IL GIORNALE DI VICENZA CLIC

venerdì 15.10.2010 ore 15.02

Cultura & Spettacoli


I Giullastri, quei trascinanti giocolieri del nostro tempo

APPUNTAMENTI. Giocolerie, equilibrismi, magie e soprattutto tanta mimica sono alla base dello spettacolo portato in scena (e applaudito) a Montecchio Maggiore
La coppia Wilmar Robusti e Vittorio Savegnago riesce a esaltare l'espressività
22/09/2010



Antonella Fadda
MONTECCHIO MAGGIORE
I Giullastri, giocolieri del XXI secolo.
È davvero difficile non ridere quando sul palcoscenico appaiono Wilmar Robusti ed il suo inseparabile compagno di gag Vittorio Savegnago che hanno regalato l'altra sera in sala civica a Montecchio Maggiore un'ora di divertimento allo stato puro, mettendo in scena il loro ultimo, trascinante spettacolo "Games".
E di giochi infatti si è trattato: i due "Giullastri" hanno presentato giocolerie, equilibrismi e magie, senza mai parlare, ma lasciando che la mimica fosse la protagonista al posto della parola e creando un legame unico con gli spettatori, soprattutto bambini. Sketch a non finire, uno di seguito all'altro, hanno spesso strappato risate inaspettate, in particolare durante le scene della moviola e del pallone gigante, all'interno del quale Robusti si è proditoriamente "infilato" per poi far sbucare improvvisamente alcune parti del corpo.
Proprio la mimica, e in particolar modo quella facciale, sembra davvero essere è il segreto di questi dinamici "Giullastri".
La serietà imperturbabile di Robusti simpaticamente si sposa ad ogni sequenza brillante con la faccia di gomma di Savegnago, una sorta di Jim Carrey vicentino.
Ma il divertimento viene creato anche con inverosimili strumenti musicali passando dal percussionismo con palloni e chitarra acustica ad una scala che fischia. Quando è impossibile non parlare i due clown usano l'escamotage dei kazoo destreggiandosi in una litigata incomprensibile tipica di Paperino, il papero più famoso al mondo.
Ad inizio spettacolo è l'unico momento in cui la parola è presente. Savegnago, in abito gessato e serioso, si presenta al pubblico e spiega i motivi per cui l'intera serata sarà "muta": il compagno preso da una crisi di coscienza decide di non parlare più.
Così per non farlo sentire inadatto, anche lui smette di parlare. Ed è proprio all'incipit in cui la vena malinconica ed ironica, tipica dei clown e dei mimi, si rivela.
In un mondo dove la parola viene utilizzata troppo e troppo poco invece si lascia spazio all'espressività, ecco che l'eloquio viene sostituito dai gesti e da una vasta gamma di sberleffi.
Un vero peccato che solo un centinaio di spettatori - il pubblico è stato "decimato" a causa della pioggia battente - abbia potuto assistere ad uno spettacolo che vale certamente la pena di vedere. E applaudire .



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