PROSLOGION
DI
ANSELMO D'AOSTA

Biografia







INDICE DEI CAPITOLI (*)



		Proemio

I	Esortazione della mente a contemplare Dio.

II	Dio esiste veramente.

III	Dio non può essere pensato non esistente.

IV	In che modo può l'insipiente aver detto in cuor suo ciò che non può essere 
	pensato.

V	Dio è tutto ciò che è meglio essere che non essere; 
	egli solo esiste per sé e fa dal nulla tutte le altre cose.

VI	In che modo Dio è capace di sentire, non essendo egli un corpo.

VII	In che modo Dio è onnipotente, essendo per lui impossibili molte cose.

VIII	In che modo Dio è misericordioso e impassibile.

IX	In che modo Dio, essendo totalmente e sommamente giusto, 
	perdona i malvagi; e giustamente ha misericordia dei malvagi.

X	In che modo Dio giustamente punisce e giustamente perdona i malvagi.

XI	In che modo "tutte le vie del Signore sono misericordia e verità" e tuttavia 
	"Il Signore è giusto in tutte le sue vie".

XII	Dio è la stessa vita di cui vive; e così per gli altri attributi simili.

XIII	In che modo solo Dio è illimitato ed eterno, essendo anche altri spiriti 
	illimitati ed eterni.

XIV	In che modo e per quale causa Dio è visto e non visto da coloro 
	che lo cercano.

XV	Dio è più grande di tutto ciò che può essere pensato.

XVI	Questa è la luce inaccessibile in cui Dio abita.

XVII	In Dio è armonia, profumo, sapore, morbidezza, bellezza in un 
	suo-modo ineffabile.

XVIII	In Dio e nella sua eternità, che si identifica con lui, non vi sono parti.

XIX	Dio non è nello spazio o nel tempo, ma tutto è in lui.

XX	Dio è prima e oltre ogni cosa, oltre anche le cose eterne.

XXI	Se le espressioni "il secolo del secolo" o "i secoli dei secoli" 
	vogliono dire questo.

XXII	Dio solo è ciò che è e colui che è.

XXIII	Questo bene è ugualmente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; 
	questo è il solo necessario che è ogni bene, l'intero bene e l'unico bene.

XXIV	Congettura sulla qualità e sulla quantità di questo bene.

XXV	Quali e quanto grandi sono i beni di coloro che godono di lui.

XXVI	Se questo e "il pieno gaudio" che il Signore promette.




Proemio

1. Dopo aver pubblicato, a seguito delle insistenti preghiere di alcuni confratelli, un opuscolo (1) come esempio di meditazione sulla ragione della fede (2) da parte di chi silenziosamente fra sé ricerca ciò che non conosce, riflettendo sul fatto che quanto pubblicato era costituito da una concatenazione di molti argomenti, incominciai a chiedermi se per caso non si potesse trovare un unico argomento, che per dimostrare la sua validità non avesse bisogno d'altro argomento che di se stesso e che fosse da solo capace di dimostrare che Dio esiste veramente, e che egli è il Sommo Bene, che non ha bisogno di nessuno, ma di cui tutte le altre cose hanno bisogno per essere e per aver valore (3), e fosse anche capace di dimostrare tutte le verità che crediamo intorno alla divina sostanza.


2. Ci pensavo spesso e intensamente: talvolta ciò che cercavo mi appariva possibile da concepire, talvolta invece sfuggiva del tutto alla vista dello sguardo della mia mente. Cosi alla fine, persa la speranza di afferrarlo, decisi di smettere la ricerca di una cosa che sembrava impossibile da afferrarsi.


3. Ma quando volli del tutto escludere da me questo pensiero, affinché esso, occupando senza alcun risultato la mia mente, non mi distogliesse da altre ricerche nelle quali potevo fare qualche progresso, proprio allora cominciò, con una certa importunità, a imporsi sempre più a me che cercavo di negarlo e di scacciarlo.


4,Ed ecco, un giorno, in cui vivamente mi affaticavo nel resistere alla sua importunità, proprio nel mezzo del conflitto dei miei pensieri, si mostrò a me ciò che io non avevo più speranza di trovare, cosi che io abbracciai con passione questo pensiero che poco prima, angosciato, respingevo.


5. Ritenendo poi che ciò, che io gioivo di avere trovato, se fosse stato scritto, sarebbe piaciuto a qualche lettore, scrissi, su questo argomento e su alcune altre cose, l'opuscolo che segue, impersonando colui che si sforza di innalzare la sua mente a contemplare Dio e cerca di intendere ciò che crede (4).


6,E poiché non giudicavo degni del nome di libro né questo nè quello che ho prima ricordato, né considerato utile premettere a essi il nome dell'autore e tuttavia pensavo che non potessero essere pubblicati senza un titolo, col quale, in qualche modo, invitassero alla lettura coloro tra le cui mani fossero venuti, diedi a ciascuno il suo titolo, chiamando il primo "Esempio di meditazione sulla ragione della fede" e il secondo "La fede che cerca l'intelletto".


7. Ma, quando sia il primo che il secondo erano stati trascritti già da molti con questi titoli, molte persone, e specialmente il reverendo Ugo, arcivescovo di Lione e legato apostolico in Gallia (5), che me lo ordinò con apostolica autorità, mi imposero di premettere a essi il mio nome. E per farlo nel modo migliore ho chiamato il primo opuscolo Monologion, cioè soliloquio, e questo Proslogion, cioè colloquio (6).


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CAPITOLO I
ESORTAZIONE DELLA MENTE A CONTEMPLARE DIO

1. Orsù, omuncolo,
abbandona per un momento le tue occupazioni,
nasconditi un poco ai tuoi tumultuosi pensieri.
Abbandona ora le pesanti preoccupazioni,
rimanda i tuoi laboriosi impegni.
Per un po' dedicati a Dio
e riposati in Lui.
"Entra nella camera" del tuo spirito, escludi da essa
                                            tutto,
all'infuori di Dio e di ciò che ti possa giovare a
                                         cercarlo,
e, "chiusa la porta", cercalo (Mt 6, 6).
Di' ora, o "mio cuore" nella tua totalità, di' ora a
                                             Dio:
"Io cerco il tuo volto;
il tuo volto, o Signore, io cerco" (Sal 27, 8).(8)

2. Orsù, dunque, o Signore Dio mio,
insegna al mio cuore
dove e come possa cercarti
e dove e come possa trovarti.

O Signore, se non sei qui, dove te assente cercherò?
E se invece sei ovunque, perché non ti vedo presente?
Ma certo tu abiti "una luce inaccessibile"
                                     (1 Tm 6, 16).
E dov'è la luce inaccessibile?
E come mi avvicinerò a questa luce inaccessibile?
E chi mi condurrà e mi introdurrà in essa,
affinché in essa io ti veda?
Per mezzo di quali segni, di quale immagine ti
                                        cercherò?
Non ti ho mai visto, o Signore Dio mio,
non conosco il tuo volto.
Che cosa farà, o altissimo Signore,
che cosa farà codesto tuo esule lontano?
Che cosa farà il tuo servo ansioso del tuo amore
e gettato lontano "dal tuo volto" (Sal 51, 13)?
Anela di vederti ed è troppo lontano dal tuo volto.
Desidera di avvicinarsi a te e il luogo dove tu abiti è
                                     inaccessibile.
Brama di trovarti e non conosce dove tu stai.
Fa di tutto per cercarti e ignora il tuo volto.
O Signore, tu sei il mio Dio e sei il mio Signore
e non ti ho mai visto.
Tu mi hai fatto e rifatto (9)
e mi hai dato tutti i miei beni
e io ancora non ti conosco.
In breve: sono stato fatto per vederti
e non ho ancora fatto ciò per cui sono stato fatto. (10)

3. 0 misera sorte dell'uomo,
che ha perduto ciò per cui è stato fatto!
0 dura e crudele quella caduta!

Ohimè, che cosa ha perduto e che cosa ha trovato,
Che cosa è scomparso e che cosa è rimasto!
Egli. ha perso la beatitudine per la quale fu fatto
e ha trovato la miseria per la quale non fu fatto.
È scomparso ciò senza cui nessuno è felice
ed è rimasto ciò che di per sé è soltanto misero.
Allora "l'uomo mangiava il pane degli angeli"
                                      (Sal 78, 25),
di cui ora ha fame;
ora mangia "il pane di dolore" (Sal 127, 2),
che allora non conosceva,
Ohimè, lutto di tutti gli uomini,
universale pianto dei figli di Adamo!
Egli ruttava di saziet8,
noi sospiriamo per fame.
Egli era nell'abbondanza,
noi mendichiamo.
Egli felicemente possedeva
e ha miseramente abbandonato ciò che possedeva,
noi infelicemente abbiamo bisogno
e miserevolmente desideriamo
e,ohimè, restiamo senza!
Perché Dio non ci ha conservato, pur potendolo
                                   facilmente fare,
ciò di cui cosi gravemente sentiamo la mancanza?
Perché Dio ci ha tolto la luce e ci ha avvolto nelle
                                          tenebre?
Perché ci ha tolto la vita e ci ha inflitto la morte? (11)
Donde, pieni di miserie, siamo stati cacciati, dove siamo
stati spinti!

Donde siamo precipitati, dove siamo rovinati!
 Siamo stati cacciati dalla patria nell'esilio,
 dalla visione di Dio alla nostra cecità;
 dalla giocondità della immortalità
 all'amarezza e all'orrore della morte.
Misero mutamento!
 Da quanto bene in quanto male!
 Grave danno, grave dolore, grave tutto. (12)

 4. Ma, ohimè, io misero,
 uno dei miseri figli di Eva lontani da Dio,
 che cosa ho intrapreso, che cosa ho condotto a
                                          termine?
 Dove ero diretto, dove sono giunto?
 A che cosa tendevo e di che cosa sospiro?
 "Ho cercato i beni" ($al 122, 9) "ed ecco
                       il turbamento" (Ger 14, 19)!
 Tendevo a Dio e ho urtato in me stesso.
Cercavo riposo in me stesso
e "ho trovato tribolazione e dolore" (Sal 116, 3)
                                   nell'intimo mio.
Volevo ridere per la gioia della mia mente
  e sono costretto a "ruggire per il gemito del mio
                                  cuore" (Sal 38, 9).

  Speravo letizia
 I ed ecco invece che si moltiplicano i miei sospiri!

5. "Ma tu, o Signore, fino a quando?" (Sal 6, 4).
"Fino a quando, o Signore, ti dimenticherai di noi,
fino a quando ci nasconderai il tuo volto?"
                                       (Sal 13, 1).
Quando ci guarderai e ci esaudirai?
Quando illuminerai i nostri occhi
e ci mostrerai "il tuo volto" (Sal 80, 4)?
Quando ti restituirai a noi?
Guardaci, o Signore, esaudiscici, illuminaci,
mostraci te stesso.
Restituisciti a noi, affinché il bene sia con noi,
poiché senza di te solo il male è con noi.
Abbi pietà delle nostre fatiche e dei nostri sforzi verso
                                            di te,
poiché senza di te non possiamo nulla.
Poiché ci inviti, "aiutaci" (Sal 79, 9).

6. Ti supplico, o Signore, che io non disperi
                                       sospirando,
ma che io respiri sperando. (13)
Ti supplico, o Signore
il mio cuore è amareggiato per la sua desolazione,
addolciscilo con la tua consolazione.
T1 supplico, o Signore,
ho incominciato a cercarti affamato,
fa' che io non desista di cercarti digiuno di te.
Mi sono avvicinato famelico,
fa' che non mi allontani senza aver mangiato.
Povero sono venuto al ricco, misero al misericordioso,
fa' che non ritorni senza nulla e disprezzato.

E se "prima di mangiare debbo sospirare"
                                       (Gb 3, 24),
dammi almeno, dopo i sospiri, da mangiare.
O Signore, incurvato non posso guardare altro che
                                         in basso:
raddrizzami, affinché possa volgere lo sguardo
                                           in alto.
"Le mie iniquità, che hanno superato il mio capo",
r .i avvolgono tutto e mi appesantiscono "come un
                          grave carico" (Sal 38, 5).
Disseppelliscimi, alleggeriscimi, affinché "l'abisso"
                                 delle mie iniquità
"non chiuda su di me la sua bocca" (Sal 69, 16).
Mi sia permesso di guardare la tua luce
anche se da lontano o dal profondo.
Insegnami a cercarti e mostrati a me che ti cerco,
poiché non posso cercarti, se tu non me lo insegni,
e non posso trovarti, se tu non ti mostri.
Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti,
Che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.

7. Riconosco, o Signore, e te ne ringrazio,
che hai creato in me questa tua immagine
affinché, memore di te, ti pensi e ti ami.
Ma questa immagine è così cancellata dallo
                              sfregamento dei vizi
ed è così offuscata dal fumo dei peccati,
che non può fare ciò per cui è stata fatta,
se tu non la rinnovi e la riformi. (14)

Non tento, o Signore, di penetrare la tua profondità,
poiché in nessun modo metto con essa a confronto
                                  il mio intelletto;
ma desidero intendere in qualche modo la tua verità,
quella che il mio cuore crede e ama. (15)
Non cerco infatti di intendere per poter credere,
ma credo per poter intendere.
In verità credo in questo:
"se non avrò creduto, non potrò intendere"
                                        (Is 7, 9). (16)



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CAPITOLO II
DIO ESISTE VERAMENTE (17)


1. Dunque, o Signore, tu che dai l'intelletto della fede (18),concedimi di intendere, per quanto tu sai essere utile, che tu esisti come crediamo e che tu sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore. (19)


2. 0 forse non esiste qualche natura siffatta, poiché "l'insipiente (20) ha detto in cuor suo: "Dio non esiste"" (Sal 14, 1 e 53, 1)? Ma certamente quel medesimo insipiente, quando ode ciò che io dico, cioè "qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore", intende ciò che sente dire; e ciò che intende è nel suo intelletto, anche se egli non intende che ciò esiste. (21)


3. Altro infatti è che una cosa esista nell'intelletto e altro intendere che una cosa esista. Infatti quando il pittore premedita ciò che sta per fare, egli lo ha nell'intelletto, ma non intende ancora che esiste ciò che non ha ancora fatto. Quando poi lo ha dipinto, egli non solo lo ha nell'intelletto, ma intende anche che esiste ciò che ha già fatto. (22)


4. Dunque anche l'insipiente deve convincersi che almeno nell'intelletto esiste qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore, poiché egli lo intende, quando lo sente dire, e tutto ciò che si intende esiste nell'intelletto. Ma certamente ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore non può esistere nel solo intelletto. Infatti, se esiste nel solo intelletto, si può pensarlo esistente anche nella realtà e questo allora sarebbe maggiore. (23)


5. Di conseguenza se ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore esiste nel solo intelletto, ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore è ciò di cui può pensarsi una cosa maggiore. Questo evidentemente non può essere. (24) Dunque, senza dubbio, qualcosa di cui non pub pensarsi nessuna cosa maggiore esiste sia nell'intelletto che nella realtà. (25)




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CAPITOLO III
DIO NON PUÒ ESSERE PENSATO NON ESISTENTE (26)



1. Questa cosa dunque esiste in modo così vero che non si può pensare che non esiste. Infatti si può pensare che esista qualcosa che non si può pensare non esistente; ma questo è maggiore di ciò che si può pensare non esistente. Dunque, se ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore può essere pensato non esistente, ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore non e ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore. E ciò è contraddittorio. Dunque qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore esiste in modo così vero che non si può pensare non esistente. (27)


2. E questo sei tu, o Signore Dio nostro. Dunque tu, o Signore Dio mio, esisti in modo cosi vero, che non puoi essere pensato non esistente. E a buon diritto. Se infatti una qualche mente potesse pensare qualcosa migliore di te, una creatura si eleverebbe sopra il creatore e giudicherebbe il creatore. E ciò è troppo assurdo. (28) Di fatto tutte le altre cose esistenti, eccettuato te solo, possono essere pensate non esistenti. (29) Tu solo dunque hai l'esistenza nel modo più vero e maggiore di ogni altra cosa, poiché ogni altra cosa non esiste in modo così vero e perciò ha una minore esistenza.


3. Perché dunque "l'insipiente ha detto in cuor suo: "Dio non esiste"" (Sal 14, 1 e 53, 1), quando è così evidente alla mente razionale che tu esisti più di ogni altra cosa? Perché, se non perché è stolto e insipiente? (30)




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CAPITOLO IV
IN CHE MODO PUÒ L'INSIPIENTE AVER DETTO IN CUOR SUO CIÒ CHE NON PUÒ ESSERE PENSAT0 (31)



1. Ma in che modo può aver detto in cuor suo ciò che non poteva pensare? 0 in che modo non poteva pensare ciò che ha detto in cuor suo, quando "dire nel cuore" e "pensare" sono la stessa cosa?


2. Se poi veramente lo ha pensato, anzi poiché veramente lo ha pensato avendolo detto in cuor suo, e contemporaneamente non lo ha detto in cuor suo, poiché non poteva pensarlo, allora non vi è un solo modo con cui si dice nel proprio cuore o si pensa qualcosa. (32)


3. In un modo infatti una cosa è pensata, quando si pensa la voce che significa questa cosa, e in altro modo quando si intende ciò che propriamente è questa cosa. (33) Nel primo modo si può pensare che Dio non esiste, ma nel secondo modo no. Certamente nessuno che intenda ciò che è Dio può pensare che Dio non esiste, anche se egli dice in cuor suo queste parole senza dar loro alcun significato o dando loro un diverso significato. (34) Dio è infatti ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore. Chi intende bene questo, intende anche che egli esiste in modo tale che egli nemmeno nel pensiero può non esistere. Chi dunque intende che Dio così esiste, non può pensare che egli non esiste.


4. Ti ringrazio, o buon Signore, ti ringrazio, poiché ciò che per tuo dono prima ho creduto, ora, essendo da te illuminato, (35) lo intendo anche con la mia mente in modo così chiaro che, anche se io non volessi credere che tu esisti, non potrei non intenderlo. (36)




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CAPITOLO V
DIO È TUTTO CIO' CHE È MEGLIO ESSERE CHE NON ESSERE EGLI SOLO ESISTE PER SÉ E FA DAL NULLA TUTTE LE ALTRE COSE (37)



1. Che cosa sei dunque, o Signore Dio, tu di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore? Ma che cosa sei tu, se non il Sommo Ente, il solo che esiste per sé, (38) colui che fece tutte le altre cose dal nulla? Infatti tutto ciò che non è tale è minore di quanto si possa pensare. Ma questo non si può pensare di te.


2. Quale bene può dunque mancare al sommo bene, a causa del quale ogni bene esiste? Tu sei dunque giusto, verace, beato e tutto ciò che è meglio essere che non essere. Meglio è infatti essere giusto che non giusto, essere beato che non beato.




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CAPITOLO VI (39)
IN CHE MODO DIO È CAPACE DI SENTIRE, NON ESSENDO EGLI UN CORPO



1. Ma poiché è meglio essere capace di sentire, onnipotente, misericordioso, impassibile, che non essere tale, in che modo sei tu capace di sentire, se non sei un corpo; in che modo sei tu onnipotente, se non puoi tutto; in che modo sei misericordioso e nello stesso tempo impassibile?


2. Se infatti i soli corpi sono capaci di sentire, poiché i sensi riguardano il corpo e sono nel corpo, in che modo sei tu capace di sentire, non essendo corpo, ma sommo spinto che è meglio del corpo? (40)


3. Ma se il sentire non è altro che conoscere o per conoscere (41)(chi sente, infatti, conosce secondo le proprietà dei sensi, per esempio i colori con la vista, i sapori con il gusto), non è scorretto dire che chi in qual- che modo conosce, in qualche modo sente. (42)


4. Dunque, o Signore, sebbene tu non sia corpo, tu sei, in modo vero e sommo, capace di sentire, in quanto tu conosci ogni cosa in modo sommo e non nel modo nel quale conosce l'animale con il senso corporeo. (43)




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CAPITOLO VII
IN CHE MODO DIO È ONNIPOTENTE, ESSENDO PER LUI IMPOSSIBILI MOLTE COSE



1. Ma in che modo sei onnipotente, se non puoi ogni cosa? Se non puoi corromperti, (44) né mentire, (45) né fare che il vero sia falso facendo sì che ciò che è accaduto non sia accaduto, (46) né puoi fare molte altre cose simili in che modo puoi tutto?


2. 0 forse il poter fare queste cose non è potenza, ma impotenza? (47) Chi infatti può fare queste cose, può fare ciò che non gli giova e ciò che non deve. Quanto più egli può fare queste cose, tanto più l'avversità e la perversità (48) possono su di lui e tanto meno egli può contro di loro.. Dunque chi così può, non può per potenza, ma per impotenza. Così infatti non si dice che può, poiché egli possa, ma poiché per sua impotenza fa sì che un'altra cosa possa su di lui; ovvero si dice in un qualche altro modo di parlare, come si dicono impropriamente (49) molte cose, ad esempio, quando si pone "essere" al posto di "non essere" e "fare" al posto di "non fare" o di "fare nulla". Infatti spesso, a chi nega l'esistenza di qualche cosa, si risponde: "È così come dici che è", quando sarebbe più appropriato che si rispondesse: "Non è così come dici che non è". (50) Diciamo pure: "Questi siede come fa quest'altro" o "Questi riposa come fa quest'altro", quando il "sedere" è un non fare e il "riposare" un fare nulla. (51) Così dunque quando si dice che uno ha la potenza di fare o subire ciò che a lui non giova o che non deve, con il termine "potenza" si intende una impotenza, poiché quanto più uno ha questa potenza, tanto più l'avversità e la perversità sono potenti su di lui ed egli è impotente contro di loro.


3. Dunque, o Signore Dio, tu sei onnipotente in modo ancor più vero, poiché non puoi nulla per impotenza e nulla ha potere contro di te. (52)




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CAPITOLO VIII
IN CHE MODO DIO È MISERICORDIOSO E IMPASSIBILE



1. Ma in che modo puoi essere misericordioso e, al tempo stesso, impassibile? Se infatti sei impassibile, non provi compassione; e se non provi compassione, non hai il cuore misero per compassione del misero, come implica l'essere misericordioso. Ma se non sei misericordioso, donde è per i miseri tanta consolazione? (53)


2. In che modo dunque sei e non sei misericordioso, o Signore, se non perché tu sei misericordioso secondo noi e non sei misericordioso secondo te? Tu sei misericordioso secondo il nostro modo di sentire, ma non lo sei secondo il tuo. Quando infatti tu guardi noi miseri, noi sentiamo l'effetto di un misericordioso, ma tu non senti questa passione.


3. Sei dunque misericordioso, poiché salvi i miseri e perdoni i tuoi peccatori; e nel contempo non sei misericordioso, poiché non sei affetto da nessuna compassione per la miseria. (54)




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CAPITOLO IX (55)
IN CHE MODO DIO, ESSENDO TOTALMENTE E SOMMAMENTE GIUSTO, PERDONA I MALVAGI; E GIUSTAMENTE HA MISERICORDIA DEI MALVAGI (56)



1. Ma in che modo perdoni i malvagi, se sei totalmente e sommamente giusto? In che modo infatti chi è totalmente e sommamente giusto fa qualcosa di ingiusto? E che giustizia è il dare vita sempiterna a chi merita la morte eterna? (57) Quale ragione, dunque, o buon Dio, buono coi buoni e coi malvagi, quale ragione hai di salvare i malvagi, se questo non è giusto e se tu non fai nulla che non sia giusto?


2. Forse questa ragione, essendo la tua bontà incomprensibile, è nascosta nella luce inaccessibile che tu abiti? (58) Veramente nel più profondo e più segreto della tua bontà è nascosta la fonte da cui sgorga il fiume della tua misericordia. Infatti tu, pur essendo totalmente e sommamente giusto, sei tuttavia benigno anche verso i malvagi, poiché sei totalmente e sommamente buono. Saresti infatti meno buono, (59) se tu non fossi benigno verso i malvagi. Colui che è buono verso i buoni e i malvagi è infatti migliore di colui che è buono solo verso i buoni. Colui che è buono coi malvagi sia punendoli che perdonandoli è migliore di colui che è buono coi malvagi solo punendoli.


3. Per questo tu sei dunque misericordioso, poiché sei totalmente e sommamente buono. E sebbene forse possa essere chiaro perché tu ricompensi i buoni con il bene e i malvagi con il male, è certo del tutto degno di meraviglia che tu, che sei totalmente giusto e che non hai bisogno di nulla, conceda del bene ai malvagi e ai colpevoli. (60) O Dio, come è profonda la tua bontà! Si vede perché sei misericordioso, ma non lo si vede del tutto. Si distingue donde sgorga il fiume, ma non si Scorge la fonte donde nasce. Dalla perfezione della tua bont8 viene che tu sia pietoso verso i peccatori e nella profondità della tua bontà si nasconde la ragione per cui sei tale. Sebbene infatti per bontà tu retribuisca i buoni con il bene e i malvagi con il male. tuttavia si vede che una ragione di giustizia postula ciò. (61) Ma quando concedi il bene ai malvagi, si comprende la causa per cui uno sommamente buono ha voluto fare ciò, ma è fonte di meraviglia la causa per cui uno sommamente giusto ha potuto volere ciò. (62)


4. 0 misericordia, da quanta opulenta dolcezza e dolce opulenza tu sgorghi per noi!0 immensità della bontà di Dio, con quale passione devi essere amata dai peccatori! Tu salvi infatti i giusti, che la giustizia racco manda, ma liberi costoro, che la giustizia condanna Quelli con l'aiuto dei loro meriti, questi con l'opposizione dei loro meriti. Quelli riconoscendo il bene che hai loro dato, questi ignorando il male che tu hai in odio. (63) 0 immensa bontà di Dio, che così superi ogni intelletto, venga su di me la misericordia che prorompe da una tua così grande opulenza! Si riversi in me la misericordia, che sgorga da te. Perdonami per la tua clemenza, affinché io non sia punito per la tua giustizia. Sebbene infatti sia difficile comprendere in che modo la tua misericordia non si separi dalla tua giusti zia, è tuttavia necessario credere che in nessun modo alla giustizia si opponga ciò che trabocca dalla bontà la quale non può esistere senza giustizia, anzi si accorda sempre con la giustizia. (64) Se tu sei misericordioso perché sei sommamente buono, e non sei sommamente buono se non perché sei sommamente giusto, allora veramente sei misericordioso perché sei sommamente giusto. (65) Aiutami, o Dio giusto e misericordioso, la cui luce cerco, aiutami a intendere ciò che dico.


5. Dunque è vero che tu sei misericordioso perché tu sei giusto. (66) Nasce dunque la tua misericordia dalla tua giustizia? Dunque, per giustizia tu perdoni i malvagi? Se è così, o Signore, se è così, insegnami in che modo avviene.


6. Forse perché è giusto che tu sia tanto buono da non poter essere inteso migliore, e che tu agisca con tanta potenza da non poter essere pensato più potente? (67) Che cosa infatti è più giusto di ciò? Non sarebbe così se tu fossi buono solo retribuendo e non perdonando, e se tu facessi diventare buoni non solo coloro che sono semplicemente non buoni, ma anche coloro che sono effettivamente malvagi. In questo senso è giusto che tu perdoni i malvagi e che tu faccia diventare buoni coloro che sono malvagi. (68)


7. Infine ciò che è ingiustamente fatto non deve essere fatto, e ciò che non deve essere fatto è ingiustamente fatto. Se dunque tu hai ingiustamente misericordia per i malvagi, non devi avere misericordia; e se non devi avere misericordia, tu hai ingiustamente misericordia. Se è empio dire ciò, è lecito credere che tu giustamente hai pietà dei malvagi. (69)




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CAPITOLO X
IN CHE MODO DIO GIUSTAMENTE PUNISCE E GIUSTAMENTE PERDONA I MALVAGI



i. Ma è anche giusto che tu punisca i malvagi. Che cosa infatti è più giusto del fatto che i buoni ricevano dei beni e i malvagi dei mali? Come mai dunque è giusto che tu punisca i malvagi ed è giusto che tu perdoni i malvagi? (70)


2. Forse giustamente in un modo punisci i malvagi e giustamente in un altro modo perdoni i malvagi? Infatti tu giustamente punisci i malvagi, perché ciò si conviene ai loro meriti; e tu giustamente perdoni i malvagi, perché ciò si addice non ai loro meriti, ma alla tua bontà. In questo modo, perdonando i malvagi, tu sei giusto, dal tuo e non dal nostro punto di vista, e sei misericordioso, dal nostro e non dal tuo punto di vista. In questo modo, salvando noi che potresti giustamente dannare, sei misericordioso, non perché tu senta una passione, ma perché noi ne sentiamo l'effetto, e nello stesso modo sei giusto, non perché tu renda a noi qualcosa di dovuto, ma perché fai ciò che conviene a te sommamente buono.


3. Cosi dunque, senza contraddizione, tu giustamente punisci e giustamente perdoni. (71)




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CAPITOLO XI
IN CHE MODO "TUTTE LE VIE DEL SIGNORE SONO MISERICORDIA E VERITÀ" E TUTTAVIA "IL SIGNORE E GIUSTO IN TUTTE LE SUE VIE"



1. Ma forse, il Signore, non è giusto, anche per te, che tu punisca i malvagi? E giusto infatti che tu sia così giusto, che tu non possa essere pensato più giusto. In nessun modo saresti tale, se tu rendessi solo il bene ai buoni e non rendessi il male ai malvagi. (72) È infatti più giusto colui che secondo i meriti ricompensa sia i buoni che i cattivi di colui che ricompensa solo i buoni.


2. È dunque giusto secondo te, o Dio giusto e benigno, che tu punisca e che tu perdoni. (73)


3. Veramente dunque "tutte le vie del Signore sono misericordia e verità" (Sal 25, 10)e tuttavia "il Signore è giusto in tutte le sue vie" (Sal 145, 17). E questo del tutto senza contraddizione, poiché quelli che tu vuoi punire non è giusto che siano salvati; e quelli che tu vuoi perdonare non è giusto che siano dannati. E giusto infatti solo quello che tu vuoi e non è giusto quello che tu non vuoi. (74) Cosi dunque dalla tua giustizia nasce la tua misericordia, poiché è giusto che tu sia così buono da essere buono anche nel perdonare. E questa è forse la ragione per cui il sommamente giusto può voler bene ai malvagi. Ma se in qualche modo si può capire perché tu puoi voler salvare i malvagi, quello che davvero in nessun modo si può comprendere è il perché, fra malvagi simili, tu salvi piuttosto questi che quelli per somma bontà e tu danni piuttosto quelli che questi per somma giustizia. (75)


4. Così dunque tu sei veramente capace di sentire, onnipotente, misericordioso e impassibile, come tu sei vivente, sapiente, buono, beato, eterno e tutto ciò che è meglio essere che non essere.




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CAPITOLO XII
DIO È LA STESSA VITA DI CUI VIVE; E COSI' PER GLI ALTRI ATTRIBUTI SIMILI



1. Ma certo tutto ciò che tu sei, lo sei per te stesso e non per altro. Di conseguenza tu sei la stessa vita di cui vivi, e la sapienza per cui sai, e la bontà per cui sei buono coi buoni e coi malvagi, e così per gli altri attributi simili. (76)




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CAPITOLO XIII
IN CHE MODO SOLO DIO È ILLIMITATO ED ETERNO, ESSENDO ANCHE ALTRI SPIRITI ILLIMITATI ED ETERNI (77)



1. Ma tutto ciò che in qualche modo è chiuso nello spazio e nel tempo è minore di ciò che nessuna legge di spazio o di tempo limita. Poiché dunque nulla è maggiore dite, nessuno spazio o tempo ti contiene, ma tu sei dovunque e sempre. E poiché questo si può dire se lo dite, tu solo sei illimitato ed eterno. In che modo dunque anche altri spiriti si dicono illimitati ed eterni? (78)


2. E senza dubbio tu solo sei eterno, poiché tu solo fra tutte le cose non smetti di esistere così come non cominci a esistere. (79) Ma in che modo tu solo sei illimitato? Forse che lo spirito creato è limitato se confrontato a te, ma è illimitato se confrontato ai corpi? Limitato in tutti i sensi è, senza alcun dubbio, ciò che, essendo tutto in qualche spazio, non può contemporaneamente essere altrove; e ciò si osserva accadere solo nelle cose corporee. Illimitato è invece ciò che nello stesso tempo è tutto dovunque: ciò si comprende avvenire solo per te. Limitato e al tempo stesso illimitato è ciò che, essendo tutto in qualche spazio, può essere nello stesso tempo altrove, ma non dovunque, e ciò si conosce accadere negli spiriti creati. Se infatti l'anima non fosse tutta nelle singole membra del suo corpo, essa non sentirebbe tutta in ciascuna di esse. (80)


3. Tu dunque, o Signore, sei illimitato ed eterno in modo singolare, e tuttavia anche altri spiriti sono illimitati ed eterni. (81)




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CAPITOLO XIV
IN CHE MODO E PER QUALE CAUSA DIO È VISTO E NON VISTO DA COLORO CHE LO CERCANO (82)



1. Hai forse trovato, anima mia, quel che cercavi? Cercavi Dio e hai trovato che egli è l'ente superiore a ogni altro, di cui non può pensarsi nessuna cosa migliore; e questo ente è la stessa vita, luce, sapienza, bontà, eterna beatitudine e beata eternità; e questo ente esiste ovunque e sempre. Se non hai così trovato il tuo Dio, in che modo egli non è ciò che hai trovato e ciò che hai compreso con così certa verità e vera certezza? Ma se lo hai trovato, come mai non senti ciò che hai trovato? Perché l'anima mia non ti sente, o Signore Dio, se ti ha trovato?


2. Forse che non ha trovato
colui che ha trovato essere la luce e la verità? 
In che modo infatti ha inteso ciò, (83) 
se non vedendo la luce e la verità?
O ha mai potuto intendere qualcosa di te 
se non "per la tua luce e la tua verità" (Sai 43, 3)? 
Se dunque ha visto la luce e la verità, ha visto te. 
Se non ti ha visto, non ha visto nè la luce nè la verità. (84)
O forse è la verità e la luce ciò che essa ha visto 
e tuttavia non ti ha ancora visto, poiché ti ha visto fino a un certo punto, 
ma non ti ha visto come tu sei? (85)


3.0 Signore mio Dio, tu che mi hai formato e riformato, di' all'anima mia, che tanto lo desidera, che cosa altro sei oltre a ciò che essa ha visto, affinché limpidamente veda ciò che desidera. Essa si sforza di vedere di più, ma, oltre ciò che ha visto, non vede null'altro che tenebre; in verità essa non vede tenebre, poiché in te non ci sono, ma vede che essa non può vedere di più a causa delle sue tenebre. Perché, o Signore, perché questo accade?


4. Il suo occhio è ottenebrato dalla sua debolezza 
o è abbagliato dal tuo fulgore?
Ma certo è ottenebrato in sé 
ed è abbagliato da te.
È oscurato dalla sua cortezza 
ed è schiacciato dalla tua immensità. 
È veramente oppresso dalla sua strettezza 
ed è vinto dalla tua vastità. (86)
Quanto grande è infatti quella luce, 
dalla quale brilla ogni vero 
che appare allo spirito razionale! 
Quanto vasta è quella verità, 
nella quale vi è tutto ciò che è vero
e fuori della quale non vi è che il nulla e il falso! 
Quanto immensa è, 
se con un solo sguardo vede tutte le cose che sono state fatte 
e da chi e per chi e in che modo sono state fatte dal nulla!
Quanta limpidezza, quanta semplicità, 
quanta certezza e splendore c'è in lei! 
Certo più di quanto una creatura possa intendere! (87)




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CAPITOLO XV
DIO È più GRANDE DI TUTTO ciò CHE Può ESSERE PENSATO



1. Dunque, o Signore, tu sei non solo ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore, ma sei anche più grande di tutto ciò che può essere pensato. Dato che si può pensare che esista una cosa siffatta, (88) allora, se tu non sei questa cosa, si può pensare che qualcosa sia più grande dite. E ciò non può accadere. (89)




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CAPITOLO XVI (90)
QUESTA È LA LUCE INACCESSIBILE IN CUI DIO ABITA



1. Certamente, o Signore, questa è la luce inaccessibile, in cui tu abiti. Certamente non esiste cosa che possa penetrare in essa in modo da vederti fino in fondo. Certamente io non la vedo, perché essa è troppo forte per me, e tuttavia tutto ciò che vedo, lo vedo per quella luce, come il debole occhio vede tutto quello che vede mediante quella luce del sole, che non può vedere nel sole stesso. (91)


2. Il mio intelletto non può guardare a essa. Troppo risplende, non la comprende; e l'occhio della mia anima non sopporta di volgersi a lungo verso essa. È abbagliato dal fulgore, è vinto dalla vastità, è schiacciato dalla immensità, è confuso dalla capacità.


3. O luce somma e inaccessibile,
o verità piena e beata,
quanto sei lontana da me, che ti sono tanto vicino!
Quanto sei sottratta al mio sguardo,
mentre io sono cosi presente al tuo sguardo!
Tu sei tutta presente ovunque
e io non ti vedo.
In te mi muovo e in te sono
e non posso avvicinarmi a te.
Tu sei dentro di me e intorno a me
e io non ti sento. (92)




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CAPITOLO XVII
IN DIO È ARMONIA, PROFUMO, SAPORE, MORBIDEZZA, BELLEZZA, IN UN SUO MODO INEFFABILE (93)



1. All'anima mia, o Signore, ancora ti nascondi nella tua luce e nella tua beatitudine; e per questo l'anima mia si aggira ancora nelle sue tenebre e nella sua miseria.


Si guarda intorno e non vede la tua bellezza.
Ascolta e non ode la tua armonia.
Annusa e non percepisce il tuo profumo.

Gusta e non riconosce il tuo sapore.
Palpa e non sente la tua morbidezza. (94)


2. Infatti, o Signore Dio, tu hai in te queste qualità in un tuo modo ineffabile, poiché tu le hai date alle cose da te create in un loro modo sensibile; ma i sensi dell'anima mia si sono intorpiditi, sono divenuti ottusi e si sono otturati per la lunga malattia del peccato. (95)




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CAPITOLO XVIII (96)
IN DIO E NELLA SUA ETERNITÀ, CHE SI IDENTIFICA CON LUI, NON VI SONO PARTI



1.	E di nuovo ecco il turbamento, 
ecco di nuovo mestizia e lutto vengono incontro a me 
che cerco gioia e letizia!
L'anima mia già sperava la sazietà, 
ed ecco di nuovo è sopraffatta dall'indigenza! 
Pretendevo già di cibarmi, 
ed ecco ho più fame di prima! 
Tentavo di ascendere alla luce di Dio, 
e sono ricaduto nelle mie tenebre. 
Anzi non solo sono caduto in esse, 
ma mi sento avvolto in esse.
Vi sono caduto prima ancora che concepisse "me mia madre".
Certo in esse "sono stato concepito" (Sal 51, 7), e con il loro involucro sono nato.
Certo un tempo siamo tutti caduti in colui (97) 
"nel quale abbiamo tutti peccato" (Rm 5, 12). 
Noi tutti abbiamo perduto in lui, 
che facilmente lo poteva conservare 
e malamente lo perdette per sé e per noi, 
ciò che, quando lo vogliamo, non siamo capaci di cercare, 
e, quando lo cerchiamo, non siamo capaci di trovare, 
e, quando lo troviamo, non è quello che cerchiamo. (98) 
Aiutami tu "per la tua bontà, o Signore" (Sal 25, 7). 
"Ho cercato il tuo volto, cercherò il tuo volto, 
o Signore; non distogliere il tuo viso da me" (Sai 27, 8-9). 
Sollevami da me verso di te. 
Monda, guarisci, fa' acuto, "illumina l'occhio" (Sal 3, 4) della mia mente, 
affinché possa vederti. 
L'anima mia riprenda le sue forze 
e con tutto il suo intelletto tenda nuovamente verso dite, o Signore.


2. Che cosa sei, o Signore, che cosa sei, 
che cosa dite intenderà il mio cuore?
Certo tu sei la vita, tu sei la sapienza, tu sei la verità, 
tu sei la bontà, 
tu sei la beatitudine, tu sei l'eternità, 
insomma tu sei ogni vero bene.
Molte sono queste cose, 
ma il mio angusto intelletto non può 
vederle tutte con un solo sguardo, (99) 
per godere di tutte nello stesso istante.
In che modo, dunque, o Signore, tu sei tutte queste cose?


3. Sono forse parti dite o piuttosto ciascuno di questi attributi è tutto ciò che tu sei? Tutto ciò che è composto di parti, infatti, non è uno in senso assoluto, ma è in un certo senso più cose e qualcosa di diverso da sè, e può essere scomposto o in atto o con l'intelletto; queste cose sono incompatibili con te, di cui non può pensarsi nessuna cosa migliore. Non esistono dunque parti in te, o Signore, nè tu sei più cose, ma tu sei così uno e identico a te stesso, poiché in nulla tu sei dissimile da te stesso; anzi tu sei la stessa unità, non divisibile da alcun intelletto.


4. Dunque la vita e la sapienza e gli altri attributi non sono parti dite, ma tutti sono un'unica cosa e ciascuno di essi è tutto ciò che tu sei e ciò che tutti gli altri sono. Poiché, dunque, nè tu hai parti nè le ha la tua eternità, che si identifica con te, in nessun luogo e in nessun tempo esiste una parte dite o della tua eternità, ma tu esisti come un tutto ovunque e la tua eternità esiste come un tutto sempre.




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CAPITOLO XIX
DIO NON È NELLO SPAZIO O NEL TEMPO, MA TUTTO È IN LUI



1. Ma se, per la tua eternità, sei stato, sei e sarai e l'essere stato non è l'essere futuro e l'essere ora non è l'essere stato o l'essere futuro, in che modo la tua eternità esiste come un tutto sempre? (100)


2.0 forse della tua eternità non passa nulla, in modo tale da non essere più, e nulla è futuro, in modo tale da non essere ancora? (101)


3. Tu dunque non sei stato ieri, nè sarai domani, ma sei ieri e oggi e domani. O meglio non sei nè ieri nè oggi nè domani, ma sei semplicemente fuori di ogni tempo. (102) Infatti ieri e oggi e domani non sono altro che un essere nel tempo; ma tu, sebbene nulla possa esistere senza dite, non sei tuttavia nello spazio o nel tempo, ma ogni cosa è in te. Nessuna cosa infatti ti contiene, ma tu contieni ogni cosa. (103)




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CAPITOLO XX
DIO E' PRIMA E OLTRE OGNI COSA, OLTRE ANCHE LE COSE ETERNE (104)



1. Tu, dunque, riempi e abbracci ogni cosa, tu sei prima e oltre (105) ogni cosa. Sei, chiaramente, prima di ogni cosa, poiché sei prima che le cose fossero fatte. Ma in che modo sei oltre ogni cosa? In che senso sei oltre le cose che non avranno fine? (106)


2. Forse perché quelle non possono in nessun modo essere senza dite, mentre tu non saresti per nulla diminuito, anche se quelle tornassero nel nulla? Così, infatti, tu sei già in un certo modo oltre quelle. (107)


3.0 forse anche perché si può pensare che quelle abbiano fine, mentre ciò non può pensarsi in nessun modo dite? E così infatti quelle cose, veramente, in certo modo hanno fine, tu invece in nessun modo. E certamente ciò che in nessun modo ha fine è oltre ciò che in qualche modo finisce. (108)


4. Oforse anche in quest'altro modo tu superi tutte le cose, anche quelle eterne, poiché tu hai tutta presente la tua e la loro eternità, mentre quelle non hanno ancora presente ciò che della loro eternità deve venire, cosi come non hanno più presente ciò che di essa è passato? (109)


5. Così sei sempre oltre quelle, poiché sei sempre presente a quello, o ti è sempre presente quello, a cui esse non sono ancora pervenute. (110)




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CAPITOLO XXI
SE LE ESPRESSIONI "IL SECOLO DEL SECOLO" O "1 SECOLI DEI SECOLI" VOGLIONO DIRE QUESTO (111)



1. Vogliono, dunque, dire questo le espressioni "il secolo del secolo" o "i secoli dei secoli"? Come infatti il secolo dei tempi contiene tutte le cose temporali, così la tua eternità contiene anche gli stessi secoli dei tempi. La tua eternità è detta "secolo", al singolare, a causa della sua indivisibile unità ed è detta "secoli", al plurale, a causa della sua interminabile immensità. E sebbene tu sia così grande, o Signore, che tutte le cose sono piene dite e sono in te, tu sei tuttavia privo di una qualsiasi estensione spaziale, così che in te non vi è nè mezzo nè metà nè parte alcuna. (112)




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CAPITOLO XXII
DIO SOLO E' CIÒ CHE È E COLUI CHE È (113)



1. Tu solo dunque, o Signore, sei ciò che sei, e sei colui che sei. (114)


2. Ciò, infatti, che è diverso nel tutto e nelle parti, e in cui vi è qualcosa di mutevole, non è pienamente ciò che è. Non esiste in modo proprio e assoluto ciò che ha iniziato dal non essere e può essere pensato non esistente, e torna al non essere, se qualcos'altro non lo conserva nell'essere, e ha un passato, che non è più, e un futuro, che non è ancora. Tu invece sei ciò che sei, poiché tu sei totalmente e sempre tutto ciò che sei in qualche momento o in qualche modo. (115)


3. E tu sei colui che propriamente e semplicemente sei, poiché tu non hai nè un essere passato nè un essere futuro, ma solo un essere presente, nè si può pensare che in qualche momento tu non sia stato. Tu sei la vita e la luce e la sapienza e la beatitudine e l'eternità e molti altri simili beni, e tuttavia sei un solo e sommo bene; tu sei pienamente sufficiente a te stesso e non hai bisogno di nessuno, ma dite hanno bisogno tutte le cose per essere e per avere valore. (116)




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CAPITOLO XXIII
QUESTO BENE È UGUALMENTE IL PADRE, IL FIGLIO E LO SPIRITO SANTO; QUESTO E' IL SOLO NECESSARIO, CHE È OGNI BENE, L'INTERO BENE E L'UNICO BENE (117)



1. Questo bene sei tu, o Dio Padre; questo è il tuo Verbo, cioè tuo Figlio. Nel Verbo, con cui tu esprimi te stesso, infatti, non vi può essere nulla di diverso da ciò che tu sei né nulla di maggiore o di minore, poiché il tuo Verbo è vero così come tu sei verace e quindi, come la sei tu, è la stessa Verità in modo non diverso da te: tu sei così semplice che da te non può nascere (118) nulla di diverso da ciò che tu sci.


2. Questo stesso è l'amore, unico e comune a te e a tuo Figlio, cioè lo Spirito Santo, che procede da entrambi. (119) Tale amore infatti non è impari a te o a tuo Figlio, poiché tu ami tanto te stesso e lui, ed egli ama tanto te e se stesso, per quanto grande sia tu e per quanto grande sia egli; nè è altro da te e da lui ciò che non è impari a te e a lui; (120) nè dalla somma semplicità può procedere altro se non ciò che è quello da cui procede. (121)


3. Ciò che poi è ciascuno dei tre, lo è la Trinità tutta insieme: Padre, Figlio e Spirito Santo, poiché ciascuno non è altro che l'unità sommamente semplice e la semplicità sommamente una, che non può essere moltiplicata nè può essere in sé diversa. (122)


4. "Orbene, una sola è la cosa necessaria" (Lc 10, 43). Orbene questa è l'unica cosa necessaria, in cui è ogni bene, o meglio che è ogni bene, l'unico bene, il bene totale e il solo bene. (123)




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CAPITOLO XXIV (124)
CONGETTLRA SULLA QUALITÀ E SULLA QUANTITÀ DI QUESTO BENE



1. Ora, anima mia, ridesta e innalza tutto il tuo intelletto e pensa, per quanto puoi, quale e quanto grande sia quel bene. Se infatti i beni singolarmente sono piacevoli, pensa attentamente quanto piacevole sia quel bene che contiene la giocondità di tutti i beni, e non quella che abbiamo provato nelle cose create, ma una giocondità tanto differente quanto il creatore differisce dalla creatura. Se è buona, infatti, la vita creata, quanto buona è la vita creatrice? Se è gioiosa la salvezza causata, quanto gioiosa è la salvezza che causa ogni salvezza? Se è amabile la sapienza nella conoscenza delle cose che sono state fatte, quanto amabile è la sapienza che dal nulla ha creato tutte le cose? Infine, se molti e grandi piaceri si trovano nelle cose piacevoli, quale e quanto grande piacere si trova in Lui, che ha fatto quelle cose piacevoli? (125)




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CAPITOLO XXV
QUALI E QUANTO GRANDI SONO I BENI DI COLORO CHE GODONO DI LUI (126)



1. Oh, colui che godrà di questo bene, che cosa avrà e che cosa non avrà! Certamente avrà tutto ciò che vorrà e non avrà tutto quello che non vorrà. Naturalmente avrà i beni del corpo e dell'anima, beni tali che "nè occhio mai vide nè orecchio mai udì nè cuore umano" concepì (I Cor 2, 9). Perché dunque, omuncolo, vai vagando per tante strade, alla ricerca di beni per la tua anima e per il tuo corpo? Ama l'unico bene in cui sono tutti i beni: questo è sufficiente. Desidera il bene semplice che è ogni bene: questo basta. Che cosa infatti ami, o mia carne, che cosa desideri, o mia anima? Là è, là è tutto ciò che amate, tutto ciò che desiderate.


2.Se piace la bellezza, "i giusti splenderanno come il sole" (Mt 13, 43). Se piace l'agilità o la fortezza o la libertà del corpo, a cui nulla possa opporsi, i giusti "saranno simili agli angeli di Dio" (Mt 22, 30), poiché "è seminato un corpo animale, ma sorgerà un corpo spirituale" (1 Cor 15, 44), evidentemente per un suo potere, non per natura. Se piace una vita lunga e salubre, là vi è una sana eternità e una salute eterna, poiché "i giusti vivranno per sempre" (Sap 5, 15) e "la salvezza dei giusti viene dal Signore" (Sai 37, 39). Se piace la sazietà, i giusti saranno saziati "quando sarà apparsa la gloria di Dio" (Sai 17, 15). Se piace l'ebbrezza, (127) i giusti "saranno inebriati dall'abbondanza della casa di Dio" (Sal 36, 9). (128) Se piace la melodia, là i cori degli angeli cantano a Dio senza fine. Se piace una qualsiasi voluttà non impura, ma pura, Dio "al torrente delle sue delizie li farà bere" (Sal 36,9)


3. Se piace la sapienza, la stessa sapienza di Dio si mostrerà ai giusti. Se piace l'amicizia, 8iusti ameranno Dio più di se stessi e si ameranno reciprocamente come se stessi e Dio li amerà più di quanto essi amino se stessi, poiché essi ameranno Lui e se stessi e si ameranno reciprocamente per Lui, ed Egli amerà se stesso e loro per se stesso. Se piace la concordia, tutti i giusti avranno una sola volontà, poiché l'unica loro volontà sarà la volontà di Dio. Se piace la potenza, i giusti saranno onnipotenti con la loro volontà, come Dio è onnipotente con la sua volontà. Infatti come Dio potrà ciò che vorrà per se stesso, così i giusti potranno ciò che vorranno per Lui, poiché come essi non vorranno altro che quello che Egli vorrà, così Egli vorrà tutto ciò che essi vorranno; e ciò che Egli vorrà non potrà non essere. Se piacciono l'onore e le ricchezze, Dio "ai suoi servi buoni e fedeli darà autorità su molto" (Mt 25, 21 e 23), anzi "figli di Dio" e dèi "saranno chiamati" (Mt 5, 9) e lo saranno; e dove sarà il di Lui Figlio, ivi saranno anche loro, "eredi di Dio e coeredi di Cristo" (Rm 8, 17). Se piace la vera sicurezza, i giusti come saranno del tutto certi che mai e in nessun modo verranno loro meno questi beni, anzi quel bene, così saranno certi che non lo perderanno mai per loro volontà; nè Dio, che li ama, lo porterà via a loro che lo amano, contro la loro volontà, nè nessuna cosa più potente di Dio li separerà da Dio contro la loro comune volontà. (129)


4. Ma quale e quanto è il gaudio, dove vi è tale e tanto bene? Cuore umano, cuore bisognoso, cuore esperto di sventure, anzi oppresso da sventure, quanto godresti se abbondassi di tutte queste cose? Chiedi al tuo intimo se può contenere il gaudio che avrebbe da una sua così grande beatitudine. Certo, se un altro, che amassi davvero come te stesso, avesse la medesima beatitudine, il tuo gaudio si raddoppierebbe, poiché godresti per lui come per te stesso. Se poi due o tre o molti di più avessero questa beatitudine e se amassi ciascuno di loro come te stesso, allora godresti per ciascuno tanto quanto godi per te stesso. Dunque in quella perfetta carità di innumerevoli angeli e uomini beati, dove nessuno amerà un altro meno di se stesso, ciascuno godrà per ognuno degli altri non diversamente di quanto godrà per se stesso.


5. Se dunque il cuore dell'uomo a malapena sarà capace di contenere il suo gaudio per il suo bene così grande, in che modo sarà capace di contenere gaudi così tanti e così grandi? E inoltre, poiché si gode del bene di un altro in proporzione alla misura dell'amore che si ha per lui, come ognuno in quella perfetta felicità amerà Dio più che se stesso e tutti gli altri che sono con lui, così, senza confronto, godrà più della felicità di Dio che della sua e di quella degli altri che sono con lui. Ma se ameranno Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima in modo tale che tuttavia tutto il cuore, tutta la mente, tutta l'anima non bastino alla dignità di questo amore, sicuramente i giusti godranno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima, cosicché tutto il cuore, tutta la mente, tutta l'anima non basteranno alla pienezza del gaudio. (130)




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CAPITOLO XXVI
SE QUESTO E' "IL PIENO GAUDIO" CHE IL SIGNORE PROMETTE



1.0 Dio mio e Signore mio, speranza mia e gaudio del mio cuore, di' all'anima mia, se questo è il gaudio del quale, tramite tuo Figlio, dici a noi: "Chiedete e otterrete, perché il vostro gaudio sia pieno" (Gv 16, 24). Ho infatti trovato un gaudio pieno e più che pieno. Quando infatti di quel gaudio sia pieno il cuore, sia piena la mente, sia piena l'anima, sia pieno tutto l'uomo, quel gaudio sovrabbonderà ancora oltre misura. Quel gaudio, dunque, non entrerà tutto intero nei gaudenti, ma tutti i gaudenti entreranno nel gaudio. (131) Di', o mio Signore, di' al tuo servo nell'intimo del suo cuore, se questo è il gaudio in cui entreranno i tuoi servi, che entreranno "nel gaudio del loro Signore" (Mt 25, 21). Ma certo "nè occhio mai vide, nè orecchio mai udì, nè in cuore di uomo mai entrò" (1 Cor 2, 9) quel gaudio di cui godranno i tuoi eletti.


2. Dunque non ho ancora detto o pensato, o Signore, quanto quei tuoi beati godranno. Comunque essi godranno tanto quanto ameranno; e ameranno tanto quanto conosceranno. Quanto ti conosceranno allora, o Signore, e quanto ti ameranno? Certo "nè occhio mai vide, nè orecchio mai udì, nè in cuore di uomo mai entrò" in questa vita quanto ti conosceranno e ameranno in quella vita. (132)


3. Ti prego, o Dio, che io possa conoscerti, che io possa amarti, per poter godere dite. E se in questa vita non mi è possibile pienamente, possa io progredire ogni giorno, finché esso giunga alla pienezza. Qui progredisca in me la conoscenza di te, (133) e là sia piena; cresca qui l'amore per te, e là sia pieno, in modo tale che il mio gaudio sia grande qui nella speranza, e sia pieno là nella realtà. (134) O Signore, tu mediante tuo Figlio ci comandi, o meglio ci consigli di chiedere, e prometti che riceveremo, "perché il nostro gaudio sia pieno" (Gv 16, 24). Ti chiedo, o Signore, ciò che consigli mediante il nostro mirabile consigliere; (135) possa ricevere ciò che prometti mediante la tua Verità, (136) "perché il mio gaudio sia pieno". Dio verace, chiedo di ricevere "perché il mio gaudio sia pieno". E intanto la mia mente su questo mediti, e la mia lingua di questo parli. Questo ami il mio cuore, di questo la mia bocca discorra. Ne abbia fame la mia anima, ne abbia sete la mia carne, ne abbia desiderio tutta la mia sostanza, finché "io entri nel gaudio del mio Signore" (Mt 25, 21), che è Dio trino e uno

"benedetto nei secoli. Amen" (Rom 1, 25).




Biografia

Anselmo d'Aosta, santo, filosofo e dottore della Chiesa (Aosta 1033-Canterbury 1109). Nel 1078 divenne abate del monastero di Bec in Normandia, nel 1093 fu eletto arcivescovo di Canterbury e sostenne una lunga lotta con la corona inglese per difendere l'autonomia della Chiesa dal potere secolare. La sua filosofia, ispirata al platonismo di S. Agostino, afferma il primato della fede sulla ragione, ma rivaluta il valore della ragione come strumento conoscitivo per giungere a verità quali l'esistenza e gli attributi di Dio. Celebre è l'argomento a priori con il quale A. dimostra l'esistenza di Dio (che Kant chiamerà "prova ontologica"): l'esistenza di Dio si deduce dal concetto che abbiamo di Dio come essere perfettissimo. Poichè la perfezione assoluta implica l'attributo dell'esistenza, Dio esiste. Criticato dal contemporaneo Gaunilone nel "Liber pro insipiente" per il salto dal piano logico a quello ontologico, A. rispose con il "Liber apologeticus ad insipientem", nel quale introduce l'argomento della fede. Altre opere: "Monologion", "Prologion", "Cur Deus homo".