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Bayelsa, frazione di Gela viaggio nel delta del Niger 26.12.2006
webalice.it/placidoaltimari

placido altimari  dic. 2006  webalice.it/placidoaltimari

BAYELSA, frazione di Gela.

7 dicembre 2006, comunicato del Mend (Movimento di emancipazione del Delta del Niger): "combattenti del Mend hanno attaccato e distrutto una installazione Agip a Brass, nel Delta del Niger. Quest'attacco rientra nel quadro del nostro obiettivo di far cessare le esportazioni di petrolio greggio dalla Nigeria". In quell’attacco sono stati sequestrati quattro tecnici, fra cui Francesco Arena di Gela e Cosma Russo di Bernalda (Matera). L’ENI si è immediatamente attivata per la loro liberazione, e l’ha fatto con l’eleganza e la concretezza che le è tipica sin dai tempi di san Mattei: ha offerto soldi per il loro riscatto, scavalcando con risoluto spirito umanitario le preposte locali autorità giudiziarie. È grottesco che a rimproverarne l’umiliazione siano proprio i “banditi”, potenziali beneficiari del riscatto! E lo fanno con gran cortesia, diffidando –con la e-mail del 20 dicembre- dall’offrire "ingenti somme" di danaro a dei "criminali" che operano nel Delta del Niger e che millantano di poter trattare la liberazione dei quattro ostaggi. Anzi, aggiungono, la compagnia petrolifera "ci ha chiesto quale fosse il nostro prezzo per il rilascio degli ostaggi", ben sapendo che ciò è "illegale" sia in Nigeria che in Italia.  "Piuttosto che rilasciarli per danaro - avvertono - gli ostaggi saranno uccisi... La loro liberazione - ribadisce il Mend - e' legata al rilascio dei quattro ostaggi originari del Delta del Niger nelle mani del governo nigeriano" (fonte: RaiNews24 - 20 dic 2006).

Fra questi Diepreye Alamieseigha, ex governatore dello Stato di Bayelsa, e Mujahid Dokubo-Asari, leader separatista, e cioè qualcosa di dissimile da infima feccia. Il ribaltamento delle parti si fa poi più stringente quando si ribadisce la richiesta che è in sé la ragione della loro lotta: la migliore perequazione dei proventi delle estrazioni di petrolio operate dalle multinazionali con le poverissime popolazioni locali del Delta.

Il 70% della popolazione del Delta vive con meno di un dollaro al giorno, falcidiata da una altissima mortalità infantile e privata dei più elementari presupposti infrastrutturali. E mentre il fiume di petrolio dell’ottavo produttore mondiale viene loro sottratto da sotto i piedi è a loro ignoto anche l’uso delle semplici lampadine elettriche. E città di cartone e fogne a cielo aperto fanno da sfondo ai mefitici vapori degli avveniristici impianti estrattivi. E tutto ciò a beneficio di una classe politica autoctona che –intermediaria delle multinazionali- intercetta ed incamera il pizzo loro dovuto.

Rievocazione di antiche vergogne, quando le civiltà musulmane degli Yoruba e degli Haussa (il cui dominio risale al IX secolo) nel ‘500 sottomisero gli Ibo per trarne schiavi da vendere ai Portoghesi, fino a che nel 1861 (e che non sfugga la data!) il Regno Yoruba e nel 1865 quello Haussa non furono ridotti a protettorato, e quindi federati in colonia (1914) sotto dominio britannico. Il metodo dell’amministrazione indiretta introdotta nel 1898 dall’alto commissario sir F. Lugard ebbe cura di conservare i capi tradizionali nell’esercizio dei loro poteri, all’uopo affiancati da un consigliere britannico.

L’indipendenza politica (1960) organizzata in repubblica federale e presidenziale su modello statunitense, non rimuovendo le dipendenze economiche e le differenze etniche, hanno aperto i giochi per la supremazia locale, necessaria per conseguire mantenere e riscuotere la sensalia per l’intermediazione attuata con i nuovi portoghesi. I regimi militari assurti nel 1966, nel 1983, ed infine nel 1993, eloquentemente narrano della conflittualità endemica nella locale borghesia, e della conseguente debolezza contrattuale che la libera concorrenza comporta. In più, la federazione coatta di popoli, storie e nazioni diverse ha costruito un imperialismo interno di predazione sistemica e sanguinaria. Più di un milione di morti costò la repressione dell’insorgenza del Biafra (1967-’70), la cui indipendenza avrebbe sottratto il controllo degl’ingenti giacimenti degli Ibo ai discendenti dei negrieri di Lagos.

Del Biafra è stato rimosso anche il nome dalle carte geografiche (golfo di Bonny), ma non le ragioni dell’ingiustizia, a volte sancite nella sobria veste di un decreto amministrativo, quale fu quello del 1978 emanato dal presidente Ubasanjo, che attribuendo al governo federale la proprietà esclusiva di tutte le risorse del sottosuolo del Delta del Niger ne riservava tutti i proventi delle royalties alla sua classe dirigente.

Nel 1990, per l’impulso dello scrittore Ken Saro-Wiwa, nasce il MOSOP, Movement for the Survival of Ogoni People. Chi sono gli Ogoni? Un incidente della storia, un popolo di 500mila negretti insediato nel Rivers State (dal bel nome indigeno), che da sempre vive in simbiosi con l’ecosistema fluviale che costituisce il Delta, ormai profondamente ferito dallo sfruttamento feroce delle sue risorse petrolifere. Un ecocidio che assieme alla bellezza e alla salubrità ha distrutto le attività agricole e la pesca, inquinato le falde acquifere, estromesso la vita. L’esecuzione dei capi del movimento, e l’eccidio di 700 Ogoni non hanno però ucciso la dignità dell’Uomo, pronta a risorgere sempre più determinata.

Il Mend (Movimento di emancipazione del Delta del Niger) e il NDPVF (Niger Delta People's Volunteer Force) ne sono l’ultima, disperata espressione.

E il fatto che evochino, nella costruzione dei loro nomi, simboli cari alla nostra storia siciliana, richiama ad una casualità che è nei fatti concausalità. E –sottile ironia della sorte- anche i tecnici rapiti parlano di una stretta affinità, lì dove Gela e Matera sono –al pari del Delta degli Ogoni- territori di pertinenza ENI. E che dire poi della migliore perequazione dei proventi delle estrazioni di petrolio operate dalle multinazionali ignorata e umiliata nella persistente violazione dell’art.37 dello Statuto d’Autonomia della Regione Siciliana, che dà non facoltà ma obbligo di attribuzione del gettito derivante al governo siciliano? La filosofia di sir Lugard informa ancora la nostra nomenclatura collaborazionista, tanto simile a quella nigeriana. In fondo: tutto il mondo è paese!

placido altimari  26 dic. 2006  webalice.it/placidoaltimari

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Bayelsa, frazione di Gela viaggio nel delta del Niger 26.12.2006
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