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San Piero Patti

Mi resterà sempre nel cuore il paese lontano di San Piero, che si adagia su dolci colli nella lussureggiante valle del Timeto, con alle spalle le sommità verdi dei Nebrodi e di fronte il mare con le Eolie vicine. Non potrebbe del resto essere altrimenti. Forse è perché lì c'è ancora la "casa", o perché fra un viaggio per tornarci e un altro passa sempre molto tempo, o forse e più semplicemente per il fatto che lì sono cresciuto e vissuto fino all'età di ventotto anni. E' un tempo più che sufficiente per un'educazione profonda, che non è stata solo "sentimentale" ma anche e soprattutto culturale e politica, per la conoscenza che in tanti anni si può avere delle cose, dei luoghi e delle persone, dei loro bisogni e della loro storia.

In questa sezione del sito il visitatore può trovare brevi cenni sulla storia del paese, i suoi monumenti e su alcune sue caratteristiche. Non è questo per me, purtroppo, a causa della distanza e delle inevitabili difficoltà, il luogo dove poter approfondire questi argomenti, e quindi chi è interessato all'approfondimento è invitato a visitare altri siti, a cominciare da quelli suggeriti. Il visitatore potrà trovare anche immagini del paese e dei dintorni. Oltre che questa sezione i navigatori interessati al paese di San Piero Patti possono però visitare le pagine San Piero Postscriptum ed Eravamo quattro amici al bar, specificamente dedicate al paese, e la sezione Compagni di viaggio. Vi sono anche cenni al paese sparsi qui e là nel sito, anche dove meno uno se li può aspettare (es.: nella sezione Sportello, "Che cos'è l'opposizione").

Cenni Storici

L'origine del paese, come spesso capita, è incerta. Qualcuno sostiene che esso sia stato fondato da fuoriusciti della città di Tyndaris, importante città fondata nel IV secolo a. C. e prima greca e poi romana, mentre altri, più prudenti, ritengono che il luogo fosse sì abitato già in epoca greco-romana, ma da popolazioni rurali o da reclusi condannati ai lavori forzati o da esiliati dalle vicine città, la stessa Tyndaris e Abacena. Che il luogo fosse abitato in tempi molto antichi è comunque confermato dal ritrovamento di tombe, con vasi, nelle contrade Frassinello e Ospizio.

Incerta è l'origine o la motivazione del suo stesso nome, almeno fino all'alto medioevo, anche se viene azzardato che le popolazioni di origine greca chiamassero il luogo "Petra", forse per l'imponente emergenza rocciosa della località Malopasso dalla quale fino ad epoca relativamente recente si ricavava un pregiato marmo rosa, e quelle romane, ancor meno verosimilmente, "Petrus".

Con il progressivo diffondersi del Cristianesimo dalle città alle campagne si cominciò probabilmente ad usare il nome "Sanctus Petrus", utilizzato per indicare oramai un nucleo abitato, e successivamente, certo nel tardo Medioevo, il borgo diventò "Sanctus Petrus super Pactas". L'abitato seguì ovviamente le vicende dell'isola, e fu quindi bizantina e poi soggetta alla dominazione degli Arabi, conquistatori della Sicilia nel corso del IX° secolo, fino a quando il Conte Ruggero, nell'XI° secolo, non restituì questa terra al mondo cristiano.

Gli Arabi sconfitti lasciarono comunque ai posteri la loro eredità anche a San Piero. Il cuore più antico del paese si chiama infatti ancora oggi Arabite, e ciò deriverebbe per qualcuno dal fatto che una popolazione araba, qui stanziata dopo la conquista, si fosse insediata in quella parte dell'abitato, e per altri dal fatto che gli arabi lì fossero costretti a viverci, in una sorta di "ghetto" fuori porta, per decisione dei nuovi conquistatori.
I Normanni combatterono in zona alcune delle loro numerose battaglie. Fra i territorio di Librizzi e quello di Piano Campi una località è detta ancora Capitan d'armi e il nome potrebbe far riferimento a quell'epoca. Più significativa la vittoria di cui si ha memoria, riportata in contrada Vinciguerra.

Il Conte eresse in zona vari edifici e fondò, tra l'altro, il vicino paese di Raccuja, e non lontano da esso un importante monastero basiliano. In questo contesto fu di grande significato il prolungato soggiorno in paese dei soldati di Ruggero, inviati in suo aiuto oltre che dal fratello Roberto il Guiscardo anche da altri signori, e in particolare, per quel che ci riguarda, probabilmente dal Marchese del Monferrato. Questa permanenza favorì la fusione della loro parlata forestiera con quella degli abitanti, dando vita a un particolare dialetto, riconosciuto come di "origine gallo-italica", non lontano da quello parlato anche a Novara di Sicilia, San Fratello e Randazzo, altre comunità cui Ruggero aveva assegnato soldati di analoga provenienza. Il paese può essere considerato ancora oggi come una sorta di vera e propria isola linguistica circondata da parlate di chiara origine siciliana, e così viene indicato in talune carte tematiche, a cominciare da quelle del Touring Club Italiano.

Nonostante l'instaurarsi di un sistema feudale il paese di San Piero Patti conservò talvolta la sua appartenenza al demanio regio, come sotto Federico II di Aragona, ma poi, con il passare dei secoli, fu più spesso e a lungo infeudata. Signori del paese furono così via via gli eredi del giudice Giovanni De Manna, i baroni Orioles , i Caccamo, imparentati con gli stessi Orioles e, infine, i principi Corvino, e ciò fino all'abolizione della feudalità in Sicilia. Di questa lunga storia - ricostruita, per quanto possibile e con molti limiti storiografici, nei lavori di Argeri e Pintabona e meritevole di ulteriori auspicati approfondimenti - si ricordano soprattutto alcuni significativi episodi.
Uno dei più importanti di questi episodi si inserisce nella storia delle dinastie feudali e l'avvenimento viene da qualche anno ricordato con una bella rievocazione storica. Venne in paese nel 1356 re Federico III d'Aragona, e invece di trovarvi un paese ostile - come pensava che fosse per il fatto che qualche anno prima, a causa delle angherie subite, gli abitanti si erano ribellati ai baroni Manfredo e Giovanni Orioles, uccidendo quest'ultimo - trovò invece un paese tranquillo che gli giurò fedeltà. Nel castello di San Piero il re rimase così tre giorni, emettendo tutta una serie di editti finalizzati all'amministrazione del Messinese.
[Questo episodio viene da alcuni così datato e così è ricordato sul sito ufficiale del Comune, ma secondo il Repertorio della Feudalità Siciliana, redatto per questi aspetti su documenti  dell'Archivio di Stato di Palermo, la rivolta degli abitanti di San Piero contro Giovanni e il fratello Manfredi avvenne nel dicembre 1371. Dopo la rivolta il borgo fu ricondotto  al regio demanio, ma nel 1377 esso fu infeudato nuovamente agli Orioles nella persona di Berengario III Orioles, nipote di Giovanni.]

Del Risorgimento si ricorda il consistente reclutamento a San Piero Patti di tanti volontari garibaldini, tra cui anche lo scienziato sampietrino Giovanni Gorgone, fondatore della clinica chirurgica e del gabinetto di Anatomia patologica dell'Università di Palermo, che con tutta la sua scuola istituì e diresse un ospedale da campo a Milazzo per soccorrere i soldati che parteciparono a quella che fu una delle più importanti battaglie risorgimentali nel Meridione.

Dopo la cacciata dei Borboni il paese seguì le sorti della Sicilia nell'Italia finalmente unita. Il nome di San Pietro sopra Patti, utilizzato per molto tempo e con diverse varianti, fu cambiato definitivamente nel 1912 in San Piero Patti. Dalla fine del secolo XIX°, non in modo costante ma seguendo i principali e ben noti flussi di emigrazione, San Piero Patti si spopolò: prima l'America, poi l'Australia, la Germania, la Svizzera. Ma la sua storia contemporanea non è fatta solamente di questo lento abbandono per necessità della terra d'origine.

Non va dimenticata, anzi, l'esperienza fatta dai sampietrini nel Primo Dopoguerra, quando il paese rappresentò fra il 1920 e il 1921 la punta più avanzata del movimento proletario messinese. Prima come PSU e poi, dopo la scissione di Livorno, come PCd'I, il proletariato sampietrino, in un contesto ancora profondamente dominato da galantuomini e borghesia padronale, fu capace di vincere le elezioni amministrative e di governare il Comune. Fu una esperienza breve, interrotta a causa delle violenze squadriste, libere nel Mezzogiorno ancor più che nel resto del Paese di seminare violenza contro gli avversari politici. Di quell'esperienza fecero le spese non solo coloro che caddero sotto i colpi dei fascisti, Marmorio e Lauria, ma anche coloro che furono inviati al confino e quanti furono costretti a lasciare il paese. Di questa storia ha scritto Pietro Bovaro nella sua tesi di Laurea qualche decennio fa, una tesi che avrebbe meritato almeno la pubblicazione da parte dell'Amministrazione Comunale, per farla conoscere alle più giovani generazioni.
La sconfitta del movimento lasciò comunque tracce importanti nella memoria dei sampietrini, tanto che si potrebbe parlare di resistenza strisciante durante il ventennio e negli ultimi anni di guerra. Ne furono in qualche modo conseguenza e dimostrazione la schiacciante vittoria repubblicana nel Referendum del 1946, con una proporzione che non ebbe eguali in Sicilia, e le amministrazioni rosse del Secondo Dopoguerra, che videro protagonista in prima persona il sindaco Giuseppe Gorgone. Poi quell'esperienza si concluse, per vari motivi che varrebbe la pena di approfondire con ricerche serie, e con l'avvento degli anni sessanta il paese si piegò a una ondata migratoria e ad una assai meno onorevole storia politica.


Testimonianze storiche e artistiche

Data la lunga vicenda     storica del paese, diverse e significative sono le testimonianze del passato, a cominciare dal quartiere Arabite, il cui impianto medievale è ancora leggibile nonostante le modifiche intervenute nei secoli e lo stravolgimento in senso moderno avvenuto negli ultimi decenni di molte delle vecchie abitazioni, dovuto essenzialmente alla scarsa tutela e alla poca lungimiranza dei sampietrini. L'incapacità delle amministrazioni comunali che si sono succedute di dare regole per la tutela e la conservazione di quello che fino a non molto tempo fa era uno straordinario patrimonio storico e urbanistico ha purtroppo ormai causato danni irreparabili a un ambiente che era per molti versi unico e caratterizzante, certamente prezioso e fruibile sotto molti profili, a cominciare da quello turistico e insediativo di particolari attività.

Delle numerose chiese un tempo esistenti sono rimaste le più importanti. Quella più interessante sotto il profilo architettonico è la Chiesa di Santa Maria. Il portale esterno riporta la data di costruzione, che risale al 1581, ma l'impianto originario deve essere quattrocentesco. L'interno a tre navate, definite da belle colonne, è caratterizzato soprattutto da uno splendido soffitto barocco a cassettoni impreziositi da pregevoli intagli, opera di (Michele?) Aidala da Bronte, con al centro un altorilievo dell'Assunta in oro zecchino. Notevoli anche gli stucchi che decorano cupole delle cappelle absidali, vele, soffitto e altre parti del presbiterio. Significative comunque anche le opere d'arte ospitate all'interno della chiesa, a cominciare dal portale della sagrestia. Un bellissimo altare nel transetto destro, impreziosito da marmi policromi locali, ospita un Crocifisso cinquecentesco, mentre la vicina cappella di San Biagio la statua marmorea di scuola gaginesca del Santo patrono del paese. Prezioso è l'organo barocco del 1758, opera di Annibale Lo Bianco, famoso organaro di Galati Mamertino. Da segnalare infine che in fondo alla navata di sinistra è stata aperto di recente l'accesso ad un piccolo ambiente, un sudario che ospitava un tempo i resti mortali dei chierici defunti. Affianca infine la chiesa un alto campanile adornato da una bella finestra barocca.

In Piazza Duomo sorge la Chiesa Madre o Matrice, settecentesca, ma quasi certamente edificata su un impianto trecentesco, o comunque sul luogo di una chiesa preesistente da lungo tempo. Della vecchia chiesa si hanno infatti già notizie nel XV° secolo. La chiesa, attualmente chiusa al culto, ha una semplice facciata arricchita da portali geometrici in pietra da taglio. La chiesa è stata danneggiata più volte a seguito di calamità, ma è stata sempre riparata e riaperta: danneggiata dal terremoto di Messina del 1783 e da quello più recente del 1979, alla fine dell'Ottocento fu soggetta a movimenti franosi, che ne minacciarono l'esistenza stessa. Affianca la chiesa il tozzo campanile, ribassato nell'Ottocento a causa del pericolo che incombeva su palazzo Orioles. All'interno diverse sono le opere d'arte di rilievo, soprattutto quelle marmoree, a cominciare dal sarcofago, sostenuto da due leoni e sormontato da una statua del Redentore in mezzo a due angeli, che accoglie le spoglie del nobile Domenico Natoli, sposo di Caterina Scaglione, che fece costruire l'opera nel 1608. Pregevoli le statue gaginesche raffiguranti Santa Caterina e la Madonna dell'Itria. Notevoli sono poi i numerosi elementi architettonici che decorano le cappelle laterali, a cominciare da alcuni portali e dagli altari della Madonna del Rosario e di San Pancrazio. Di rilievo infine il coro ligneo che circonda l'altare maggiore e alcuni dipinti.

Ai margini (un tempo fuori) del centro abitato è la Chiesa del Carmine, annessa al Convento di recente restaurato e restituito alla comunità sampietrina per un uso pubblico. Conserva diversi affreschi di buona fattura, soprattutto quello al centro del soffitto, circondato da una cornice di stucco, datato 1722 e attribuito a un pittore locale, Antonino Spanò, alunno della scuola conventuale e poi, sembra, maestro della stessa scuola. Notevole è soprattutto l'impianto del ricco altare in legno con colonne tortili, che ospita al centro la Madonna ed è adornato di diverse sculture.
Il convento risale alla seconda metà del Cinquecento, anche se sulla data ci sono opinioni diverse, e ospitò i carmelitani fino a quando nel 1866 il nuovo stato unitario non lo soppresse, insieme ad altre istituzioni religiose sampietrine, confiscandone i beni.
Pare che la biblioteca del Monastero fosse famosa, ma i suoi libri andarono dispersi dopo la vendita conseguente alla soppressione. Con i restauri anche il bel
chiostro è stato restituito all'antico splendore e costituisce oggi un suggestivo scenario per manifestazioni all'aperto.

Fra le poche altre chiese salvate dalla distruzione e giunte fino a noi come luogo di culto si segnalano la Chiesa dell'Annunziata, edificata a protezione del paese sul fianco della collina opposta a quella del Castello in località che porta il suo nome, che ospita il gruppo di scuola gaginesca dell'Annunciazione, e la Chiesa della Madonna delle Grazie, edificata su un roccia anch'essa ai margini del paese, all'inizio della carrozzabile per Raccuja. Seppure ristrutturata in chiave moderna, è da segnalare la chiesa del convento dei Minori Osservanti, soppresso anch'esso in base alla legge del 1866, perché ospita la statua di S. Maria di Gesù, notevole opera marmorea gaginesca. Visibili sono infine nella parte più antica del paese i resti della Chiesetta di San Leonardo.

Tra le memorie più belle che adornano il centro di San Piero Patti ci sono le fontane, a cominciare dalla barocca marmorea "Fontana di Santo Vito", raffinata ed elegante, costruita nel 1686 con i favori del barone Giuseppe Caccamo. Più recente invece è la "Fontana del Tocco", ai piedi della Chiesa di Santa Maria, fatta costruire nel 1875 dall'Amministrazione Comunale dell'epoca e così detta, come l'attigua piazza, per i rintocchi delle ore del sovrastante campanile. Una statuaria non priva di valore è presente nel vecchio cimitero, ormai pressoché deturpato nel suo carattere originario dall'informe e variopinto proliferare delle cappelle degli ultimi decenni.

Dell'antico passato del paese di San Piero ci sono ancora altre testimonianze, meno evidenti - e meno insigni, se volete, di quelle artistiche - eppure non meno significative sotto molteplici aspetti, anche se di difficile lettura in un territorio adattatosi oramai da tempo alla contemporaneità. A cominciare dai resti dell’antica torre del castello feudale. La base di quella che era una massiccia torre di guardia e di avvistamento è tutto ciò che rimane dell'imponente maniero che dall'alto del colle ha dominato per secoli il paese con la sua mole. Rovinato dopo il 1860 per l'uso degli abitanti di ricavarne pietre per le loro costruzioni, gli ultimi ruderi, con quella che doveva essere la polveriera, scomparvero agli inizi degli anni Cinquanta, quando sul luogo del Castello fu iniziata la costruzione di un moderno edificio scolastico.

Seminascoste nel tessuto urbano ci sono significative molte tracce di un passato degno di nota. Molti portali sono arricchiti con ornamenti architettonici che sarebbe il caso di catalogare (o almeno di censire) per garantirne la conservazione e, dove occorra, il restauro. Questi ornamenti in pietra, di cui si propongono qui esempi significativi, datano per lo più alla seconda metà dell'Ottocento e ai primi del Novecento, e testimoniano il bisogno e il desiderio di distinzione delle famiglie della borghesia urbana, ma anche di quelle che cominciavano a distinguersi rispetto alla massa dei poveri braccianti e dei contadini. L'opera di intaglio della pietra appare esemplare a San Piero non meno che nei vicini paesi, nei quali il tema degli abbellimenti architettonici dei portali appare simile quanto a materiali impiegati e  motivi, seppure, a volte, più antico. Permangono, anche se ormai rari, anche pregevoli esempi di quegli abbellimenti dei portoni che a volte erano i battenti, ma gli stessi portali, di fogge assai diverse, secondo l'epoca costruttiva e la diversa ricchezza delle case, sono esempi singolari del passato. Insieme a finestre, forni, ambienti, mostrano tutta la varietà costruttivadi un passato ancora leggibile. Altre rilevanze architettoniche sono costituite infine da decorose dimore di campagna dei maggiorenti e da dimore rurali sparse nel territorio comunale, testimonianze, con i loro manufatti destinati ai vecchi lavori, di un mondo contadino che non c'è più. Quasi scomparsi sono purtroppo invece i murales che a metà degli anni Ottanta erano stati fatti dipingere sui muri di diverse case.  Nel sito ne sono riportati alcuni, fotografati poco tempo dopo che gli artisti avevano finito il loro lavoro, ma l'incuria per questa pitture non è stata inferiore a quella per il centro storico.

Resiste ancora alle piene torrentizie, in contrada Pigno, l'antico ponticello che scavalca il torrente Urgeri, detto "u puntittu". In ambiente montano si possono osservare alcuni "tholos", piccole costruzioni a pianta circolare in pietra utilizzate un tempo come ricovero dai pastori. Possono essere notati anche dal visitatore frettoloso che percorra la provinciale che porta alla statale 120, in località Taffuri. Singolare invece il palmento medievale a due livelli scavato nella roccia, osservabile in località Mindozzo.

Fra i beni più importanti vi sono certamente infine quelli di genere demo-etno-antropologico, in via di progressiva scomparsa essendo destinati ad essere sostituti sempre di più da manufatti moderni. Anche in questo caso sarebbe necessaria la loro catalogazione secondo le regole date a livello ministeriale (o almeno un loro censimento), e soprattutto la loro tutela e conservazione nell'ambito di una istituzione museale di tipo etnografico (ci sono oramai diverse realtà di questo genere nel territorio dei Nebrodi, anche se la loro "qualità" è spesso assai modesta). Meglio ancora sarebbe realizzare un'istituzione culturale di natura ecomuseale, che oltre alla struttura espositiva museale principale - da realizzarsi secondo gli approcci più moderni in materia (e senza la sciatteria che a volte si vede altrove in questo campo) - possa riguardare le importanti tracce di cui è disseminato ancora l'intero territorio comunale. Il lavoro iconografico realizzato nel 1980 da Silvia Genovese e Nuccio Caruso sul mondo contadino avrebbe meritato ben altro seguito, ma alle amministrazioni comunali di quel tempo era chiedere troppo. Oggi, forse, con il contributo di tutti i sampietrini, certe cose si possono fare.

Piccola Bibliografia su San Piero Patti

Offriamo qui al visitatore una piccola bibliografia che può essere utile per ogni approfondimento che si voglia fare della storia e di altri aspetti inerenti il paese di San Piero


1) Pintabona Cosmo, San Piero Patti (Storia - Arte - Patriottismo), La Via, Palermo 1965
2) Genovese Silvia-- Caruso Antonio,
Immagini di lavoro e vita contadina a San Piero Patti, G.B.M. 1981
3) Mondello Angela - Ardiri Catena, San Piero Patti Luci ed ombre, Industria Poligrafica della Sicilia, Messina 1981
4) Argeri Giuseppe, Storia di San Piero Patti, Scuola Grafica Salesiana, Palermo 1984
5) Cartaregia Maria Cristina, "U gnegnu di Sampirotti", MAGI, Patti 2000
6) Cartaregia Maria Cristina, Paisi chi vai sampirotti chi trovi, edizione a cura dell'autrice, San Piero Patti 2003
7) Franco Francesco, La Scuola Media di San Piero Patti, Pungitopo, Patti 2003

Segnaliamo infine, come abbiamo già detto sopra, la tesi di Laurea di Pietro Bovaro, disponibile presso la Biblioteca Comunale: "Un comune socialista della prov. di Messina nel primo dopoguerra: San Piero Patti (1920-1921)" - Università di Messina, Facoltà di Lettere e Filosofia, A.A. 1972-73.


Links sul paese di San Piero Patti

Vi segnaliamo i principali siti che parlano del paese di San Piero. Dato che in Rete non si può essere mai esaustivi e ogni giorno è portatore di novità vi invitiamo però a segnalarci tutto quello che non siamo riusciti a trovare.

Ultimo nato dei siti, che "vuole essere un luogo d’incontro virtuale per tutti i Sampietrini che sono lontani dalla propria "TERRA", è quello di Nino Gatto, Sampietrini nel Mondo, sito che vi invitiamo a visitare e che permette di dialogare attraverso un Forum.

Informazioni generali o sulle aziende del paese si trovano su molti siti che citano o descrivono i comuni, siano essi  semplici DB o  siti istituzionali, turistici, ecc.

Chi naviga per avere informazioni utili e notizie attendibili può cominciare naturalmente dal sito ufficiale del Comune di San Piero Patti e da quello della Pro Loco. Interessante è anche il sito Petralink, curato da Filippo Accordino ma che non viene aggiornato spesso.


Notizie e informazioni di vario genere si trovano anche sui seguenti siti:

Molte le pagine singole o le citazioni che parlano di San Piero Patti (molte nelle pagine o nei siti di emigranti di varia generazione). Basta del resto fare clic su un adeguato motore di ricerca. Fra le pagine della rete più specifiche vi segnaliamo comunque quelle, in inglese, in cui si trova l'elenco dei caduti sampietrini della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, con indicazioni del grado, della paternità, ecc., il sito dell'Istituto Comprensivo di San Piero Pattie quelli sul dialetto galloitalico di Sicilia (1, 2



In paese vi consigliamo

(O sulla fiducia, per la serietà che riconosciamo negli operatori, o perché provati di persona. La mancata segnalazione di altri non vuole certo avere valore di giudizio. Non ci sarebbe possibile fare riferimento a realtà che non conosciamo bene, e del resto, trattandosi di una pagina di un sito molto personale, ogni indicazione è ampiamente opinabile. In ogni caso chiediamo finora scusa a coloro che dovessero sentirsi in qualche modo "trascurati" e li invitiamo a segnalarci attività degne di particolare attenzione).

Per soggiornare

Vi segnaliamo innanzi tutto tre agriturismi di qualità a 5 stelle, senz'altro fra i migliori della Sicilia orientale.

A circa 600 metri, sulle colline che si affacciano sul paese e sulla valle del Timeto, di fronte alle Isole Eolie e non lontano del Parco dei Nebrodi, si trova l’azienda agrituristica Il Daino di proprietà Sebastiano Galvagno. Sul sito si può fare invece la conoscenza degli agriturismi Le Rocche e Fontanavena di proprietà delle famiglie Fiore e Forzano, il primo costituito da una villa padronale del 1784 e da tre casali della stessa epoca immersi in una verde vallata delle colline nebroidee e il secondo in collina, di fronte alle Isole Eolie.

Vi segnaliamo inoltre: 1) l'agriturismo Il Capitano, che si trova in contrada Garì, a circa 900 metri di altitudine e che, diversamente da quanto riportato sul sito, non è proprio vicino al paese (e, aggiungiamo, non è neanche facilmente raggiungibile da ogni autoveicolo) ma che certamente si trova immerso in ambiente suggestivo, l'ideale per chi è amante della natura intatta e quasi selvaggia, che da queste parti è cosa rara; 2) il B&B Le Poiane di Giacinta Fazio.

 

Per poter apprezzare i sapori più tipici

Vi consigliamo soprattutto la Trattoria Da Luciana, in contrada Sambuco, locale segnalato anche da Slow Food e da diverse guide specializzate. La strada per arrivarci può sembrare scomoda ma antipasti e pietanze valgono veramente il viaggio. Notevoli e apprezzate sono anche le cucine dei tre agriturismi sopra ricordati, che uniscono alla buona qualità della tavola anche quella dei soggiorni. Per assaporare al meglio, in ambiente più spartano, il tipico castrato alla brace e altri piatti della tradizione più "popolare" vi segnaliamo la Trattoria "da Brasarella" (Tel.: 0941-660000), che da molti anni opera in contrada Taffuri, a circa 1000 metri di altitudine lungo la strada provinciale che da Patti risale fino alla SS 116 per Floresta e Randazzo. Più recente, ma abbiamo apprezzato il buon servizio e la cortesia, il ristorante Annunziata.

Per i sapori più tipici in Sicilia non ci si può limitare a ristoranti e trattorie, ma occorre visitare necessariamente altri ambienti, fra i quali bar e pasticcerie. Gelati e granite si trovano ovunque nei bar e nelle pasticcerie del paese, anche se con differenze rilevanti di qualità e gusto. Vi vogliamo però segnalare le classiche "paste", preparate però questa volta con "pasta di nocciole" anziché di mandorla, che abbiamo assaporato presso il Bar Pasticceria Select Sport di Renda Carmela, nella centrale Piazza Duomo. Poco distante, nella Via Garibaldi, il rinnovato Bar Pagliazzo offre alla clientela (oltre a tipiche specialità messinesi come "pignolata" e le c. d. "pesche", non facili da trovare in giro, ripiene di crema e innaffiate all'interno con alchermes) la possibilità di accompagnare le granite limone con il biscotto di un tempo, quando le tipiche brioches non c'erano ancora o non erano entrate a far parte delle quotidiane abitudini. Quando la granita al limone di oggi si misurava ancora come "mezza granita", vi si inzuppava questo lungo biscotto casalingo, dall'inconfondibile sapore dato dai semi di sesamo. La granita al limone assaporata in questo modo è tutta un'altra cosa.

Oltre che direttamente dai produttori della zona, in paese si possono acquistare prodotti alimentari tipici in diversi negozi, ma per provole e ricotte al forno, formaggi e salumi della zona, vi possiamo consigliare di chiedere di Agostino Scaglione, nel negozio di Tirintino Giuseppa, in via Torquato Tasso.

Vogliamo infine segnalare il laboratorio artigianale Mosaici Mannino, che potete anche visitare sul Web oltre che in Piazza Dante.

Nella pagina Vademecum del sito della Pro Loco di San Piero Patti potete trovare comunque informazioni, links e numeri utili per il vostro soggiorno in paese.

Per gli aspetti gastronomici vi rinviamo invece a visitare la pagina di questo sito relativa alla gastronomia e ai sapori dei Nebrodi, che vi permetterà di approfondire il tema. Nel libro potete trovare ricette tipiche anche del paese di San Piero Patti, mentre negli aggiornamenti si trovano riferimenti specifici.