Ugo Catola e Marcabruno

Amics Marcabrun, car digam

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Amico Marcabru, diciamo

d’amore un vers, che di cuore amo,

sì che quando ci separiamo

ne sia lontano il canto udito.

 

Ugo Catola, sì, facciamolo;

ma per falso amore reclamo:

da che il serpente abbassò il ramo

non furon tante ingannatrici.

 

Marcabru, non mi fa piacere

d’amor diciate altro che bene;

perciò vi provoco a tenzone,

che d’amore son figlio e allievo.

 

Catola, non senti ragione?

Sai che Amore tradì Sansone!

Voi credete, e gli altri bricconi,

tutto vero ciò che vi dice.

 

Marcabru, dicono gli autori

di Sansone il forte e sua moglie

che lei gli aveva il suo amore

tolto, quand’egli fu perduto.

 

Catola, perché ad un peggiore

lo diede, e lo tolse al migliore,

quel dì perdette il suo valore

che il suo fu per l’altro tradito.

 

Marcabru, se è come affermate,

che amore e inganno mescolate,

è l’elemosina peccato,

la cima verso la radice!

 

Catola, l’amore che dite

cambia copertamente i dadi:

dopo un buon lancio controllate!

– dicon Davide e Salomone.

 

Marcabruno, amore declina

perché trovò gioventù vile,

ed al cuore mi duole e affligge

che ne parliate tanto male.

 

Catola, Ovidio ci persuade

e ci mostra punto per punto

che non sdegna bruno né biondo,

ma preferisce chi è più in basso.

 

Marcabru, mai, credo, t’amò

questo amore che hai tanto in odio,

e mai niente meno pregiò

di tali giullari allocchiti.

 

Catola, verso nulla un passo

fece, che non s’allontanasse,

e s’allontana ancora adesso,

e fin quando siate finito.

 

Marcabruno, se stanco e in doglia

la mia buona amica m’accoglie

con un bacio quando mi spoglio,

sono sano e salvo e guarito.

 

Catola, per amore il soldo

del folle salta dentro il torchio,

e poi mostra la via con l’occhio

dietro tutti gli altri scherniti.

 

 

     Edita in Anticomoderno Uno. Convergenze testuali, Roma, Bagatto,

1995 (e già prima in Scritti per Roberto Antonelli in occasione dei suoi 50

anni, Roma Bagatto, 1992).

     Testo: Aurelio Roncaglia, La tenzone tra Ugo Catola e Marcabruno,

 in Linguistica e Filologia. Omaggio a Benvenuto Terracini, Milano, Il Sag-

giatore, 1968, pp. 201-54.

     Il testo è databile, secondo Roncaglia, fra il 1133 e il 1137, più

vicino al primo termine. È l’esempio più antico di una tenzone vera e

propria, cioè composta dai due che si nominano, una strofa

per uno alternatamente. Questo modo di comporre insieme pre-

suppone collaborazione e solidarietà, al di là dell’opposizione

delle tesi sostenute dai contendenti, senza la quale la tenzone

stessa non potrebbe esistere.

     Nella traduzione uso liberamente, per ragioni metriche, sia

la forma provenzale Marcabru, sia quella italiana Marcabruno, che

preferisco perché tradizionale da noi.

     L’ultima strofa suona così nel testo di Roncaglia:

 

Catola, per amor deu truoill              53

tressaill l’avers al fol lo suoill,

e puois mostra la via a l’uoill

aprop los autres escharnitz.             56

 

     Roncaglia traduce: « Catola, per amore sotto il torchio [truoill]

fuoriesce [tressaill] dal secchio [suoill] ogni sostanza, e poi con

l’occhio [amore] indica la strada dietro agli altri scherniti». Lo stesso

testo (con una virgola alla fine del v. 53) è tradotto da Gaunt (Marcabru.

A Critical Edition, by Simon Gaunt, Ruth Harvey and Linda Paterson,

Cambridge, Brewer, 2000): « Catola, for the love of strife [truoill,

significato attestato, derivato da quello di ‘torchio’, ‘pressione’], the fool’s

money leaps over the threshold [suoill], and then it will show the

way to go after the other idiots».

     Intendo suoill ‘soglia’ (come la maggior parte degli interpreti, tranne

Roncaglia), cioè la ‘soglia’, reale o metaforica, da superare per giungere

al torchio, o nel torchio (la soglia del locale in cui si trova il torchio, oppure,

metaforicamente, il bordo del vaso in cui si getta il materiale da torchiare);

ritengo che il soggetto di mostra sia l’avers al fol (così Gaunt); costruisco:

per amor l’avers al fol tressaill lo suoill deu truoill, ‘per amore il denaro

del folle oltrepassa d’un salto [tressaill] la soglia del torchio’, cioè ‘il denaro

del folle se ne va a farsi spremere’; dopo di che lo stesso denaro,

personificato ‘mostra con un cenno dell’occhio la via (da seguire) con gli

altri scherniti’, mostra dove andranno a finire tutti quelli che si fidano di

Amore. La bibliografia degli studi su questa strofa tormentata si

ricava dalle due edizioni citate.