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family night prologo ed epilogo d'una giornata particolare 17.04.2007
webalice.it/placidoaltimari

placido altimari  17 aprile 2007  webalice.it/placidoaltimari

THE FAMILY NIGHT

      1. La famiglia è apologo della socializzazione degli affetti e luogo della rigenerazione umana.

      2. La sua sacralità procede dalla sacralità dell’Uomo (nelle sue componenti di genere maschile e femminile). Non la sostituisce né la subordina, ma le dà un particolare compimento.

      3. L’Uomo non appartiene alla famiglia, ma la famiglia appartiene all’Uomo. L’Uomo non è strumentale alla famiglia, ma la famiglia è strumentale all’Uomo. La subordinazione inversa ne degenera l’essenza e la funzione.

      4. La famiglia non appartiene alla comunità, ma la comunità appartiene alla famiglia. La famiglia non è strumento della comunità, ma la comunità è strumento della famiglia. La subordinazione inversa ne degenera l’essenza e la funzione.

      5. Diritto, economia e politica sono subordinati alla famiglia. La famiglia è subordinata all’Uomo.

      6. La famiglia, ente giuridico naturale, precede ogni altra organizzazione sociale, vi si integra, ed interagendovi ne determina le espressioni del diritto, inscrivendone le necessarie salvaguardie. Queste non sostituiscono ma semplicemente integrano la generale salvaguardia giuridica dell’Uomo.

      7. La famiglia, ente economico naturale, trasmette accumula e socializza le risorse dei suoi singoli componenti, gestendoli nell’esercizio della condivisa proprietà. L’estensione di questa gestione può sottomettere o accomunare interessi e benefici di tutta la Comunità, fino a sottomettere o accomunare tutta la Famiglia umana.

      8. La famiglia, ente politico naturale, irradia i valori su cui si fonda a tutto il corpo sociale, permeandone il comportamento, informandone gli istituti, organizzandone l’economia nell’esercizio della comune proprietà della Terra e delle sue risorse.

      9. La famiglia ha il dovere di pretendere che al riconoscimento formale dichiarato dal diritto seguano atti concreti di sussidio economico e organizzativo per il conseguimento dei compiti a lei dal diritto stesso demandati, denunciando ogni aleatoria speculazione e rifiutando qualsiasi coazione clientelare connessa.

      10. La depauperazione dell’istituto familiare non è ascrivibile al riconoscimento di altre contigue forme di associazione affettiva o amicale, biologicamente incompatibili con la peculiarità rigenerativa, ma ugualmente degne del rispetto giuridico cui la sacralità dell’Uomo pretende. E appunto perché degne non riconducibili alle basse strumentalizzazioni politiche in atto.

      11. La depauperazione dell’istituto familiare è invece conseguenza diretta dell’espropriazione del diritto di proprietà dell’Uomo su sé stesso e sulle sue relazioni, così da pervenire alla riduzione dell’Uomo a merce, costo del lavoro, ente di consumo, scarto di produzione, esubero.

      12. L’affermazione della famiglia non può prescindere dall’affermazione dell’Uomo, e del suo esercizio della proprietà su sé stesso, sulle sue relazioni, sulle sue risorse, sulla sua Terra, sulla sua Storia, sulla sua Comunità. Non può prescindere cioè dall’Indipendenza, presupposto indifferibile alla piena realizzazione dell’Uomo e della solidarietà universale.

Ahuora jati a passjari a Villa.

Adesso andate pure a manifestare a Roma. Ed ivi sacrificare incenso a Cesare. Riducete pure la famiglia a pretesto elettorale, trincerandovi dietro i carri armati del potere. Rintuzzate la Carità nell’alveo della paura, compiacendovi di coltivare i vostri orticelli con il letame dei più squallidi luoghi comuni ed il prestigio di un pugno di 5x1000.

E nascondetevi pure dietro la millantata laicità della amorfa sigla di “Forum delle associazioni familiari”: ACI, ACLI, Cammino Neocatecumenale, Centro Sportivo Italiano, CIF, CNAL, Co.Per.Com, Col diretti, Comunione e Liberazione, Comunità di Sant'Egidio, Famiglie Nuove, MCL, Misericordie, MpV, Retinopera, RnS, Associazione Guide Scouts d'Europa cattolici, Unione Giuristi Cattolici Italiani, Associazione Medici Cattolici Italiani, Unitalsi, sottoscrittori e promotori del Falily Day sono le più diffuse organizzazioni dell’associazionismo cattolico.
L’esclusione di un coinvolgimento ufficiale della Chiesa con la presenza dei suoi vescovi non basta per non compromettere l’immagine del cattolicesimo italiano, piegato a servire un confronto politico ad esso estraneo. Basta la capillare presenza dei depliant propagandistici nelle bacheche di tutte le parrocchie italiane a sconfessarne la subdola aconfessionalità.
Ma non è questo lo scandalo.
Ciò che fa imbestialire è che si manipolino le coscienze attraverso la menzogna, approfittando della più profonda e diffusa ignoranza. Ignavia ed accidia sono i vizi capitali sovente nascosti dietro le virtù pubiche. E l’equivalenza del partito unico bipolare, nella sua contrapposizione formale destra-sinistra, abbisogna della ridondanza delle celebrazioni teatrali ad effetto: gay pride o family day si equivalgono in effetto mediatico, inutilità e volgarità. Il coinvolgere l’associazionismo cattolico in questo gioco è semplicemente blasfemo.
Se solo per un attimo apparisse chiaro come il sale della terra non possa in alcun modo farsi ciliegina sulla torta del banchetto dell’apparato politico, immediato si rivelerebbe l’inganno perpetrato. Cristo è di tutti, e va portato a tutti, specialmente a coloro che suppongono esserne lontani. Ed invece di colmare le valli ed abbassare i monti, come si è pronti a cingere di fortificazioni i residuali presidi della cattolicità! Quelli che Dossetti chiamava senza mezzi termini “rottami di cristianità”. E chi ne è fuori ci resti.
Il furore veterotestamentario del Family day, suffragando la denuncia dell’ingerenza clericale sulla società, increspa la bandiera dell’integralismo laicista. Il quale, con non minore scientifica perfidia, congela le menti ed i cuori dei propri adepti nella trappola del pregiudizio anticristiano.
Qui non è in gioco qualche posto di sottosegretario nella compagine di governo. Né qualche prebenda milionaria le mentite spoglie di contributo pubblico all’associazionismo. Qui è in gioco il volto, la parola, l’azione di Cristo nella storia. E che non può essere altro volto, altra parola, altra azione che quella della Carità. E che non può trovare compimento se non nel nostro volto, nella nostra parola, nella nostra azione di cattolici.
Family day: dov’è la Carità?
Pensare che la costruzione di minime garanzie solidaristiche nelle relazioni associative umane diverse da quelle familiari pregiudichino l'istituto della famiglia è l’inequivocabile segno di come e di quanto questo stesso istituto possa essere scaduto. Se il senso della famiglia è riconducibile tutto agli assegni familiari, alla reversibilità pensionistica, alla trasmissibilità del patrimonio… allora tutto è ascrivibile nell’ambito della contrattualistica civilista del mero mercimonio. E se si tema che un pacs o un semplice dico possa costituire un’alternativa valida alla famiglia, allora è apodittico il grado di ignoranza assoluta dei suoi difensori.
Culmine poi dell’abominio è l’evocare la Costituzione nei suoi articoli 29, 30 e 31, col duplice effetto di sputtanare lei nella sua conclamata inefficienza, e loro nella dichiarata subalternità morale alla legge dello stato, e perdippiù dello stato italiano.
Altra cosa, ben altra cosa, sarebbe stata l’esortazione alla promozione del bene comune, nei termini di chiara ed eccelsa sintesi enunciati nella Gaudium et Spes (26): “occorre perciò che siano rese accessibili all’uomo tutte quelle cose che sono necessarie a condurre una vita veramente umana, come il vitto, il vestito, l’abitazione, il diritto di scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, all’educazione, al lavoro, al buon nome, al rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilità di agire secondo il retto dettato della sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in campo religioso”.
Che l’associazionismo cattolico decida di prendere una posizione intransigente e pubblica per reclamare norme giuridiche ostative al diritto all’altrui scelta dello stato di vita esubera la propria ragione costitutiva di promozione sociale, religiosa ed etica per assumere quella squisitamente politica. La Chiesa ha il compito di proporre domande, non di formulare risposte. Ai laici spetta l‘obbligo di sperimentare risposte nella coesistenza con tutte le identità culturali interagenti. Non che ciò relativizzi la consapevolezza di ciò che sia il “bene assoluto” (Dio), ma assolutizza il rispetto di Dio (e quindi dei cristiani) verso la libertà dell’Uomo. È la condivisione del rispetto di Dio verso l’Uomo a respingere qualsiasi tentazione integralista tipica di altre confessioni religiose. Così come è proprio il rispetto verso l’Uomo ad esigere l’integrale rappresentazione della misericordia di Dio nella nostra vita, e quindi nel mondo e nella storia: “noi abbiamo il pensiero di Cristo” (I°cor. 2,16).
Quando l’associazionismo cattolico, così pronto e ligio nel formulare risposte, omette di formulare le domande che la Carità suggerisce per compiacersi delle piccole, effimere attività filantropiche che vorrebbero supplire la Giustizia con l’elemosina, tradisce sé stesso, il suo mandato, i suoi associati, e principalmente l’universo dei non-cristiani assetati di Dio. Così da costituirsi, anziché veicolo di evangelizzazione, scandalo, impedimento e depistaggio all’amore di Dio.

Resta infine la tristezza di dover assistere impotenti a questa farsa, dove un cattolicesimo sordo al magistero pietrino e cieco alle sollecitazioni del mondo naufraga inesorabile nel quieto mare del suo stesso oppio.

placido altimari  17 aprile 2007  webalice.it/placidoaltimari

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