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RADICI
I grandi temi del dibattito politico culturale sono sovente improntati sulla inutilità. Inutilità utile a dar corpo e sostanza alla vacuità di contrapposizioni inesistenti: il partito unico bipolare necessita d’una stridente ed irriducibile contrapposizione, strategicamente confinata ai margini della realtà, affinché questa non possa in alcun modo essere intaccata nel solido interesse comune (€tc… ).
Il II° comma del preambolo del Trattato istitutivo per la Costituzione Europea (2003) dichiara questo ispirato “… alle eredità culturali, religiose, e umanistiche dell’Europa, i cui valori, sempre presenti nel suo patrimonio, hanno ancorato nella vita della società la percezione del ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili e del rispetto del diritto”.
Qualcuno ha ritenuto necessario contestare l’omessa specificazione di quale mai possano essere le eredità religiose dell’Europa. E senza punto soffermarsi sull’evidente strafalcione (l’uso del plurale lì dove l’eredità religiosa è unica) s’impunta sulla sua necessaria ed imperativa esplicazione terminologica di “ Cristiane”. Come se non fosse evidente che le eredità religiose europee possono essere solo e soltanto cristiane. Come anche quelle culturali e umanistiche sono dirette promanazione di quelle.
Quanto esposto sfiora l’ovvietà. Sennonché il rimorso d’un mai soppresso antisemitismo caro alla eredità della destra europea perora l’enunciato “eredità religiose giudaico-cristiane”, dove nell’apparente riconoscimento del Giudaismo si gioca sulla sua distinzione dal Cristianesimo, distinzione che è sempre prologo all’emarginazione, alla discriminazione, allo sterminio. Tale oscuro disegno del loro subconscio è sorretto dalla ferrea ignoranza che coerentemente li ispira, e che fa loro disconoscere l’esplicita radice giudaica del Cristianesimo.
Ma il triste contendere, che facilmente scemerebbe nell’oblio delle scemenze, viene alacremente alimentato dal sacro puritanesimo laicista, che levando gli scudi a difesa della laicità dello Stato osta qualsiasi riferimento concreto alle eredità religiose, perché queste non possano in alcun modo interferire su quelle culturali e umanistiche e –quindi- sui loro sviluppi politici ed economici.
Nel far questo non si accorgono che relegando le eredità religiose a fenomeno individuale scisso dalle dinamiche collettive culturali e umanistiche –radici ragioni e guida dell’Unità Europea- difatti esiliano l’Uomo concreto dall’Istituzione statuale. Esiliandone la Storia, i Valori, l’Etica. Perché lo Stato possa liberamente innestarvi la propria Storia inventata, i propri Valori monetari, la propria Morale USA e getta. E non è ammissibile la compresenza di Storie, Valori, e Morali coesistenti, concorrenti, e conflagranti.
È il peccato originale dell’anticlericalismo illuminista, riedizione aggiornata del più celebre adamitico, nel quale –con termini sturziani- attraverso l’ipostasi si perviene alla statolatria, alla cui egida teocratica va sacrificato l’Uomo. L’Uomo, Ente universale capace di dialogare con Dio (Genesi 3,9) capace anche di inventare Dio –se necessario!-, è difficilmente riducibile a fattore variabile del ciclo produttivo, utenza di servizi pianificati, consumatore condizionato, membro del corpo gerarchico elettorale. Ogni eredità religiosa sarebbe d’intralcio. Anche se resterebbe ingiustificata la percezione del ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili e del rispetto del diritto, ed il loro ancoraggio nella vita della società a prescindere dall’osmosi schiusa dalla visione cristocentrica del Mondo. A meno che non sia tutto mera retorica.
Art.102 A del Trattato istitutivo dell’UE “(…) Gli Stati membri e la Comunità agiscono nel rispetto dei principi di una economia di mercato aperta ed in libera concorrenza…”. Da questo enunciato trae legittimazione la privatizzazione di tutti i servizi collettivi erogati dagli Enti pubblici, perché supposti contraddittori al libero mercato ed alla libera concorrenza. Ammesso e non concesso (come diceva il grande Totò): non sarebbe stata proprio la pubblicizzazione dei servizi collettivi la garanzia per una economia di mercato aperta ed in libera concorrenza? Mentre, per contro, non è proprio la privatizzazione che –rimettendo il controllo delle infrastrutture energetiche biologiche ed infrastrutturali (acqua, luce, telecomunicazioni, sanità, istruzione, etc. etc.) nelle mani dell’oligopolio capitalista transnazionale- istiga e determina la costituzione di trust con la capacità di una efficace interferenza in un mercato non-più-libero, dettando i termini per una concorrenza non-più-libera?
In un mercato ed in una concorrenza pianificate dal Capitale oligopolista la percezione del ruolo centrale della persona si perde nella concretezza del ruolo periferico e passivo di forza-lavoro e di consumatore. Quale forza assumerebbe l’eredità religiosa di un Uomo-oggetto?
La Storia si ripete. Le dottrine economiche preindustriali elaboravano la Triade Terra-Capitale-Lavoro, facendo derivare il Capitale dalla rendita terriera, e concependo lo sviluppo del terziario come diretta derivazione di questa rendita. Ma la Terra era vincolata da Diritti feudali, demaniali ed ecclesiastici, che regolati da usi ancestrali ne limitavano o impedivano l’alienazione a beneficio della nascente borghesia. Fu pertanto necessario infrangere quei Diritti negli effetti. Quindi nelle cause che giustificavano quegli effetti. La Rivoluzione Francese è tutta qui.
Fu necessario infrangere la Monarchia, perché decadesse il diritto feudale sulla Terra, resa così libera di essere posseduta; fu necessario infrangere la Religione, perché decadesse il diritto ecclesiastico sulla Terra, resa così libera di essere posseduta; fu necessario infrangere la Tradizione, perché decadesse il diritto demaniale-comunitario sulla Terra, resa così libera di essere posseduta.
È la capacità d’acquisizione a determinare il diritto di proprietà sulla Terra previa esborso del suo valore all’Erario. Sono i pingui forzieri dello Stato a permetterne la riorganizzazione e l’efficienza, e a costruire la macchina bellica utile alla predazione di nuove Terre.
Mentre, d’altro canto, è l’esercizio del diritto di proprietà acquisito a pretendere l’estensione del margine di rendimento della Terra acquisita, esasperandone la produzione e riducendone i costi. È questo il momento in cui il Lavoro viene inteso non più come Valore morale ma come Costo-fattore della produzione. Da allora alla riduzione dei costi è sempre corrisposta la riduzione della Forza-Lavoro non-più-Uomini-lavoratori. L’assunzione della Forza-Lavoro in esubero negli Enti pubblici non è una invenzione democristiana, e l’Ente pubblico per eccellenza è l’esercito. Se infine mettiamo in conto la forza propulsiva delle commesse belliche all’industria… abbiamo il quadro completo delle premesse alle devastanti Guerre napoleoniche.
La Restaurazione annullò gli effetti formali della Rivoluzione. Non quelli sostanziali. Che cercando un nuovo assetto istituzionale formulò il Compromesso Storico fra borghesia ed aristocrazia, che incarnandosi nella ideologia liberale si venne ad incuneare fra le maglie della Storia delle singole nazionalità, precettandone i corpi dirigenti, e dettandone i comportamenti attraverso strutture parallele ed occulte (Massoneria, Carboneria…). Quanto avvenne nel IXI° secolo in Francia (Carlo, Luigi Filippo, Napoleone III°, la II° Repubblica…), in Spagna (illegittima incoronazione di Isabella e conseguenti rivolte legittimiste Carliste), in Germania (unificazione prussiana), in Italia (unificazione sabauda), furono fenomeni di una coerente strategia di appropriazione terriera e di disumanizzazione del Lavoro. L’Austria fu liquidata dalla Grande Guerra, la Russia si liquidò da sé.
La Storia si ripete. L’Europa dei Capitali, saldamente unita da holding transnazionali e da pacchetti azionari interconnessi, avendo già pieno possesso della produzione dei manufatti, e tenendo in proprio potere le nomenclature locali, ha ora occasione di accedere sui proventi derivanti dalla gestione dei pubblici servizi, nonché al possesso delle biorisorse (locali e planetarie). La Fede nel Libero Mercato pretende la consegna dei beni pubblici nelle mani del Capitale privato, mentre gli esigui introiti delle svendite frettolosamente effettuate consentono le agonizzanti Amministrazioni statali di mantenere le quote esatte dai Trattati europei, e con quelle l’effimero potere che ancora millantano.
La Storia si ripete. Ma con questa Storia: che c’entra la percezione del ruolo centrale della persona? Dov’è più la persona? Sopravviverà forse il fattore Costo Forza-Lavoro, sopravviverà certamente il Consumatore, come certamente continuerà l’incessante produzione di immondizie morali, materiali e culturali. Ma, se non c’è più la persona, ci potrà più essere eredità religiosa?
Pia illusione, ultimo rigurgito d’una testarda dignità riluttante ad estinguersi, la pretesa professione di Cristianità implora preservare la persona dal flagello impersonale del Capitale. Almeno nella forma. Che è buona tradizione aspergere calce viva sui sepolcri.
placido altimari 12.6.2004
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