| La maggior parte delle foto di questa pagina le ho tratte dalle seguenti pubblicazioni:
1) "Roma dei fotografi 1846-1878" che ha seguìto la mostra a Palazzo Braschi nel 1977, curata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Roma. Sono fotografie che provengono da collezioni danesi e romane, Museo Thorvaldsen di Copenaghen e Archivio Fotografico Comunale di Roma.
Il commento è di Piero Becchetti, Carlo Pietrangeli, Dyveke Helsted, Eva Henschen, Bjarne Jornaes, Torben Melander, Henrik Pers.
2) "Un patrimonio urbano tra memoria e progetti. L'area Ostiense-Testaccio" a cura di Carlo M.Travaglini. Catalogo della mostra "Istituto Superiore Antincendi", Roma 26 giugno - 15 ottobre 2004.
3) "Dagli Anni Santi al Giubileo del duemila", Storia di un evento in 150 anni di fotografia, che ha seguìto la mostra a palazzo Braschi 19 dicembre 1996-31 marzo 1997, a cura di Piero Becchetti, Michele Falzone del Barbarò e Susanna Weber - Alinari.
4) "Roma scomparsa, nelle fotografie di Ettore Roesler Franz" di Carlo Bernoni e Renato Mammucari - Newton Compton Editori - Biblioteca de "Il Messaggero". |
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| Porta del Popolo, c. 1868 |
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| Prima dell’avvento delle ferrovie, chi si dirigeva a Roma dal Nord quasi sempre viaggiava lungo la Via Flaminia ed entrava a Roma dalla Porta del Popolo che si apriva nelle mura Aureliane. Il viaggiatore si trovava allora di fronte, come noi in questa foto, questo monumentale boccascena con l’obelisco della piazza e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli sullo sfondo. A quel tempo vi era una sola apertura ornata dalle statue di S. Pietro e S. Paolo e da colonne classiche poggianti su alti piedistalli. Sopra l’iscrizione che spiega come la porta sia stata costruita nel terzo anno del papato di Pio IV, nel 1562, è posto lo stemma della famiglia con le sei palle dei Medici.
Le due torri medievali su ciascun lato vennero abbattute dopo il 1876, quando vennero aperti i due passaggi laterali per permettere che il traffico scorresse più facilmente attraverso le tre aperture. In questo modo la porta assunse l’aspetto di un arco di trionfo e, si sperava, un carattere più maestoso « degno dell’ingresso alla Capitale del Regno d’Italia ». Sotto il piccolo tetto sporgente sulla destra, dove sosta una carrozza, è l’ingresso della Cappella Protestante, che si trovava fuori delle mura perché il culto protestante non era permesso all’interno della città.
24 x 17 cm
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Piazza del Popolo, lato ovest, c. 1860 |
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| Una volta l’anno questa piazza perdeva la sua calma abituale; ciò avveniva durante il Carnevale Romano cioè nel giorno in cui si svolgeva la Corsa dei Barberi, una corsa di cavalli liberi lungo il Corso fino a Piazza Venezia.
Le impalcature che si vedono nella fotografia avevano lo scopo di permettere agli spettatori, tutti dell’alta società, di assistere, senza alcun pericolo, all’inizio della corsa, La Mossa, di cui abbiamo un resoconto dettagliato da Bergsöe: « Nove cavalli eccitati da urla erano condotti alla linea di partenza. Questi cavalli non hanno l’aspetto elegante dei cavalli da corsa, giacché le loro code sono legate, le loro criniere fittemente intrecciate e i loro muscoli coperti da mostruose lame di metallo provviste all’interno di aculei che hanno lo scopo di innervosire al massimo la povera bestia. Inoltre a queste lame è collegato un gran numero di petardi. Una ventina di stallieri cercano con difficoltà di trattenere i cavalli eccitati finché la corda cade ed essi partono con la velocità del fulmine, atterriti anche dalle urla degli spettatori e dagli schiamazzi che li accompagnano fino alla fine della corsa ». Questa gara pericolosa venne finalmente abolita nel 1885.
Collezione Cianfarani, Roma |
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| Piazza del Popolo, verso sud, c. 1868 |
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| Nella strada sulla sinistra, Via del Babuino, le lampade ad olio sono state sostituite da lampade a gas. In primo piano sulla destra vi è una carrozzella e una diligenza è ferma di fronte alla chiesa di S. Maria di Montesanto, sulla sinistra.
In questa chiesa la domenica pomeriggio i più noti predicatori cattolici pronunciavano i loro sermoni. « Proprio nel momento giusto per catturare la congregazione protestante mentre usciva dalla sua cappella fuori della Porta del Popolo », sostiene Augustus Rare.
27,4 x 37,8 cm
Foto Gioacchino Altobelli
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Piazza del Popolo, lato nord-est, c. 1860-1865 |
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| E’ estate e nel caldo del mezzogiorno i cavalli di due carrozzelle si stanno dissetando con l’acqua fresca delle fontane accanto all’obelisco della piazza.
28,7 x 35,8 cm
Foto Altobelli e Molins
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Piazza del Popolo, verso nord, c. 1865-70 |
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| Al centro del complesso di edifici che delimita la piazza a nord, domina la facciata interna di Porta del Popolo, decorata dal Bernini in occasione della venuta della Regina Cristina a Roma nel 1665. Questa stupenda porta è fiancheggiata da due bassi fabbricati, opera del Valadier. Quello sulla destra è il muro laterale di S. Maria del Popolo con il monastero degli Agostiniani, mentre quello sulla sinistra maschera una caserma occupata dalla gendarmeria papale durante il pontificato di Pio IX. Qui erano un paio di stanze destinate all’esposizione di arte contemporanea, il che peraltro permetteva un certo controllo sulle opere d’arte da parte del governo. Un baldacchino di stoffa ed una garitta indicano l’ingresso su questa facciata; un venditore di limonata ha installato il suo banco all’angolo. Un gregge di capre sdraiate al sole nella piazza attende di essere munto.
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Panorama di Roma dal Pincio, c. 1862 |
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| Il Pincio, il cui nome deriva da quello dei Pinci che possedevano questa zona nei IV secolo d.C., era la passeggiata preferita dai romani e dagli stranieri al tempo di Pio IX. Durante l’occupazione francese all’inizio del XIX secolo, i vigneti della zona furono sostituiti da un parco il cui progetto si deve all’architetto Giuseppe Valadier e che fu completato all’epoca di Pio IX. Al di là delle colonne e della ringhiera di ferro battuto rimasta fino ad oggi e appartenente alla Casina Valadier, vi è lo stupendo panorama di Roma, immersa nella luce del mattino; a sinistra Castel S. Angelo, a destra
S. Pietro. Gli abiti ed i cappellini delle giovani donne ci riportano alla moda degli inizi degli anni ‘60, probabilmente al 1862.
27,5 X 37,3 cm
Foto P. Molins
Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti,
Copenaghen |
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| Il portone di Palazzo Sciarra, c. 1865 |
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| Il Palazzo Sciarra sul Corso era più conosciuto nel secolo scorso di quanto lo sia oggi, in quanto comprendeva la Galleria Sciarra, un’importante collezione d’arte aperta al pubblico fino al 1880-90 quando andò dispersa. Questo palazzo con il suo bel portale è opera dell’architetto Flaminio Ponzio della fine del XVI secolo. La facciata maestosa e le finestre con le grate sono tipiche del tardo Rinascimento romano. Goldschmidt scrive che la proprietaria di questo palazzo, la principessa Sciarpa-Barberini, venne imprigionata come spia di Gioacchino Murat, re di Napoli (Due Sicilie); oltretutto si trattava di un agente dal doppio gioco in quanto lavorava anche per i Borboni. Tuttavia venne rilasciata per mancanza di prove. « È certo un bello esempio di un particolare aspetto della vita romana, dell’inclinazione all’intrigo che serpeggia fra questi grandi palazzi silenziosi con le loro grandi grate ricurve davanti alle finestre ».
Nella foto si vedono due manifesti con la scritta « Viva Pio IX » affissi sulle colonne del portone probabilmente in occasione della festa del 12 aprile.
24,9 x 19,2 cm
Collezione Cianfarani, Roma |
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| Piazza Venezia doveva avere un aspetto estremamente piacevole ed armonioso. Aveva la pianta abituale delle piazze romane, circondata da edifici su quattro lati e straordinario doveva essere l’effetto delle grandiose architetture rinascimentali e barocche per chi arrivava dal Corso, invece relativamente stretto. A destra era Palazzo Venezia, capolavoro del Rinascimento romano, iniziato nel 1455, sede dell’Ambasciata di Venezia dal 1564 al 1797. Il palazzo divenne poi Ambasciata austriaca dal 1797 al 1916 per diventare, in periodo fascista, sede del Capo del Governo e sua residenza ufficiale. Dal 1921 è un Museo. In fondo alla piazza, esattamente di fronte a Via del Corso è il Palazzetto Venezia, costruito nello stesso periodo del palazzo. Il Vittoriano, l’enorme monumento a Vittorio Emanuele II fu eretto dietro il palazzetto tra il 1883 ed il 1911. Poco tempo prima dell’inaugurazione di questo orrore architettonico, il palazzetto fu smontato e rimontato sul fianco di Palazzo Venezia, accanto alla chiesa di S. Marco.
Si notano cocchieri che ricevono il pagamento della corsa e sulla facciata di Palazzo Venezia sono visibili gli stemmi di Austria e di Pio IX.
17,5 x 23,2 cm
Serie Parker
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| La carrozza dell'ambasciatore francese nel cortile di Palazzo Colonna, c. 1858 |
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| La lunga e stretta Piazza SS. Apostoli è dominata su un lato dalla grande facciata del Palazzo Colonna, i cui giardini si estendono fino alla sommità del Quirinale. La famiglia Colonna, una delle più antiche famiglie principesche di Roma possedette vari palazzi e ville a Roma e fuori Roma e alcuni di questi edifici, vennero a volte ceduti temporaneamente. Un piano di Palazzo Colonna ospitò per un certo periodo, ad esempio, l’Ambasciata di Francia prima che a questa fosse definitivamente fissata come sede Palazzo Farnese. Silvio Negro ritiene che questa foto sia stata scattata intorno al 1858 poiché identifica lo stemma visibile sulla serpa con quello dei Duchi de Gramont. Un De Gramont fu Ambasciatore a Roma dal 1857 al 1861. Un cerimoniere è davanti ai cavalli, il cocchiere è seduto a cassetta, un lacchè è accanto alla porta e dietro di lui sono due valletti.
12 x 16 cm
Collezione Silvio Negro, Roma |
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| La Piazza del Campidoglio deve il suo aspetto attuale a Michelangelo, anche se altri architetti furono incaricati della costruzione dei tre palazzi che delimitano questa piazza, che è senza dubbio una delle più belle del mondo. Chiude la piazza il Palazzo Senatorio, fortezza medioevale che ingloba le strutture romane del Tabularium. A destra è il Palazzo dei Conservatori, a sinistra il Palazzo Nuovo che ospitano le collezioni dei Musei Capitolini. Il Palazzo Senatorio ed il Palazzo dei Conservatori risalgono al XVI secolo, mentre il Palazzo Nuovo fu costruito nel 1655 seguendo comunque il progetto originale di Michelangelo. Al centro della piazza è la statua equestre di Marco Aurelio. Sotto il Campidoglio sono diversi edifici di dimensioni minori ed una chiesa che fu distrutta alla fine del secolo scorso, quando tutta la zona fu sconvolta per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele, il Vittoriano. Si intravedono a sinistra della foto, accanto alla scalinata di S. Maria in Aracoeli, l’angolo di una casa e la lampada di una strada.
16,6 x 25,4 cm
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| Veduta di Roma dal Palazzo Senatorio sul Campidoglio, c. 1865 |
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| Questa foto ci mostra come fossero addossate al Campidoglio le case intorno a Piazza Aracoeli, prima delle demolizioni avvenute alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo. Sulla sinistra si possono vedere le case di Via delle Tre Pile, il Palazzo Massimo di Rignano e il Palazzo Malatesta, alla estrema destra le case adiacenti alla scalinata di S. Maria d’Aracoeli e il timpano della chiesa di S. Rita. L’illuminazione è a gas e la statua di Marc’Aurelio è circondata da colonnotti di pietra, che vennero rimossi nel 1940, quando la pavimentazione venne modificata secondo il progetto originale di Michelangelo.
20,1 x 24,5 cm
Foto G. Somrner, n. 1037
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Soldati francesi sotto la statua di Marco Aurelio in Piazza del Campidoglio, c. 1867 |
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| Questo gruppo di soldati francesi (ripresi dal fotografo italiano Enrico Valenziani), somiglia ad uno dei tanti ritratti dei nostri giorni, con lo sfondo di un famoso monumento o edificio. Qui lo sfondo è rappresentato dalla statua equestre di Marc’Aurelio, una delle sculture classiche più celebri di Roma. La foto, secondo Silvio Negro, è databile intorno al 1867 ed illustra esattamente la situazione politica di quel tempo. « L’aiuto » francese, inviato per resistere alle minacciose forze italiane, aveva assunto molti atteggiamenti tipici di un’armata di occupazione. Né si può dire che gli abitanti di Roma apprezzassero i loro alleati e si sa di molti incidenti avvenuti tra essi e le truppe francesi. Un intelligente cittadino francese come Hyppolite Taine era ben consapevole della incongruità della situazione; “Si dice che l’occupazione francese abbia prodotto un governo peggiore di qualunque altro. Prima essi erano obbligati a mostrare una certa tolleranza; ora si sono fermati a metà sulla strada della giustizia; con l’appoggio di una guarnigione di 18.000 uomini, essi non devono più temere lo scontento. Pertanto non vi è il minimo dubbio che, il giorno in cui i francesi se ne andranno, sarà l’ultimo giorno della supremazia papale”.
13,5 x 12,5 cm
Gabinetto Fotografico Nazionale (Fondo Valenziani), Roma |
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| Piazza del Campidoglio vista verso il convento francescano, c. 1852 |
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| Sulla destra è il Palazzo Senatorio con la doppia scalinata a rampe convergenti, eseguita su disegno di Michelangelo. Salendo la rampa di scale che si vede sullo sfondo si può accedere sia alla chiesa di S. Maria d’Aracoeli, girando a sinistra sulla piattaforma con la colonna sormontata da un crocifisso, sia ad una loggia eretta nella metà del XVI secolo. Questa loggia serve tuttora da ingresso al convento francescano che sorge dietro la chiesa, mèta di turisti ed artisti per la sua architettura; C.W. Eckersberg dipinse da qui un passaggio durante la sua permanenza a Roma fra il 1813 e il 1816. Tuttavia, il noto storico dell’arte Jacob Burckhardt, che visse a Roma durante il papato di Pio IX, lo definì di « minore importanza ». Nel 1870 il convento venne requisito e destinato a « caserma per la polizia municipale. Tuttavia è stato concesso ad una decina di monaci di restarvi e il Ministro dell’Ordine vive tuttora qui » (Bille). L’antico monastero ed alcuni altri interessanti edifici scomparvero quando venne eretto il monumento a Vittorio Emanuele II.
38,8 x 29 cm
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti, Copenaghen |
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| Il Foro Romano verso il Campidoglio, 1850 |
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| Il contrasto fra la facciata e la parte retrostante del Campidoglio nei tempi passati era pieno di atmosfera quasi come le didascalie per un dramma classico. Atto Primo: il cortile del Palazzo. Atto Secondo: capanne fuori di città. Il Campidoglio, infatti, si trovava alla periferia della città ed era noto agli stessi romani come Campo Vaccino (mercato del bestiame), poiché la denominazione di Foro Romano era stata dimenticata da tempo, se dobbiamo credere a Bergsòe il quale dice di aver chiesto a mezza Roma dove fosse il Foro Romano, ricevendo, come tutta risposta, perplessi scuotimenti del capo. Benché Bergsòe in questo caso falsi volutamente la verità per il gusto di una buona battuta, tuttavia può essere vero che chiedendo del Foro Romano ci si qualificasse automaticamente per turisti.
La datazione della foto al 1850 è confermata dal fatto che l’osservatorio costruito su una delle torri del Palazzo Senatorio non compare ancora, in quanto venne eretto solo nel 1852. Inoltre gli alberi del viale che portava all’Arco di Settimio Severo vennero abbattuti nel 1849 e non furono ripiantati che nel 1855. In effetti, questa foto, scattata mezzo secolo dopo l’inizio degli scavi del Foro che liberarono dalla terra l’Arco di Settimio Severo nel 1803, ci dà un’idea di quanto fosse stato realizzato nel frattempo. Quando vennero iniziati gli scavi, l’intenzione era di scoprire tutta l’area del Foro, ma durante i primi lavori ai piedi del Campidoglio altrove si dovettero affrontare tali difficoltà da indurre a limitare gli scavi solo ai monumenti più importanti. Si dovette aspettare il 1850 perché avessero inizio più precisi progetti archeologici che comprendevano completi lavori di scavo nell’area compresa fra il Campidoglio e la curva di Via del Campidoglio e gli scavi al tempio di Castore, di cui si vede una colonna sulla sinistra della foto, di fronte alla Basilica Giulia. Uno dei primissimi monumenti dell’antichità ad essere portato alla luce nel XIX secolo fu il pronao del tempio di Antonino e Faustina, che si può vedere sulla destra della foto, circondato dalle case del lato settentrionale del Foro. In queste case vi erano botteghe artigiane di ogni tipo, fra cui un fabbricante di carrozze chiaramente riconoscibile dall’assortimento di ruote che espone per farsi
pubblicità. Fra la strada e la facciata del tempio si può intuire la presenza della grande ruota del fabbricante di corde nella sua ampia bottega all’aria aperta.
24,5 x 33,3 cm
Foto Flachéron
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti,
Copenaghen |
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| Il settore orientale del Foro Romano, c. 1850 |
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| L’area centrale del Foro, ad est del tempio dei Dioscuri, rimase intatta come Campo Vaccino fino a che non iniziarono i grandi scavi del 1870. A sinistra, sullo sfondo, la Basilica di Costantino si erge su un confuso ammasso di monasteri e chiese che si stendono ai suoi piedi. Goldschmidt, nel suo romanzo « Arvingen » (L’erede) del 1865, descrisse molto bene questo particolare settore del Foro “ . . . dove, fra le rovine, le chiese della fede cristiana si ergono a guardia sui due lati affinché la grande forza estinta del paganesimo non risorga”.
Sullo sfondo è la chiesa di S. Francesca Romana tuttora esistente; sulla destra del tempio dei Dio- scuri sono la facciata barocca e il campanile di S. Maria Liberatrice che venne demolita nel 1900- 1901 e la cui facciata fu ricostruita su un nuovo edificio nell’area residenziale di Monte Testaccio che stava sorgendo in quel periodo. Anche l’oratorio sulla sinistra con la facciata ad arco è stato demolito, mentre la costruzione adiacente che è un edificio di epoca classica, serve tuttora da ingresso alla chiesa retrostante dei SS. Cosma e Damiano che è stata costruita su resti di edifici classici.
28,8 x 36,8 cm
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti, Copenaghen |
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| Il Foro Romano di notte, c. 1866 |
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| Questa foto di Altobelli e stata ripresa intorno al 1860 da una piattaforma posta dietro il Portico degli Dei Consenti il cui frontone « rotto » si vede in primo piano. L’effetto di luce lunare è stato
ottenuto per mezzo di ritocchi e con varie tecniche di laboratorio.
La testimonianza di un’esperienza comune a tutti i visitatori che nel XIX secolo si recavano di
sera al Colosseo. Fu Goethe il primo a renderla obbligatoria quando richiamò l’attenzione sul sublime spettacolo di Roma alla luce della luna, quando “tutti i particolari vengono assorbiti in masse di luce ed ombra, e solo le caratteristiche generali, quelle più importanti si possono distinguere”.
Mentre Gregorovius in una circostanza simile non trova parole per descrivere questa esperienza, Bergsòe da parte sua non aveva di queste difficoltà quando evocava antichi avvenimenti alla luce della luna, fantasia che completa la sua visita al Foro Romano. « Si vedono i raggi lunari dissolvere il velo della foschia notturna che turbina sempre più in alto, formando qui archi, lì colonne, e si stratifica in una cupola che si estende dal Palatino al Campidoglio avvolgendo l’antico Foro in una strana mistica luce. Allora, quando suonano le trombe delle sentinelle francesi da dietro il Colosseo, sembra di sentir risuonare le tube di legioni in marcia. L’atmosfera freme e scintilla e templi ed edifici sorgono di nuovo. Dal Campidoglio si sente risuonare lo scontro delle armi e il rumore smorzato dei passi dei Senatori che si affrettano ad una riunione nelle sale della Curia. Sul pendio
del colle, dinanzi ai nostri occhi, s’innalza una foresta di templi. Statue d’argento brillano dall’alto del Tempio della Concordia e ancora una volta la Vittoria guida la sua biga dorata sopra l’Arco di Settimio Severo. L’aria è piena del mormorio di voci di antichi morti risuonano singhiozzi, lamenti e pianti — e dai bianchi fiori dell’acacia cadono lacrime come gocce di sangue ».
26 x 37,2 cm.
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Il Foro Romano verso il Campidoglio, c. 1880 |
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| Questa foto deve essere stata eseguita negli anni ’80. Deve però essere precedente al 1890 quando i gradini che salivano al Tempio dei Dioscuri erano già stati completamente rimossi. D’altra parte i lavori di scavo sono esattamente allo stesso punto a cui si era giunti dopo il 1872 quando P. Rosa completò i lavori in questa parte del Foro. Nel 1870 egli era diventato Direttore del Servizio delle Antichità e a quel tempo erano stati completati gli scavi di un’area che arrivava fino alla strada che costeggiava i vecchi edifici sul lato settentrionale del Foro. Durante questi lavori vennero portati alla luce dei bassorilievi che si pensò facessero parte di un parapetto conosciuto come i Plutei o Anaglypha Trajani. In questa foto si può vedere solo il bordo di questi bassorilievi sotto l’Arco di Settimio Severo. Il destino volle che gli archeologi rinvenissero proprio allora questi bassorilievi, che comprendono figure disposte su uno sfondo architettonico che è un’esatta rappresentazione topografica dei lati occidentale, meridionale e orientale del Foro, dopo che essi avevano dedicato settanta faticosi anni di lavoro alla ricerca di quegli stessi edifici.
42,4 x 55,6 cm
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| L'Arco di Tito visto da sud-est, 1852 |
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| « . . un vecchio amico, una vecchia conoscenza, descritta e lodata, dipinta ad acquerello e ad olio, disegnata, e fotografata interminabilmente; mi riferisco all’Arco di Tito » dice Bergsòe.
Fu eretto durante il regno dell’imperatore Domiziano (81-96) per commemorare la vittoria di Tito nella guerra giudaica che finì con il saccheggio di Gerusalemme (70 d.C.). Il rilievo nella parte interna dell’arco che qui vediamo mostra l’entrata trionfale di Tito nella città lungo la Via Sacra, la strada che attraversa l’arco. Dietro l’arco la vista spazia fino a San Lorenzo in Miranda. A nord dell’arco si possono vedere le mura occidentali della Basilica di Costantino, e, ancora oltre, la cima dei tetti, il campanile della chiesa dei SS. Cosma e Damiano e la cupola della chiesa del SS. Nome di Maria, vicino alla colonna Traiana.
26,6 x 33,6 cm
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti,
Copenaghen |
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| L'Arco di Costantino e la Meta Sudante visti da nord, fine degli anni '50 |
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| L’arco venne eletto in onore dell’Imperatore Costantino dopo la sua vittoria su Massenzio al Ponte Milvio nel 312 d.C. Molti rilievi che adornano i fornici e le quattro statue dell’attico furono “presi in prestito” da monumenti del II secolo.
Questo arco sorge all’inizio di Via S. Gregorio che corre lungo il fianco orientale del Palatino fino al Circo Massimo. Attraverso l’arco centrale sono visibili parte dell’acquedotto di Domiziano e i resti della fontana della Meta Sudante, in primo piano sulla destra, che si crede sia stata eretta all’epoca di Domiziano (81-96 d.C.). L’Arco di Costantino venne portato alla luce nel 1805; la Meta Sudante venne trovata nel 1743 ma non fu portata completamente alla luce fino al 1934 e nel 1936 venne rimossa per lasciare spazio alla nuova viabilità.
Calotipia, timbrata a secco
Bollo sui cartone: Libreria tedesca di Gius. e Spithihover in Roma
16,9 x 24,6 cm
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| L'ingresso occidentale del Colosseo, c. 1846 |
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| Questa foto è databile prima del 1852 poiché in quell’anno su questo ingresso venne posta una iscrizione che descriveva i lavori di restauro in corso in quella data (come sostiene giustamente Becchetti). Gli obliqui muri di sostegno che completano l’esterno del Colosseo e la parete interna furono costruiti nel 1826 per terminare l’opera di restauro iniziata dall’architetto G. Valadier e che doveva consistere in una sistematica serie di lavori per la completa ricostruzione del Colosseo. Per questo motivo l’adiacente fila di archi è stata lasciata incompleta, con i vertici incompleti, in modo che vi si potesse costruire sopra non appena la situazione finanziaria avesse permesso di ricominciare i lavori. Diversamente dai primi lavori di restauro, compresi quelli precedenti dello stesso Valadier, nessun tentativo è stato fatto qui per distinguere l’originale struttura classica dalle aggiunte posteriori. In seguito i lavori di restauro vennero eseguiti secondo un piano completamente diverso da questo gigantesco progetto di ricostruzione totale; ci si limitò essenzialmente alle riparazioni più urgenti di quelle parti dell’edificio che stavano per crollare.
Calotipia 17,3 x 21,8 cm
Foto Calvert Jones
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| Turisti in visita al Colosseo, c. 1860 |
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| Qui vediamo l’interno del Colosseo verso est, con il grande muro di sostegno, lo sperone, il primo lavoro di conservazione realizzato nel 1805-1807. Questa grande opera muraria fu molto criticata e in conseguenza di ciò il Valadier modificò il suo progetto quando nel 1816 cominciarono le opere di restauro del lato occidentale.
“Le signore sono immerse in una atmosfera che impedisce di parlare di oziose banalità”, dice lo scrittore danese Goldschmidt, nel suo romanzo « Arvingen » (1865), nel descrivere la vita nei salotti romani all’inizio della Sezione Romana della sua opera. Qui, il salotto è stato sostituito da una sala molto più grande che avrebbe dovuto migliorare moltissimo il tono della conversazione! Il rifugio dell’eremita rappresentato da Eckersberg nel suo quadro del Colosseo al Museo Thorvandsen (1813-16), è sparito, ma rimangono ancora i fiori e una gran varietà di piante che spuntano da ogni fessura delle rovine richiamando alla mente il primo confronto di Hans Andersen fra la struttura del Colosseo e lo scheletro di un grande mammut intorno alla spina dorsale e alle costole del quale cresce l’erba alta (« Il bazar di un poeta », 1842). La flora del Colosseo era veramente unica ed il botanico Richard Deakin nel suo « Flora del Colosseo » (1855) elenca non meno di 420 varietà. Il travertino in disfacimento combinandosi con il nitrato di potassio (che qualche antico Papa aveva immagazzinato nel Colosseo) produsse un magnifico fertilizzante che diede nuovo vigore a tutte quelle piante che i Francesi avevano così faticosamente estirpato nel 1813 e che ricrebbero rapidamente. Nel 1871 tutte queste piante furono eliminate definitivamente, più per evitare un’ulteriore decadenza delle rovine dovuta alle loro radici che per la « mania di pulizia » che Gregorovius dice aveva invaso la Nuova Roma e che rivelava « quanto Roma fosse architettonicamente brutta ».
28,3 x 36,8
Foto Altobelli e Molins
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Piazza Santa Maria Maggiore con un fotografo, c. 1860 |
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| Questa foto della facciata barocca di Santa Maria Maggiore di Ferdinando Fuga e della piazza omonima, riveste per noi uno speciale interesse, in quanto è una delle più antiche foto conosciute che raffiguri un fotografo al lavoro, all’aria aperta, con la sua enorme macchina di legno montata sul treppiede necessario per le lunghe pose. La vicina carrozza probabilmente ha condotto qui entrambi. Erano questi lunghi tempi di posa che in questi anni limitavano il tempo utile per poter fotografare a quelle ore del giorno nelle quali le strade e le piazze erano deserte, la mattina presto o durante la siesta. In qualsiasi altro momento della giornata questa piazza sarebbe stata brulicante di gente con la possibilità di frequenti caratteristiche processioni che entravano o uscivano da Santa Maria Maggiore o da S. Antonio, il cui portale a colonne compare sulla destra della foto. All’estrema sinistra si può solo intravvedere un’alta croce, eretta per la conversione del re francese Enrico IV, che nel 1880 venne spostata sul lato destro di Santa Maria Maggiore.
30 x 37,2 cm
Foto Altobelli e Molins
Una copia identica si trova all’Accademia di Belle
Arti di Copenaghen
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Piazza Santa Maria Maggiore, vista dalla basilica, 1871 |
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| Il fotografo ha ripreso questa foto dando le spalle all’ingresso principale di Santa Maria Maggiore. Al centro della foto vediamo la croce di Enrico IV e sulla sinistra il portale di S. Antonio. Le uniche cose che rimangono ancora oggi sono la chiesa di S. Antonio e la colonna sormontata da una statua della Vergine, eretta nei 1614.
19,5 x 25,5 cm
Archivio Fotografico Comunale (Fondo Chauffourier), Roma |
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| La prima stazione ferroviaria a Termini, c. 1865 |
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| La stazione ferroviaria di Termini venne aperta nel 1862 con l’inaugurazione di una linea fino a Ceprano nel sud del Lazio. Cinque anni più tardi iniziò la costruzione del grande edificio della stazione che rimane in uso fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. In questa foto vediamo la parte posteriore del primo modesto edificio che guardava verso le Terme di Diocleziano dove si trova la chiesa di S. Maria degli Angeli, che in questo periodo aveva ancora una piccola cupola sull’atrio circolare. Sulla sinistra si vede il frontone triangolare di S. Susanna e sulla destra i pini e i cipressi di Villa Ludovisi.
Fin dagli inizi le ferrovie italiane posero a dura prova la pazienza dei viaggiatori scandinavi, come testimonia Bergsòe. « In complesso le ferrovie italiane soffrono in alto grado dei “dolce far niente”; il detto italiano che “chi va piano va sano” sembra essere stato applicato anche alla velocità dei trasporti ferroviari ».
19 x 25 cm
Foto Serie Parker
Scuola Britannica, Roma |
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| Il Convento dei Certosini fra le rovine delle Terme di Diocleziano |
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| Il convento venne costruito nel 1565 e il suo chiostro era famoso poiché conteneva cento colonne di travertino e alcuni cipressi che si dice fossero stati piantati dallo stesso Michelangelo. Nel 1873 i monaci abbandonarono il convento e nel 1889 vi fu inaugurato il Museo Nazionale Romano.
38,6 x 31,8 cm
Collezione Silvio Negro, Roma |
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| Piazza Barberini, c. 1848 |
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| L’ala del grande Palazzo Barberini, iniziato da Carlo Maderno nel 1625, si erge sulla piazza. Sullo sfondo a sinistra, dove ora inizia Via Barberini, possiamo vedere il portale d’ingresso del palazzo attribuito a Pietro da Cortona e più tardi demolito. L’ingresso principale è ora in Via Quattro Fontane dove nel 1864 venne eretto a una cancellata monumentale.
Sulla destra inizia il Vicolo delle Colonnette dei Barberini, dove si trovavano gli studi di Thorvaldsen. All’imbocco di questo stretto vicolo, sulla piazza, vengono costruite botti di vino.
38,2 x 30 cm
Archivio Fotografico Comunale. Roma |
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| Piazza Barberini agli inizi degli anni '60 |
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| Vi è ancora l’imponente portale d’ingresso al palazzo, ma la piccola casa all’angolo del Vicolo delle Colonnette dei Barberini, che abbiamo visto nella foto precedente, è stata sostituita da un nuovo edificio progettato dall’ architetto Francesco Azzurri nel 1861.
Il freddo vento dei colli sabini ha gelato l’acqua della fontana intorno alla quale si è riunita una folla che ammira il Tritone che ha « messo la camicia ».
27 x 36,9 cm
Foto Altobelli e Molins
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Piazza Barberini, c. 1860 |
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| La piazza è ripresa guardando verso nord, con Via S. Nicola da Tolentino sullo sfondo a sinistra, e l’ingresso di Palazzo Barberini sulla destra. Dietro il Tritone si vedono tralicci per stendere i panni ad asciugare e sulla casa d’angolo la porta aperta di un’osteria.
Biblioteca Vittorio Emanuele II (Fondo Ceccarius), Roma |
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| La Fontana dell'Acqua Felice, c. 1865 |
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| L’attuale nome della piazza di fronte alla fontana è S. Bernardo, ma era conosciuta nel XIX secolo come Piazza del Fontanone di Termini. Sulla sinistra, in primo piano, vi sono le scale che portano a S. Maria della Vittoria nella quale è conservato il celebre gruppo del Bernini di Santa Teresa in estasi. Nel XVII secolo, quando furono scavate le fondamenta per la chiesa, fu ritrovata una statua classica di un ermafrodito che ora si trova al Louvre. Al centro della fotografia si vede l’Acqua Felice; la fontana è sita in una grande scenografia, costruita durante il papato di Sisto V (Felice Peretti) dall’architetto Domenico Fontana dal 1585 al 1587. Al centro si trova la statua di Mosè, mentre i quattro leoni sulla fronte sono copiati da quelli originali egiziani, ora in Vaticano. Sulla destra della fontana si può vedere il portale (ora al museo delle Terme) che originariamente formava l’entrata ai giardini della famiglia Panzani. La lunga silenziosa via che passa tra i giardini era conosciuta come Strada di Porta Pia fino al 1870 quando ricevette l’attuale nome di Via Venti Settembre per commemorare l’entrata in Roma dell’esercito italiano attraverso la breccia di Porta Pia. Alla fine della strada si può vedere Villa Bracciano, proprietà della famiglia Torlonia, che più tardi divenne sede dell’Ambasciata Britannica e che fu danneggiata da una bomba nel 1946. Più vicino, in direzione della fontana, sulla destra, ci sono i granai che risalgono al XVII secolo. Su questo stesso lato della strada fu costruito nel 1872-77 l’imponente palazzo del Ministero delle Finanze. Vilhelm Bergsoe chiamò la strada di Porta Pia e Corso Clericale e descrisse come di consueto, in modo piuttosto sarcastico, le abitudini del clero. « Ogni pomeriggio, quando il sole si avvicina al tramonto, si troverà questa strada popolata da figure rosse, viola, bianche, nere, marrone e grigio cenere che, con i loro cappelli a falde rialzate, le mani devotamente giunte sul ventre, incedono con andatura solenne per la sacra via per respirare aria fresca dopo la dura fatica della vita religiosa ».
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Via Capo le Case, c. 1871 |
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| Questa foto ci mostra la parte alta di questa strada, ora Via F. Crispi, vista dall’alto di un muro. Sullo sfondo vi è il Palazzo del Quirinale con il belvedere e sulla destra si stende il giardino di Villa Malta, dal 1827 al 1868 proprietà di Luigi I di Baviera e molto frequentata dagli artisti. Sulla sinistra si vede il giardino del monastero di Santo Isidoro, che all'inizio del secolo era stato il rifugio dei pittori nazareni. Al di là della strada si vede del bucato steso ad asciugare, poiché qui finiscono le case e la strada continua come un sentiero di campagna fino a Porta Pinciana che a quell’epoca era murata.
Archivio Fotografico Comunale (Fondo Chauffourier), Roma |
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| Piazza del Quirinale, c. 1860 |
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| Il Quirinale, il più alto dei sette colli di Roma, era noto comunemente come Monte Cavallo a causa dei due colossali gruppi dei Dioscuri in piedi accanto ai loro cavalli, che vi erano stati collocati durante il papato di Sisto V (1585-1590). L’attuale sistemazione è stata raggiunta in due momenti:
Pio VI vi collocò l’obelisco alla fine del XVIII secolo e Pio VII vi aggiunse la fontana e la grande vasca antica di granito (non visibile nella foto) nel 1818.
La storia della costruzione del Palazzo del Quirinale, che domina la piazza, è lunga e comincia con la sua costruzione nel 1574 e finisce con il suo completamento dopo il 1730. Tuttavia fin dal principio venne abitato ed usato come residenza estiva dei Papi, dalla fine del XVI secolo fino al 1870, quando fu adattato a residenza del Re d’Italia. Nel 1871, quando finalmente il Governo si spostò a Roma, vi risiedette Vittorio Emanuele II.
Dal 1947 il palazzo è la residenza del Presidente della Repubblica.
Sulla sinistra della foto si vede un angolo delle scuderie pontificie iniziate nel 1722 da Alessandro Specchi e completate nel 1731 da Ferdinando Fuga che vi aggiunse il portico a livello stradale che serviva da posto di guardia. Questa aggiunta fu eliminata da Pio IX quando la piazza e i suoi dintorni subirono dei cambiamenti. È sulla base di questa informazione che Piero Becchetti suggerisce il 1860 come la data approssimativa di questa foto.
29,1 x 38,7 cm
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| Trinità dei Monti, c. 1860 |
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| La salita della scalinata finisce sul Pincio, ma la linea ascendente prosegue con i due campanili della chiesa di Trinità dei Monti, adiacente al convento francese. Questa foto deve essere stata presa dalla terrazza di un tetto a sinistra della scalinata e ci dà una veduta completa dell’ingresso principale della chiesa sormontato da uno scudo di pietra con le armi di Francia, che nel 1871 venne sostituito con uno stemma più piccolo collocato in alto.
Sullo sfondo a destra dell’obelisco si vede l’angolo di Palazzo Zuccari, più noto a quell’epoca come Casa Bartholdy dal nome del Console prussiano, Salomon Bartholdy che comprò la casa nel 1815 e ne affidò l’abbellimento agli artisti tedeschi del gruppo dei nazareni. In precedenza, Palazzo Zuccari era stato la residenza di scienziati ed artisti nord-europei come Winckelmann, Raphael Bengs e Peder Als. Oggi il palazzo ospita l’Istituto Germanico di Storia dell’Arte, la Biblioteca Hertziana.
26 x 20 cm
Collezione Incisa della Rocchetta, Roma |
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| Questa piazza, che si trova in un quartiere densamente abitato da operai ed artigiani, è sempre stata il centro della vita di ogni giorno. Il mercato vi fu trasferito nel 1477 dal Campidoglio e vi rimase fino al 1869 quando venne spostato a Campo dei Fiori.
Sotto la piazza si trovano i resti dell’antico stadio di Domiziano su cui poggiano gli attuali edifici. Essa ha mantenuto la forma di uno stadio ed è un eccellente esempio di come la Roma classica abbia inciso sulla struttura della Roma medievale e moderna. Una caratteristica notevole di Piazza Navona sono le tre grandi fontane: in primo piano, in questa foto, si vede la Fontana del Moro costruita fra il 1574 e il 1577 come la sua gemella dall’altro lato della piazza. Il Moro è il nome familiare della figura centrale disegnata dal Bernini e che quasi sicuramente rappresenta un Tritone, che vi fu aggiunta nel 1655. Al centro della piazza è la Fontana dei Fiumi del Bernini costruita fra il 1648 e il 1651, sormontata da un obelisco; sulla sinistra è la chiesa di S. Agnese in Agone. In primo piano si vedono i carri dei proprietari dei banchi del mercato che si trovano dall’altro lato della piazza.
27 x 37,7 cm
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti, Copenaghen |
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| Il mercato di Piazza Navona, c. 1860 |
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| Il soggetto principale di questa foto è la chiesa di S. Agnese in Agone ricostruita nel 1652-57 da Carlo e Girolamo Rainaldi e da Francesco Borromini; le cancellate di ferro davanti agli scalini sono del 1851. La foto è di epoca anteriore alla foto precedente, ma qui la piazza è vista del lato opposto dove i banchi del mercato circondavano la fontana nota come “dei Calderari“, che dal 1878, quando vi fu aggiunta la figura centrale, venne chiamata « del Nettuno ». In fondo alla piazza vi è Palazzo Braschi, iniziato nel 1792, che fu l’ultimo palazzo costruito a Roma per la famiglia di un Papa; ora vi ha sede il Museo di Roma.
James Whiteside ha descritto questo mercato informandoci che le verdure in vendita provenivano dagli orti del Palatino e di Minerva Medica. Anche Bergsòe visitò questo mercato e ne descrisse la grande abbondanza di frutta e verdura “ . . . tuttavia, per quanto il regno vegetale sia qui ben rappresentato, il regno animale non gli è secondo. Asini, monaci e preti vi abbondano. I primi dedicano alle fresche foglie verdi che altrimenti andrebbero sprecate, i secondi vanno alla ricerca di varietà abbastanza muffite che si trovano sui banchi di libri usati, poiché Piazza Navona non è solo un mercato di vegetali ed una stalla per asini, ma anche un gran bazar di annosa letteratura”. Benché il mercato sia sparito nel 1869, la vita della piazza non è cessata: una volta all’anno per l’Epifania (festa della Befana), i banchi del mercato si alzano di nuovo e viene ricreata una scena vivace e colorata, e persino i pifferai visitano ancora la piazza in questa occasione.
47 x 33 cm.
Foto Tommaso Cuccioni
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Piazza Navona con il lago estivo, c. 1865 |
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| Questa foto è stata ripresa quasi dallo stesso luogo di quella del 1865 e mostra parte della piazza sommersa dall’acqua, una delle ultime volte che la piazza venne allagata. Dalla metà del XVII secolo, dopo che la Fontana dei Fiumi del Bernini fu completata, era consuetudine durante l’estate (generalmente i sabati e le domeniche di agosto) bloccare gli scarichi della fontana e lasciare che l’acqua invadesse la piazza. Questo lago artificiale (il lago estivo) diveniva allora il « corso » dell’alta società romana. In Italia la passeggiata « corso » era un rito sociale: tutti coloro che potevano permettersi una carrozza e dei cavalli passeggiavano avanti e indietro lungo un certo percorso a un’ora stabilita. A Roma questo rito si svolgeva prima lungo il Corso e poi al Pincio. Durante il caldo mese di agosto il « corso » si trasferiva nella Piazza Navona allagata. L’acqua era rinfrescante e la scena richiamava molti spettatori.
Nel XIX secolo il lago estivo non era riservato solo a pochi privilegiati, ma era diventato un divertimento per tutto il popolo. Secondo il resoconto dello scultore americano William Wetmore Story (citato da H.V. Morton, 1966) vi prendevano parte « carrettieri, vetturini e stallieri ». «Non solo cavalli, muli e asini vengono condotti dentro il lago artificiale, ma anche le carrozze ondeggiano nell’acqua alta e schizzano incuranti tutt’attorno; le fruste schioccano pazzamente da ogni lato come gli scoppi di centinaia di mortaretti, e i cavalli si avventano con foga, sbuffando eccitati e a volte fanno rovesciare le carrozze causando un bagno imprevisto ai passeggeri ». Questa divertente abitudine venne interrotta nel 1867 quando la pavimentazione della piazza venne rialzata.
9,5 x 5,5 cm.
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Il Pantheon addobbato per il funerale di Vittorio Emanuele II, 1878 |
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| Vittorio Emanuele II, il primo re d’Italia morì nel gennaio del 1878 e fu sepolto nel Pantheon.
Gli addobbi che si vedono in questa fotografia, furono allestiti per l’occasione con materiali
di facile lavorazione.
Anche Umberto I, secondo re d’Italia, fu sepolto qui come lo furono nel passato altri grandi italiani, ad esempio, Raffaello. Si può quindi dire che questo tempio romano dedicato a tutti gli dei, è stato destinato anche a quella funzione ormai implicita nella parola « Pantheon », vale a dire alla sepoltura dei grandi uomini di una nazione.
26,5 x 37 cm
Biblioteca Vittorio Emanuele II, Roma |
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| Piazza Mattei con la fontana delle Tartarughe, c. 1868 |
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| La zona intorno a Piazza Mattei che consiste principalmente in case del sedicesimo secolo, è dominata dal grande palazzo Mattei e dagli edifici adiacenti che recano i numeri civici 17 e 19. Il n. 17 si può vedere in questa fotografia. Nel centro della piazza c’è la fontana detta delle Tartarughe, eseguita da Taddeo Landini nel 1581-84 su disegno preliminare di Giacomo della Porta; le tartarughe, da cui la fontana prende il nome, sono state aggiunte nel diciassettesirno secolo.
La Piazza Mattei confina con il vecchio Ghetto. Dalla piazza, un vicolo, Via della Reginella, conduce nel cuore di questo quartiere. Fino al 1848 quando Pio IX fece aprire il Ghetto, l’accesso principale era sbarrato.
Il numero relativamente alto delle persone che compaiono in questa fotografia produce un effetto molto più naturale di quanto non sia usuale nelle altre. Può darsi che gli abitanti del luogo si fossero radunati per osservare il fotografo che sistemava il suo apparecchio.
26,5 x 35 cm
Foto Molins
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti, Copenaghen |
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| Il Teatro di Marcello, 1865 |
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| Il Teatro di Marcello si trova ai piedi del colle capitolino ed era dedicato a colui che era stato
scelto come successore di Augusto, il figlio di sua sorella Ottavia, Marco Claudio Marcello che a sua volta era sposato con Giulia, figlia dell’imperatore. Marcello morì nel 23 a.C. e fu ricordato da Virgilio in un celebre passo del canto VI dell’Eneide.
Il Teatro era stato iniziato da Giulio Cesare e fu compiuto da Augusto nel 13-11 a.C. L’edificio, costruito in travertino, consisteva originariamente di tre ordini di archi e colonne, le più basse doriche, quelle in mezzo ioniche e quelle nell’ordine più alto corinzie. La cavea vera e propria si trovava nella zona più vicina al Tevere e poteva contenere da 10.000 a 14.000 persone; dalle file più alte si godeva un’ampia veduta del Tevere e della collina del Gianicolo.
Durante il Medio Evo la famiglia Pierleoni edificò una fortezza sulle rovine del teatro e nel sedicesimo secolo l’architetto Baldassarre Peruzzi ne trasformò una parte in un palazzo, le cui mura e le finestre si possono vedere nella fotografia; più tardi esso appartenne alla famiglia Orsini.
Col passare degli anni il livello del suolo intorno al Teatro si è alzato di circa 4 metri, come mostra la fotografia. Durante il Rinascimento o anche prima, furono sistemate delle baracche nelle parti più basse degli archi per negozianti, artigiani, sellai, falegnami, fabbri. Un cartello che dice « Via dei Sugherai » mostra che i fabbricanti di tappi avevano sede in questa zona.
Bergsòe descrive il Teatro come: « annerito dal fumo delle fucine » e la baracca che si vede qui, sulla destra, dà l’impressione di essere il negozio di un fabbro. La data del 1864, sulla porta, si riferisce all’opera di restauro e ci aiuta a determinare l’anno di questa fotografia; l’ampia crinolina della signora e le sue maniche piene e raccolte in un polsino, potrebbero indicare una data intorno alla metà degli anni sessanta.
35,3 x 26,2 cm.
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| Piazza Bocca della Verità, guardando verso il Tevere, c. 1848 |
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| L’isolamento di questa piazza dalle zone centrali della città si rileva maggiormente poiché essa rimase a lungo coperta d’erba; solo le strade di maggior traffico erano pavimentate a ciottoli. La strada è il prolungamento di Via Bocca della Verità (in primo piano) che iniziava in Piazza Montanara. All’inizio del XVIII secolo, durante il pontificato di Clemente XI, la piazza venne livellata e vi fu collocata una fontana disegnata da Carlo Bizzaccheri e scolpita da Francesco Moratti. La base della grande vasca ha la forma di due tritoni con i corpi intrecciati a mo’ di Atlante. In fondo, a destra della piazza, si vede un edificio rotondo che malgrado non sia una primitiva capanna di un museo etnografico tuttavia le assomiglia per la mancanza di architrave; si tratta del Tempio detto di Vesta, uno dei meglio conservati di Roma costruito intorno al 100 a.C. I due personaggi che si vedono dormire all’ombra, sembrano a loro agio come se fossero sotto un venerabile baldacchino. L’edificio è così ben conservato perché fu trasformato in chiesa all’inizio del Medio Evo e, malgrado sia stato restaurato ed ingrandito molte volte, le modifiche risultarono facilmente rimovibili; furono eliminate nel 1809-1810 quando il tempio rotondo, che era stato completamente spogliato del suo aspetto classico, con le ultime modifiche, fu riportato alla forma originale. Per proteggere il monumento fu costruita una ringhiera tra le colonne e fu posto come guardiano un frate; egli abitava nel tempio e il suo letto fu messo nella cella, mentre un calzolaio, che era intimo amico del frate, mise la sua bottega nel portico.
16,4 x 21,2 cm.
Calcotipia Eugène Constant
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| Il gioco della morra vicino all’Arco degli Argentari, c. 1860 |
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| Questa fotografia mostra come l’abbigliamento fosse in passato rivelatore dello stato sociale. In questa foto il soggetto e la ben nota passione dei romani per il gioco di azzardo, in questo caso la morra ». I due giocatori indicano con una mano un numero e contemporaneamente devono indovinare la somma totale. Ogni errore viene contato con l’altra mano; e quando si raggiunge la somma di cinque errori la posta va all’avversario e il gioco ricomincia. « La morra è l’unico gioco proibito » così ci informa Bergsòe e aggiunge: « Ecco perché è giocato così frequentemente e con tanta passione. Anche il pugnale romano è proibito ma non c’è contadino romano che non lo tenga sotto la sua manica e quando due malfattori s’incontrano, il risultato è sempre un romano di meno al mondo ».
L’arco sullo sfondo di questa scena, secondo l’iscrizione sopra il fornice, fu eretto con il denaro dei cambiavalute (argentari) e dei mercanti di buoi al Foro Boario nel 204 d.C. in onore dell’imperatore Settimio Severo e della sua famiglia. In un rilievo entro il fornice si può vedere ritratto lo stesso imperatore che sacrifica agli dei. La ragione per cui questo monumento sia così spesso menzionato nella letteratura romana, anche se ignorato dagli artisti, è principalmente dovuta al fatto che manca ogni riferimento al fratello di Caracalla ed alla sua sposa i cui nomi ed effigi furono cancellati, come altrove, proprio da Caracalla che li aveva fatti uccidere. Ma il tentativo di distruggere il loro ricordo ha prodotto l’effetto contrario, quello di conservarlo più efficacemente.
26,4 x 35,7 cm.
Foto Altobelli e Molins
Biblioteca dell’Accademia di Belle Arti – Copenaghen |
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| Un vaporetto sul Tevere a Ripagrande, c. 1860 |
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| C’era un certo traffico sul Tevere al tempo di Pio IX. C’erano battelli che facevano il traghetto dato che i ponti erano molto di meno rispetto a quelli che ci sono oggi; vaporetti collegavano Ripetta a Ponte Felice. Questi vaporetti partivano da Roma il lunedì e il giovedì e da Ponte Felice il martedì e venerdì; quello che si vede fuori del porto di Ripagrande deve essere uno di questi vaporetti.
La fotografia fu presa dalla riva del Tevere sotto al colle Aventino. In fondo a sinistra c’è un piccolo edificio, una loggetta, che anticamente era nei pressi di Ripagrande nei giardini Pamphili. Nel centro vediamo il Ponte Rotto con il suo prolungamento in ferro e nello sfondo c’è il colle Capitolino. In quella parte del colle, che guarda il Tevere, avevano sede molti istituti Prussiani (dopo il 1871 Tedeschi): un’ambasciata nel palazzo Caffarelli e un ospedale.
Il palazzo Caffarelli ospitò anche l’Istituto di Corrispondenza Archeologica (prima internazionale, poi prussiano e tedesco) che più tardi fu trasferito in un nuovo edificio cominciato nel 1877 sulle pendici del colle Capitolino. Questa nuova costruzione venne ad occupare lo spazio che nella fotografia è occupato da una grande semplice casa che sporge tra i bassi edifici, ai piedi del colle, e i grandi palazzi sullo stesso Campidoglio.
Questa fotografia può essere pertanto datata con certezza prima del 1877.
32,5 x 44,5 cm
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti, Copenaghen |
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| Il porto di Ripagrande, c. 1878 |
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| Il porto di Ripagrande, il porto di Roma, era situato durante il diciottesimo e il diciannovesimo secolo sotto il vasto Ospizio di San Michele costruito nella seconda metà del diciassettesimo secolo. Questo immenso edificio era servito prima a numerose funzioni; era stato un orfanotrofio, un asilo e un ricovero per i vecchi. « Se mai un edificio era destinato a diventare una tetra baracca era proprio questa Versailles mendicante di Roma. Le sue proporzioni, il suo scopo, la sua crescita graduale gli erano contro, ma malgrado tutto, l’istituzione di San Michele riuscì a diventare un’opera architettonica e tale rimane tuttora » (Elling). In questa fotografia vediamo il San Michele a destra, con il porto e il faro di fronte. Qui i vapori partivano per e da Fiumicino che a quei tempi era il porto di Roma sul mare.
Sappiamo anche che ai tempi di Thorvaldsen, al porto di Ripagrande c’erano alcune taverne frequentate da artisti. Sulla sinistra c’è la Via Marmorata così chiamata per i depositi dei fornitori di marmo qui situati in epoca romana.
Archivio Fotografico Comunale (Fondo Chauffourier), Roma |
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| Ponte Rotto ed il Tevere, c. 1875 |
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| L’antico Ponte Emilio che risale ad epoca romana repubblicana, prese più tardi il nome di Ponte Palatino o Ponte Rotto. Fu ricostruito durante il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585) dopo essere rimasto alcuni anni in condizione di abbandono, ma presto crollò di nuovo.
All’epoca di Pio IX era collegato alla riva del Tevere da un ponte di ferro progettato dall’ingegnere francese Dumont. Collaudato il 23 e 24 maggio 1853, fu aperto al traffico il 31 maggio dello stesso anno. Il pedaggio consisteva in un baiocco a persona. Nel 1887 il ponte di ferro fu rimosso perché, con la costruzione degli argini fu costruito anche un nuovo ponte, l’attuale Ponte Palatino. In questa occasione due arcate del vecchio ponte furono demolite e con esse sparì anche l’ultima arcata superstite dell’originario Ponte Emilio.
Il prolungamento di ferro al Ponte Rotto è una delle principali attrattive in questa fotografia. Alla fine dell’antico ponte, dalla parte di Trastevere, stava la chiesa di San Salvatore de Pede Pontis (ai pie’ del ponte), demolita quando furono costruiti gli argini del fiume nel 1880. La facciata di questa chiesa è visibile a sinistra della fotografia. Sotto il Ponte Rotto c’è l’isola Tiberina con i suoi due ponti di epoca classica, il Ponte Cestio a sinistra, e il Ponte Fabricio, detto anche dei Quattro Capi, a destra.
15,8 x 25 cm.
Foto fratelli D’Alessandri
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Il Ponte Cestio, anteriore al 1870 |
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| Il Ponte Cestio fu costruito da Lucio Cestio nel 46 a.C. e unisce l’isola Tiberina con il quartiere di Trastevere. Qui lo vediamo prima che il Tevere fosse arginato e ciò rese necessaria la sua ricostruzione nel 1892.
L’isola Tiberina era dominata allora, come lo è oggi, da un ospedale che si addice all’isola che nell’epoca classica era stata consacrata ad Esculapio, il dio che guarisce. Il Tevere non aveva una grande parte nella vita quotidiana di Roma, ma serviva come forza motrice per alcuni mulini che erano situati su chiatte ancorate nel centro del fiume. Alcuni di questi mulini erano vicino all’isola, come mostra la fotografia.
19,4 x 25 cm
Archivio Fotografico Comunale (Fondo Chauffourier), Roma |
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| Il Tevere tra il Teatro Apollo e il Porto di Ripetta, c. 1871 |
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| Le inondazioni del Tevere molto spesso causavano danni considerevoli finché, alla fine del secolo scorso, non furono costruiti lungo il fiume dei muraglioni.
Bergsòe ci dà una pittoresca descrizione del Tevere in piena nel suo romanzo « Piazza del Popolo ». Una delle più grandi inondazioni avvenne nel dicembre del 1870 poco tempo dopo l’annessione dello Stato Pontificio e « fu interpretata naturalmente dal clero, come una punizione dall’alto per l’atto sacrilego commesso contro la Chiesa » (Bille). Poco dopo, nel 1876, incominciarono i lavori di costruzione degli argini.
Questa fotografia mostra il tratto di fiume dal Teatro Apollo al porto di Ripetta. Sotto il Teatro Apollo alcuni uomini stanno pescando dalle barche. La distesa di alberi e di cespugli sulla riva destra del Tevere (sulla sinistra in questa fotografia) fa parte del terreno della villa Altoviti che, al tempo di Pio IX, appartenenva a Mons. De Merode. Il luogo ora è occupato dal grande palazzo di Giustizia costruito nel 1889-1910.
20 x 25,5 cm
Archivio Fotografico Comunale (Fondo Chauffourier), Roma |
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| Il porto di Ripetta, 1865 |
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| C’erano due porti per il traffico delle barche sul Tevere, uno a Ripa Grande e un altro a Ripetta. Quest’ultimo divenne materia di uno schema architettonico nel 1703-14, durante il regno di Clemente XI, quando l’architetto Alessandro Specchi costruì una scalinata che conduceva alla piccola piazza di fronte alla chiesa di S. Girolamo degli Schiavoni. C’è qualcosa di particolarmente teatrale nell’architettura della scalinata, che fu notata al momento della sua costruzione, ed anche criticata, come notava Christian Elling. Questo schema barocco non ebbe la totale approvazione delle generazioni seguenti, se Bergsòe nota che « se si collega il termine porto ad alcunché di simile ad un attracco per navi, si potrebbe restare interdetti; la costruzione di Clemente XI è molto più simile ad un pulpito per la Chiesa di S. Girolamo de’ Schiavoni, e da questo punto di vista essa rappresenterebbe simbolicamente piuttosto il posto nel quale il Papa cerca di raccogliere il suo gregge. Di fronte a questa chiesa già menzionata c’è una piccola zona semi-circolare adorna, non c’è bisogno di dirlo, di fontana, e da questa parte una rampa, che ricorda un ornamento su un cassettone rococò, e che discende poi su un ciottolato dove, se siete fortunati, potete trovare il famoso traghetto romano che è certamente il più ingegnoso fenomeno nautico che si può trovare a Roma ».
Questa fotografia fu presa dalla riva opposta del Tevere e mostra sia la chiesa rinascimentale di S. Girolamo degli Schiavoni che il Palazzo Borghese nonché un mediocre edificio completo di balcone e terrazzo, in fondo a destra. Un vaporetto, il « Tevere », è ancorato a Ripetta. Dalla testimonianza di alcune fotografie questo non è lo stesso « Tevere » che navigava da Ponte Felice a Ripetta. Il complesso del porto di Ripetta scomparve quando fu costruito, prima un ponte provvisorio e poi nel 1901 il ponte Cavour. Una fotografia simile è stata riprodotta da Silvio Negro ed è datata intorno al 1865.
24 x 31 cm.
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti.
Copenaghen |
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| La passeggiata di Ripetta, c. 1865 |
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| La passeggiata di Ripetta fu tracciata intorno al 1848. Era una specie di passeggiata lungo il Tevere e scendeva dalle mura, presso Piazza del Popolo, verso il porto di Ripetta.
Come si può vedere da questa fotografia, era una popolare meta di escursioni. Si può notare San Pietro torreggiante sulla sponda più lontana del Tevere; ai tempi di Pio IX questa parte del fiume, secondo C. St. A. Bille, era: « nient’altro che prati, pascoli con qualche rara casa, o tutt’al più una rustica osteria ». Ora questo luogo è diventato la zona residenziale dei Prati di Castello, la cui costruzione fu iniziata intorno al 1880. Un piccolo tratto della passeggiata di Ripetta esiste ancora dietro l’Istituto delle Belle Arti, ma la costruzione dell’argine e del Lungotevere lo hanno allontanato dal fiume.
19,2 x 26,8 cm
Coll. Piero Becchetti, Roma |
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| Il Tevere vicino Castel Sant'Angelo, c. 1868 |
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| Prima che il fiume fosse racchiuso negli argini, le sponde del Tevere erano assiduamente frequentate da pescatori, come si può vedere da numerosi quadri, disegni e prime fotografie di Roma. Questa fotografia, con la cupola di San Pietro e nello sfondo il ponte e il Castel Sant’Angelo a distanza, presenta un tema che si ripete spesso. Proprio sotto la cupola, si vede la parte terminale del frontone del lungo edificio dell’ospedale Santo Spirito con la sua precedente cupola ottagonale del quindicesimo secolo, come pure alcuni edifici vicino alla Piazza Pia, costruiti durante il regno di Pio IX. Queste costruzioni consistono, da una parte, di due identiche case con le facciate costruite da Luigi Poletti e situate rispettivamente sul Borgo Vecchio e Borgo Nuovo, due strade che conducono a Piazza San Pietro, dall’altra parte, di una casa che occupava lo spazio tra queste due strade e che aveva, sul muro sormontato da un timpano, una fontana di Filippo Martinucci.
Piazza Pia fu edificata nel 1851-56, ma l’intera zona fu radicalmente trasformata quando fu creata Via della Conciliazione nel 1936.
26 x 37 cm
Foto Gioacchino Altobelli
Collezione Piero Becchetti, Roma |
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| Il Borgo e la chiesa di San Pietro, c. 1865 |
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| Roberto Eaton deve avere preso questa interessante fotografia da Castel Sant’Angelo. Ci offre la veduta dell’affollato rione di Borgo che si trova tra Castel Sant’Angelo e la piazza antistante San Pietro, un rione che ai nostri giorni è stato radicalmente trasformato con la costruzione di Via della Conciliazione, tra il 1936 ed il 1950.
Quattro strade portavano dal Tevere a San Pietro: Borgo di Santo Spirito, che passava davanti all’ospedale omonimo, Borgo vecchio, Borgo nuovo e Borgo Sant’Angelo. La curva di questa ultima strada è visibile nel centro della fotografia, mentre Borgo Nuovo si vede bene in lontananza a sinistra con la chiesa di S. Maria in Traspontina che adesso si trova in via della Conciliazione.
Leone IV (847-855) circondò con alte mura il rione che da allora fu chiamato Città Leonina. Durante il regno di Papa Alessandro VI (Borgia) fu costruito un passaggio coperto attraverso queste mura, « il Passetto », che conduceva dal Vaticano a Castel Sant’Angelo. Le vecchie mura si vedono in fondo a destra nella fotografia. I loro resti esistono ancora, particolarmente evidenti nella piccola Via dei Corridori. Sullo scorcio a destra è Borgo Pio, la strada aperta da Pio IV (1559-65). Il rione Borgo era precedentemente dominato da San Pietro e dai palazzi vaticani; questi edifici dovevano fare molta impressione allora, quando ci si avvicinava attraverso il rione di Borgo così affollato di costruzioni; oggi la prospettiva è completamente cambiata per chi si avvicina attraverso la spaziosa Via della Conciliazione. Alla destra di San Pietro c’è il cortile di San Damaso, dove ci sono le Logge di Raffaello.
Max Nohl, architetto tedesco, annota nel suo diario del 1858 che « Pio IX ha fatto in modo che fossero installate delle finestre con vetri a piombo nei quattro piani dove c’erano le logge e questo, malgrado sia andato a vantaggio dei dipinti contenuti, toglie grazia alla superba architettura del Bramante... ».
28 x 37,9 cm.
Foto Roberto Eaton
Archivio Fotografico Comunale, Roma |
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| Il Borgo, il rione tra Castel Sant’Angelo e Piazza San Pietro, era attraversato per tutta la sua lunghezza dalla così detta Spina di Borgo. In questo settore c’era la sola Piazza Scossacavalli . Essa era circondata da palazzi e adornata da una fontana posta nel 1614 per ordine di Paolo V.
Da una parte della piazza s’innalzava il Palazzo Giraud Torlonia e di fronte quello dei Penitenzieri costruito nel tardo quindicesimo secolo da un membro della famiglia Rovere (adesso Hotel Columbus): lo si può vedere a sinistra nella foto, vicino al palazzo Serristori che fu costruito nel 1555. Tutti e due questi edifici sono sopravvissuti e adesso si trovano a destra e a sinistra della Via della Conciliazione venendo dal Tevere. Dall’altra parte l’edificio dietro la fontana, il palazzo dei Convertendi, posto nella parte più vicina alla Piazza S. Pietro, fu demolito quando fu costruita Via della Conciliazione tra il 1936 e il 1950. Il palazzo fu ricostruito e ora si trova al n. 39 di questa strada. La fontana fu tolta, sempre in quella occasione, e fu eretta in Piazza S. Andrea della Valle.
22,2 x 31,2 cm
Biblioteca dell’ Accademia di Belle Arti, Copenaghen |
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| Pio IX che benedice dalla loggia di San Pietro, c. 1860 |
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| Una grande massa di gente come pure truppe papali sono qui raccolte nella piazza che fronteggia San Pietro per ricevere la benedizione del Papa. La fotografia può essere datata verso il 1860 dato che l’orologio nell’ala del palazzo che prende il nome da Paolo V fu tolto a quel tempo.
Negativo su vetro nel Gabinetto Fotografico Nazionale (Fondo Valenziani), Roma |
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| Piazza di Spagna con il palazzo di Propaganda Fide e la colonna dell’Immacolata Concezione, 1860 |
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| Piazza Mignanelli sporge ad angolo retto nell’ultimo angusto tratto di Piazza di Spagna proprio di fronte al palazzo di Spagna. In questa fotografia, a destra, si vede questo palazzo che era ed è ancora la residenza dell’ambasciata spagnola presso il Vaticano.
Nel mezzo della piazza c’è la colonna dell’Immacolata Concezione e dietro c’è il palazzo di Propaganda Fide, un’opera del Bernini e del Borromini. Il collegio di Propaganda Fide fu fondato nel 1622 come una Università internazionale per missionari, per diffondere la Fede Cattolica. Al tempo di Pio IX, l’istituto sovrintendeva anche alla censura su tutti i periodici stranieri, prima della loro legale distribuzione in Roma.
Vilhelm Bergsoe suggerisce che l’importanza di Piazza Mignanelli era nel fatto che possedeva l’unico negozio dove si poteva comprare del tabacco estero; infatti il magazzino apparteneva al Vaticano. Qui si poteva comperare « un tabacco possibile ad un prezzo impossibile » (un tabacco per uomini a prezzi disumani).
28,8 x 26,0 cm
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| La Via Ostiense e la Piramide di Caio Cestio, 1865 |
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| La Via Ostiense, ora allargata, è un’importante strada di traffico, ma nel diciottesimo secolo era ancora una tranquilla strada ciottolata che univa Roma al porto di Ostia, città molto importante in epoca romana. La porta Ostiense, ora porta di San Paolo, fu costruita nel punto in cui la strada attraversa le Mura Aureliane. La facciata della porta rivolta verso la città appare come ai tempi di Aureliano (270-275), ma la facciata esterna fu ricostruita da Onorio nel 402 e da allora è stata restaurata più volte.
La Piramide di Caio Cestio fu inserita nelle Mura Aureliane.
Dietro il muro a sinistra c’è il cimitero protestante. Goldschmidt nelle sue note su un viaggio ad Ostia mostra disprezzo per la Piramide e dichiara che, malgrado la sua mole sembra “piccola ed insignificante, probabilmente perché non si trova nel suo posto adatto. Dà l’impressione, si potrebbe dire, che stia là curva a meditare sul suo destino, vale a dire che, trecento anni dopo essere stata creata come monumento dell’amico di Agrippa, il ricco Caio Cestio, Roma, avendo avuto bisogno di mura, le abbia appoggiate ai suoi lati, e che, mille e quattrocento anni dopo, la Piramide si è ritrovata a capo di un cimitero di eretici”.
19,4 x 25,4 cm. Foto M. Mang
Biblioteca Reale, Copenaghen |
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| La Via Ostiense innevata, con sullo sfondo la Piramide di Caio Cestio. Foto fatta da Giuseppe Primoli nel 1890. La fotografia può riferirsi alla nevicata del 1 marzo 1890. |
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| Veduta della Via Ostiense all'angolo tra Via Matteucci e Via del Porto Fluviale, 1940. La foto mostra l'aspetto della via prima dei bombardamenti anglo-americani. |
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| Veduta prospettica della zona di Testaccio, ca. 1930. Sono visibili il campo sportivo, inaugurato il 3 novembre del 1929 e demolito nel 1940, e la caserma dei Vigili del Fuoco, mentre lungo la via Marmorata si intravedono gli edifici poi demoliti per la costruzione del nuovo Ufficio Postale, cominciata nel 1933. |
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| Sosta dei carri ai Mercati Generali, 1922 |
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| Giuseppe Primoli ritratto sulla propria carrozza sulla via Ostiense allagata, marzo 1892. |
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| La Basilica di San Paolo allagata, gennaio 1915. |
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| Tevere a valle di Ripa Grande, da sotto l'alberata di Marmorata. Foto di Pietro Poncini, ca. 1915. Sulla sinistra è riconoscibile l'Arsenale, mentre sulla destra si nota la Dogana Nuova, demolita tra il 1914 e il 1915 per la costruzione del Ponte Sublicio. |
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| Ponte di ferro nei pressi del nuovo Porto Fluviale, 12 dicembre 1908. |
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| Ritrovamento di mosaici presso la Piramide, 1936. |
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| Viale Aventino durante i lavori di sistemazione del 1934, Sciamanna. Sulla destra si intravede l'area del Circo Massimo ancora occupata da abitazioni ed opifici. |
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| Allestimenti e illuminazione della Stazione Ostiense per la visita di Hitler, maggio 1938. |
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| Veduta della Piramide, delle Mura Aureliane e della campagna circostante, attribuita a Carlo Baldassare Simelli, 1864. |
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| La Basilica di San Paolo in costruzione, seconda metà dell'Ottocento. |
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| Contadine lungo la Via Ostiense, Giuseppe Primoli, ca. 1890. Sullo sfondo la Basilica di San Paolo. |
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| Veduta del Porto di Ripa Grande e del San Michele, durante la piena del Tevere del 1892, Thomas Ashby. |
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| Il Mattatoio in costruzione, ca. 1890. Veduta generale presa dal monte Testaccio. |
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| Veduta della facciata della Stazione Roma-Ostia a Ostia Lido, 1924 |
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| Inaugurazione della Stazione Ferroviaria Roma-Ostia. Partenza del treno inaugurale alla Stazione San Paolo, 10 agosto 1924. |
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| Mercati Generali, piazzale destinato alla vendita, 1922. |
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| Via Marmorata, assetto prima delle demolizioni, 1883-1888. |
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| Monte Testaccio, inizi novecento. |
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| Piazza dell'Emporio durante la piena del Tevere del 1915. |
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| Veduta prospettica della Basilica di San Paolo fuori le mura, 1900 |
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| Campo di bocce in via Luigi Fincati (Garbatella), Luciano Morpurgo, 1930. |
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| Veduta prospettica della Garbatella, 1945 |
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| Gente al sole in piazza Biffi, Luciano Morpurgo, 1930-1935. |
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| L'edificio dei Bagni pubblici da via Luigi Fincati, Luciano Morpurgo 1930-1935. |
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| Il Cinema Teatro Garbatella in piazza Bartolomeo Romano, Luciano Morpurgo 1930-1935. |
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| Porta San Paolo con viandanti e carri, Giuseppe Primoli, ca. 1890. |
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| Il Vittoriano, stato dei lavori nel 1906 |
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| Piazza Venezia negli anni trenta |
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| Veduta aerea del monumento a Vittorio Emanuele II, ca. 1910.
Laboratorio fotografico dello stabilimento di costruzioni aeronautiche, il dirigibile 1 bis in volo da Vigna di Valle a Roma, serie di stampe originali alla gelatina bromuro d'argento, cm. 27,6 x 38,5 - Firenze, coll. Malandrini |
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| Piazza dell'Esedra, 1933.
Stabilimento fotografico G.Brogi. Stampa recente da lastra originale, cm. 21 x 27. Archivi Alinari, Archivio Brogi.
La vasta area davanti alle terme di Diocleziano, chiamata anche piazza di Termini e l'elemento di continuità tra la stazione e via Nazionale, era già realizzata nel 1889. Oltre all'apertura e all'alberatura della via delle Terme, fu sistemato a giardino, come è ancora oggi, l'area triangolare adiacente. La doppia quinta arborea di lecci inquadrava, rispettivamente, la facciata della stazione e l'appena sistemata piazza Esedra; ma con l'arretramento di circa 200 metri della attuale facciata della stazione ferroviaria la prospettiva verso quest'ultima ha perduto la sua evidenza. La scelta delle essenze arboree per questa area rispecchia un gusto e una moda che sta cambiando nei primi decenni del 900: un gusto che desidera riassumere la tradizione nazionale e che in seguito diventerà emulazione della Roma imperiale. Le essenze che meglio rispecchiano questo spiritosono il pinus italiacus, il cipresso, il mirto, l'alloro, il leccio. |
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| Via Vittorio Veneto, 1931
Stampa recente da lastra originale, cm. 21 x 27. Archivi Alinari, Archivio Anderson.
Intorno all'ultimo decennio dell'Ottocento scompare sulla adiacente piazza Barberini la piccola piazzetta dei Cappuccini famosa per la sua olmata; prende il suo posto il nuovo tracciato di via Veneto (1886-89) che rispecchia nel suo carattere sinuoso il gusto del liberty internazionale. Ad accompagnare e guarnire il nuovo tracciato vengono piantumati nella parte iniziale, imponenti, due filari di platani orientali, che contribuiscono a rafforzare questa immagine internazionale della strada. |
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| Scalinata di Trinità dei Monti vista da via dei Condotti, ca. 1865.
Autore non identificato, stampa all'albumina cm. 39,8 x 27,1. Firenze, museo di storia della fotografia fratelli Alinari. |
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| Innalzamento della colonna dedicata all'Immacolata Concezione in Piazza di Spagna, 18 dicembre 1856.
Foto di Giacomo Caneva, stampa all'albumina da negativo di carta, cm. 32 x 24,6. Roma, fondazione Marco Besso.
Dopo la solenne approvazione del Dogma dell'Immacolata Concezione - 8 dicembre 1854 - si decise di innalzare a Roma un monumento alla Madonna. Su disegno di Luigi Poletti, il ricostruttore della Basilica di San Paolo fuori le mura, fu eretta in piazza di Spagna una colonna commemorativa di cui vediamo in questa immagine il castello utile per l'innalzamento. |
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| Panorama di Roma ripreso dalla Basilica Vaticana, ca. 1875.
Foto dei Fratelli D'Alessandri, cm. 26 x 37,8. Firenze, museo di storia della fotografia Fratelli Alinari |
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| Panorama di Roma dal belvedere della Casina Valadier, ca. 1880.
Foto attribuita a Romualdo Moscioni, cm. 28 x 36,5, Firenze, Museo di storia della fotografia Fratelli Alinari. |
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| Veduta di Castel Sant'Angelo dal Tevere con San Pietro sullo sfondo, ca. 1870.
Autore non identificato. cm. 22,8 x 47,0. Firenze, museo di storia della fotografia Fratelli Alinari, coll. Blatt. |
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| Ponte Regina in costruzione, ca. 1889.
Fotografo non identificato. Stampa alla gelatina bromuro di argento, cm. 18,2 x 41,0. Firenze, museo di storia della fotografia Fratelli Alinari.
Questo ponte, costruito su progetto di Angelo Vescovali, venne inaugurato il 17 dicembre 1891. |
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| Le foto e i testi che seguono sono stati tratti dal volume "Roma scomparsa, nelle fotografie di Ettore Roesler Franz" di Carlo Bernoni e Renato Mammucari - Newton Compton Editori. |
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| Ettore Roesler Franz: "Una via del ghetto" c.a. 1880. La legislazione dei papi consentiva la raccolta e la rivendita degli stracci; le donne lavoravano soprattutto le stoffe, incombenza che eseguivano sull'uscio delle proprie abitazioni per sfruttare la luce del giorno. |
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| Ettore Roesler Franz: "Gruppo di ragazzi nel ghetto" c.a. 1880. L'immagine, che riprende un gruppo di ragazzi intenti a conversare tra loro, ci mostra anche le tipiche passerelle che univano le diverse abitazioni quali vie di collegamento in occasione delle alluvioni che frequentemente si verificavano nella zona. |
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| Ettore Roesler Franz: "Isola Tiberina" c.c 1880. In primo piano il campanile e la chiesa di San Bartolomeo all'Isola e, sullo sfondo, le cupole di San Carlo ai Catinari e di Sant'Andrea della Valle. |
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| Ettore Roesler Franz. c.a. 1880. E' il proseguimento della foto precedente. Si nota un agglomerato di case sulla sponda sinistra che sarà oggetto della più insensata demolizione per far posto sia ai muraglioni sia al lungotevere in corrispondenza del Ghetto. |
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| Ettore Roesler Franz: "Il Porto di Ripa Grande e, contrapposta, la Ripa Salara" c.a. 1880. I barconi, ripresi all'ormeggio, scaricavano riso e manufatti provenienti da Genova, cotonerie da Malta, manifatture e salumi da Napoli; sui barconi veniva esercitato anche lo spaccio di vino. Dietro la riva Salara si intravede il Colle Aventino. |
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| Ettore Roesler Franz: "Convento dell'Aracoeli". La foto è del 1885 e ci mostra quali erano gli sventramenti in corso nel convento. |
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| Ettore Roesler Franz: "Piazza Montanara" c.a. 1880. E' un luogo caratteristico, con la fontana del XVI secolo (ora trasferita nella piazzetta di San Simeone. La piazza risulta invasa da una moltitudine di venditori e di lavoratori in attesa di occupazione. Le case tra la piazza Montanara e il Campidoglio furono in seguito demolite, nel 1931, per la creazione della Via del Mare. |
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| Ettore Roesler Franz: "Via della Lungaretta" c.a. 1880. |
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| Ettore Roesler Franz: "Porta San Paolo" c.a. 1880. E' stata la più antica porta romana; il nome deriva dalla basilica dell'Apostolo eretta lungo la via Ostiense; la foto mostra ancora la controporta dell'epoca di Massenzio. |
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| Ettore Roesler Franz: "Porta San Lorenzo" c.a. 1880. Presso la porta è addossato alle Mura Aureliane un posto di ristoro; alloggi di fortuna sorsero nei pressi della porta per gli immigrati impiegati nell'attività edile della capitale. |
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| Ettore Roesler Franz: "Vicolo del Campanile" c.a. 1880. Il vicolo che sottopassava il corridoio di Borgo, andava da Borgo Pio a Borgo Nuovo; il campanile è quello della chiesa di Santa Maria in Traspontina. |
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| Ettore Roesler Franz: "Piazza Sant'Egidio" c.a. 1880. La foto che ritrae la piazza è stata scattata da via della Scala. Sul fondo è il transetto di Santa Maria in Trastevere; in primo piano l'ex convento di Sant'Egidio. |
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| Ettore Roesler Franz: "Presso il Foro" c.a. 1880. Le demolizioni sono in corso tra il Foro, l'antico Campo Vaccino e la via della Salara Vecchia; in questa area erano i magazzini pontifici del sale. Al centro, è la cupola barocca dei Santi Luca e Martina di Pietro da Cortona. |
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| Ettore Roesler Franz: "Ponte Rotto". Ultimo traffico di pedoni e carrozze sul Ponte Rotto poco prima della demolizione delle arcate e la successiva ricostruzione; l'opera, iniziata nel 1885, terminò solo nel 1892. |
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| Botticelle al Colosseo, Massimo Antonelli 1960 |
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| Via Ostiense angolo Via dei Magazzini Generali. La foto (del 1943) ritrae il palazzo dove c'è la storica pasticceria "Andreotti" e la macelleria "Catena". |
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