Come entrare nel mondo del lavoro

 

 

 

dott.ssa G. D’Aloi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrare oggi nel mondo del lavoro comporta necessariamente in perseguimento di un iter composto in fasi e spesso particolarmente articolato.  Dopo il percorso di studio e le eventuali fasi di specializzazione, il laureato deve attivarsi e valutare quali siano i percorsi migliori per giungere allo svolgimento di un’attività lavorativa che meglio esprima le sue capacità e che gli permetta di sentirsi pienamente realizzato.

Le riforme attualmente in atto nel mondo del lavoro hanno determinato importanti mutamenti anche nelle modalità d’accesso al lavoro e quindi nelle modalità d’incontro tra domanda e offerta di lavoro. La riforma del collocamento[1] ad esempio, ha conferito alle regioni e  alle province funzioni in materia di collocamento e politiche attive per il lavoro assegnando ai nuovi centri per l’impiego (ex uffici di collocamento) il compito di fornire informazioni, orientamento e consulenza alla formazione e al lavoro, e di svolgere un’intermediazione attiva tra domanda e offerta di lavoro. Il centro per l’impiego è una struttura in cui vengono erogati servizi che attengono anche alla scelta di un adeguato percorso professionale. Un’equipe d’operatori accoglie e supporta gli utenti indirizzandoli verso la scelta più appropriata.

Tra le trasformazioni oggi in atto è necessario citare anche la riforma Biagi[2] che oltre ad aver introdotto cambiamenti in materia di occupazione e mercato del lavoro introduce anche un sistema informativo del lavoro. La borsa continua nazionale del lavoro (Bcnl) è una rete telematica che conterrà domande e offerte di lavoro a livello nazionale. Inoltre, oggi, sono presenti una serie di nuove agenzie di natura privata che si occupano proprio dell’inserimento nel mondo del lavoro attraverso canali privilegiati con alcune aziende. Qui, del personale qualificato si occupa della creazione di profili individuali al fine di far emergere qualità, capacità e attitudini dell’utente.

Alcuni dei più tradizionali modi d’accesso al mondo del lavoro sono, quindi, cambiati e si collocano nella logica di mutamento verso cui tutta la dimensione lavorativa si sta muovendo accogliendo le dinamiche della flessibilizzazione. Le strutture aziendali per assumere il loro personale utilizzano percorsi composti in fasi al fine di individuare soggetti professionalmente dotati ed in grado di svolgere una determinata attività. L’azienda interessata all’assunzione del personale, deve ben valutare le modalità di scelta dei suoi potenziali dipendenti nonché le caratteristiche che il soggetto deve avere per essere in grado di svolgere, con i migliori risultati, l’attività lavorativa.  Le attuali procedure di selezione del personale, pur non essendo sempre in grado di garantire con assoluta certezza che una persona sia adatta ad un certo impiego, sono molto più attendibili che in passato. La maggior parte di esse si basa sull'analisi delle capacità richieste per un determinato lavoro e, con un qualche margine di cautela, delle caratteristiche di personalità necessarie per garantire il successo in un certo ruolo. Quando è opportuno, queste procedure includono una valutazione dell'intelligenza e delle abilità specificamente richieste per l'impiego, ottenuta attraverso prove psicologiche.

Gli strumenti di selezione sono molteplici, uno di questi è il test psicologico. Si tratta di tutti gli strumenti che misurano alcuni aspetti del comportamento umano avvalendosi di procedure, metodi di "somministrazione" e interpretazione accuratamente standardizzati. I test, in generale,  servono a valutare quasi tutti gli aspetti del funzionamento emotivo o intellettuale dell'individuo, inclusi anche tratti di personalità, atteggiamenti, motivazioni.
I test, di solito, vengono somministrati da qualificati psicologi clinici, scolastici o del lavoro. L'interpretazione è basata sulla comparazione tra le risposte del soggetto e i punteggi standardizzati previsti per ogni risposta dal test stesso. L'utilità dei test psicologici si basa sull'accuratezza nel predire il comportamento e nel fornire informazioni sulla probabilità di risposta o d’esecuzione di un'azione da parte di una persona, rivelandosi in tal modo un valido supporto quando si tratta di prendere delle decisioni. Spesso ai test si affiancano prove sul campo, colloqui, interviste e  corsi di formazione di base.

Attraverso la selezione, l’azienda si attiva, quindi, per valutare chi degli aspiranti lavoratori sia il miglior candidato. È indispensabile, in questo contesto, che l’azienda  definisca il profilo professionale ovvero quell' insieme di caratteristiche che il candidato, che aspira a svolgere quel lavoro, deve avere. Nel processo di reclutamento l’azienda definisce dei criteri genera  li che tengono conto dei propri fabbisogni. Gli strumenti di reclutamento sono particolarmente ampi e possono riguardare l’interno o l’esterno della struttura. Tra questi ultimi, uno dei sistemi particolarmente utilizzato da chi è in cerca di lavoro è l’autocandidatura ma ad esso si affiancano anche le agenzie, scuole, associazioni professionali…

Il passo successivo è in genere l’intervista di selezione che mira a raccogliere informazioni sul candidato e a valutare la conformità di alcuni aspetti personali con il profilo professionale ricercato. L’intervistatore cercherà a tal proposito di mettere a suo agio il candidato e di formulare domande che mostrino il candidato per quello che è. L’obbiettivo, quindi, è quello di far emergere esperienze professionali, motivazioni e tratti della personalità; di conseguenza le domande saranno orientate a ciò. È fondamentale che il candidato sia preparato ad affrontare correttamente questa fase. Bisogna, per prima cosa, avere una buona percezione del proprio essere e della propria immagine. Quindi in questa fase rientra l’esame delle proprie capacità personali, cercando di capire cosa realmente si è in grado di fare. È indispensabile poi, comprendere cosa piacerebbe fare: in quale settore e per quale ragione. Anche le motivazioni, le aspirazioni e le potenzialità sono elementi fondamentali da dover esplicare durante l’intervista di selezione. Si tratta quindi, in altre parole, di percepire i propri punti di forza e i propri vincoli. Una volta fatto questo genere d’esame, è necessario guardarsi in torno e valutare quali sono le  aziende e quali le opportunità che si pongono in linea con le proprie aspettative e capacità.

Uno strumento fondamentale per l’ingresso nel mondo del lavoro è il Curriculum Vitae. È  il documento con cui ci si propone al mercato del lavoro con l'obiettivo di promuovere la propria candidatura. Il Curriculum racconta chi è il candidato, cosa ha fatto e a che cosa aspira ed è il documento che, in due o tre pagine al massimo, deve riuscire a catturare l’attenzione del potenziale datore di lavoro o, a seconda dei casi, del selezionatore del personale di un’azienda alla quale si intende proporre la  candidatura. Esso contiene informazioni anagrafiche e scolastiche nel caso di una persona senza esperienza, mentre è focalizzato soprattutto sulle competenze e conoscenze nel caso di chi ha già lavorato. Il curriculum è la carta d'identità professionale con cui ci si propone al mercato del lavoro. È   importante scriverlo focalizzando gli aspetti fondamentali perché dalla sua rapida lettura dipenderà un eventuale successivo colloquio di approfondimento. Per valorizzare la propria esperienza e le competenze è quindi indispensabile saper sintetizzare con efficacia la propria storia, ma anche trovare ogni volta un «aggancio» diverso in relazione a quelli che si sanno (o si intuiscono) essere i bisogni del destinatario e quindi le esigenze specifiche delle diverse aziende e posizioni per le quali ci si propone. Bisogna , quindi, saper presentare la propria  preparazione nel modo migliore (scelta delle informazioni, linguaggio, spazio) affinché chi ci legge possa ritenere interessante la  preparazione e quindi determinare un incontro. Il CV dunque deve essere funzionale ad una lettura veloce: chiaro, snello, piacevole. A tal proposito esistono una serie di regole generali indispensabili da seguire al fine della redazione di un buon CV. Ad esempio la forma deve essere precisa e curata, deve essere scritto in prima persona, valorizzare i punti di forza, suscitare curiosità ecc…Per ciò che attiene in contenuto è bene che sia completo: oltre ai dati anagrafici e al percorso formativo, è necessario far rientrare le varie esperienze (master, stage…), le eventuali lingue straniere conosciute, i propri interessi e hobby. La cosa fondamentale nel fare ciò è essere coerenti con quelle che realmente sono le proprie esperienze e capacità.

Recentemente[3], la Commissione delle Comunità europee, ossia l’organo esecutivo delle istituzioni dell’Unione Europea , ha emanato una Raccomandazione con la quale invita i Paesi membri, e i servizi pubblici dell’occupazione, a promuovere e diffondere il modello comune europeo di curriculum vitae predisposto a livello comunitario.

Altro elemento indispensabile è la lettera di presentazione (o lettera di accompagnamento) con la quale si accompagna il curriculum e ci si mette a contatto con l’azienda. Con essa si ha la possibilità di spiegare l’interesse verso il settore in cui opera quella determinata azienda, usando un tono meno formale di quello usato nel CV. Anche qui si cerca di valorizzare i propri punti di forza e si dichiara la disponibilità o l’interesse ad incontrare il selezionatore. 

La fase successiva, a cui si ambisce una volta inviato il CV con tanto di lettera di presentazione, è il colloquio. Anche a questo è necessario arrivare ben preparati. Elementi d’aiuto sono: raccogliere più informazioni  possibili sull’azienda, porsi in modo corretto, essere puntuali. È importante non essere  tesi ma al contrario il più possibile rilassati. Anche il linguaggio, oltre alla postura e all’abbigliamento ha un significato fondamentale. A questo proposito oggi una parte della psicologia moderna si occupa della programmazione neuro linguistica (PNL).  La PNL esplora le relazioni tra come si pensa  (neuro), come si comunica  sia verbalmente sia non verbalmente (linguistica) ed gli schemi di comportamento ed emotivi (programmazione). La PNL fornisce una metodologia precisa per aumentare la consapevolezza e la comprensione del sistema nervoso e serve ad  imparare ad utilizzare al meglio il  potenziale umano. Si tratta di un insieme di strategie tecniche per migliorare le competenze umane in molte aree della vita (lavoro, sport, educazione, comunicazione…). Anche nel mondo del lavoro, dunque, può essere un ottimo mezzo per rendere il soggetto professionalmente più competente ed equilibrato. È necessario creare un’immagine di se stessi che possa realmente portare l’individuo al successo. Si può a tal proposito prendere a modello il comportamento di un soggetto di successo prendendolo come punto di riferimento. Al momento del colloquio è preferibile cercare di entrare in sintonia con l’interlocutore, magari si può cercare di ricalcare atteggiamenti fisici o verbali  della persona con cui si sta parlando in modo da far capire a quest’ultimo che lo si sta comprendendo. È in questa fase che si possono far valere le proprie idee e convincere l’altro. Importante può essere percepire il linguaggio degli occhi. Attraverso alcuni linguaggi del corpo è possibile,  infatti, individuare determinati stati d’animo.

All’atto del colloquio, quindi, bisogna tener presente che tutti gli  aspetti sia fisici sia espressivi possono far emergere qualcosa del soggetto: carattere,  abitudini, debolezze. È fondamentale, per questo, cercare di dare il meglio di sé, rimanendo però coerenti con le proprie doti ed esplicando al meglio le proprie attitudini e motivazioni.   

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 



[1] Riforma avvenuta con d.l.g.. n°469 del 23 dicembre 1997

[2] Approvazione avvenuta con d.l.g. n° 276/2003

[3] L’11 marzo 2002 [notificata con il numero C(2002) 516]