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placido altimari 17 aprile 2007 webalice.it/placidoaltimari
THE
FAMILY NIGHT
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La
famiglia è apologo della socializzazione degli affetti e
luogo della rigenerazione umana.
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La
sua sacralità procede dalla sacralità dell’Uomo
(nelle sue componenti di genere maschile e femminile). Non la
sostituisce né la subordina, ma le dà un particolare
compimento.
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L’Uomo
non appartiene alla famiglia, ma la famiglia appartiene all’Uomo.
L’Uomo non è strumentale alla famiglia, ma la famiglia è
strumentale all’Uomo. La subordinazione inversa ne degenera
l’essenza e la funzione.
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La
famiglia non appartiene alla comunità, ma la comunità
appartiene alla famiglia. La famiglia non è strumento della
comunità, ma la comunità è strumento della
famiglia. La subordinazione inversa ne degenera l’essenza e la
funzione.
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Diritto,
economia e politica sono subordinati alla famiglia. La famiglia è
subordinata all’Uomo.
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La
famiglia, ente giuridico naturale, precede ogni altra organizzazione
sociale, vi si integra, ed interagendovi ne determina le espressioni
del diritto, inscrivendone le necessarie salvaguardie. Queste non
sostituiscono ma semplicemente integrano la generale salvaguardia
giuridica dell’Uomo.
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La
famiglia, ente economico naturale, trasmette accumula e socializza
le risorse dei suoi singoli componenti, gestendoli nell’esercizio
della condivisa proprietà. L’estensione di questa gestione
può sottomettere o accomunare interessi e benefici di tutta
la Comunità, fino a sottomettere o accomunare tutta la
Famiglia umana.
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La
famiglia, ente politico naturale, irradia i valori su cui si fonda a
tutto il corpo sociale, permeandone il comportamento, informandone
gli istituti, organizzandone l’economia nell’esercizio della
comune proprietà della Terra e delle sue risorse.
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La
famiglia ha il dovere di pretendere che al riconoscimento formale
dichiarato dal diritto seguano atti concreti di sussidio economico e
organizzativo per il conseguimento dei compiti a lei dal diritto
stesso demandati, denunciando ogni aleatoria speculazione e
rifiutando qualsiasi coazione clientelare connessa.
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La
depauperazione dell’istituto familiare non è ascrivibile al
riconoscimento di altre contigue forme di associazione affettiva o
amicale, biologicamente incompatibili con la peculiarità
rigenerativa, ma ugualmente degne del rispetto giuridico cui la
sacralità dell’Uomo pretende. E appunto perché degne
non riconducibili alle basse strumentalizzazioni politiche in atto.
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La
depauperazione dell’istituto familiare è invece conseguenza
diretta dell’espropriazione del diritto di proprietà
dell’Uomo su sé stesso e sulle sue relazioni, così
da pervenire alla riduzione dell’Uomo a merce, costo del lavoro,
ente di consumo, scarto di produzione, esubero.
- L’affermazione
della famiglia non può prescindere dall’affermazione
dell’Uomo, e del suo esercizio della proprietà su sé
stesso, sulle sue relazioni, sulle sue risorse, sulla sua Terra,
sulla sua Storia, sulla sua Comunità. Non può
prescindere cioè dall’Indipendenza, presupposto
indifferibile alla piena realizzazione dell’Uomo e della
solidarietà universale.
Ahuora
jati a passjari a Villa.
Adesso
andate pure a manifestare a Roma. Ed ivi sacrificare incenso a
Cesare. Riducete pure la famiglia a pretesto elettorale,
trincerandovi dietro i carri armati del potere. Rintuzzate la Carità
nell’alveo della paura, compiacendovi di coltivare i vostri
orticelli con il letame dei più squallidi luoghi comuni ed il
prestigio di un pugno di 5x1000.
E
nascondetevi pure dietro la millantata laicità della amorfa
sigla di “Forum delle associazioni familiari”: ACI, ACLI, Cammino
Neocatecumenale, Centro Sportivo Italiano, CIF, CNAL, Co.Per.Com, Col
diretti, Comunione e Liberazione, Comunità di Sant'Egidio,
Famiglie Nuove, MCL, Misericordie, MpV, Retinopera, RnS, Associazione
Guide Scouts d'Europa cattolici, Unione Giuristi Cattolici Italiani,
Associazione Medici Cattolici Italiani, Unitalsi, sottoscrittori e
promotori del Falily Day sono le più diffuse organizzazioni
dell’associazionismo cattolico.
L’esclusione
di un coinvolgimento ufficiale della Chiesa con la presenza dei suoi
vescovi non basta per non compromettere l’immagine del
cattolicesimo italiano, piegato a servire un confronto politico ad
esso estraneo. Basta la capillare presenza dei depliant
propagandistici nelle bacheche di tutte le parrocchie italiane a
sconfessarne la subdola aconfessionalità.
Ma
non è questo lo scandalo.
Ciò
che fa imbestialire è che si manipolino le coscienze
attraverso la menzogna, approfittando della più profonda e
diffusa ignoranza. Ignavia ed accidia sono i vizi capitali sovente
nascosti dietro le virtù pubiche. E l’equivalenza del
partito unico bipolare, nella sua contrapposizione formale
destra-sinistra, abbisogna della ridondanza delle celebrazioni
teatrali ad effetto: gay pride o family day si equivalgono in effetto
mediatico, inutilità e volgarità. Il coinvolgere
l’associazionismo cattolico in questo gioco è semplicemente
blasfemo.
Se
solo per un attimo apparisse chiaro come il sale della terra non
possa in alcun modo farsi ciliegina sulla torta del banchetto
dell’apparato politico, immediato si rivelerebbe l’inganno
perpetrato. Cristo è di tutti, e va portato a tutti,
specialmente a coloro che suppongono esserne lontani. Ed invece di
colmare le valli ed abbassare i monti, come si è pronti a
cingere di fortificazioni i residuali presidi della cattolicità!
Quelli che Dossetti chiamava senza mezzi termini “rottami di
cristianità”. E chi ne è fuori ci resti.
Il
furore veterotestamentario del Family day, suffragando la denuncia
dell’ingerenza clericale sulla società, increspa la bandiera
dell’integralismo laicista. Il quale, con non minore scientifica
perfidia, congela le menti ed i cuori dei propri adepti nella
trappola del pregiudizio anticristiano.
Qui
non è in gioco qualche posto di sottosegretario nella
compagine di governo. Né qualche prebenda milionaria le
mentite spoglie di contributo pubblico all’associazionismo. Qui è
in gioco il volto, la parola, l’azione di Cristo nella storia. E
che non può essere altro volto, altra parola, altra azione che
quella della Carità. E che non può trovare compimento
se non nel nostro volto, nella nostra parola, nella nostra azione di
cattolici.
Family
day: dov’è la Carità?
Pensare
che la costruzione di minime garanzie solidaristiche nelle relazioni
associative umane diverse da quelle familiari pregiudichino
l'istituto della famiglia è l’inequivocabile segno di come e
di quanto questo stesso istituto possa essere scaduto. Se il senso
della famiglia è riconducibile tutto agli assegni familiari,
alla reversibilità pensionistica, alla trasmissibilità
del patrimonio… allora tutto è ascrivibile nell’ambito
della contrattualistica civilista del mero mercimonio. E se si tema
che un pacs o un semplice dico possa costituire un’alternativa
valida alla famiglia, allora è apodittico il grado di
ignoranza assoluta dei suoi difensori.
Culmine
poi dell’abominio è l’evocare la Costituzione nei suoi
articoli 29, 30 e 31, col duplice effetto di sputtanare lei nella sua
conclamata inefficienza, e loro nella dichiarata subalternità
morale alla legge dello stato, e perdippiù dello stato
italiano.
Altra
cosa, ben altra cosa, sarebbe stata l’esortazione alla promozione
del bene comune, nei termini di chiara ed eccelsa sintesi enunciati
nella Gaudium et Spes (26): “occorre perciò che siano rese
accessibili all’uomo tutte quelle cose che sono necessarie a
condurre una vita veramente umana, come il vitto, il vestito,
l’abitazione, il diritto di scegliersi liberamente lo stato di vita
e a fondare una famiglia, all’educazione, al lavoro, al buon nome,
al rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilità di
agire secondo il retto dettato della sua coscienza, alla salvaguardia
della vita privata e alla giusta libertà anche in campo
religioso”.
Che
l’associazionismo cattolico decida di prendere una posizione
intransigente e pubblica per reclamare norme giuridiche ostative al
diritto all’altrui scelta dello stato di vita esubera la propria
ragione costitutiva di promozione sociale, religiosa ed etica per
assumere quella squisitamente politica. La Chiesa ha il compito di
proporre domande, non di formulare risposte. Ai laici spetta
l‘obbligo di sperimentare risposte nella coesistenza con tutte le
identità culturali interagenti. Non che ciò relativizzi
la consapevolezza di ciò che sia il “bene assoluto” (Dio),
ma assolutizza il rispetto di Dio (e quindi dei cristiani) verso la
libertà dell’Uomo. È la condivisione del rispetto di
Dio verso l’Uomo a respingere qualsiasi tentazione integralista
tipica di altre confessioni religiose. Così come è
proprio il rispetto verso l’Uomo ad esigere l’integrale
rappresentazione della misericordia di Dio nella nostra vita, e
quindi nel mondo e nella storia: “noi abbiamo il pensiero di
Cristo” (I°cor. 2,16).
Quando
l’associazionismo cattolico, così pronto e ligio nel
formulare risposte, omette di formulare le domande che la Carità
suggerisce per compiacersi delle piccole, effimere attività
filantropiche che vorrebbero supplire la Giustizia con l’elemosina,
tradisce sé stesso, il suo mandato, i suoi associati, e
principalmente l’universo dei non-cristiani assetati di Dio. Così
da costituirsi, anziché veicolo di evangelizzazione, scandalo,
impedimento e depistaggio all’amore di Dio.
Resta
infine la tristezza di dover assistere impotenti a questa farsa, dove
un cattolicesimo sordo al magistero pietrino e cieco alle
sollecitazioni del mondo naufraga inesorabile nel quieto mare del suo
stesso oppio.
placido altimari 17 aprile 2007 webalice.it/placidoaltimari
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