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placido altimari 23 agosto 2007 webalice.it/placidoaltimari
È
FESTA GRANDE calata delle
Quartine a Motta Sant’Anastasia
Sorpresa,
stupore, entusiasmo. A dire il vero mi sono approssimato all'evento
con cosciente scetticismo, temendo fosse una volgare scimmiettatura
delle più celebri rievocazioni storiche umbro-marchigiane. O
peggio ancora un rito di inculturazione etno-psichiatrica di
assimilazione metastorica italiofila e italiota. Vi ho trovato invece
la continuità di una tradizione radicata nella memoria
popolare e capace di trovare in sé stessa i termini e le
modalità per la sua evoluzione. Una tradizione dinamica,
presente nei ricordi dei vecchi, che la ricordano assai più
semplice, con pochi sbandieratori e scenografie improvvisate. Ma già
presente ottant'anni fa. E chissà da quanto risalente. Una
tradizione civica congiunta a quella religiosa della festa per la
santa patrona Santa Anastasia, l'una e l'altra distinte, ma l'una
dell'altra certamente beneficiarie. Perché tutt'e due
rappresentazione della medesima identità.
Non c'è
identità senza memoria. Noi siamo la nostra memoria. Memoria
che altro non è se non l'accumulo delle esperienze, delle
relazioni, dei fatti che ci hanno costruito. E ciò è
vero nella dimensione individuale come in quella sociale. Anzi: è
proprio la condivisione della memoria a costituire la
Comunità-soggetto, sintesi della propria storia (condivisa) ed
artefice del proprio futuro (condiviso).
È questo “essere
artefici” a costruire le prime aggregazioni spontanee negli anni
settanta, le quali assumono veste di autentiche associazioni negli
anni ottanta, tutte volte alla realizzazione dell'evento. E fra
queste debita menzione va rivolta a Casa Normanna
(http://www.casanormanna.it/),
che organizza il gruppo del rione Vecchia Matrice (i campagnoli), che
assieme ai rioni Maestri e Panzera sono i veri protagonisti della
festa.
I rioni sono semplici luoghi della vita. Non esisterebbero
se non per la vita che in essi si esplica. Il grande merito di queste
associazioni è quello di ricondurla nell'atto condiviso della
Festa Grande: tutto il paese è coinvolto, e sono più
gli interpreti che gli spettatori, accalcati negli angusti
marciapiedi di una cittadina che ha saputo mantenere il suo impianto
medievale. Si susseguono le rappresentazioni: sfilano le quartine,
vessilli di battaglia issati da sbandieratori che annunciati da
squilli di tromba marciano all'assordante e marziale cadenza del
rullo dei tamburi; per poi seguire la lunga teoria di nobili e
popolani, di cavalli e cavalieri, di stendardi e alabardieri:
Ruggero, Artale Alagona, Federico III, Martino I e Martino II e la
regina Bianca... la nostra storia si dispiega in un continuum in cui
sottilmente s'insinua la consapevolezza di farne parte. Da un palco
un oratore descrive le scene, evoca vicende, presenta i protagonisti
di quelle storie tanto lontane (?): il partito italiano ed il partito
catalano, evoluzione trecentesca dell'immane scontro fra re Manfredi
ed il papato angioino, continuazione della guerra del Vespro, e suo
sviluppo nel quadro geopolitico mediterraneo. Su un altro palco le
autorità civili e militari, con tanto di fascia azzurra e
fascia tricolore, fra cui spiccano alcuni ufficiali americani in
rappresentanza della base di Sigonella, ammirano comodamente annoiati
quelle buffe espressioni folcloristiche senza affatto avvedersi
d'essere essi stessi lì rappresentati.
La sfilata dura per
ore, ma solo i numerosi cavalli, bellissimi bardati e fieri,
manifestano con docile irrequietezza il peso della fatica e
l'afflizione del caldo estivo. Tutti gli altri, benché carchi
di vesti orpelli ed armature, continueranno ad interpretare sé
stessi nei bar, nei vicoli, nella piazzetta, in un gioco che
abbandonando l'aulica sontuosità si fa confidenza, complicità,
amicizia. E mentre dirada la folla, che già si prepara alla
processione della Santa che di lì a poco percorrerà le
vie del paese, incuranti del monumento ai caduti e della blasfema
lapide loro dedicata (e che li ammazza ulteriormente definendoli
martiri della “religione della patria”), due giovani, ancor
sfoggiando le sontuose vesti della storia di cui son state comparse
si scambiano frivole tenerezze d'amore. Divenendo protagonisti del
presente.
placido altimari 23 agosto 2007 webalice.it/placidoaltimari
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