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| Breve biografia di Salvatore Soccodato scritta da sé medesimo. Inverno 1966, febbraio, nasco nel cuore della notte, osservo tutto con attenzione - mi raccontano poi - e con i miei vagiti metto sottosopra il nido. Già manifesto insofferenza alle regole e carattere troppo curioso. A otto anni ricevo in regalo la mia prima scatola di mini colori ad olio. Nasce in me l'esigenza, prontamente soddisfatta da mio nonno materno, di avere un modello: ottengo il mio primo, minuscolo, manichino di legno e mio nonno riceve la riprovazione di tutti coloro che già diffidano del mio tentativo (pericolosamente originale) di cercare un mondo in cui essere felice, e condannano chi incoraggia le mie inclinazioni. La mia vita ed i miei studi seguono un percorso molto regolare sino a fine liceo. Uniche parentesi: le continue, regolari ed ingiuste (comprendo col senno di poi) stroncature di uno zio che scovava, nelle mie opere da bambino, errori di anatomia e prospettiva. Tra i suoi sbiaditi fallimenti, ho poi scoperto, pavidi schizzi di paesaggi simil-ottocento. Altro fatto degno di nota: la prima scazzottata, l'occasione in cui mi sono affrancato dalla mia patologica timidezza. Quarta elementare, io nel solito angolo a piangere e subire. Ma una forza s'impossessa di me e butto giù il più grosso (ma non il più cattivo) della classe. Lui piange in terra ed il cattivo si complimenta: sono accettato, così mi accetto. Ricordi dell'adolescenza: amori e liti in famiglia, viaggi in sacco a pelo e liti in famiglia. Il primo motorino (usato), poi la moto (usata), i libri (usati pure loro) ed il mio mondo di colori e tele che costruisco e distruggo (finivo tutte le mie tele a taglierina e calci). Gli anni del Liceo e tante assenze ingiustificate per disegnare nei musei. Poi il caos: Accademia di Belle Arti, poi Università, poi la laurea...a pieni voti! Cambiamenti e caos. Unica costante: l'ostilità per la mia pittura di coloro che mi vedevano medico o avvocato, o soprattutto prete (magari già cardinale!). Poi la seconda moto (stavolta nuova). Da allora alcuni anni di vento sulla faccia, motore aspirato, a manetta per le strade del mondo. Oggi (con pennelli e colori) cerco ancora il mio luogo, la mia via... nel paesaggio del corpo umano. |
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| l'artista Salvatore SOCCODATO |
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| Salmacide & Ermafrodito 2006 |
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