Il Muro di Berlino – le donne della DDR
Si celebra oggi il ventennale della caduta del muro di Berlino e sui giornali si coglie l’occasione per rifilare anche qualche bella bufala. Una di queste sarebbe la presunta “nostalgia della DDR”, come se qualcuno possa avere nostalgia del comunismo. A parte qualche nevrotico intellettuale o qualche servile giornalista, chi mai può avere nostalgia di una bestialità del genere?

Diciamo la verità: alla povera gente, a una madre di famiglia, questi maledetti totalitarismi come il comunismo, il nazismo, eccetera, stanno abbastanza sullo stomaco. Se non altro, perché non è bello vedere i propri figli vivere nel terrore.

Gli storici oggi quantificano in circa 10-11 milioni il numero dei cittadini sovietici che furono fatti fuori da Stalin al solo scopo di conservare il proprio potere personale – ovviamente, a questi bisogna aggiungere poi qualche altra decina di milioni di cittadini fatti fuori dal regime sovietico per motivi politici "più generali". Basti pensare che nell’anno 1937, a causa delle Grandi Purghe staliniane, si era verificato un calo demografico di proporzioni così macroscopiche che Stalin, per cancellare la memoria di questo sterminio, dovette addirittura ordinare la fucilazione dei funzionari dell’istituto di statistica, responsabili di avere in mano i dati del censimento.

Questo “particolare” che – dobbiamo dirlo – ha sempre interessato poco il vile Occidente, è anche la chiave per comprendere per quale ragione l’URSS ha fatto edificare il Muro. Che non era semplicemente quella di evitare che i berlinesi della DDR fuggissero nella Germania libera.

Il motivo vero era, invece, quello di nascondere la verità. Perché, in genere, si innalza un muro non tanto per impedire una fuga quanto per nascondere qualcosa. E la verità è questa: la brutalità dell’occupazione sovietica si stava rivelando di gran lunga maggiore di quella già raccapricciante del nazismo. La Germania orientale era stata sottomessa al potere sovietico con un’operazione mai tentata prima nella storia, almeno in queste proporzioni: lo stupro sistematico della popolazione femminile. Durante la “Liberazione”, due milioni di donne tedesche subivano violenza sessuale dagli occupanti sovietici.

Ha scritto lo storico John Lewis Gaddis che i sovietici, nella loro folle ideologia, volevano fare della Germania dell’Est “la calamita” della rivoluzione comunista in Occidente. E per fare questo, come dichiarò Stalin, «Tutti i tedeschi devono essere nostri, vale a dire sovietici, comunisti».

Stalin ordinò all’Armata Rossa di stuprare due milioni di donne per affermare questa volontà di possesso fisico: «Tutti i tedeschi devono essere nostri».

Nel ventennale, è bene ricordare che il Muro di Berlino ha voluto nascondere, principalmente, questa immane e insopportabile mostruosità. E diciamo anche che, dal loro punto di vista, per i sovietici tutta questa porcheria è stata purtroppo un pieno successo.

(Paolo Tritto - 9 novembre 2009)
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