placido altimari 31 gennaio 2009 webalice.it/placidoaltimari
EREMO DI ADONAI labirinti siciliani
Eremo
di Adonai. Una grotta accarezzata dalla brezza marina, nascosta fra le
insenature della costa saracena, rifugio ai cristiani perseguitati
dalla ferocia romana. Credo fosse il 1970 quando la scoprii,
partecipe di un'agape del movimento dell'Unità di padre
Santangelo: ricordo una cena conviviale all'intimo riverbero di poche
candele e di autentico vino, immersi nella calda umidità
dell'ipogeo. Niente elettricità, e solo acqua di cisterna. E
un senso di amicizia che sapeva di preghiera.
Eremo
d'Adonai, 2009. Sento violata una parte della mia fanciullezza,
deturpata una testimonianza della cristianità siciliana,
umile, fedele ed irremovibile nel resistere alla protervia del
dominatore pagano. Stravolta e profanata la sua funzione evocatrice,
fatta facile preda delle logiche che presidiano l'amministrazione
finanziaria pubblica. E di cui il dettagliato rendiconto dell'attuale
rettore è fulgido ritratto, che -lungi dall'essere eccezione
di insipienza professionale ed organizzativa- ben si staglia quale
eloquente emblema di una prassi consolidata. Di questa prassi
occorrerebbe capire i meccanismi, i criteri, e gli effetti sociali,
finanziari, etici... Occorrerebbe porre domande, ipotizzare risposte,
immaginare alternative. Per esempio:
1
le figure professionali investite dell'incarico di restauro
(l'architetto e l'ingegnere...) -mi pare di capire- non sono pubblici
impiegati ma liberi professionisti. CHI li ha scelti? In base a quale
criterio? E per quale parcella?
2
CHI ha verificato -nella legittimità e
nel merito- Il
progetto di restauro da essi realizzato e proposto ed il connesso
preventivo di spesa?
3
CHI ha assegnato l'appalto all'impresa edile? a CHI lo ha assegnato?
per mezzo di quale legittima procedura?
4
quali sistemi di controllo prevedeva il capitolato d'appalto sulla
qualità delle realizzazioni in corso d'opera? E quali le
penalità ivi previste per la ritardata consegna dell'opera?
5
Perché è stato praticamente ignorato l'Ente gestore del
sito oggetto del restauro, che beneficiario diretto e ultimo
dell'intervento finanziario pubblico può -in qualche modo-
ascriversi a “committente”?
I
difficili e tortuosi percorsi di sopravvivenza civile possono forse
anche suggerire il benevolo interessamento della Signoria di turno
(che non guasta...). Ma dovrebbero anche escogitare le modalità
per ricondurre le facoltà discrezionali della pubblica
amministrazione nell'alveo dell'equità anziché
dell'arbitrio. È la scommessa dello stato di diritto,
ad di fuori del quale anche il beneficio della giustizia assume i
contorni infausti della servile complicità.
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Placido Altimari
si riporta di seguito il comunicato stampa del rettore del santuario, sac. Palmiro Prisutto
Inviato:
Venerdì 9 gennaio 2009, 11:52:00 Oggetto:
santuario adonai
Comunicato stampa del 9 GENNAIO 2009
RESTAURO
SANTUARIO ADONAI: OLTRE IL DANNO LA BEFFA.
Sono
passati oltre due anni da quando è iniziato il cantiere del
cosiddetto “restauro” del Santuario Adonai di Brucoli. Alla fine
di maggio 2008, “finiti” i lavori, dopo quasi 18 mesi (contro i
12 previsti dal contratto) si sperava nella riconsegna alla devozione
dei fedeli
del santuario della Madonna dell’Adonai. Già
nell’autunno del 2007 il funzionario della Protezione (ex-Genio)
civile di Siracusa, guardando lo stato di avanzamento dei lavori
“prevedeva” la riapertura del santuario per il mese di dicembre
2007. Invece i lavori procedevano per altri cinque mesi oltre la data
stabilita.
Lo stesso funzionario della Protezione civile di
Siracusa insieme al responsabile del cantiere e ai progettisti verso
il mese di aprile 2008 parlavano di imminente riconsegna all’inizio
dell’estate tanto che richiedevano la stipula del contratto
definitivo con l’Enel.
A giugno 2008, da parte della Curia di
Siracusa, si procedeva a chiedere ufficialmente la riconsegna del
santuario. Sembrava cosa fatta, ma si faticava non poco a stipulare
il nuovo contratto con l’Enel, anzi due contratti per una spesa di
quasi mille euro a carico del Santuario, che alla data odierna rimane
ancora un cantiere in cui ci viene impedito di entrare.
Il
contratto veniva concluso positivamente solo a metà agosto
2008 e veniva attivata, a carico del santuario, anche la
fornitura di energia elettrica per dar modo di procedere a dei
collaudi tecnici.
Verso la fine del mese di luglio 2008, preso
atto della mancata riconsegna dell’immobile, il sottoscritto
vedendo taluni arbitrari rimaneggiamenti della parte storica esterna
del Santuario e costatando anche il decadimento già in
atto di alcune parti appena “restaurate” scriveva ben quattro
pagine di osservazioni sui lavori alla Sovrintendenza di Siracusa
chiedendo un sopralluogo.
Il sopralluogo avveniva a settembre
2008, due mesi dopo la richiesta. Protezione civile, Sovrintendenza,
Impresa, Curia, progettisti e sottoscritto si recavano sul luogo dove
le rimostranze di quest’ultimo venivano prese in esame, col
risultato di riprendere provvisoriamente i lavori al fine completare
e di rabberciare il lavoro appena fatto, che, come si suol dire, era
stato fatto “a regola d’arte”.
Il sottoscritto nel luglio
2008 scriveva anche alla Protezione civile nazionale che per bocca di
un alto funzionario diceva che si stavano “accelerando” i tempi
per la riconsegna.
Da settembre a dicembre (2008) c’era tutto il
tempo di completare i lavori, procedere al collaudo e di riconsegnare
il Santuario.Sicuramente la Società Telecom e gli altri
gestori telefonici ringraziano del traffico telefonico riguardante la
vicenda legata al restauro del Santuario.
All’inizio di dicembre
2008, finalmente, alla Curia (e per conoscenza al sottoscritto)
perviene un fax dalla Protezione civile di Siracusa in cui si
annuncia la imminente riconsegna (solo provvisoria) del santuario, ma
è passato appena … un mese e una settimana dalla ricezione
del fax. Poiché il luogo del
santuario è legato
anche alla storia dei Greci non vorrei pensare ad una consegna alle
…. calende greche.
Ho cominciato a scrivere questo testo nel
pomeriggio del 24 dicembre 2008: perché alla Protezione Civile
di Siracusa avevano detto che ci avrebbero fatto il “regalo di
Natale” ….
Il regalo che abbiamo avuto invece sono state tre
bollette Enel e un contratto pagati a vuoto, sei mesi pagati alla
ditta di vigilanza, la non fruibilità del santuario da sei
mesi, la perdita dei gruppi che avevano prenotato, …. e un nuovo
degrado dei lavori appena rifatti.
Inoltre si fa presente che i
lavori di muratura, dell’impianto elettrico, quello di allarme,
sono ancora incompleti o da rifinire benché sul fax si legge
che tutto è stato fatto a “REGOLA D’ARTE”.
Eppure
son passati appena 19 anni dal terremoto del 13 dicembre 1990:
il “restauro” in stile moderno da bed & breakfast del più
antico Santuario Mariano della Sicilia è ancora incompleto
benché sia costato appena due miliardi e trecento milioni
circa delle vecchie lire. Tale somma, per fortuna, non comprende il
restauro del tetto che era stato rifatto nel 2000 (10 anni dopo il
sisma) con i fondi della Protezione civile per la “messa in
sicurezza”.
A questa somma spesa per il restauro incredibilmente
è mancata un’altra manciata di euro considerato che dopo
tanti soldi spesi questi non sono stati sufficienti per metterci
anche la caldaia dell’impianto centralizzato, il rivestimento della
cucina e un lavello nella cucina in sostituzione di quello
preesistente distrutto durante i lavori.
Ci si avvia quindi alla
restituzione di un monumento mutilato ed alterato nella sua
funzionalità (=DANNO). In tutta questa vicenda sembra che si
siano scontrati due punti di vista: quello di chi considera il
santuario come un luogo vivo per la fede e quello di chi
opportunisticamente lo ha visto solo come fonte di una sostanziosa
parcella legata ad un incarico professionale. Tanto, a talune
persone, se il Santuario dell’Adonai resta chiuso e si pagano a
vuoto bollette e servizi (=BEFFA) cosa importa?
Per tutto
questo mi permetto di ringraziare anche un ex assessore regionale del
2000 oggi diventato perfino senatore della repubblica, che azzerando
tutti gli incarichi professionali legati alla ricostruzione
post-sisma 1990, li affidò a tecnici di altre province (forse
a lui vicine ma a noi lontane) che del santuario dell’Adonai ne
sconoscevano perfino l’ubicazione, la storia, l’importanza e
perfino la funzione.
A che serve scrivere sulle tabelle antistanti
il cantiere la durata dei lavori? O la spesa da affrontare? Ormai il
danno è fatto e i soldi sono finiti; cos’altro si aspetta
per chiudere il cantiere e restituire un luogo sacro che ci
appartiene?
Brucoli,
9 gennaio 2009 Sac. Prisutto Palmiro
CRONISTORIA
DEL RESTAURO DEL SANTUARIO ADONAI
Il
complesso del Santuario (o Eremo) di Maria SS.ma Mater Adonai di
Brucoli è stato uno degli edifici danneggiato dal sisma del 13
dicembre 1990. Il complesso è formato da tre elementi: la
chiesa (sec. XVI), il convento annesso (=Eremo sec. XVI-XVII), la
foresteria (sec. XVIII). Chiesa e convento sono unite, mentre la
foresteria è un fabbricato a parte. Quando, nel 1994, si
decise di stanziare i fondi per la ricostruzione degli edifici
terremotati fu assegnato un contributo di 300 milioni delle vecchie
lire per tutto il complesso. Evidentemente si era trattato di una
“svista”.
Quando, nella qualità di Rettore del
Santuario, fui interpellato per avanzare proposte per il restauro
dell’Adonai con quella somma proposi di destinarla solo al restauro
dell’Eremo e della chiesa, ma era evidente che con quella somma non
si poteva fare un granchè.
Avevo contattato due
professionisti locali l’Ing. Michele Accolla e l’Arch. Lino Fazio
a cui eventualmente sarebbe stato affidato l’incarico per il
progetto di restauro. Questi si mostrarono disponibili benché
la somma per il restauro fosse molto esigua.
Si era nel 1998 e si
pensava di poter ottenere dei fondi per gli edifici di culto in vista
del prossimo Giubileo. Ma non eravamo in grado di competere con altri
più blasonati santuari che ottennero i finanziamenti.
Interessai l’allora Assessore regionale Monaco, il quale dopo un
sopralluogo, effettuato durante una giornata di pioggia, vi mise
piede per la prima volta e rimase sbalordito nel vedere tutto il
complesso del santuario. Mi confessò che
probabilmente a
Palermo l’avevano ritenuto solo una piccola chiesetta di
campagna.
Grazie al suo interessamento il contributo per il
restauro all’inizio del 2000 fu elevato a due miliardi, anche se la
Foresteria rimase tagliata fuori.Nel frattempo all’Assessorato alla
Presidenza della Regione Sicilia si era insediato un certo Vladimiro
Crisafulli, il quale con un atto che sembra essere stato pura
“pirateria politica” sul finire dell’estate 2000 azzerò
tutti gli incarichi professionali ai tecnici locali relativi al sisma
del 90 per affidarli a tecnici di altre province, in parte
riconducibili al suo collegio elettorale. Piombarono sui due miliardi
stanziati per l’Eremo Adonai un’architetta di Palermo (Anna Maria
Venezia), un ingegnere di Catania (Antonio Marano) ed altri di fuori
provincia, che del Santuario ignoravano perfino l’esistenza,
l’ubicazione ed il servizio che questo offriva alle comunità
ecclesiali.
Nel frattempo, nell’estate dell’anno 2000, dieci
anni dopo il terremoto, venivano eseguiti i primi lavori per la messa
in sicurezza dell’edificio sacro, consistiti nel puntellamento
della sacra grotta e nel rifacimento del tetto.
Nel
2002 venivano fatti i sondaggi preliminari mentre nel 2006, con le
“procedure” regionali venivano appaltati i lavori da un’impresa
di Agrigento, come se nella nostra provincia o in quelle ritenute
terremotate (Catania, Siracusa e Ragusa) non ce ne fossero.Mi sono
sempre chiesto: Come faranno a lavorare sullo stesso progetto persone
che stanno una a Catania, l’altra a Palermo, l’altra ad
Agrigento, l’altra a Enna e l’altra a Siracusa? Beh, per
fortuna siamo nell’era dell’alta velocità, dei telefonini
e dei fax! Non vi nascondo il mio risentimento nei confronti di un
modo così anomalo di procedere.
I progettisti, forti della
nomina regionale, avranno pensato che era superfluo, durante la fase
progettuale interpellare sia l’ente proprietario del bene da
ristrutturare sia il conduttore dell’immobile. Tante cose si
possono fare by-passando tutti perché il possesso di una
laurea abilita ad operare.
A parte il primo sopralluogo, solo
altre due volte in tutto, da questi tecnici sono stato interpellato
per qualche “chiarimento”. Alla fine il progetto viene
approvato, appaltato sempre secondo le “procedure” regionali. In
questa fase il sottoscritto non è stato mai più sentito
forse perché i contatti avvenivano più o meno
“clandestinamente?” con la Curia di Siracusa.
Una mattina di
metà dicembre 2006, senza neanche essere stato preavvisato
trovo a Brucoli un tale che gesticolava nella mia direzione: era
l’ingegnere del restauro il quale mi diceva che mi stavano cercando
per firmare il verbale dell’inizio lavori. Nessuno, né
Protezione civile, né Curia, né direzione lavori
mi aveva informato sia dell’approvazione del progetto sia
dell’inizio dei lavori.Finalmente! Dopo 16 anni iniziava il
restauro!
Provvedevo quindi in fretta e furia a traslocare il
materiale dell’Eremo nella vicina Foresteria per far iniziare il
cantiere, che di fatto iniziava dopo le vacanze natalizie, dopo aver
ospitato l’ultimo gruppo Scout. Mi proponevo di seguire i lavori e
documentare anche fotograficamente tutto il restauro.
All’inizio
non ci sono stati problemi, ma ben presto sono cominciati i contrasti
sull’esecuzione dei lavori e sul modo di procedere. Tali contrasti
si sono sempre più accentuati nel tempo perché, a mio
avviso, i lavori non rispecchiavano i canoni classici del restauro e
della conservazione di un bene storico-monumentale. Molti interventi
sono apparsi subito discutibili, inappropriati e perfino sbagliati.
Ai miei tanti perché e a tante osservazioni mi veniva
risposto dall’architetto (l’ingegnere in tutto il tempo dei
lavori l’avrò visto sì e no due volte) che il
progetto era stato approvato in un certo modo e quindi bisognava
rispettarlo: loro non potevano farci niente. Quindi loro erano “in
regola”.
Ho
seguito i lavori quotidianamente, fotografandoli. E questo dava
fastidio. Probabilmente avrebbero voluto che io consegnassi loro le
chiavi e fossi sparito, e a fine lavori avrei potuto rimetterci piede
per vedere il “restauro” ed eventualmente contestarlo. Mi
dicevano che per motivi di sicurezza non potevo entrare in cantiere:
la legge non lo consentiva. Ci volevano particolari autorizzazioni
per entrare. Ma chi avrebbe potuto o dovuto vigilare sui lavori?
Già
dopo i primi giorni dall’inizio dei lavori ho inviato alla Curia di
Siracusa il primo cd con le foto chiedendo di intervenire; due mesi
dopo scrivevo alla Regione Sicilia pregandola di intervenire prima
che fosse troppo tardi. Intanto l’opera di annientamento
dell’antichità del santuario procedeva inesorabile. Il
funzionario della Sovrintendenza (che non conosceva assolutamente il
posto) inviato a controllare si presenterà solo dopo due mesi
per constatare i lavori fatti ma che non era in grado di giudicare
quel che nel frattempo avevano irrimediabilmente demolito o
frettolosamente ricoperto. Nei primi mesi, allorché ho visto
certi lavori mi sono permesso di dare qualche “suggerimento”, ma,
in particolare l’architetta, mi diceva che io essendo un prete non
ero un tecnico e quindi non “potevo capire”. Mi veniva detto in
modo molto comprensibile che stavo …. rompendo e si lamentava una
mia costante presenza in cantiere (dove nessuno di chi avrebbe dovuto
vigilare veniva mai). Per l’impresa e la direzione lavori non avevo
alcun titolo a dire una sola parola sui lavori.
Fino all’estate
2007 alcune cose le abbiamo “aggiustate” in corso d’opera
perché a Siracusa il Responsabile Unico del Progetto (=RUP)
dietro mia richiesta interveniva, poi si capiva che con la direzione
lavori eravamo in fase di rottura. A questo punto smettevo di parlare
con il funzionario della Protezione civile (RUP) e chiedevo
l’intervento del tecnico della Curia di Siracusa a cui esponevo
tutti i problemi relativi al restauro, perlomeno,
pensavo, tra
tecnici si poteva dialogare.
Il cosiddetto restauro è
andato “avanti” mentre parti storiche venivano arbitrariamente
annientate o scomparivano e veniva compromessa anche la vivibilità
del Santuario.
Al dire della direzione lavori il progetto doveva
essere attuato così come approvato e si procedeva
all’esecuzione degli altri lavori che deturpavano sia internamente
sia all’esterno l’aspetto del santuario. L’unica cosa di cui si
può dare un giudizio positivo è stato il restauro delle
parti in pietra per il resto, secondo il mio parere, tutto è
assai discutibile, e sarebbe utile prima di una qualsiasi forma di
consegna un sopralluogo per valutare quanto realizzato con la spesa
di circa due miliardi e trecento milioni delle vecchie lire.
Il 4
gennaio 2009, due anni dopo l’inizio dei lavori, il RUP mediante
fax annuncia l’imminente riconsegna del santuario (era stata
“annunciata” per giugno 2008). Oggi nove gennaio 2009 ancora
aspettiamo….. la riconsegna di un antico monumento in gran parte
irriconoscibile e menomato anche nella sua funzionalità.
Brucoli,
9 gennaio 2009 PRISUTTO PALMIRO
placido altimari 31 gennaio 2009 webalice.it/placidoaltimari
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