
Non vi sono più corvi appollaiati sugli alberi
del Monte Nebulano dal quale scendevano e picchiavano a frotte sul quel
villaggio sorto a ridosso del monte, impaurendo i suoi abitanti le cui case si
stringevano l’un l’altra come a cercar protezione.
Da quelli Montecorvino prese il suo nome. Non ne furono certo intimoriti i Romani
quando vennero a conquistare anche questa parte d’Italia dopo aver vinto i Piceni.
Nemmeno riuscirono ad impedire alle orde di Ruggero II D’Altavilla di
impadronirsi del paese e distruggerlo.
Meno male che con quel Ruggero la dinastia degli Altavilla si spense, ma Montecorvino - che nel frattempo aggiunse il nome di Rovella, preso da uno dei
più importanti casali dell’epoca - non ebbe comunque pace perché in seguito passò di mano
in mano, da quelle dei Grimaldi, a quelle dei Pignatelli, indi dei Genovesi e di altri feudatari.
Insomma persino i corvi si stancarono di tanta confusione ed abbandonarono il
Monte Nebulano.
Oggi altri corvi volano sul paese a quanto mi diceva il sindaco Corrado Della
Corte, temperamento veemente e litigioso con i propri assessori perché
desidererebbe lasciare impronte importanti del suo passaggio al comune di Montecorvino Rovella dopo due legislature. Quello che non ha avuto tempo di
confidarmi - nella mia invece brevissima sosta al comune - lo ha aggiunto la
signora Maria, la sua impetuosa e cordiale consorte.
Io però non transitavo da Montecorvino Rovella per un servizio giornalistico sul
comune. Penso di riservarmi questo compito per la prossima stagione estiva
perché Montecorvino Rovella fa parte di un magnifico territorio definito
politicamente come “Il Sistema Turistico Locale” dei Picentini che raccoglie
una decina di comuni. Io ritenevo di conoscere queste zone, ma ho piacere di
condividere un aforisma segnalato da Dario del Gas, assessore al turismo del
comune capofila del Sistema, evidenziato in un opuscolo dedicato ai Picentini: “Un
vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi”.