Oltre la linea d’ombra


Mostra personale 8 – 20 settembre 2006


…il tempo procede finché non si scorge dinanzi a noi una linea d’ombra che ci avverte che anche la regione della prima giovinezza dev’essere lasciata alle spalle.

Joseph Conrad


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Con la mia prima personale di scultura e grafica intendo verificare alcune «contaminazioni» tra linguaggi espressivi, che sono venute maturando, nella mia esperienza, di pari passo con la mia attività di scultore, pur mantenendomi fedele a me stesso nei contenuti.

La curiosità e il desiderio di forzare margini nuovi mi ha anche portato ad esplorare le particolari opportunità offerte alle arti figurative dalle nuove tecnologie, cercando di valorizzarne il contributo, in particolare nel confronto con originali materici, pesanti - nel caso della grafica, spesso schizzi o bozzetti per figure di modellato -, con risultati che mi incoraggiano a proseguire questa ricerca.

Ancora, la mostra cerca quasi costantemente il rapporto tra figura e testo, tra linguaggio visivo e parola – quasi a voler simulare, nella concretezza e nella fisicità di un’esposizione «classica», una sorta di narrazione ipertestuale – ed anche in ciò risentendo dell’impatto con le nuove modalità comunicative.

Tutto ciò si pone tuttavia su uno sfondo, a tratti plumbeo, di dolore, dolore del corpo (come è stato detto, la scultura, fra le arti, è quella che più fa «sudare» e soffrire), ma anche se non soprattutto dolore dell'anima.

La celebre frase di Conrad allude in certo modo alla mia stessa esperienza, bruscamente interrotta nella «greca» serenità olimpica dell'adolescenza, per poi essere ripresa, molti anni più tardi, in un mondo e con uno spirito profondamente mutati.

Tuttavia non credo che sia soltanto un fatto autobiografico, e che al contrario questa ‘disillusione’ tenda ad assumere tratti universali.

Ciò che oggi mi trovo davanti agli occhi – ma ciò che tutti noi possiamo vedere - non è più illuminato dalla luce che splende sul mondo «al di qua» della linea d'ombra, ma sta sotto un cielo squarciato da lampi che illuminano pozze profonde di violenza, di sofferenza, di corruzione - ciò che è l'universo cupo dell'esperire delle «vite di scarto».

Ma, una volta oltrepassata la linea, nessuno, credo, può tornare indietro.
E, soprattutto, nessuno può fingere di non aver visto.


Vittore Gallingani,
Castel d'Aiano, agosto 2006

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©Vittore Gallingani