra con i Musulmani a un'area Islamica, per portare messaggi, per transazioni commerciali, per negoziare trattati di pace, per pagare la Jizya, per offrire una fine alle ostilità e così via, e quindi richiedono un salvacondotto ai capi Musulmani o ai loro incaricati, devono ottenere la garanzia di massima sicurezza per tutto il tempo in cui rimangono nelle aree Musulmane e finché non ritornano alla loro terra e al loro rifugio". L'accenno qui al pagamento della jizya, si riferisce alla tassa stabilita per il Popolo del Libro sotto la sovranità Islamica dal Versetto 29; così la scelta, almeno per chi ha ricevuto una Scrittura Sacra (praticamente Ebrei, Cristiani e Zoroastriani), non è conversione o morte, ma conversione, sottomissione o morte.

Il Tafsir al-Jalalayn, As-Suyuti, e Ibn Juzayy concordano con questa interpretazione del Versetto 6. Ibn Juzayy dice che il Versetto significa che i Musulmani devono "garantire loro la sicurezza affinché possano ascoltare la recitazione del Corano e decidere se vogliono diventare Musulmani o no (e poi condurli in un posto in cui siano sicuri). Se invece non diventano Musulmani, bisogna ricondurli a casa loro". Egli aggiunge, tuttavia, che questa non è una opinione unanime: "Questo è un giudizio corretto, nell'opinione di alcuni, mentre altri sostengono che sia stato abrogato dall'ordine di combattere".

Il trattato che i Musulmani conclusero con i Pagani "vicino alla moschea sacra" (v. 7) si riferisce al trattato di Hudaybiyya. Nel 628 Maometto ebbe una visione nella quale egli compiva il pellegrinaggio alla Mecca - una usanza pagana che lui fortemente voleva rendere parte dell'Islam, ma che era stata impedita fino ad allora dal controllo dei Quraysh sulla Mecca. Quindi ordinò ai Musulmani di prepararsi al pellegrinaggio alla Mecca, e avanzò verso la città con mille e cinquecento uomini. I Quraysh lo incontrarono fuori della città e le due parti conclusero una tregua di dieci anni (hudna), il trattato di Hudaybiyya.

Alcuni capi Musulmani erano molto scontenti all'idea di una tregua. Dopo tutto, avevano recentemente spezzato un assedio di Medina approntato dai Quraysh ed erano, in quel momento, più forti che mai. Avrebbero dovuto forse barattare la loro attuale potenza militare, solo per poter organizzare un pellegrinaggio? Secondo il primo biografo di Maometto, Ibn Ishaq, un Umar furibondo andò da Abu Bakr dicendo: "Ma non è forse lui l'apostolo di Dio, e non siamo forse noi i Musulmani, e non sono forse loro i politeisti? E allora, perché dobbiamo accordarci su ciò che danneggia la nostra religione?" Allora i due andarono da Maometto, che cercò di rassicurarli: "Io sono lo schiavo di Dio e il Suo apostolo. Io non andrò contro i suoi comandi e Lui non mi renderà perdente".

Ma certamente non sembrava che il trattato fosse stato stipulato a vantaggio dei Musulmani. Quando arrivò il momento di scrivere l'accordo, Maometto chiamò Ali e gli disse di scrivere: "Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso", ma il negoziatore dei Quraysh, Suhayl bin ‘Amr, lo fermò: "Io non accetto questo; quindi scrivi: Nel tuo nome, O Allah". Maometto disse ad Ali di scrivere come Suhayl aveva ordinato.

Ma Suhayl non aveva finito. Quando Maometto disse ad Ali di continuare scrivendo: "Ciò è quanto Maometto, l'apostolo di Dio, ha concordato con Suhayl bin ‘Amr" protestò ancora. "Se io avessi testimoniato che tu eri l'apostolo di Dio" Suhayl disse a Maometto "io non ti avrei combattuto. Scrivi solo il tuo nome e il nome di tuo padre". Ancora il Profeta dell'Islam, non ostante la crescente costernazione dei suoi seguaci, disse ad Ali di scrivere il documento come voleva Suhayl.

Nella versione finale del trattato, Maometto sbalordì i suoi uomini, accettando clausole che sembravano svantaggiose per i Musulmani: coloro che fuggivano dai Quraysh e si rifugiavano dai Musulmani sarebbero stati restituiti ai Quraysh, mentre quelli che fossero fuggiti dai Musulmani e avessero chiesto protezione ai Quraysh, non sarebbero stati restituiti ai Musulmani.

Ma ben presto Maometto ruppe il patto. Una donna dei Quraysh, Umm Kulthum, raggiunse i Musulmani a Medina; i suoi due fratelli andarono da Maometto, chiedendone la restituzione "in accordo col trattato tra lui e i Quraysh a Hudaybiyya". Ma Maometto rifiutò: Allah lo aveva vietato. Infatti aveva inviato a Maometto una nuova rivelazione: "O voi che credete! Quando vengono a rifugiarsi da voi delle donne credenti, esaminatele e mettetele alla prova: Allah conosce meglio la loro fede: se voi confermate che sono credenti, allora non restituitele agl'infedeli". (60:10)

Rifiutando di restituire Umm Kulthum ai Quraysh, Maometto violò il trattato. Benché gli apologeti Musulmani abbiano preteso lungo tutta la storia dell'Islam che i Quraysh lo ruppero per primi, questo incidente avvenne prima di tutti quelli imputabili ai Quraysh che i Musulmani indicano come violazioni del trattato. Lo scrittore Musulmano contemporaneo, Yahiya Emerick, asserisce che Maometto giustificò la sua condotta in base a un cavillo legale: il trattato stipulava che i Musulmani avrebbero restituito ogni uomo che si fosse rifugiato da loro, non ogni donna. Anche se ciò fosse vero, subito Maometto - come Emerick riconosce - iniziò ad accogliere anche uomini che fuggivano dai Quraysh, rompendo così, definitivamente, il trattato.

La violazione del trattato in questa maniera, avrebbe rinforzato il principio che nulla era buono eccetto ciò che era vantaggioso per l'Islam, e nulla era iniquo eccetto ciò che era dannoso per l'Islam. Una volta che il trattato fu formalmente eliminato, i giuristi Islamici enunciarono il principio che le tregue in generale potevano essere concluse solo su una base temporale, fino a dieci anni, e che si poteva accettare una tregua al solo scopo di consentire a una forza Musulmana indebolita di recuperare le forze per riprendere poi il combattimento più efficacemente.

Ciò non ostante, Ibn Kathir e altri continuano a sostenere che i Quraysh ruppero il trattato per primi. E i Versetti 8-14 danno certamente l'impressione che effettivanente lo ruppero, censurando i pagani per aver venduto "i segni di Allah" per un "prezzo miserabile" (v. 9) e per aver violato i giuramenti che fecero coi Musulmani (vv. 12, 13). Così, a causa di tutti i loro enormi crimini, Allah esorta i Musulmani a combatterli (vv. 13-14). Secondo Ibn Juzayy, "Allah li punirà per mano vostra" (v. 14) significa "uccisione e cattura. Cioè una promessa di vittoria per i Musulmani". Il Tafsir al-Jalalayn concorda: "Combattili e Dio li punirà, li umilierà mediante cattura e sottomissione, e vi darà la vittoria contro di loro ...".

La prossima settimana: Come Allah consolerà i Musulmani nelle loro tribolazioni

[Versioni Italiane del Corano possono essere trovate qui (versione dell'UCOII di Hamza Piccardo), qui (con recitazione .mp3 in Arabo, Italiano e altre lingue), qui e qui. Esistono anche molte edizioni a stampa del Corano  in Italiano; N.d.T.]

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Sura IX

At-Tawba

( Il Pentimento o la Disapprovazione) 

Post-Eg. n°113 a parte i due ultimi versetti, di 129 versetti .

Questa sura, penultima ad essere rivelata, ha due nomi che derivano dai versetti 1 (Il disconoscimento) e 118 (Il pentimento). Sua particolarità il fatto che, unico caso in tutto il Corano, non inizia con la basmala (In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso). E’ possibile che questa omissione sia relativa alla considerazione generale del contenuto della sura, che denuncia inequivocabilmente ogni accordo di non aggressione stipulato con i pagani, vieta loro il pellegrinaggio alla Mecca, la frequentazione del Sacro Tempio e interdice la preghiera sulle loro spoglie mortali.

6. E se qualche associatore ti chiede asilo, concediglielo affinché possa ascoltare la Parola di Allah, e poi rimandalo in sicurezza. Ciò in quanto è gente che non conosce!

7. Come potrebbe esserci un patto tra Allah e il Suo Messaggero e i politeisti, ad eccezione di coloro con i quali stipulaste un accordo presso la Santa Moschea? Finché si comportano rettamente con voi, comportatevi rettamente verso di loro. Allah ama i timorati.

8. Come [ci può essere un patto], quando hanno il sopravvento su di voi, non vi rispettano né per la parentela, né per i giuramenti? A parole vi compiaceranno, ma nel loro cuore vi rinnegano. La maggior parte di loro è ingiusta.

9. Svendono a vil prezzo i segni di Allah e frappongono ostacoli sul Suo sentiero. È veramente nefando quello che fanno.

10. Nei confronti dei credenti, non rispettano né la parentela, né i trattati: essi sono i trasgressori.

11. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, siano vostri fratelli nella religione. Così esponiamo chiaramente i Nostri segni per gente che comprende.

12. E se dopo il patto mancano ai loro giuramenti e vi attaccano [a causa del]la vostra religione, combattete i capi della miscredenza. Non ci sono giuramenti [validi] per loro: forse così desisteranno.

13. Non combatterete contro gente che ha violato i giuramenti e cercato di scacciare il Messaggero? Sono loro che vi hanno attaccato per primi. Li temerete? Allah ha ben più diritto di essere temuto, se siete credenti.

14. Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti

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