Bloggando il Corano: Sura 17, “Il Viaggio Notturno”, Versetto 1

 di ROBERT SPENCER  (24, Febbraio, 2008)

Traduzione di PAOLO MANTELLINI

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Il famoso Viaggio Notturno di Maometto (Isra e Miraj) è la base della rivendicazione di Gerusalemme come una Città Santa dell'Islam. L'unica cosa che il Corano ha da dire a questo proposito è il primo Versetto della sura 17, che dice che Allah trasportò Maometto dalla "Moschea Sacra" della Mecca "alla Moschea più lontana [al-aqsa]". A quel tempo non c'erano Moschee a Gerusalemme, così la moschea "più lontana" non poteva essere in realtà quella che oggi, a Gerusalemme, porta questo nome, ma la tradizione Islamica afferma decisamente che questa moschea è a Gerusalemme.

La visione di questo viaggio di Maometto fu altrettanto drammatica del suo iniziale incontro con Gabriele. Secondo Ibn Ishaq, Maometto descrisse la visione a uno dei Musulmani, come se fosse iniziata "mentre ero sdraiato a Al-Hatim o Al-Hijr,” cioè un'area alla Mecca, opposta alla Ka’bah, identificata dalla tradizione Islamica come il luogo della sepoltura di Agar e Ismaele, quando "arrivò Gabriele e mi mosse col suo piede". Subito dopo "qualcuno venne da me e mi tagliò il corpo da qui a qui" – indicando lo spazio tra la gola e il pube. Colui che era venuto da lui, continuò Maometto, "tirò fuori il mio cuore. Poi mi fu portato un vassoio d'oro pieno di Fede e il mio cuore fu lavato e riempito (di Fede) e quindi rimesso al suo posto. Quindi mi fu portato un animale bianco, più piccolo di un mulo, ma più grande di un asino". Questo era il Buraq, che Maometto descrisse ulteriormente come "un animale bianco e lungo, più grande di un asino, ma più piccolo di un mulo, che allungava i suoi zoccoli a una distanza uguale a quella abbracciata dallo sguardo". Era, disse, "mezzo mulo, mezzo asino, con ali sui fianchi con cui spingeva avanti i suoi piedi".

"Quando arrivò il momento di montarlo" riferì Maometto, secondo Ibn Ishaq, “si adombrò. Gabriele pose una mano sulla sua criniera e disse: 'Non ti vergogni, Buraq, di comportarti in questo modo? In nome di Dio, nessuno più onorevole davanti a Dio di Maometto, ti ha mai cavalcato prima'. L'animale si vergognò così tanto da sudare profusamente e rimase immobile in modo che riuscii a montarlo".

Essi andarono al Monte del Tempio, e da qui salirono in cielo. Secondo un hadith, Maometto spiegò: "Io fui portato colà e Gabriele venne con me fin che raggiungemmo il cielo più vicino. Quando Gabriele chiese che il cancello fosse aperto, fu chiesto: 'Chi è?' Gabriele rispose: 'Gabriele'. Fu chiesto: 'Chi ti accompagna?' Gabriele rispose: 'Maometto". Fu chiesto: "Maometto è stato chiamato?' Gabriele rispose affermativamente. Allora fu detto: 'Egli è il benvenuto. Che eccellente visita è la sua!'".

Maometto entrò nel primo cielo, dove incontrò Adamo. Gabriele lo toccò con un dito: "Questi è il tuo genitore, Adamo; porgigli i tuoi saluti". Il Profeta dell'Islam saluta come si conviene il primo uomo, che risponde: "Sii il benvenuto, o figlio devoto e devoto Profeta". Quindi Gabriele porta Maometto nel secondo cielo, dove la scena al cancello è ripetuta, e, una volta entrato, Giovanni Battista e Gesù lo salutano: "Sii il benvenuto, o fratello devoto e devoto Profeta". Nel terzo cielo, Giuseppe lo saluta con le stesse parole, e Maometto e Gabriele proseguono, salutati da altri profeti negli altri livelli del cielo.

Nel sesto cielo c'è Mosé, che provoca un altro commento sprezzante sugli Ebrei. "Quando lo lasciai" dice Maometto, "lui pianse. Qualcuno gli chiese: 'Perché piangi?' E Mosé rispose: 'Piango perché dopo di me è stato mandato (Maometto come Profeta) un giovane uomo, i cui seguaci entreranno in Paradiso in numero molto maggiore dei miei seguaci'"

Nel settimo cielo, Maometto incontra Abramo, ha ulteriori visioni e riceve l'ordine che i Musulmani preghino cinquanta volte al giorno. Ma, sulla via del ritorno, passa da Mosé che gli chiede: "Cosa ti è stato ordinato di fare?"

Maometto rispose: "Mi è stato ordinato di pregare cinquanta volte al giorno".

Mosé gli suggerisce alcuni consigli: "I tuoi seguaci non possono sopportare il peso di cinquanta preghiere al giorno, e, per Allah, io ho messo gente alla prova prima di te e ho tentato al mio massimo livello (ma invano) con Bani Israel [la tribù di Israele]. Torna dal tuo Signore e chiedi una riduzione per diminuire il fardello dei tuoi seguaci".

Così Maometto ritornò da Allah e ottenne che il numero delle preghiere quotidiane fosse ridotto a quaranta, ma Mosé pensò che fossero ancora troppe. Maometto continuò ad andare avanti e indietro tra Allah e Mosé finché il numero delle preghiere quotidiane per i Musulmani fu ridotto a cinque soltanto. A questo punto Mosé continuava a dubitare che i seguaci di Maometto fossero all'altezza di questo impegno: "I tuoi seguaci non possono sopportare cinque preghiere al giorno, e senza dubbio, ho avuto esperienza con la gente prima di te e ho tentato, al mio massimo livello, con Bani Israel, così, torna dal tuo Signore e chiedi una riduzione per diminuire il fardello dei tuoi seguaci".

Ma questa volta Maometto non tornò indietro. "Ho chiesto così tanto al mio Signore, che mi sento pieno di vergogna, ma adesso sono soddisfatto e mi sottometterò all'Ordine di Allah".

Il Profeta dell'Islam descrisse ai suoi seguaci anche gli altri profeti: "Nella notte del mio Al-Isra (Viaggio Notturno) (nei cieli), vidi (il profeta) Musa (Mosé) che era una persona magra con una lunga capigliatura liscia e somigliava a uno degli uomini della tribù di Shanu’a; e vidi Isa (Gesù) che era di statura media e con il viso rosso come se fosse appena uscito da un bagno. E io assomiglio al Profeta Ibrahim (Abramo) più di quanto gli somiglino tutti i suoi discendenti. Quindi mi furono offerte due coppe, una piena di latte, l'altra di vino. Gabriele disse: 'Bevi quella che preferisci' Io presi il latte e lo bevvi. Gabriele disse: 'Hai scelto ciò che è naturale (la Vera Religione, cioè l'Islam) e, se tu avessi scelto il vino, i tuoi seguaci si sarebbero smarriti'".

Quando ascoltarono le storie del suo Viaggio Notturno, i Quraish pagani se ne fecero beffe: "Per Dio, questo è assolutamente assurdo! Una carovana impiega un intero mese per andare in Siria e un altro mese per tornare, come può Maometto fare il viaggio di andata e ritorno in una sola notte?" Sfidato da qualcuno che era stato a Gerusalemme, Maometto pretese di aver ricevuto un ulteriore miracolo in connessione col Viaggio Notturno: "Quando la gente dei Quraish non mi credette [cioè la storia del mio Al-Isra (Viaggio Notturno)], mi fermai a Al-Hijr [la Città di Roccia] e Allah mostrò Gerusalemme davanti a me e io cominciai a descriverla a loro, mentre la guardavo".

Evidentemente, però, le sue descrizioni non erano completamente convincenti: alcuni Musulmani abbandonarono la loro fede e sfidarono il più fedele seguace di Maometto, Abu Bakr, a fare come loro. Secondo Ibn Ishaq, Abu Bakr fu sdegnato: "Se dice così, allora è vero. E cosa c'è di così sorprendente in questo? Lui mi dice che le comunicazioni di Dio tra cielo e terra gli arrivano in un'ora di un giorno o di una notte e questo è molto più straordinario di quello che vi fa trasecolare!"

In seguito, pare che Maometto ritrattasse la pretesa che questo fosse un viaggio reale. Sua moglie Aisha spiegò: "Il corpo dell'apostolo rimase dov'era, ma Dio rimosse il suo spirito durante la notte".

La prossima settimana: "Noi copriamo i loro cuori (e le loro menti) per evitare che possano capire il Corano".

[Versioni Italiane del Corano possono essere trovate qui (versione dell'UCOII di Hamza Piccardo), qui (con recitazione .mp3 in Arabo, Italiano e altre lingue), qui e qui. Esistono anche molte edizioni a stampa del Corano  in Italiano; N.d.T.]

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Sura XVII

Al Isrâ'

(Il Viaggio Notturno)

Pre-Heg. ( a parte i vv.26 e 32,33,57,75-80) Di 111 versetti.

Il nome della sura deriva dal versetto 1.

Correva “'âm ul huzn”, l'Anno della tristezza (619-620 d.C.). In soli tre giorni, l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) aveva perso i due capisaldi della sua realtà affettiva e sociale, l'amatissima moglie Khadîja (che Allah sia soddisfatto di lei) e lo zio Abû Tâlib, capo del suo clan e suo protettore. Abû Lahab, suo zio paterno ma al contempo suo implacabile oppositore, era diventato il decano dei Bani Hâshim ed aveva fatto sì che Muh_ammad fosse isolato dal resto del clan. Senza protezione tribale, in quei tempi, l'esistenza poteva essere molto difficile per chi si fosse messo in contrasto con la maggior parte dei notabili della città. Stretto in questa situazione l'Inviato di Allah tentò una missione rivolta agli abitanti di Ta'if, una città a un centinaio di chilometri dalla Mecca, sede del culto della dea al-Lat. Il risultato fu disastroso: respinto e ingiuriato, Muhammad (pace e benedizioni su di lui) corse gravi rischi per la sua incolumità e nel pieno dello sconforto pregò così il suo Signore: “Mi rifugio in Te, Signore, [afflitto] dalla mia debolezza e dalla mia impotenza. Tu sei il Dio dei deboli, Tu sei il mio Signore e il mio Dio. Mi abbandonerai a stranieri nemici? Se non ho suscitato il Tuo corruccio, non temo alcunché. Mi rifugio nella Luce del Tuo Volto che ha illuminato. Non c'è forza e non c'è potenza se non in te”. Dopo che ebbe pronunciato questa invocazione scese in lui una ritrovata serenità, rinacque la speranza e, ottenuta una protezione tribale, rientrò alla Mecca scortato da Mut’im ibn Adiy e dai membri del suo clan. Poco tempo dopo, Allah (gloria a Lui l'Altissimo) gli diede un meraviglioso segno della Sua Benevolenza. La tradizione, ricchissima a questo proposito, ci riferisce che una notte, mentre Muhammad (pace e benedizioni su di lui) stava dormendo, fu svegliato da Gabriele (pace su di lui) e condotto a Gerusalemme. Colà, nel recinto del Masjid al Aqsâ (la “Moschea remota” di cui al vers. 1), pregò Allah insieme ad Abramo, Mosè e Gesù e tutti gli altri profeti (pace su tutti loro) e poi ascese fino al “Sidrâtu- 'l -Muntahâ” (il Loto del Limite) che si trova alla destra del Trono di Allah.     Muhammad (pace e benedizioni su di lui) ebbe un colloquio con l'Altissimo, che lo salutò con una frase che è entrata a far parte dell'orazione rituale: “Siano su di te la pace, o Profeta, la misericordia di Allah e le Sue benedizioni, e sia pace su tutti i Suoi servi devoti”. Muhammad rispose allora con la professione di fede. Poi gli fu data conoscenza, dottrina, precetti morali e raccomandazioni per la sua missione. Inoltre, gli fu rivelato il vers. 285 della Sura della Giovenca che contiene la sintesi dottrinale dell'Islàm. “Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto, i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri.” E dicono: “Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! E’ a Te che tutto ritorna” (Corano II, 285). Tra le norme ricevute c'era l'obbligo di compiere cinquanta orazioni ogni giorno. Su suggerimento di Mosè, Muhammad chiese all'Altissimo di alleggerire il precetto, finché Allah lo ridusse alle cinque orazioni quotidiane.   Quando ritornò alla Mecca il racconto di questo viaggio miracoloso suscitò l'ilarità e lo scherno dei miscredenti e molti musulmani di debole fede dubitarono di lui. In questo frangente il suo amico e futuro califfo Abû Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) dimostrò il livello della sua fede e la sincerità del suo affetto per l'Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) non dubitando nemmeno un istante della veridicità del racconto.

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

1. Gloria a Colui Che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota, di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui Che tutto ascolta e tutto osserva.

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