Macchinario d’amore
A Gigia,
che se n’è andata
A Billa,
che ci consola
Quella piccola anima
che tengono
nascosta in corpi
piccoli, così veloci,
le gatte se la
portano dove vogliono
e ne sono
proprietarie gelose,
e fanno appena
scintillare gli occhi
nell’oscuro d’un
orto, dietro un cespuglio,
scoccando un lampo a
chi le cerca, un segno
dell’affetto che han
dato e che hanno tolto.
Per loro il tuono è ancora
un dio, lo schianto
d’un ramo sotto il
piede una minaccia
che irridono
involandosi in un niente,
e tutte le passioni e
i tormenti
che scoppiano in
questo macchinario d’amore
non sono che tempeste
in un bicchier d’acqua.
(Pietro G. Beltrami 1999)