Arnaut Daniel

Lo ferm voler qu’el cor m’intra

> indice del Quadernino

 

La fermezza che in cuor m’entra

non può becco spezzare a me né unghia

d’invido che sparlando perde l’anima:

non l’osando colpir con ramo o verga,

di frode almeno, ove non avrò zio,

godrò gioia in giardino o dentro camera.

 

Se ripenso a quella camera

dove, a mio danno so, nessuno entra,

ma ognuno m’è più che fratello o zio,

non ho membro non frema, fosse l’unghia,

come fa il bimbo davanti alla verga:

tanto temo non sia a lei presso all’anima.

 

Presso al corpo, non all’anima,

e mi prendesse di nascosto in camera,

che più mi piaga il cuore che una verga

ch’ora il suo servo dove ell’ è non entra:

sarò di lei come la carne e l’unghia,

e non darò retta ad amico o a zio.

 

La sorella di mio zio

mai di più amai né tanto, per quest’anima,

che tanto accosto com’è il dito all’unghia

mi vorrei, se volesse, alla sua camera:

mi ha in mano sua l’amore che in cuor m’entra

meglio che un uomo forte esile verga.

 

Mai dacché la secca verga

fiorì, e a Adamo seguì nipote e zio,

amor puro così, come in cuor m’entra,

non credo fosse in corpo, e meno in anima:

dovunque stia, all’aperto oppure in camera,

non si scosta il mio cuore da lei un’unghia.

 

Così afferra sé e s’inunghia

in lei il mio cuore come scorza in verga,

che è di gioia palazzo, torre e camera;

meno i parenti amo, fratello e zio,

che ne avrà in Cielo doppia gioia l’anima,

se alcuno mai perché ama bene v’entra.

 

Arnaldo invia il suo canto d’unghia e zio

che piaccia a lei che di sua verga ha l’anim’a

Suo Desiderio, a cui Pregio entra in camera.

 

 

     Edita in Anticomoderno Due. La sestina, Roma, Viella, 1996.

     Canzone non databile. Lo schema metrico è quello che, ripreso e

modificato da Dante e codificato da Petrarca, darà luogo in Italia alla

forma della ‘sestina’.