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Contributi
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Piccolo osservatorio sulle politiche di esclusioneI
visitatori di questo
sito sanno che per molti mesi questa pagina ha portato come titolo
"Documenti per il sociale". Mi ripromettevo, come per altre sezioni di
questo tipo, di suggerire o riportarvi articoli, saggi, siti o altre
fonti importanti - o almeno utili - per ricerche e indagini su alcune
specifiche tematiche. Dal momento che questo sito non vuole (e non
può) essere un sito specialistico volevo privilegiare solo
alcune questioni di quell'ambito, pressoché immenso, che
è dato dalle politiche e dai servizi sociali. Avevo pensato
in
particolare alle tematiche del contrasto della povertà e
delle
politiche di inclusione (su questo tema invito a visitare ancora la
pagina sul "Contrasto della povertà nei piani di zona" nella
sezione "Approfondimenti").
Per le vicende della vita però, dopo molti anni passati alla direzione dei servizi sociali, succede che per il momento il mio tempo deve essere indirizzato ad altri ambiti e il contributo che potrei offrire ai visitatori di questa pagina sarebbe quindi, inevitabilmente, assai modesto. Nonostante non mi sia possibile garantire attualmente contributi significativi, non voglio tuttavia eliminare del tutto dal sito ogni attenzione per questioni che mi sembrano importanti. Mi limiterò qui allora a ospitare un mio modestissimo "piccolo osservatorio" sulle "politiche di esclusione", sulle quali l'attenzione non è mai abbastanza e la disattenzione è spesso voluta. Sulle politiche di contrasto della povertà e di inclusione si è scritto e si scrive moltissimo: scrivono tutti, compresi quelli cui è demandato il compito di governare il problema e amministrare le possibili soluzioni (che spesso scrivono e basta). Sui molteplici atti e comportamenti che quotidianamente, e sempre più frequentemente, erigono piccole e grandi barriere in una società che avevamo desiderato più giusta (e che tale pareva potersi realizzare al tempo della nostra gioventù) si scrive molto meno. Soprattutto non scrivono coloro che con le loro decisioni contribuiscono a vere e proprie politiche di esclusione. Si vogliono allora segnalare qui atti e comportamenti, a volte riportati dai media con risalto e altre volte piccoli e insignificanti, trascurati da tutti, ma che hanno come conseguenza di lasciare ancora più indietro chi non può o non sa. Senza tralasciare di segnalare spunti per il più ampio tema dell'inclusione, e senza pretesa di sistematicità e analisi - che per il momento si debbono lasciare ai ricercatori e agli studiosi di questi fenomeni - e sperando certo di essere anche utili a costoro, ma di invitare almeno i visitatori di questo sito alla riflessione, si riporteranno qui soprattutto segnalazioni, modi, comportamenti, abitudini. Attenti a ciò che ci circonda da più vicino non meno che a più ampi contesti. Parliamo di panchine Inauguriamo questo
osservatorio con una polemica di quelle veramente piccine. O almeno
apparentemente tale. Parliamo di panchine. Sì, di panchine,
proprio quelle su cui può capitare di sedersi in un qualsiasi
parco cittadino. Si tratta di una notizia di qualche mese fa, qualche
colonna in cronaca sui quotidiani nazionali e qualcosa di più su
quelli locali, e ovviamente in Rete. Una notizia da poco, ma una di
quelle che, come si dice, restano sullo stomaco e tornano sempre in
mente. La notizia era che a Trieste ci sarebbe stata una manifestazione
"per difendere il diritto dei senzatetto e di tutti i cittadini" alla
panchina! Trattando la città giuliana come una Bella
Addormentata, indifferente in qualche modo a vicende che ne starebbero
segnando il tramonto socioeconomico, il cronista ci informava che
finalmente la città avrebbe reagito, i cittadini sarebbero scesi
in piazza, giovani e anziani insieme. Presente anche qualche artista di
nome.
Una specie di "disfida delle panchine", a favore soprattutto dei clochards. Panchine che erano state tolte da alcuni giardini pubblici dal Comune, allo scopo, pare, di rifare il look al centro città in occasione del Natale. Senza che qualche barbone o balordo insomma ci si potesse sdraiare sopra. Ai blitz dei Vigili armati di seghe ci sono state lettere indignate sulla stampa locale e un'associazione giovanile che ha ricollocato una panchina nuova sul luogo della precedente avrebbe subito per ritorsione una denuncia e persino lo sfratto da parte del sindaco. Quando il Comune ha proseguito in un giardino di periferia, il confronto è diventato guerra aperta In fondo niente di nuovo, perché il sindaco di Treviso Gentilini, noto per gli aspetti solidaristici della sua gestione, aveva fatto togliere qualche anno fa da una piazza tutto ciò che potesse fare da sedile, in funzione anti-extracomunitari. Magari però a Trieste si sono indignati ed ecco perché la manifestazione. Meno male! Il cronista che mi è capitato di leggere riportava nomi noti per trasmettere anche la sua indignazione: l'attore Paolini, Claudio Magris che citava "Les amoureux del bancs publics" di Brassens e le "panchine verdi" che sono lì" per accogliere per un po' gli amori esordienti", lo scrittore-boscaiolo Mauro Corona che sarebbe sceso dalle montagne del Vajont per andare alla festa di Trieste, il premio Campiello Pino Roveredo, triestino difensore degli "ultimi". E riportava anche commenti caustici di triestini meno noti: "Negli altri giardini pubblici, la gente quando vede un vigile si afferra alle panchine, perché non si sa mai...", "In comun i ga la fobia del cul", "Appena uno si siede, gli corrono dietro con la sega", e così via. Non so se è vero poi quello che riportava sull'assessore responsabile della vicenda, cioè che avrebbe ribadito che i barboni puzzavano e che avrebbe citato, lui di destra, esempi di sinistra a dimostrazione della bontà della sua linea. Sul fatto che i buoni esempi non hanno un particolare colore politico mi sento di dargli ragione, anche se certamente da una parte, almeno su questo tema, ci sono interpreti più numerosi e spontanei. Ma la panchina è un simbolo, viene da pensare, oppure è una cosa molto concreta? Certamente comincia ad essere un oggetto estraneo a una società in cui tutto si compra, o si deve comprare. Qualcuno comincia a sostenere che in fondo non è certo un diritto posare il sedere gratis! Ci sono mille alternative più interessanti, a pagamento. O le panchine dei centri commerciali, sempre più numerose e disponibili. E poi nelle piazze ci sono quasi sempre dei caffè dove sedersi, al modico prezzo di una consumazione. Trieste ne ha di bellissimi e dal nobile passato. Certo, se fai fatica ad arrivare alla fine del mese o sei pensionato al minimo o ex precario in cerca di nuova occupazione la consumazione diventa un lusso che non ti puoi permettere, ma, tant'è, la società del ceto medio decide anche per te. In fondo non succede nulla di grave con qualche panchina in meno: sono sparite anche le fontanelle e i bagni pubblici in certe città e non è stato il finimondo. C'è sempre un bar che ti accoglie per fare la pipì o bere un bicchiere d'acqua. Certo, ti senti un po' escluso se fai fatica ad arrivare alla fine del mese e non ti puoi sedere a consumare. Trattieni o stai in piedi. 15 maggio 2007
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