I Decorati con medaglia d'oro sul fronte del Pasubio

Cesare Battisti

 
Cesare Battisti

Nato a Trento il 4 febbraio 1875. Il padre era un agiato commerciante. La madre - Vittoria Teresa de Fogolari del Toldo - apparteneva ad una nobile famiglia di Rovereto. Dopo gli studi e la laurea a Firenze si dedicò agli studi di geografia. Nel 1911 è eletto deputato al parlamento di Vienna in rappresentanza del Trentino. Nell’agosto del 1914 riparò in Italia. Nel maggio del 1915 si arruola nel V° Rgt. Alpini. Nel dicembre dello stesso anno è promosso sottotenente del 6° Alpini e viene successivamente chiamato all’Ufficio Informazioni della Iª Armata quale esperto geografo. Il 18 maggio 1916, in piena Strafexpedition, chiede di passare tra le truppe combattenti e il 29 maggio è in zona di operazioni con la IIª Compagnia di marcia del 6° Alpini: con lui è anche Fabio Filzi. Catturato nell’azione di Monte Corno il 10 luglio 1916, Battisti (unitamente a Filzi) viene processato a Trento per alto tradimento e impiccato il 12 luglio 1916 nel castello del Buon Consiglio.

“Esempio costante di fulgido valor militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini fino all'estremo finché, tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il dorso al nemico, od il sicuro martirio, scelse il martirio.  Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando, prima di esalare l'ultimo respiro: VIVA L'ITALIA!”

 

 

 

Aldo Beltricco

 
Aldo Bletricco

Nato a San Damiano Macra (Cuneo) nel 1892, capitano del 4° Rgt. Alpini, Btg. Aosta, caduto al Costone di Lora il 10 settembre 1916.

“Con indomito coraggio, in testa alla propria compagnia, sotto un fuoco violentissimo di mitragliatrici ed artiglierie nemiche si portava preso le trincee austriache, magnifico esempio di eroismo, al grido di Savoia! Si slanciava per ben tre volte successive con i propri uomini all'assalto e raggiunto i reticolati si apriva un varco; quindi si spingeva con pochi superstiti sul ciglio della trincea avversaria, dove, colpito a morte, perdeva gloriosamente la vita”.

 

 

   
Torquato Cardelli

 
Torquato Ardelli

Nato a Lari di Sant'Ermo (Pisa) nel 1895; soldato del 71° Btg. Bersaglieri Ciclisti, caduto all’Alpe di Cosmagnon il 10 ottobre 1916.

“ Benchè ferito due volte non abbandonava il combattimento, anzi coraggiosamente si slanciava avanti, entrava nella trincea nemica e gridando “Savoia !” incitava i compagni a seguirlo, finchè il piombo nemico lo rendeva cadavere. Le ultime sue parole furono “VIVA L'ITALIA”.

 

 

 
Don Annibale Carletti

Annibale Carletti

Nato a Motta Baluffi (Cremona) nel 1888. Fu prima soldato di sanità, poi sottotenente (sacerdote cappellano militare) nel 207° Rgt. Fanteria, Brg. Taro, distintosi nella difesa di Passo Buole nel maggio 1916. Medaglia conferita il 25 febbraio 1917.
Alla fine della guerra, Annibale Carletti lasciò la Chiesa. Visse a Firenze dove morì nel 1972.

“Dal giorno in cui erasi presentato al reggimento, con opera attiva e intelligente, egli aveva saputo inspirare in tutti i militari i più devoti sentimenti di fede, di dovere, di amor di patria, dando, anche in azioni militari, costante prova di coraggio personale e sprezzo del pericolo. In vari combattimenti, sempre primo ove più intensa infuriava la lotta, incurante ai gravi pericoli ai quali era esposto, incitava i soldati a compiere fino all’ultimo il loro dovere, mostrandosi anche instancabile nel raccogliere e curare i feriti. Ben due volte riuniva i soldati dispersi rimasti privi di ufficiali e approfittando dell’ascendente che aveva saputo acquistarsi tra i soldati, li riordinava e li conduceva all’assalto. Intimatagli dal nemico la resa, vi si rifiutava risolutamente, ordinando e dirigendo il fuoco contro le forze preponderanti dell’avversario al quale infliggeva gravi perdite”.

 

 

 
Umberto Cerboni

 
Umberto Cerboni

Nato a Napoli nel 1891; tenente dell’80° Rgt. Fanteria, caduto nell’Altopiano di Pozza (Col Santo) il 17 maggio 1916.

“In giornate che misero a dura prova il valore e la resistenza dei nostri, seppe con la compagnia al suo comando, mercè il grande ascendente morale e l'esempio del valore personale, costituire una linea di petti irremovibile. Ricevuto l'ordine di abbandonare la sua insostenibile posizione, ripiegava coi resti del valoroso reparto, riportandolo al fuoco su altro punto della fronte.
Successivamente, avuto il compito di guarnire una posizione avanzata, dalla quale si sarebbe poi dovuto sferrare un contrattacco, si portava alla testa di un manipolo dei suoi. Accerchiato da un nugolo di nemici che gl'intimarono la resa, benchè conscio dell'impossibilità di compiere il suo mandato, si lanciava eroicamente nella lotta, abbattendo i più audaci col calcio del moschetto. Percosso, ferito, stretto più da vicino, neppure si arrese ed altri nemici uccideva all'arma bianca, finchè, sopraffatto dal numero, cadeva da Eroe, fulgido esempio del più alto valore, spinto fino al consapevole sacrificio di se stesso, nel compimento del dovere”.

 

 

 
Felice Chiarle

 
Felice Chiarle

Nato a Peschiera nel 1871; maggiore comandante del 17° Gruppo Artiglieria da montagna, caduto a Trambilleno il 18 maggio 1916.

“Comandante di un gruppo d'artiglieria da montagna in sussidio alla fanteria, mancando di capitano una delle sue batterie più esposte (74a), ne assumeva personalmente il comando, che tenne per quattro giorni sotto l'intenso bombardamento nemico e fino a quando gli vennero distrutti tutti i pezzi. Ferito nei primi due giorni alla spalla ed alla testa, si rifiutava di lasciare i suoi uomini e la posizione e concorreva, poi, con i superstiti all'assalto alla baionetta con le fanterie, cadendo eroicamente sul campo ”.

 

 

 
Damiano Chiesa

 
Damiano Chiesa

Damiano Chiesa era nato a Rovereto il 24 maggio 1894. Frequenta gli studi superiori a Torino, dove il 28 maggio 1915 si arruola nel 6° Rgt. Artiglieria da Fortezza, per raggiungere pochi giorni dopo Forte Maso sopra Valli del Pasubio. Nominato il 6 gennaio 1916 sottotenente, viene assegnato al 9° Rgt. Artiglieria da Fortezza e inviato nelle posizioni di Costa Violina dove si fa chiamare Mario Angelotti, come usano gli irredenti per nascondere la loro vera identità.
All’alba del 15 maggio 1916, quando scatta la Strafexpedition, Chiesa è al suo posto di combattimento in una caverna dove è appostato un cannone da 149. E’ lì che Chiesa, nonostante gli inviti dei superiori di avviarsi verso le retrovie per evitare la cattura che per gli irredenti significava il patibolo, è accerchiato e fatto prigioniero alle 8 del mattino del 17 maggio. Portato a Rovereto è riconosciuto e separato dagli altri prigionieri (11 ufficiali e 1017 soldati). Il 19 maggio, a Trento, fu processato e condannato a morte per alto tradimento. Venne fucilato alle 19 dello stesso giorno nel Castello del Buon Consiglio.

“Fervente apostolo della italianità della sua terra, quando suonò l'ora di affermarla con le armi, tra i primi accorse come semplice soldato, e insistentemente sollecitò, finchè ottenne l'onore di essere destinato ai reparti più avanzati, dove rese utilissimi servizi in ardite operazioni ad immediato contatto dell'avversario, incurante dell'estrema gravità che avrebbe avuta per lui l'eventuale cattura. Sottotenente in una delle batterie più avanzate allo sferrarsi di un attacco di soverchianti forze nemiche, pur sapendo che era stato dato ordine ch'egli si fosse ritirato più indietro in caso di evidente pericolo, volle rimanere al suo posto per sciogliere fino all'ultimo il voto del proprio patriottismo; ed anche quando, per l'incontenibile appressarsi della travolgente onda avversaria i pezzi furono resi inservibili per essere abbandonati, volle restare a combattere, cercando invano sul campo quella morte che sola poteva ormai salvarlo dal supremo martirio. Circondato e fatto prigioniero, subì con stoica fermezza i maltrattamenti dei nemici. Tratto dinanzi ai giudici, riaffermò solennemente i suoi sentimenti di appassionata italianità, e con atteggiamento affrontò il supplizio, cadendo fucilato col nome di Italia sulle labbra; fulgido esempio di patriottico ardore e di insigne eroismo. - Costa Violina (Trento), 15-19 maggio 1916”

 

 

 
Giuseppe Degol

 
Giuseppe Degol

Nato a Strigno (Trento) il 30 agosto 1882; era emigrato in Australia e rientrò in Italia per arruolarsi come sottotenente nel 6° Alpini, Btg. Verona. Cadde in combattimento il 14 novembre 1915 a Corna Calda (Albaredo-Trentino)

"Trentino di nascita. di classe anziana, ma ancora vincolato al servizio militare nell'esercito austriaco, lasciava in Australia, dove aveva stabilito i propri interessi, la moglie e i figli colà residenti, per venire a combattere, volontario, l'ultima guerra d'indipendenza. Si distinse per audaci imprese di ricognizione, condotte sempre a termine con felice risultato, nelle quali catturò diverse pattuglie avversarie. Comandante di una grossa pattuglia scelta, si slanciava alla testa dei suoi uomini all'attacco di un nucleo di nemici in forte posizione. Colpito mortalmente al petto, continuò ad incitare i suoi uomini a perseverare nell'azione, e coi suo esempio eroico e con la sua parola, seppe infondere in essi tanto slancio ed ardire, che essi, sebbene di gran lunga inferiori di numero, in un nuovo e più furioso assalto, riuscirono a sloggiare il nemico ed a volgerlo in fuga.  Esausto, esalava l'ultimo respiro al grido di “Viva l'Italia!”.

 

 

 
Sante Dorigo

 
Sante Dorigo

Nato a Farra di Soligo nel 1982. Soldato nel 7° Rgt. Alpini in Libia. Sottotenente nel XXIX° Reparto d’assalto, caduto a Zugna Torta il 23 maggio 1918.

“Comandante la prima ondata, si slanciò con deciso impeto all’assalto di forti posizioni superandole con i suoi uomini sotto il tiro della mitraglia nemica. Gravemente ferito, rimase al suo posto, alla testa dei pochi superstiti e strappati all'avversario degli spezzoni esplosivi glieli lanciò contro infliggendogli gravi perdite.  Colpito una seconda volta ed avuta spezzata una gamba volle rimanere ancora coi suoi soldati per animarli alla lotta.  Soccorso da uno di essi che cercava trascinarlo al riparo, e travolti entrambi dallo scoppio di una bomba nemica benché nuovamente ferito in più parti e morente lanciò fino all'estremo parole di incitamento ai suoi soldati: fulgido esempio di valore e tenacia”.

 

 

 
Fabio Filzi

 
Fabio Filzi

Fabio Filzi era nato a Pisino d’Istria il 20 novembre 1884 da padre trentino e madre istriana. Nel 1892 la famiglia si trasferisce a Rovereto dove il padre è professore al liceo ginnasio. Nel 1904 Filzi presta il servizio militare nel 4° Reggimento Cacciatori a Salisburgo. Smessa la divisa si laurea a Graz in legge e nel 1913 intraprende la professione di avvocato a Rovereto. Scoppiata la guerra, viene arruolato a Innsbruck. Il 15 novembre, approfittando di un periodo di convalescenza a casa, ripara in Italia varcando il confine al passo della Borcola. Nell’ottobre del 1915 si arruola nell’esercito italiano, nel 6° Rgt. Alpini dove è sottotentente nel Btg. Alpini Vicenza. Da questo momento la sua sorte è strettamente legata a quella di Cesare Battisti, insieme al quale il 12 luglio 1916 sale il patibolo nel castello del Buon Consiglio di Trento.

"Nato e vissuto in terra italiana irredenta, all'inizio della guerra fuggì l'oppressore per dare il suo braccio alla Patria, e seguendo l'esempio del suo grande maestro Cesare Battisti, combatté da valoroso durante la vittoriosa controffensiva in Vallarsa nel giugno-luglio 1916. Nell'azione per la conquista di M. Corno comandò con calma, fermezza e coraggio il suo plotone, resistendo fino all'estremo e soccombendo solo quando esuberanti forze nemiche gli preclusero ogni via di scampo. Fatto prigioniero e riconosciuto, prima di abbandonare i compagni, protestò ancora contro la brutalità austriaca e col nome d'Italia sulle labbra, affrontò eroicamente il patibolo".

 

 

 
Antonio Gioppi

 
Antonio Gioppi

Il conte Antonio Gioppi era nato a Sermide (Mantova) il 17 luglio 1863 da genitori trentini. Colonnello nel 7° Rgt. Alpini in Cadore, passò poi al 70° Rgt. Fanteria a Oslavia, dove gli venne conferita la medaglia d’argento. Ritornato tra gli alpini del 6° Gruppo sul fronte trentino fu insignito dell’Ordine Militare di Savoia per le azioni ai Forni Alti e a Malga Campiglia.
Colonnello comandante del VI° Gruppo Alpino, cadde sul Pasubio il 13 ottobre 1916.

“Comandante di un gruppo alpini impresse alle sue truppe tale slancio e col suo grande ascendente morale trasfuse in esse tale ardimento, che nonostante le gravi difficoltà trionfava della fiera resistenza di un nemico in forze e risoluto, conquistando importanti posizioni ed affermandovisi.
Sprezzante di ogni pericolo, seguendo da presso le colonne moventi ai sanguinosi attacchi, pronto ad intervenire di persona quando le circostanze lo richiedessero, il 13 ottobre, al suo posto di comando, battuto da micidiale fuoco avversario, cadeva mortalmente colpito da una granata nemica”.

 

 

 

Giordano Ottolini

 

Nato a Milano nel 1893; è prima soldato nel 5° Rgt. Bersaglieri, poi sottotenente del 71° Rgt. Fanteria. Combattè a Oslavia sul Carso e in Albania. Sul Pasubio si meritò prima una medaglia d’argento e cadde a Monte Spil il 30 giugno 1916 meritando quella d’oro.

“Con pochi uomini si slanciava all'assalto di una mitragliatrice nemica, vicina alla sua posizione.  Rimasto isolato ed accerchiato, si difendeva strenuamente, infliggendo gravi perdite all'avversario. Avuta da un ufficiale avversario l'intimazione di arrendersi, lo freddava con un colpo di piccone, Riaccesasi più feroce la lotta, menando colpi di piccone a destra ed a manca, riusciva a sfuggire agli assalitori e faceva ritorno alle nostre linee, passando attraverso quelle nemiche. Ferito, si medicava da sè e ritornava poi a combattere, rimanendo subito dopo nuovamente colpito a morte ”.
Già decorato della medaglia d'argento al Valor Militare.

 

 

 
Mario Rossani

 
Mario Rossani

Nato a Cassano Murge (Bari) nel 1890; maggiore del 2° Rgt. Genio Minatori, caduto sul Monte Corno di Vallarsa il 27 giugno 1918.

“Costante e fulgido esempio di fermezza, di attività e coraggio, dirigeva imperterrito lavori di rafforzamento sulla cima di un monte di recente conquistato, in una località tutt'ora vivamente contrastata dall'avversario. Ferito alla testa da una pallottola di mitragliatrice nemica, rimaneva sul Posto, nascondendo il suo stato mortale, perché non venisse attenuata l'operosità degli ardui lavoratori. Nuovamente colpito, stramazzava in un sottostante burrone”.Già decorato con tre medaglie d'argento, una di bronzo, e promosso per merito di guerra.

 

 

 

Carlo Sabatini

 
Carlo Sabatini

Nato ad Alessandria nel 1891. Soldato e poi caporale nel 34° Rgt. Fanteria, combattè sul Podgora e a Gorizia dove fu decorato di medaglia d’argento. Diventato tenente di complemento del III° Reparto d’assalto, fu protagonista della conquista del Monte Corno di Vallarsa il 13 maggio 1918.

“Primo sempre ai cimenti, personificazione vera delle più elette virtù militari, con alto spirito di abnegazione e magnifico ardire, con una scalata che ebbe del prodigioso potè primo, esempio ai quattro arditi che lo seguirono, sotto i vigili occhi delle vedette nemiche audacemente piombare su numeroso presidio avversario, col quale ingaggiò violento corpo a corpo. Nessuno dei nemici fu salvo, i più furono uccisi e nella mischia rotolarono pei dirupi. Sei ne catturò, compreso l'ufficiale comandante del presidio. Fattosi poscia raggiungere da forte nucleo dei suoi, si affermò saldamente sulla posizione”.

Promosso per merito di guerra, al termine del conflitto restò nei ranghi dell’esercito.

 

 

 

Edoardo Suarez

 
Edoardo Suarez

Nato a Napoli nel 1869. Trascorse quasi tutta la carriera militare tra i bersaglieri, con i quali prese parte alla campagna di Libia e d’Eritrea. Colonnello del 217° Rgt. Fanteria, cadde in Val di Foxi il 29 giugno 1916.

“Sempre alla testa del suo giovane reggimento di reclute, con slancio ammirevole, con sacrifici eccezionali, riconquistava una importantissima posizione, che teneva saldamente, arrestando l'invasore proprio sull'orlo dell'ultimo baluardo che gli chiudeva lo sbocco nella pianura. Irrompendo, poi, vittoriosamente in Vallarsa, riusciva ad aggrapparsi ed a mantenersi coi suoi uomini, quasi allo sbocco dell'altipiano, combattendo ininterrottamente contro il tenace nemico ammassato tra le rocce, finchè, proprio quando aveva assolto l'arduo e penoso compito, eroicamente cadeva fulminato dal piombo nemico”.

 

 

 

Ferdinando Urli

 
Ferdinando Urli

Nato a Steierdorf (Austria) nel 1893; tenente di complemento del 4° Rgt. Alpini, Btg. Aosta. Caduto sul Dente Austriaco il 19 ottobre 1916.
Urli era figlio di genitori friulani. Il padre minatore emigrò a Steierdorf (allora nel territorio dell’impero Austro Ungarico, oggi in Romania) dove nacque il figlio Ferdinando. Allo scoppio della guerra frequentava il seminario di Udine.

“A capo di un energico manipolo di volontari, con mirabile ardimento si slanciava per primo nelle trincee nemiche, fugandone il presidio e catturandovi un numero di avversari, cinque volte superiore a quello dei suoi soldati. Per trentasei ore dava continua fulgida prova di coraggio, opponendo una ostinata resistenza ai sempre più violenti attacchi nemici. Circondato dall'avversario si rifiutava di arrendersi, seguitando coi pochi suoi superstiti a battersi con bombe a mano e colla baionetta, finché, sopraffatto dal numero degli assalitori e colpito a morte, cadde eroicamente sul campo”.