Bloggando il Corano: Sura 9, “Il Pentimento”, Versetti 15-28

di ROBERT SPENCER  (25, Novembre, 2007)

Traduzione di PAOLO MANTELLINI

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In Marzo 2006, uno studente Iraniano di ventidue anni di nome Mohammed Reza Taheri-azar guidò un SUV nel campus dell'Università del North Carolina a Chapel Hill, cercando deliberatamente di uccidere le persone e riuscendo a ferirne nove. Dopo l'incidente, apparve particolarmente compiaciuto di sé stesso, sorridendo e salutando a gesti la folla, dopo un'apparizione in tribunale, dove spiegò "di essere felice per l'opportunità di diffondere la volontà di Allah". In seguito scrisse sei lettere al Daily Tar Heel, il giornale degli studenti dell'Università del North Carolina, spiegando i motivi del suo gesto. In una di queste, riferisce una lista di "Note Coraniche Rilevanti per l'attacco del 3 Marzo 2006".

Queste includono "Istruzioni e linee-guida per combattere e uccidere per la causa di Allah". Sotto "Ragioni per combattere per la causa di Allah", citò i Versetti 14 e 15 della Sura 9, spiegando che il combattimento serviva a " togliere la collera e l'ira dai cuori dei seguaci di Allah". In effetti, in questi Versetti Allah promette che, mentre punisce i miscredenti per mano dei credenti e li copre di vergogna, Egli "guarirà i petti dei credenti e placherà l'indignazione dei loro cuori". Ibn Juzayy e il Tafsir al-Jalalayn, tuttavia, si concentrano sulla parte del Versetto che dice che "Allah si rivolge a chi vuole". Ibn Juzayy spiega: “Allah si rivolgerà a qualcuno di quegl'infedeli così che diventino Musulmani". Questa decisione, come abbiamo visto, è esclusivamente di Allah. Allah non abbandonerà coloro che "combattono con tutta la loro forza" (v. 16). La parola usata qui è jahadu (جَاهَدُواْ), una forma di "jihad" come è spiegato qui.

Quindi i Versetti 17-22 dichiarano che gli idolatri o politeisti (mushrikina, ْمُشْرِكِينَ, da mushrik, politeista) non sono degni di prendersi cura della Moschea Sacra alla Mecca - benché al tempo della rivelazione di questa Sura i pagani avessero ancora il controllo di questa moschea. Essi la controllano, ma, come commenta Ibn Juzayy, “non hanno né il diritto, né il dovere di farlo. Essi occupano questi (luoghi) mediante occupazione forzosa e ingiustizia". Non hanno diritto alcuno alla moschea perché, secondo Ibn Kathir e anche secondo una generalizzata tradizione Islamica, lo stesso Abramo la costruì come un tempio per Allah.

I Versetti 23-28 raccomandano ai credenti di separarsi dagl'infedeli e di combatterli. I credenti devono interrompere ogni legame perfino con le loro famiglie, se non sono Musulmani (versetti 23-24). Dice Ibn Kathir: "Allah ordina di evitare gl'infedeli, anche se sono i tuoi genitori o i tuoi figli, e proibisce di prenderli come aiutanti se scelgono la miscredenza invece della fede". Ibn Juzayy nota che il Versetto 24, col suo monito di non valutare nulla in questa vita più di Allah, è "una minaccia a chiunque antepone la sua famiglia, le sue proprietà o la sua dimora alla emigrazione e alla jihad". "Emigrazione" si riferisce al trasferimento a Medina che, a quel tempo, era obbligatorio per tutti i veri credenti.

I Versetti 25 e 26 si riferiscono alla Battaglia di Hunayn che fu combattuta dopo che Maometto conquistò la Mecca. Una volta divenuto il capo della Mecca, c'era ancora un ulteriore grande ostacolo tra lui e il potere su tutta l'Arabia. Malik ibn ‘Awf, un membro della tribù degli Hawazin della città di Ta’if, a Sud della Mecca, cominciò a raccogliere truppe per combattere i Musulmani. Il popolo di Ta’if aveva respinto Maometto e lo aveva trattato molto male quando si era presentato come profeta, dieci anni prima. Erano rivali storici dei Quraysh e avevano considerato la loro conversione all'Islam con disprezzo. Malik radunò un esercito e marciò per affrontare i Musulmani; secondo Ibn Ishaq, Maometto lo incontrò con un esercito di 12 mila uomini, e disse, parafrasando il Versetto 25 ("il vostro grande numero vi rese felici"): "Oggi non saremo sconfitti per mancanza di numeri".

I due eserciti si scontrarono in un wadi - il greto asciutto di un fiume - chiamato Hunayn, vicino alla Mecca. Malik e i suoi uomini erano arrivati per primi e avevano occupato posizioni che garantivano loro un immenso vantaggio tattico. I Musulmani, non ostante il loro superore numero, furono sbaragliati. Appena ruppero la formazione e fuggirono, Maometto iniziò a gridare: "Dove state andando, uomini? Venite da me. Io sono l'Apostolo di Dio. Io sono Maometto, figlio di ‘Abdullah". Alcuni dei Musulmani si rincuorarono e gradualmente la marea si invertì - benché con enormi perdite in entrambi gli schieramenti.

I Musulmani alla fine prevalsero, spazzando via l'ultimo maggiore ostacolo tra il Profeta dell'Islam e il completo controllo dell'Arabia. Dopo la battaglia, Maometto ricevette un'altra rivelazione che spiegava come i Musulmani avessero vinto a causa di un aiuto soprannaturale (v. 26). Con Malik sconfitto, i Musulmani in seguito conquistarono Ta’if con scarsa resistenza. Dirigendosi nella città, Maometto si fermò sotto un albero, e, trovando la proprietà di suo gradimento, mandò a chiamare il proprietario:"O vieni fuori, o distruggeremo la parete". Ma il proprietario rifiutò di presentarsi a Maometto, così, ovviamente, i Musulmani distrussero la sua proprietà. Ma, cercando di convincere le tribù di Ta’if ad abbracciare l'Islam, Maometto fu misericordioso con loro. Anche nella distribuzione del bottino, favorì alcuni recenti convertiti dei Quraysh, cercando di rinforzare la loro fedeltà all'Islam. Tuttavia, il suo favoritismo provocò malcontento. Un Musulmano lo affrontò sfrontatamente: "Maometto, ho visto cosa hai fatto oggi... Non credo che tu sia stato giusto".

Il Profeta dell'Islam era incredulo. "Se la giustizia non si trova con me, dove mai la troverai?". E difatti, per l'Islam le parole e le azioni di Maometto sono il più alto esempio di comportamento, costituendo l'unico standard assoluto: qualsiasi cosa confermata da un esempio del Profeta è buona.

Secondo Ibn Juzayy, la promessa che "Allah si rivolgerà a chiunque egli vuole" (v. 27) significa che "la tribù degli Hawazin che aveva combattuto i Musulmani a Hunayn si convertì all'Islam".

Gl'infedeli sono immondi, e quindi non devono entrare nella Moschea Sacra (v. 28). Gli Sciti, in particolar modo, lo considerano un argomento di purezza rituale. L'Ayatollah Sistani, che molti osservatori hanno identificato come un faro di speranza democratica per l'Iraq, molto probabilmente non prevede uno stato in cui gl'infedeli hanno diritti uguali a quelli dei credenti, dato che elenca i non-Musulmani con le altre cose immonde:

Le seguenti dieci cose sono essenzialmente najis [impure, immonde]:

  1. Urine
  2. Feci
  3. Sperma
  4. Cadavere
  5. Sangue
  6. Cane
  7. Maiale
  8. Kafir [infedele]
  9. Bevande Alcoliche
  10. Il sudore di un animale che mangia continuamente najasat [cose immonde]


Questa idea è basata sul Versetto 28. Il Tafsir al-Jalalayn dice che i politeisti sono "impuri per la loro interna sozzura" e As-Suyuti aggiunge che alcuni sostengono che "essi sono effettivamente impuri cosicché, se diventano Musulmani, devono fare il ghusl [l'abluzione completa] e si deve fare il wudu’  [l'abluzione parziale] dopo avergli stretto la mano". Continua notando anche che questo Versetto vieta agl'infedeli l'ingresso alla Moschea Sacra alla Mecca, benché sottolinei che "Abu Hanifa dice che il Popolo del Libro non è escluso, perché questo (Versetto) è specifico per gl'idolatri". Tuttavia, a causa del divieto di Maometto per i non-Musulmani di stare in Arabia, è molto improbabile che un membro del Popolo del Libro possa entrare oggi alla Mecca.

La prossima settimana: L'ordine di combattere contro Ebrei e Cristiani e di sottometterli.

[Versioni Italiane del Corano possono essere trovate qui (versione dell'UCOII di Hamza Piccardo), qui (con recitazione .mp3 in Arabo, Italiano e altre lingue), qui e qui. Esistono anche molte edizioni a stampa del Corano  in Italiano; N.d.T.]

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Sura IX

At-Tawba

( Il Pentimento o la Disapprovazione) 

Post-Eg. n°113 a parte i due ultimi versetti, di 129 versetti .

Questa sura, penultima ad essere rivelata, ha due nomi che derivano dai versetti 1 (Il disconoscimento) e 118 (Il pentimento). Sua particolarità il fatto che, unico caso in tutto il Corano, non inizia con la basmala (In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso). E’ possibile che questa omissione sia relativa alla considerazione generale del contenuto della sura, che denuncia inequivocabilmente ogni accordo di non aggressione stipulato con i pagani, vieta loro il pellegrinaggio alla Mecca, la frequentazione del Sacro Tempio e interdice la preghiera sulle loro spoglie mortali.

15. ed espella la collera dai loro cuori. Allah accoglie il pentimento di chi Egli vuole. Allah è sapiente, saggio.

16. Credete di poter essere lasciati in pace,bprima che Allah non abbia riconosciuto coloro che lottano e che non cercano altri alleati oltre ad Allah, al Suo Messaggero e ai credenti? Allah è ben informato di quello che fate.

17. Non spetta agli associatori la cura delle moschee di Allah, mentre sono testimoni della loro stessa miscredenza. Ecco quelli che vanificano le opere loro e che rimarranno perpetuamente nel Fuoco.

18. Badino alla cura delle moschee di Allah solo coloro che credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, eseguono l'orazione e pagano la decima e non temono altri che Allah. Forse saranno tra coloro che sono ben diretti.

19. Metterete sullo stesso piano quelli che danno da bere ai pellegrini e servono il Sacro Tempio e quelli che credono in Allah e nell'Ultimo Giorno e lottano per la Sua causa?* Non sono uguali di fronte ad Allah. Allah non guida gli ingiusti.

*[La cura della Moschea della Mecca viene sottratta ai politeisti (vers. 17) e attribuita esclusivamente ai musulmani (vers. 18), ristabilendo la purezza del culto iniziato da Abramo (pace su di lui)] 

20. Coloro che credono, che sono emigrati e che lottano sul sentiero di Allah con i loro beni e le loro vite, hanno i più alti gradi presso Allah. Essi sono i vincenti.

21. Il loro Signore annuncia loro la Sua misericordia e il Suo compiacimento e i Giardini in cui avranno delizia durevole,

22. in cui rimarranno per sempre. Presso Allah c'è mercede immensa.

23. O voi che credete, non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se preferiscono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti.

24. Di': “Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi”.

25. Certamente Allah vi ha soccorsi in molti luoghi, come nel giorno di Hunayn, quando eravate tronfi del vostro numero - ma non servì a nulla e la terra, per quanto vasta, vi sembrava angusta: volgeste le spalle e fuggiste*.

*[“nel giorno di Hunayn”: Hunayn è una valle situata tra La Mecca e Tâ'if in cui ebbe luogo una famosa battaglia nell'VIII anno dall'Egira]

26. Allora Allah fece scendere la Sua pace sul Suo Messaggero e sui credenti. Fece scendere armate che non vedeste e castigò i miscredenti. Questa è la mercede degli empi.

27. Dopo di ciò, Allah accoglierà il pentimento di chi vuole. Allah è perdonatore, misericordioso.

28. O voi che credete, i politeisti sono impurità: non si avvicinino più alla Santa Moschea dopo quest'anno. E non temete la miseria, ché Allah, se vuole, vi arricchirà della Sua grazia. In verità Allah è sapiente, saggio.

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