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placido altimari dic. 2006 webalice.it/placidoaltimari
BAYELSA,
frazione di Gela.
7
dicembre 2006, comunicato del Mend (Movimento di emancipazione del
Delta del Niger): "combattenti del Mend hanno attaccato e
distrutto una installazione Agip a Brass, nel Delta del Niger.
Quest'attacco rientra nel quadro del nostro obiettivo di far cessare
le esportazioni di petrolio greggio dalla Nigeria". In
quell’attacco sono stati sequestrati quattro tecnici, fra cui
Francesco Arena di Gela e Cosma Russo di Bernalda (Matera). L’ENI
si è immediatamente attivata per la loro liberazione, e l’ha
fatto con l’eleganza e la concretezza che le è tipica sin
dai tempi di san Mattei: ha offerto soldi per il loro riscatto,
scavalcando con risoluto spirito umanitario le preposte locali
autorità giudiziarie. È grottesco che a rimproverarne
l’umiliazione siano proprio i “banditi”, potenziali beneficiari
del riscatto! E lo fanno con gran cortesia, diffidando –con la
e-mail del 20 dicembre- dall’offrire "ingenti
somme" di danaro a dei "criminali" che operano nel
Delta del Niger e che millantano di poter trattare la liberazione dei
quattro ostaggi. Anzi, aggiungono, la compagnia petrolifera "ci
ha chiesto quale fosse il nostro prezzo per il rilascio degli
ostaggi", ben sapendo che ciò è "illegale"
sia in Nigeria che in Italia. "Piuttosto che
rilasciarli per danaro - avvertono - gli ostaggi saranno uccisi... La
loro liberazione - ribadisce il Mend - e' legata al rilascio dei
quattro ostaggi originari del Delta del Niger nelle mani del governo
nigeriano" (fonte:
RaiNews24 - 20 dic 2006).
Fra
questi Diepreye Alamieseigha, ex governatore dello Stato di Bayelsa,
e Mujahid Dokubo-Asari, leader separatista, e cioè qualcosa di
dissimile da infima feccia. Il ribaltamento delle parti si fa poi
più stringente quando si ribadisce la richiesta che è
in sé la ragione della loro lotta: la migliore
perequazione dei proventi delle estrazioni di petrolio operate dalle
multinazionali con le poverissime popolazioni locali del Delta.
Il
70% della popolazione del Delta vive con meno di un dollaro al
giorno, falcidiata da una altissima mortalità infantile e
privata dei più elementari presupposti infrastrutturali. E
mentre il fiume di petrolio dell’ottavo produttore mondiale viene
loro sottratto da sotto i piedi è a loro ignoto anche l’uso
delle semplici lampadine elettriche. E città di cartone e
fogne a cielo aperto fanno da sfondo ai mefitici vapori degli
avveniristici impianti estrattivi. E tutto ciò a beneficio di
una classe politica autoctona che –intermediaria delle
multinazionali- intercetta ed incamera il pizzo loro dovuto.
Rievocazione
di antiche vergogne, quando le civiltà musulmane degli Yoruba
e degli Haussa (il cui dominio risale al IX secolo) nel ‘500
sottomisero gli Ibo per trarne schiavi da vendere ai Portoghesi, fino
a che nel 1861 (e che non sfugga la data!) il Regno Yoruba e nel 1865
quello Haussa non furono ridotti a protettorato, e quindi federati in
colonia (1914) sotto dominio britannico. Il metodo
dell’amministrazione
indiretta introdotta nel
1898 dall’alto commissario sir F. Lugard ebbe cura di conservare i
capi tradizionali nell’esercizio dei loro poteri, all’uopo
affiancati da un consigliere britannico.
L’indipendenza
politica (1960) organizzata in repubblica federale e presidenziale su
modello statunitense, non rimuovendo le dipendenze economiche e le
differenze etniche, hanno aperto i giochi per la supremazia locale,
necessaria per conseguire mantenere e riscuotere la sensalia per
l’intermediazione attuata con i nuovi portoghesi. I regimi militari
assurti nel 1966, nel 1983, ed infine nel 1993, eloquentemente
narrano della conflittualità endemica nella locale borghesia,
e della conseguente debolezza contrattuale che la libera
concorrenza comporta. In più, la federazione coatta di popoli,
storie e nazioni diverse ha costruito un imperialismo interno di
predazione sistemica e sanguinaria. Più di un milione di
morti costò la repressione dell’insorgenza del Biafra
(1967-’70), la cui indipendenza avrebbe sottratto il controllo
degl’ingenti giacimenti degli Ibo ai discendenti dei negrieri di
Lagos.
Del
Biafra è stato rimosso anche il nome dalle carte geografiche
(golfo di Bonny), ma non le ragioni dell’ingiustizia, a volte
sancite nella sobria veste di un decreto amministrativo, quale fu
quello del 1978 emanato dal presidente Ubasanjo, che attribuendo al
governo federale la proprietà esclusiva di tutte le risorse
del sottosuolo del Delta del Niger ne riservava tutti i proventi
delle royalties alla sua classe dirigente.
Nel
1990, per l’impulso dello scrittore Ken Saro-Wiwa, nasce il MOSOP,
Movement for the Survival of Ogoni People. Chi sono gli Ogoni? Un
incidente della storia, un popolo di 500mila negretti insediato nel
Rivers State (dal bel nome indigeno), che da sempre vive in simbiosi
con l’ecosistema fluviale che costituisce il Delta, ormai
profondamente ferito dallo sfruttamento feroce delle sue risorse
petrolifere. Un ecocidio che assieme alla bellezza e alla salubrità
ha distrutto le attività agricole e la pesca, inquinato le
falde acquifere, estromesso la vita. L’esecuzione dei capi del
movimento, e l’eccidio di 700 Ogoni non hanno però ucciso la
dignità dell’Uomo, pronta a risorgere sempre più
determinata.
Il
Mend (Movimento di emancipazione del Delta del Niger) e il NDPVF
(Niger Delta People's Volunteer Force) ne sono l’ultima, disperata
espressione.
E
il fatto che evochino, nella costruzione dei loro nomi, simboli cari
alla nostra storia siciliana, richiama ad una casualità che è
nei fatti concausalità. E –sottile ironia della sorte- anche
i tecnici rapiti parlano di una stretta affinità, lì
dove Gela e Matera sono –al pari del Delta degli Ogoni- territori
di pertinenza ENI. E che dire poi della migliore
perequazione dei proventi delle estrazioni di petrolio operate dalle
multinazionali ignorata e
umiliata nella persistente violazione dell’art.37 dello Statuto
d’Autonomia della Regione Siciliana, che dà non facoltà
ma obbligo di attribuzione del gettito derivante al governo
siciliano? La filosofia di sir Lugard informa ancora la nostra
nomenclatura collaborazionista, tanto simile a quella nigeriana. In
fondo: tutto il mondo è paese!
placido altimari 26 dic. 2006 webalice.it/placidoaltimari
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