Marcabruno

Bel m’es quan la fueill’altana

> indice del Quadernino

 

Mi rallegra quand’è in alto

la foglia sul ramo,

e si sgola l’usignolo

giù fra i ramoscelli,

e all’albore il bosco freme

del canto che trilla.

 

Ogni uccello che ha sana

voce si dà al canto,

e s’impegna anche la rana

presso la sorgente,

la civetta col compagno

se non altro brontola.

 

Queste creature vane

d’amore s’uniscono;

la loro gioia va in piano,

e la nostra zoppica,

che noi, chi più può più inganna,

così andiamo in vacca.

 

Il vigliacco lingua torta

che di frode trama

con menzogna e con inganno

distrugge e fa il vuoto,

e perciò amore sicuro

non c’è senza ruggine.

 

Gioventù tradisce e inganna

e Donare pencola,

e si sa per cosa certa

che Valore svicola,

e Viltà s’impone sopra

la madre e la figlia.

 

Da una ciuca e una balzana

venne questa lite,

da lontano nacque e cresce

questa meraviglia:

chi è mostruosa più e più incanna

dentro la sua borsa?

 

Peggio è amore che puttana

se ingannando piglia,

è crudele e scotta e è insipido,

ed è caldo e freddo,

tinge i panni e inzafferana

a quello che striglia.

 

Sta genìa falsa cristiana

che in peccato s’agita

verso il Khorassan infine

rivolge il suo sudicio:

battezzarsi nel Giordano

le sembra un pericolo.

 

 

     Testo: Simon Gaunt, Ruth Harvey, Linda M. Paterson, Marcabru:

A Critical Edition, Cambridge, D.S. Brewer, 2000.

     Testo e interpretazione sono ancora da chiarire, o comunque non

mi sono chiari, in molti punti. Confesso di avere tentato questa tradu-

zione largamente ipotetica perché affascinato dalla seconda e terza

strofa, che mi erano diventate un ritornello mentale.