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luigi sturzo vocazioni ed evocazioni 16.03.2009
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placido altimari  16 marzo 2009  webalice.it/placidoaltimari

LUIGI STURZO vocazioni ed evocazioni

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti (Mt 23,29)

Nino Puglisi, “libero pensatore” di cui vanto la stima e l'amicizia, possibili perché mai intrappolate nelle diversità ideologiche e sempre aperte alla dinamica delle idee, soleva ricordarmi che “l'intellettuale non può fare carriera politica, perché la politica segue i criteri del potere, e questi sono sempre dissonanti a quelli dell'intelletto”.
Questa drastica asserzione offre la chiave di lettura per la comprensione di Luigi Sturzo, apparentemente trionfatore sul piano delle analisi, ma decisamente sconfitto su quello della strategia. Offrì parole, contenuti nuovi. Ma presto mutati in pretesti, furono volti a mero decoro degli interessi di classe. La parabola politica di Sturzo si apre nel '19 e si chiude nel '23; alla centralità dell'uomo si sostituì quella del potere, della contingenza politica e della convenienza economica. La forza del 20% dei suffragi fu facilmente assimilata dalla logica borghese, da essa metabolizzata e quindi convertita in sostegno allo statalismo fascista. Una lezione che Sturzo non scorderà mai, e che penso rileggesse negli occhi e negli atti di De Gasperi. Come in quelli di Dossetti, di Lazzati, di Giordano, ad uno ad uno espulsi dal gioco, inutili intralci al nuovo corso che si andava costruendo nel dopoguerra. “La politica è fatta di economia e viceversa” (da appello ai siciliani 1959), lo intuì, ma non ne dedusse il meccanismo dell'amplesso. La sua diffidenza nei riguardi dell'intervento pubblico nell'economia non seppe distinguere l'impulso alla produzione dall'impulso alla corruzione, mentre la sua simpatia verso l'economia liberalista non seppe cogliere la portata delle intrinseche conseguenze dell'accumulo capitalistico. Due ingenuità che giustificano il senso e la portata della sua sconfitta. Come anche giustificano pure la ragione della sua vittoria. Lo spazio -lasciato vuoto- fra idealità morale e pratica di governo costruisce l'equivoco da cui tutti (o quasi) traggono linfa vitale in questo scorcio di millennio. Né può stupire: la crisi delle ideologie si è trasformata in crisi delle idee; la crisi dello stato si evolve nella statalizzazione delle autonomie; il senso morale della società volge a corrispondere al senso economico della finanza; l'esercizio del governo è volto alla mera amministrazione della quotidiana spartizione dei dividendi fra i soci azionisti. A tutto ciò occorre quella minima dignità formale che possa rendere accetto l'inaccettabile. E proprio don Sturzo offre l'abito adatto al “re altrimenti nudo”: taglia unica, doubleface, unisex. Provate a rileggere l'appello “ai liberi e forti”: un ossimoro denso di contraddizioni e guizzi di genialità dal quale può trarsi il tutto ed il contrario di tutto. Con la stessa facilità con la quale si possono dimenticare i principi e le finalità da cui l'appello muove e verso cui l'appello va.
È il senno di poi a fornire l'arguzia di così drastico giudizio: non può certo farsene colpa a Sturzo! E poi, proprio la centralità della persona umana ammette e comprende il diritto all'ingenuità. Tanto più se mossa in forza della ricerca della giustizia, della libertà, e dell'armonia. E in conseguenza di una responsabilità civica che prepotentemente cerca emergere dall'ignavia generale. Perché, al principio di tutto è l'uomo. Luigi Sturzo.
Egli è un tempo e un luogo. E per di più è un prete. L'eccezionalità di Sturzo risiede nel suo assumersi tutta la responsabilità di essere cristiano e cittadino, nella Sicilia violata dagli stati d'assedio e nella Chiesa arroccata nelle fobie del Vaticano I. E anziché conformarsi ai dettami dei tempi vi si confrontò, elaborando una analisi e sperimentando uno stile. Non fu il solo, ma seppe esprimere la sintesi di quanto prodotto dal movimento cattolico dell'Opera dei Congressi e dal fermento politico e sindacale delle masse operaie. E lo fece con coraggio, sapendo coniugare fermezza e prudenza. Aggregando quanto possibile aggregare. E costruendo quanto possibile costruire.
Il coraggio di vivere responsabilmente un tempo e un luogo. Da cristiani. È questa la lezione di don Luigi! E ognuno ha il dovere di vivere a modo suo. Perché ognuno è centro della socialità, ragione e scopo della socialità. E responsabile della socialità. Ha insegnato un metodo, non una dottrina.
È incredibile che tale insegnamento possa essere ricondotto in tutto alla Democrazia Cristiana. Della quale Sturzo ben si guardò di far parte. Ed è paradossale che in tanti si affannino ad accreditarsene l'eredità morale. Kom'u pipi-spezji Sturzo c'entra dappertutto, divenendo ispiratore delle più disparate frange del parlamentarismo italico, ognuna delle quali forte della condivisa e trasversale ignoranza, sbandiera il pensiero di Sturzo quale feticcio portafortuna, elegante decoro, e fondamenta del nulla che si vuol sostenere, diffondere ed imporre.
Per quanti non vogliano essere precettati nel grottesco gioco dell'omologazione acquiescente è necessario scardinare la trappola dell'ignoranza nella quale giace la facoltà di critica. E anche quella di irriverente irrisione delle sacre banalità, essendo proprio il pensiero di Sturzo ragione di inappellabile condanna per la nomenklatura italiana. Come anche per i suoi allegri detrattori. E per farlo occorre ricondurre il mito alla sua concretezza storica, geografica ed umana. Chi era don Sturzo?

1860          le Due Sicilie vengono invase dall'orda italo-massonica;

1861          è proclamato il Regno d'Italia; inizia la guerra di resistenza; Emerigo Amari, edotto dell'irreversibile tradimento delle aspirazioni indipendentiste, promuove l'idea di un “regionalismo” integrato al nuovo stato, al fine di salvaguardare l'identità e gli interessi della Sicilia;

1866          l'insurrezione del “7 e mezzo” è soffocata dall'intervento dell'esercito e della marina italiana; quest'ultima bombarda dal mare la città di Palermo, sventrandone il centro storico, e mietendo migliaia di morti;

1870          Roma cede alle armi italiane; si interrompe il concilio Vaticano I;

1871          Pio IX emana in “non expedit” con il quale veniva condannata la partecipazione dei cattolici alla vita politica dello stato illegittimo; Luigi Sturzo nasce a Caltagirone;

1874          nasce “l'Opera dei Congressi” per la coordinazione dei cattolici nella difesa della Chiesa e nella promozione della carità;

1891          nascono Fasci siciliani dei lavoratori; Leone XIII proclama la Rerum Novarum;

1892          nasce il Partito dei lavoratori italiani (poi detto PSI);

1893          le armi italiane reprimono i Fasci per l'energica volontà di Crispi, il quale paventa in essi annidate spinte separatiste e borboniche; Sturzo ha 22 anni;

1894          Sturzo è ordinato sacerdote; Romolo Murri, sacerdote e coetaneo di sturzo, è cofondatore della FUCI;

1896          fonda a Caltagirone una “cassa rurale” e una “mutua cooperativa”;

1897          fonda il giornale di orientamento politico-sociale “la croce di Costantino”, che in sé evoca -consciamente o inconsciamente- il “Sacro ordine militare costantiniano di san Giorgio” retto ancor oggi dai sovrani delle Due Sicilie;

1898          il generale italiano Bava-Beccaris seda le manifestazioni operaie di Milano falcidiando 80 cittadini e ferendone 450;

1900          re Umberto I viene ucciso da Gaetano Bresci. I servizi segreti riconducono l'ispirazione e il finanziamento dell'attentato a Maria Sofia, la reine des anarchistes, ultima regina delle Due Sicilie; Sturzo insegna al seminario di Caltagirone, dove affida al gesuita Matteo Liberatore, uno dei redattori della Rerum novarum un ciclo di lezioni sui "Principi di economia politica";

1901          Romolo Murri fonda la Democrazia Cristiana Italiana, auspicando per suo tramite il dialogo fra cattolici e socialisti al fine di alleviare le condizioni di miseria del proletariato, fino a spingersi a proporre un “cammino che si potrebbe fare insieme nelle agitazioni popolari, nelle amministrazioni locali ed eventualmente a Montecitorio”;

1902          i cattolici di Caltagirone, sotto la guida di Sturzo, si presentano come formazione politica di centro alle elezioni amministrative locali. Inizia la collaborazione al quotidiano palermitano “Sole di mezzogiorno” assieme a Salvemini e a Nitti; vi esporrà le sue tesi sul decentramento amministrativo e finanziario regionale, la federazione tra le regioni, l'organizzazione del credito agrario attraverso le casse rurali e le cooperative per la formazione della piccola e media proprietà agricola, prodromo dello sviluppo della piccola e media industria. Individua nel Comune la base della vita civile e il deterrente dalle ingerenze dello Stato centrale quale ente responsabile della gestione dei servizi e delle imprese pubbliche. Prendendo infine risoluta posizione per il suffragio universale e per il sistema elettorale proporzionale;

1904          è sciolta dal papa l'Opera dei congressi;

1905          Sturzo è nominato consigliere provinciale; a Caltagirone assume la carica di prosindaco, carica che manterrà fino al 1920: la Democrazia cristiana assume il nome di Lega democratica nazionale;

1906          Pio X emana l'enciclica “pieni l'animo” (Pascendi dominici gregis) in cui deplorando “lo spirito d'insubordinazione e d'indipendenza, che si manifesta qua e là in mezzo al clero” vieta la partecipazione ad attività politiche non coordinate per via gerarchica; Murri, eletto alla Camera dei deputati, è subito dal papa sospeso a divinis, e quindi (nel 1909) scomunicato;

1907          si apre Pistoia la prima “settimana sociale” che vede riuniti politici, vescovi, militanti ed intellettuali del mondo cattolico che col motto “ispirare cristianamente la società” affrontano e discutono temi di ordine sociale;

1913          l'introduzione del suffragio universale maschile, portando con se l'illusione e la paura di un potere delle masse socialiste, suggerisce il così detto “patto Gentiloni”, vero patto fra Chiesa prigioniera e borghesia italiana, alla quale si garantisce il voto dei cattolici ancora esclusi alla partecipazione politica in virtù della “sola” concessione di una preliminare approvazione ecclesiastica dei candidati;

1915          Sturzo nominato segretario dell'Azione Cattolica; è anche eletto vicepresidente dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani; allo scoppio della Prima guerra mondiale, sostiene l'intervento italiano (come anche Murri);

1919          fonda a Bologna il Partito popolare italiano, di cui assume la segreteria, le cui linee trovano definizione nell'appello “ai liberi e forti”, sintesi e preambolo del percorso politico e metapolitico fin lì compiuto e da lì sviluppato: l'enunciato “la base del fatto sociale è da ricercarsi nell'individuo” è ragione per la condanna della dottrina hegeliana dello stato etico, avversa alla cui ipostasi promuove il municipalismo ed il regionalismo quali strumenti di partecipazione di una cittadinanza attiva e partecipativa che riconfiguri lo stato da idolo a strumento del popolo; alle elezioni il PPI raccoglie il 20,5% dei consensi, guadagnando una rappresentanza di 100 deputati, sostanzialmente riconfermati nel 1921;

1921          Gramsci, con Bordiga, Terracini e altri danno vita a Livorno al Partito Comunista d'Italia;

1922          la condotta del PPI, diffidente ed avversa al partito socialista, aprì il baratro dell'ingovernabilità dello stato da cui emerse il fascismo. Il PPI, pur con l'esplicito dissenso di Sturzo, aderì al primo governo Mussolini, guadagnandovi due ministeri;

1923          Sturzo lascia la segreteria del partito. Presto dimenticate le affermazioni di adesione al sistema elettorale proporzionale, il PPI sostiene e approva la riforma elettorale “Acerbo”, della quale anche Alcide De Gasperi -avallando una “collaborazione dinamica col fascismo”- è relatore; unico deputato del partito a negare il proprio voto fu Giovanni Merizzi di Sondrio, con ciò guadagnandosi l'onore della sorveglianza speciale del prossimo regime;

1924          la rappresentanza del PPI si riduce a 39 deputati, conseguendo un risecato 9% strappato agli effetti della legge Acerbo, alla defezione dei tanti deputati affascinati dalle prospettive loro ventilate dal novello regime, e alle allegre pressioni delle squadre del PNF. Il delitto Matteotti fa precipitare la situazione, e abbandonando ogni residua velleità collaborazionista il partito sceglie la via dell'Aventino. Sturzo, incalzato da reiterate minacce di morte, affronta la via dell'esilio, e da Londra continua la sua incessante attività pubblicistica nei giornali “people and freedom” e “Aube”;

1926          il PPI è sciolto d'autorità; di esso Gramsci ebbe a dire che nel tempo "avrebbe assunto una forma organica e si sarebbe incarnato nelle masse il processo di rinnovamento del popolo italiano"

1927          De Gasperi è arrestato;

1933          Antonio Canepa, nipote di Antonino Pecoraro, deputato del PPI, ventitreenne, tenta l'insurrezione antifascista di San Marino;

1929          firma dei patti lateranensi, accolti con disprezzo sia da Murro che da De Gasperi; quest'ultimo vien assunto presso la biblioteca vaticana;

1935          guerra d'etiopia;

1936          guerra civile spagnola;

1937          si costituisce a Catania, in forma clandestina, il Comitato per l'Indipendenza della Sicilia (CIS); ne fanno parte il duca di Carcaci, Finocchiaro Aprile, e Antonio Canepa, nel frattempo divenuto docente di “mistica fascista” e diritto internazionale nell'università etnea;

1938          conferenza di Monaco;

1940          l'Italia entra in guerra; Sturzo lascia Londra per New York, dove prende contatto con gli esuli italiani e con il mondo accademico americano; fonda l'associazione "American People and Freedom";

1942          Alcide De Gasperi fonda a Milano la Democrazia Cristiana; a Palermo si riorganizza il Comitato per l'Indipendenza della Sicilia (CIS), evolvendosi poi in MIS -movimento per l'indipendenza della Sicilia-;

1943          lo sbarco alleato in Sicilia è da loro preceduto da reiterati appelli inglesi alla ribellione al fascismo per la conquista dell'indipendenza; il gruppo di resistenza guidato da Canepa distrugge la flotta aerea italo-tedesca assaltando l'aeroporto di Gerbini (CT), e con lo stratagemma di un falso ordine fa autodistruggere le difese di Augusta e Siracusa. La DC entra a far parte del CNL; papa Pio XIII toglie la scomunica a Romolo Murri; Lucio Tasca, del MIS, diviene sindaco di Palermo;

1944          la DC partecipa al 2° governo Badoglio; partecipa alla fondazione del sindacato CGIL; dà vita alle ACLI e alla Coldiretti. Canepa prosegue la guerra di resistenza sul continente, partecipando alla liberazione di Firenze; Vincenzo Vacirca presenta all'AMGOT (amministrazione alleata in Sicilia) il progetto di autonomia elaborato con l'apporto di svariati indipendentisti;

1945          Antonio Canepa, partigiano e capo dell'EVIS -esercito volontario per l'indipendenza della Sicilia- è assassinato nell'agguato di Murazzu Ruttu (Randazzo); Alcide De Gasperi è ministro degli esteri del 2° governo Bonomi; a fine anno egli stesso assume la carica di Presidenza del consiglio; l'Alto commissario per la Sicilia Salvatore Aldisio istituisce la Commissione per la redazione dello Statuto speciale che assimila e rielabora il progetto Vacirca; fra i suoi membri spicca Guarino Amella;

1946          Luigi Sturzo rientra in Italia; non riconoscendosi nel partito della Democrazia Cristiana non vi aderisce: “tornando dall'esilio, don Sturzo era rincretinito” (La Pira); re Umberto II riconosce lo Statuto Speciale di Autonomia per la Sicilia; il referendum decide la fine della monarchia; l'assemblea costituente annovera tra i suoi componenti gli indipendentisti Attilio Castrogiovanni, Andrea Finocchiaro Aprile, Concetto Gallo, e Antonino Varvaro;

1947          il trattato di pace impone, al suo art. 50, la smilitarizzazione della Sicilia e della Sardegna, rese possibili dalla separata amministrazione garantita dallo Statuto di autonomia;

1948          è promulgato lo statuto speciale per la Sardegna;

1951          Giuseppe Dossetti abbandona l'attività politica;

1952          Sturzo, nominato senatore a vita, aderisce al gruppo misto;

1953          Igino Giordani rinuncia a ricandidarsi alle elezioni; Giuseppe Lazzati non viene rieletto;

1959          Giovanni XXIII indice il Concilio Vaticano II. Sturzo redige “appello ai siciliani”: “cuore siciliano di indipendenza e di resistenza, dove ti trovi oggi?”. Muore a Roma;

1960         si insedia il governo Tambroni;

2009         siamo ancora vivi.




APPELLO "AI LIBERI E FORTI"  - DON LUIGI STURZO gennaio 1919

A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà. E mentre i rappresentanti delle Nazioni vincitrici si riuniscono per preparare le basi di una pace giusta e durevole, i partiti politici di ogni paese debbono contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, a sviluppare le energie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della "Società delle Nazioni".

E come non è giusto compromettere i vantaggi della vittoria conquistata con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le più elevate idealità civili, così è imprescindibile dovere di sane democrazie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti nazionali con i supremi interessi internazionali e le perenni ragioni del pacifico progresso della società.
Perciò sosteniamo il programma politico-morale patrimonio delle genti cristiane, ricordato prima da parola angusta e oggi propugnato da Wilson come elemento fondamentale del futuro assetto mondiale, e rigettiamo gli imperialismi che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse: perciò domandiamo che la Società delle Nazioni riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l'avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, la uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffatrici dei forti.
Al migliore avvenire della nostra Italia - sicura nei suoi confini e nei mari che la circondano - che per virtù dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldta la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d'entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi.
Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell'Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali: vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali.
Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agl'individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche.
Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività, che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. Energie, che debbono comporsi a nuclei vitali che potranno fermare o modificare le correnti disgregatrici, le agitazioni promosse in nome di una sistematica lotta di classe e della rivoluzione anarchica e attingere dall'anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore all'autorità come forza ed esponente insieme della sovranità popolare e della collaborazione sociale.
Le necessarie e urgenti riforme nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l'incremento delle forze economiche del Paese, l'aumento della produzione, la salda ed equa sistemazione dei regimi doganali, la riforma tributaria, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l'analfabetismo varranno a far superare la crisi del dopo-guerra e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della vittoria.
Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell'Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell'organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici.
A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell'amore alla patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degl'interessi nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virtù morali del nostro popolo, a nome del Partito Popolare Italiano facciamo appello e domandiamo l'adesione al nostro Programma.

Roma, lì 18 gennaio 1919




placido altimari  16 marzo 2009  webalice.it/placidoaltimari
stemma di caltagirone
stemma di caltagirone.
da notare l'origine dello scudo crociato...
placido solforico
sturzo vocazioni ed evocazioni 16.03.2009
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