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| E' la tipica fontanella romana pubblica (nasone) con la particolarità che poggia su una vasca di marmo. Si trova tra la Via Ostiense e la Via Laurentina vicino al ponte della ferrovia Roma-Ostia. Questa fontanella mi è particolarmente cara perché qui si sono dissetati molti miei antenati dalla fine dell'800. |
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| E' situata in Via Giulia. La fontana, caratterizzata da una grossa maschera marmorea secentesca, che si trova in prossimità di ponte Sisto, è addossata ad un muro in mattoni, costruito nell’800, che ne modifica notevolmente l’originaria collocazione. In una incisione di Alessandro Specchi del 1699 essa appare, infatti, isolata e a sé stante. Venne costruita, forse con l’apporto di Girolamo Rainaldi, e risulta alimentata nel 1626. Il mascherone è inserito in un prospetto con grosse volute laterali alla base e con architrave sormontato dal giglio araldico dei Farnese, originariamente in travertino, sostituito nell’800 con uno in ferro oggi quasi completamente consumato. Il mascherone versa l’acqua in un sottostante piccolo catino semicircolare dal quale si raccoglie poi in una grande vasca di granito di forma rettangolare e quindi nel bacino di raccolta a fior di terra protetto da due colonnine collegate con sbarre di ferro.
In determinate feste dei Farnese, dalla bocca del mascherone usciva vino anziché acqua. E vino gettò, per tre giorni consecutivi, nel 1720, in onore del nobile Marco Antonio Zondadari nominato Gran Maestro dell’Ordine di Malta. |
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| E' collocata a Piazza San Marco. Simboleggia il rione omonimo e venne eseguita in travertino su disegno dell’architetto Pietro Lombardi nel 1927.
E’ costituita da un semplice ed elegante stelo, al centro di un piccolo bacino, sul quale due corolle di tulipani stilizzati sostengono una pigna. L’acqua esce da due cannelle laterali e si raccoglie nelle vaschette a fior di terra, protette da quattro colonnine. La fontanina ricorda la grande pigna antica che dette il nome al rione e che è passato ora anche all’omonimo cortile in Vaticano dove infatti la pigna venne definitivamente sistemata. |
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| Al centro dell’antico chiostro del famoso monastero di San Paolo fuori le mura sulla Via Ostiense è stata posta, agli inizi del ‘900, una semplice e anacronistica fontana moderna, costituita da una vasca a terra di marmo bianco venato, di forma circolare, al centro della quale un piccolo zampillo emette sottili fili d’acqua. |
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| All’esterno del complesso monastico di San Paolo fuori le mura e quasi all’angolo dello stesso, sulla Via Ostiense, si trova un antico sarcofago romano in marmo, addossato alla parete e sollevato su due speroni, che presenta bassorilievi assai consumati. Esso riceve acqua in abbondanza da due sovrastanti e simmetriche cannelle adorne di due semplici formelle circolari. |
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| Collocata al Largo del Colonnato di San Pietro, sul marciapiede che in quel punto è appositamente ingrandito arcuandosi verso il piano stradale, la delicata e graziosa fontanella rionale fu progettata dall’architetto Pietro Lombardi: venne eseguita in travertino nel 1927 e posta all’angolo con via di Porta Angelica.
Su un robusto basamento tripartito, tre vaschette baccellate semicircolari, centinate e sospese, a forma di conchiglie, raccolgono l’acqua versata da tre cannelle abbinate, poste nella parte superiore di tre chiavi di San Pietro, sormontate da tre tiare papali sulle quali se ne erge una quarta di coronamento, tutte riccamente lavorate a rilievo. Negli spazi tra le chiavi sono scolpiti lo stemma di Roma e quello del Rione Borgo, riunendo così armoniosamente gli emblemi papali e cittadini. |
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| Si trovano nell’Abbazia delle Tre Fontane in Via delle Acque Salvie. Nella località allora detta “ad Aquas Salvias” secondo la tradizione venne decapitato l’apostolo Paolo la cui testa, rimbalzando tre volte sul pavimento, provocò la fuoruscita di altrettanti fiotti d’acqua ricordati nelle tre fontanine che si trovano all’interno di una delle tre chiese dell’Abbazia, quella dedicata, appunto, a S. Paolo. La foto ritrae l’edicola che contiene la seconda (quella di centro) delle 3 leggendarie fontane miracolose. |
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| E’ ubicata nel Roseto comunale in Via di Valle Murcia. Addossata al muro di sostegno di fronte al cancello d’ingresso si trova questa moderna fontana in travertino, costituita da un semicalice, sostenuto da un breve piedistallo, sormontato da una edicola con figura di delfino. In basso, un’ampia vasca di raccolta di forma semicircolare. |
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| La caratteristica e graziosa fontana di Piazza di Spagna voluta da papa Urbano VIII Barberini, come ornamento centrale della piazza, fu progettata da Pietro Bernini nel 1627-29, quando ricopriva la carica di architetto dell’Acqua Vergine. Egli era il padre del grande Gian Lorenzo, della cui collaborazione largamente si avvalse, sembra, specialmente per le decorazioni laterali.
Per la realizzazione dell’opera l’artista si ispirò, secondo la tradizione, ad una vecchia barca, “la Barcaccia” appunto, che si sarebbe proprio in quella zona arenata dopo essere stata condotta alla deriva dalla piena del Tevere del 1598 le cui acque avevano raggiunto le falde del Pincio.
In realtà la singolare imbarcazione, che mostra le fiancate molto basse dando l’impressione di affondare, fu costruita a livello del suolo per necessità tecniche. Il Bernini, infatti, non potendo usufruire di uno zampillo sufficientemente alto, fu costretto ad adeguarsi alla pressione dell’Acqua Vergine in quel punto assai bassa.
La piccola barca, con poppa e prua identiche, appare quasi immersa in una piscina di forma ovale e presenta all’esterno due grandi stemmi di Urbano VIII ai cui lati due bocche di finte cannoniere “sparano” getti d’acqua nella vasca sottostante. All’interno, due “bocche di soli” barberiniani versano acqua a ventaglio, mentre nella parte centrale da uno strano catino si eleva un breve ma grosso zampillo. |
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| Fontanella Semicircolare Acqua Marcia |
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| Si trova in Via S. Pietro in Carcere nei pressi di piazza del Campidoglio. Addossata ad un muro di sostegno del giardinetto che si affaccia sulla via c’è questa piccola fontana. E’ composta da un piedistallo modanato che sorregge un catino semicircolare in cui si raccoglie l’acqua che fuoriesce da una canna di ferro collocata al centro di una rosetta, a sua volta inserita in un prospetto ad arco di travertino, con cornice modanata, sulla quale sono incise due scritte: “S.P.Q.R.” e “Acqua Marcia”. |
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| All’inizio della monumentale scalinata, disegnata da Michelangelo, che porta al Campidoglio ci sono due leoni egizi di basalto, provenienti da Campo Marzio, e adattati a fontana da Giacomo della Porta nel 1588; i leoni, rimossi nel 1885 e sostituiti con copie, furono qui ricollocati nel 1956. Nella foto una delle due fontane. |
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| Si trova in Piazza del Campidoglio. Realizzata alla base della doppia scalinata del palazzo Senatorio, era stata prevista nel progetto michelangiolesco (circa 1536) non come fontana (l’Acqua Felice arrivò in Campidoglio mezzo secolo dopo) ma come grandioso ornamento.
L’ampia nicchia centrale, fiancheggiata da pilastri, avrebbe dovuto contenere una colossale statua raffigurante Giove Capitolino (come afferma il Vasari); vi venne invece collocata una Minerva (oggi nel Museo Capitolino) come risulta da una incisione eseguita dal Dupérac nel 1568. Nella grande nicchia fu poi definitivamente collocata (1593) una Minerva seduta (proveniente da Cori) di assai modeste dimensioni, restaurata e trasformata in Dea Roma o Roma Trionfante.
La sistemazione a fontana avvenne in seguito ad apposito concorso vinto da Matteo Bartolani da Città di Castello il cui progetto fu più volte modificato nel corso degli anni. |
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| Fontana di Giovanni Paolo II |
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| Nel lato destro della Basilica di San Pietro, superato il portico, verso l’ingresso della cupola, c’è una fontana fatta costruire da Giovanni Paolo II nel 1991. La fontana fu probabilmente realizzata per le necessità dei pellegrini in sostituzione delle antiche quattro fontanelle dell’atrio.
E’ costituita dall’assemblaggio di marmi antichi ed è formata da una vasca rettangolare in marmo sollevata su due semplici sostegni. Su uno dei lati lunghi è posto un dossale costituito da due riquadri di marmo antico adorni di rilievi vegetali, diversi anche se simili nell’impostazione: l’uno presenta foglie di acanto, l’altro elementi floreali. Al centro di ciascun quadrato è inserita una bocchetta in ottone, chiudibile. Tra i due frammenti antichi è collocata una lastra di travertino sulla quale figura lo stemma papale e l’iscrizione: VIDI AQUAM EGREDIENTEM DE TEMPLO. |
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| Si trova a Piazza Navona. Realizzata durante il pontificato di Gregorio XIII Boncompagni, e situata sul lato meridionale della piazza, la fontana originaria, posta su un basamento con vari gradini e circondata da una balaustra in travertino, venne eseguita nel 1574 su progetto di Giacomo Della Porta. Consisteva in una vasca ornata di mostri marini e alternativamente da un drago e un’aquila (stemmi gentilizi dei Boncompagni), e agli angoli da quattro tritoni con la buccina, alternati da mascheroni, tutti versanti acqua, eseguiti da Taddeo Landini, Simone Meschino, Egidio della Riviera de Molines e Giacobbe Silla Longhi. Al centro della vasca si ergeva un grosso delfino.
Nel 1653 papa Innocenzo X Pamphili affidò al Bernini l’incarico di rinnovare completamente la fontana. L’artista eliminò gradini e balaustrata, aprì un’ampia piscina a livello del suolo ponendovi gli ornamenti preesistenti e collocandovi al centro la splendida statua del Moro da lui stesso disegnata ispirandosi al torso di Pasquino ed eseguita nel 1655 dallo scultore romano Giannantonio Mari. Il nome di “moro” lo affibbiarono alla statua i romani che in essa ravvisarono elementi somatici africani. Si tratta in realtà di “un imponente e muscoloso tritone che trattiene con la forza un delfino che cerca di sfuggirgli tra le gambe”.
La fontana venne restaurata nel 1708 sotto il pontificato di Clemente XI Albani, con la inspiegabile sostituzione della vasca esterna; e successivamente, nel 1874, quando i quattro tritoni ornamentali e le quattro maschere che vi si alternavano vennero sostituiti con copie eseguite da Luigi Amici, mentre gli originali furono sistemati, e vi si trovano tuttora, nel Giardino del lago a villa Borghese. Sembra però che siano scomparsi. Forse sono stati prudentemente messi al sicuro in qualche deposito comunale. |
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| Si trova a Piazza dell’Emporio. Costruita su progetto dell’architetto Pietro Lombardi per il rione Testaccio, venne inaugurata il 28 ottobre 1926 nell’allora piazza Mastro Giorgio (poi Testaccio) e successivamente, nel 1935, venne spostata nella piazza attuale, all’altezza di ponte Sublicio.
Realizzata in travertino, è costituita da un armonioso gruppo di anfore che ricordano il vicino monte dei cocci formatosi, attraverso i secoli, appunto, con le anfore rotte. Ed anfore nella zona transitavano in grande quantità provenienti dal prossimo porto fluviale (Ripa grande), distrutto alla fine del secolo scorso in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere.
La fontana,a pianta circolare, è divisa in quattro raggi da altrettante rampe di scale di cinque gradini concentrici che si ricollegano al gruppo centrale attraverso mensole a volute. I quattro raggi, scavati a vasca sono alimentati da getti d’acqua. Dodici colonnine circondano, su due diversi livelli, la graziosa ed elegante fontana, che si distingue da tutte le altre realizzate dall’architetto Lombardi per la sua forma monumentale e per le linee puramente architettoniche. Tra non molto dovrebbe essere spostata nella piazza originaria di Testaccio. |
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| Si trova nella via omonima. Sollevata su un cippo marmoreo quadrato davanti al portico della chiesa di S. Maria in Domnica, la piccola nave di marmo raffigura una galera romana. Secondo una leggenda essa sarebbe stata rinvenuta nei pressi del Colosseo (riferimento alla presenza in Roma di marinai della flotta di Capo Misero addetti alle complesse manovre del grande velario dell’Anfiteatro) e si tratterebbe da un antico ex-voto – proveniente dai vicini “Castra Peregrina” – che alcuni marinai scampati a un naufragio avrebbero offerto alla dea Iside, protettrice dei naviganti. Nel 1484 Pomponio Leto ricorda infatti l’esistenza di una navicella, approssimativamente nello stesso luogo: si tratta probabilmente di quella originale che aveva dato nome alla vicina chiesa. L’attuale navicella, forse ispirata alla precedente, fu invece realizzata nel 1518-19 su probabile disegno di Andrea Sansovino, per volontà di papa Leone X Medici, del quale reca gli stemmi sulle facciate del basamento.
Nel 1931, in occasione della sistemazione delle adiacenze della chiesa, la piccola nave, in origine collocata in posizione diversa, venne trasformata in fontana alimentata dall’Acqua Felice, la quale, da un breve ma intenso zampillo in corrispondenza del ponte centrale, attraverso i ponti laterali scende lungo le murate e il basamento fino a confluire nella sottostante ampia vasca ovale di travertino. La fontana è inserita in una aiuola quadrangolare con due lati lobati ed è protetta da colonnine raccordate da catene in ferro battuto. |
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| In un viale ricco di palme nella Villa Celimontana si trova questa semplice fontana di forma circolare con parapetto in ferro battuto ad elementi verticali. Al centro è una formazione a rocaille da cui si eleva un breve zampillo. |
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| Si trova anch’essa nella Villa Celimontana, situata nella zona perimetrale presso il muro esterno che guarda verso piazza Ss. Giovanni e Paolo. Al centro, su una base quadrata, si eleva un elemento verticale, con una decorazione ormai illeggibile, che sostiene la vaschetta a calice donde un tempo proveniva lo zampillo.
La fontana è inattiva. |
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| Fontane della Piazza (San Pietro) |
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| Si tratta di due fontane gemelle che si trovano in Piazza San Pietro. Una fontana, a destra guardando la facciata della basilica, esisteva fin dai tempi di papa Innocenzo VIII Cybo, che la fece costruire nel 1490. Nel 1501 papa Alessandro VI Borgia, vi fece probabilmente eseguire lavori di rifinitura e di abbellimento dall’architetto Alberto Paneri. Paolo V Borghese, nel 1612, in coincidenza con l’adduzione, da lui voluta, di una notevole quantità di Acqua Paola proveniente dal lago di Bracciano ne ordinò il rifacimento affidando l’incarico all’architetto Carlo Maderno che utilizzò in gran parte la precedente costruzione innocenziana. La fontana si trovava tuttavia in posizione asimmetrica sia rispetto alla facciata della basilica e sia rispetto all’obelisco. Ma quando Gian Lorenzo Bernini, per incarico di Alessandro VII Chigi, costruì l’imponente colonnato, provvide anche ad eliminare l’inconveniente edificando la fontana di sinistra (nella foto), attenendosi rigorosamente al modello di quella del Maderno e spostando quest’ultima in asse con l’obelisco e la nuova fontana. I lavori, iniziati nel 1667 si conclusero rapidamente per la fontana di destra (spostata di pochi metri in avanti) mentre per quella di sinistra si dovette aspettare per l’inaugurazione il 1677 a causa di acqua insufficiente.
Ciascuna fontana poggia su un piedistallo a pianta ottagonale con lati alternativamente più grandi e più piccoli e reca nelle specchiature alcuni bassorilievi. Quella più antica ha nei lati maggiori lo stemma di Paolo V Borghese, con il drago e l’aquila sovrapposti, mentre nei lati minori si alternano draghi e aquile. La fontana più recente, assai simile alla consorella, a parte qualche differenza di misura e il travertino anziché il granito della vasca grande circolare, ha nelle svecchiature maggiori lo stemma con sei stelle di Clemente X (sotto il cui pontificato i lavori furono completati) e in quelle minori due delfini con le code incrociate. Dal catino superiore delle due fontane si dipartono sette poderosi zampilli che raggiungono (o raggiungevano, dicono) circa otto metri di altezza. Ma esse, come la maggior parte delle fontane monumentali, sono oggi dotate di speciali apparecchiature che consentono il riciclaggio dell’acqua al fine di evitare eccessivi consumi. |
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| Si trova in Piazza Barberini. Anche se priva di elementi architettonici, la fontana del Tritone risulta di grande effetto decorativo ed è considerata tra le più belle e le più famose fontane di Roma. Venne realizzata in travertino da Gian Lorenzo Bernini nel 1642-43 per ornare la piazza Barberini, quella cioè antistante la facciata del sontuoso palazzo di papa Urbano VIII.
Alimentata dall’acqua Felice, è formata da un bell’intreccio di quattro delfini con la testa in basso e aventi, fra le code attorcigliate in alto, due stemmi barberiniani: uno rivolto verso l’attuale via del Tritone, l’altro verso il non più esistente portale d’ingresso della villa Barberini. Le code sorreggono, inoltre, una grande conchiglia con le valve aperte, al centro della quale, quasi a cavallo della cerniera, accosciato, si erge con tutto il busto un colossale tritone dalle chiome fluenti nell’atto di soffiare a gote gonfie entro una enorme conchiglia da cui esce un forte zampillo d’acqua che, ricadendo nelle scannellature della stessa conchiglia, provoca graziosi rivoletti che si versano rumorosamente nella sottostante ampia e bassa vasca protetta da colonnine di marmo. E’ stata restaurata nel 1932 e, più recentemente, nel 1990.
La foto la ritrae prima di quest'ultimo restauro. |
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| Si trova a Piazza del Popolo. L’emiciclo laterale destro della piazza, verso il Pincio, è ornato da un monumentale gruppo scultoreo in marmo. Fu disegnato da Giuseppe Valadier nel 1823 e venne eseguito in forme freddamente accademiche da Giovanni Ceccarini. Vi è rappresentata, al centro, sollevata su una base, la Dea Roma armata di lancia e con l’elmo in testa; ai lati essa è fiancheggiata dalle statue giacenti del Tevere e dell’Aniene tra le quali figura una macilenta lupa che allatta i gemelli. L’acqua che scaturisce dalla base del monumento si raccoglie entro una piccola tazza dalla quale ricade in un’ampia vasca semicircolare di travertino a forma di conchiglia. |
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| Fontana del Nettuno (Piazza del Popolo) |
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| Anche l’emiciclo laterale sinistro ha come ornamento una fontana monumentale e anch’essa, come la dea Roma, fu disegnata da Giuseppe Valadier nel 1823 ed eseguita da Giovanni Ceccarini. Raffigura un colossale Nettuno con il tridente sopra una coppia di delfini guidati da due tritoni. Anche in questo caso l’acqua fuoriesce al di sotto del gruppo marmoreo riversandosi nella tazza minore e poi nella grande vasca semicircolare a conchiglia. |
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| Fontanine della Piazza (Piazza del Popolo) |
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| Sugli edifici che fiancheggiano la porta del Popolo (caserma dei Carabinieri e chiesa di S. Maria del Popolo), sul lato della piazza omonima, rialzate su due gradini e sollevate su bassi sostegni in travertino, si trovano due belle fontanine, quasi gemelle, costituite da sarcofagi simmetrici strigliati di gusto tardo antico, entro le quali versano sottili fili d’acqua due bocchette collocate al centro del muro sovrastante. La montanina sul lato di S. Maria del Popolo (quella della foto) ha un sarcofago al centro del quale è l’immagine di una coppia di defunti racchiusa entro un clipeo; l’altra, verso la caserma, presenta un sarcofago con al centro l’immagine clipeata del defunto e ai lati due geni. |
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| Disegnata dall’architetto Virginio Vespignani, venne eretta nel 1864 per volere del pontefice Pio IX, Mastai Ferretti, presso la chiesa di San Clemente.
Verso il 1927 fu rimossa dal luogo originario e ricostruita, con qualche licenza, nella vicina Via Annia, quasi addossata al muro di cinta dell’ospedale militare del Celio.
E’ situata entro una nicchia in laterizio, fiancheggiata da due pilastri in marmo sormontati da due sfere, tra le quali si erge lo stemma del Comune di Roma (che ne curò lo spostamento) sorretto da due piccoli delfini.
Elevato su quattro gradini e poggiante su due zampe di leone e su un cuneo centrale lavorato a bassorilievo, un antico sarcofago in marmo (I secolo a.C.) riceve l’acqua versata dalla bocca di due teste leonine emergenti da altrettante volute laterali che graziosamente incorniciano lo stemma papale scolpito in un blocco cubico sovrastato da una vaschetta quadrata di marmo nero, entro cui un piedino sorregge la piccola tazza terminale dalla quale si eleva un breve zampillo. |
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| Nelle aiuole antistanti il palazzo della Civiltà del Lavoro (nell’omonimo viale), eretto nel 1939 dagli architetti Guido Guerrini, Bruno La Padula e Mario Romano, e quasi all’altezza del largo Virgilio Testa, esistono due fontane gemelle, forse realizzate su disegno di Marcello Piacentini, ciascuna costituita da una vasca circolare a fior di terra in peperino. L’acqua fuoriesce attraverso zampilli i cui fori sono disposti all’interno della vasca in maniera da formare due centri concentrici: quello minore è composto da otto zampilli, quello maggiore da sedici. Il getto centrale sovrasta tutti gli altri.
Le fontane sono di gradevole e sorprendente effetto soprattutto la sera, quando vengono evidenziate da una sapiente illuminazione. |
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| Situata in Piazzale Ostiense, è una delle più recenti e forse la più emblematica tra le fontane di Roma, perché non raffigura nulla di certo; ma di notte, quando è illuminata, può simboleggiare le principali attività dell’Acea nei settori dell’energia e dell’ambiente, tanto più che essa è inserita in uno spazio tenuto a prato con molta vegetazione. Fu realizzata con criteri ultramoderni nel 1962 dagli architetti Ugo Macrì, Giorgio Quadroni e Americo Rominelli, vincitori di un apposito concorso.
E’ formata da un ampio bacino oblungo chiuso da lastroni di marmo digradanti a fil di prato, nel cui centro si innalza una costruzione in forme architettoniche verticali, scolpita con bassorilievi, dall’alto della quale fuoriesce l’acqua formando una graziosa cascata. Viene comunemente detta fontana dell’Acea perché costruita davanti alla sede dell’Azienda Comunale Energia e Ambiente che ne è proprietaria. Attualmente non in uso. |
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| Si trova in Via Nicola Zagaglia e fu realizzata nel 1931 dall’architetto Raffaele de Vico al quale venne affidata la sistemazione dell’intera zona. Posta al centro di un piccolo emiciclo in muratura e sollevata sopra un basamento policromo costituito da pietre di recupero provenienti dai lavori di sterro, la fontana, inserita in una vasca circolare a fior di terra e adorna di due colonnine marmoree, è formata da un grande boccale di marmo vicentino rosso corallo, sulla cui superficie figura, in bassorilievo, un ramo fiorito di rose.
Dal centro del boccale si elevava un alto zampillo, ma ora la fontana è in stato di grave abbandono. |
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| Fontana della Piazza dell'Aracoeli |
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| Fu realizzata nel 1589, durante il pontificato di Sisto V, da Andrea Brasca, Pietro Gucci e Pace Naldini, su progetto di Giacomo della Porta. E’ costituita da un bacino circolare di marmo, sul quale si innalza un catino, pure circolare, nel cui centro quattro graziosi putti sorridenti sorreggono con le spalle tre monti gentilizi e versano getti d’Acqua Felice dalle rispettive anfore che sostengono con le mani.
Assai bella nell’insieme e molto accurata nei dettagli, la fontana ebbe a subire nel tempo vari restauri, i più importanti dei quali furono quelli ordinati nel 1660 da Alessandro VII e quelli eseguiti nell’800 quando venne sostituito l’originale grande bacino ovaleggiante e furono eliminati i due eleganti gradini con cataletti per la raccolta dell’acqua la cui forma riecheggiava quella della vasca superiore. |
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| Fontana del Palazzo dello Sport |
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| La fontana, inaugurata nel 2005, si trova a piazzale Nervi, dopo il palazzo dello sport. Consiste in un'ampia vasca rotonda con diversi zampilli quasi sempre spenti. Al centro della vasca si staglia una scultura opera di Pomodoro. |
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| Si trova a Piazza Bocca della Verità e fu voluta da papa Clemente XI quando, nel 1717, vennero avviati i lavori per la sistemazione della piazza antistante la basilica di S. Maria in Cosmedin.
L’incarico fu affidato all’architetto Carlo Bizzaccheri che, in omaggio al pontefice si ispirò allo stemma della famiglia Albani (stella a otto punte) per il disegno della vasca che risulta infatti elegantemente modellata a forma ottagonale con quattro angoli acuti e quattro concavi, a riprodurre, appunto, il motivo araldico.
Sui bordi l’artista fece disporre quattro gruppi, o mascheroni, con le armi di Sua Santità, da ciascuno dei quali escono due zampilli d’acqua; mascheroni che però furono rimossi nell’800.
Al centro della vasca si eleva l’infelice gruppo di massi di travertino, dello scultore Filippo Bai, su cui si adagiano due tritoni con le code intrecciate, realizzati da Francesco Moratti, i quali, volgendosi la schiena, con le spalle e le braccia alzate sostengono un grosso catino ondulato a forma di conchiglia. Il gruppo scultoreo centrale (scogliera, tritoni, conchiglia) è di ispirazione chiaramente berniniana, ma assai lungi dalla perfezione tecnica e dalla eleganza stilistica del maestro napoletano.
Sul catino si elevano tre piccoli monti (altro elemento araldico) sovrastati da una stella a otto punte: da essi fuoriescono, senza zampillare, solo due delle otto once d’Acqua Felice di cui la fontana era stata originariamente dotata e che il pontefice aveva fatto derivare dal vicino Campidoglio. |
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| Fontana della Piazza (Santa Maria Maggiore) |
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| Si tratta della fontana di Piazza Santa Maria Maggiore. Risale al 1615 e venne realizzata da Carlo Maderno con la collaborazione di Gaspare de’ Vecchi su commissione del pontefice Paolo V (Borghese). E’ situata ai piedi dell’alta colonna scanalata, unica superstite della basilica di Massenzio, che era stata eretta l’anno precedente dallo stesso Maderno per collocarvi, sul capitello corinzio, la statua bronzea della Vergine eseguita da Guglielmo Berthélot.
La fontana è costituita da una grossa vasca oblunga di travertino, modanata, rialzata dal livello stradale per mezzo di quattro alti gradini di graniglia e un forte gradone che la elevano di circa due metri. Al centro della vasca, sollevato su un balaustro, s’innalza un catino circolare dal quale si diparte un breve zampillo d’acqua.
La fontana è oggi priva dei due draghi araldici borghesiani che gettavano acqua e che il Maderno pose sui lati lunghi, mentre le aquile (altro emblema borghesiano) versano ancora acqua nelle vaschette dei lati brevi. I draghi andarono forse perduti durante i lavori di adattamento del livello stradale eseguiti nell’800. Per consentire tali lavori, infatti, la fontana potrebbe essere stata spostata e poi ricostruita. E’ certo che il modesto catino di oggi non è quello originario che appariva assai più ricco e più ampio e soprattutto il podio e i gradini attualmente in muratura erano tre e non quattro, in travertino. In quella stessa occasione scomparve anche l’abbeveratoio posto a ridosso della colonna, nella parte opposta della fontana. |
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| Si trova a Lungotevere Ripa. Infelicemente incassata entro la parete del muro che per un breve tratto divide la strada in due percorsi paralleli, di fronte alla facciata dell’ex Istituto S. Michele (oggi sede di vari uffici del Ministero per i Beni Culturali) la bella fontana, realizzata all’inizio del ‘900, appare assai sacrificata in uno spazio esiguo e la sua posizione ne impedisce la vista, troppo spesso pregiudicata dall’intenso traffico locale. Entro un arco a sesto ribassato e caratterizzato da una forte bugnatura, una bella vasca di travertino con bordo aggettante e leggermente strombato verso il basso riceve l’acqua da una cannella centrale inserita in un cippo marmoreo. Di poco sollevate sulla vasca e inserite negli angoli della muratura, due vaschette modanate semicircolari sovrastate da altrettante bocchette riversano l’acqua nella vasca sottostante. |
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| Si trova a Lungotevere Ripa. Sollevata su un gradino pavimentato in porfido e addossata al prospetto del Ministero per i Beni Culturali, la piccola fontana fu costruita in travertino, nel 1930, su disegno dell’architetto Pietro Lombardi, e sistemata proprio di fronte all’antico porto di Roma scomparso nel 1870 in seguito alla costruzione dei muraglioni del Tevere. E’ costituita da un’allegoria che si ispira allo stemma del rione Ripa (in omaggio al nome della strada che territorialmente appartiene al rione Trastevere) e agli elementi fondamentali della navigazione, la barra e il timone, dal centro del quale sgorga l’acqua che si raccoglie in una piccola tazza sospesa di forma semicircolare, con ampio bordo arrotondato. L’emblema rionale è impostato su due volute alle cui estremità altrettante formelle circolari modanate contengono due bocchette che versano sottili fili d’acqua direttamente nella vasca di raccolta interrata. |
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| Fontane della Piazza (Farnese) |
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| Si trovano a Piazza Farnese. Si tratta di due eleganti vasche di granito egizio provenienti dalle terme di Caracalla che nel 1466 furono fatte sistemare dal pontefice Paolo II (Barbo) in Piazza San Marco, davanti al palazzo Venezia allora di recente costruzione.
Successivamente Paolo III (Farnese), ne fece trasportare una nella piazza antistante il proprio palazzo; l’altra vi fu trasferita nel 1580. Entrambe ebbero allora funzione puramente ornamentale. Nel 1626 Girolamo Rainaldi le adattò a fontane e vennero alimentate dall’Acqua Paola.
L’artista innalzò le due magnifiche vasche (decorate con protomi leonine di differente fattura e con anelli a rilievo) su altrettante piscine oblunghe di travertino, fornendole di due zampilli interni e ponendovi al centro, su eleganti balaustri, due tazze che sostengono i gigli farnesiani (originariamente in travertino, poi rifatti in marmo durante i restauri eseguiti nel 1938), dai quali si innalzano allegri zampilli d’acqua che ricade poi nei più larghi e bassi bacini in travertino provvisti di quattro colonnotti da dove si elevano altrettanti zampilli.
Vennero inaugurate il 23 settembre 1626, come riferisce un “Avviso” di Roma. “Nel sodetto giorno fu data l’acqua alle due fontane fatte sopra le due conche antiche di marmo egittiaco nella piazza avanti il Palazzo del già Cardinale Farnese con 40 oncie d’acqua … rendendo dette fontane bellissima vista et ornamento”. |
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| Fontana della Piazza (S. Andrea) |
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| Si trova a Piazza S. Andrea della Valle. Originariamente collocata davanti alla chiesa di S. Maria in Traspontina nella demolita piazza Scossacavalli (scomparsa in seguito alla distruzione dei Borghi per l’apertura di via della Conciliazione), la bella fontana che papa Paolo V (Borghese) aveva commissionato a Carlo Maderno, venne rimossa nel 1937 e ricostruita in questa piazza nel 1957, dopo 20 anni di sosta nei magazzini comunali. E’ costituita da un’elegante vasca mistilinea modanata e con largo bordo sui cui lati si innalzano quattro zampilli a filo d’acqua. Al centro, un basamento ornato di draghi e aquile borghesiane sostiene un sottile catino (copia in cemento dell’originale marmoreo andato perduto) dal quale si eleva un pennacchio d’acqua che dallo stesso catino ricade a velo nella vasca sottostante. |
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| Fontana della Piazza (Trilussa) |
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| Si trova in Piazza Trilussa. Costruita in travertino di Tivoli nel 1613 dal fiammingo Giovanni Vasanzio con la collaborazione di Giovanni Fontana, questa “mostra” dell’Acqua Paola o il “fontanone di Ponte Sisto”, come ancora oggi chiamano a Roma la grande secentesca fontana, era originariamente addossato all’Ospizio dei Mendicanti (noto anche con la denominazione di palazzo dei Cento Preti) e per oltre due secoli e mezzo ha fatto da sfondo all’allora famosa ed elegante via Giulia.
La fontana originaria era costituita da un’ampia nicchia a botte, ai lati della quale due colonne ioniche di marmo venato sorreggevano una cornice architravata su cui s’innalzava un attico contenente al centro una epigrafe commemorativa sormontata dallo stemma di Paolo V Borghese.
Nella parte più alta della nicchia, scrive il Mastrigli, “da una larga apertura sgorgava una grande massa d’acqua, che veniva accolta da una vaschetta sorretta da una mensola, e che ricadeva poi fragorosamente nella grande vasca poggiata sul livello stradale. Due draghi alati, scolpiti a rilievo sui basamenti delle colonne, sprizzavano dalla bocca due violenti getti d’acqua che s’incrociavano, mentre due teste di leone, negli stilobati sotto le bugne, lasciavano cadere due fiotti d’acqua dalle fauci semiaperte nelle estreme modanature laterali della grande vasca. Sei colonnine di granito rosso, collegate da spranghe di ferro orizzontali, completavano la monumentale fontana, circondata della loro protezione.
Allorché il governo italiano, dopo la disastrosa inondazione del 1870, decise di allargare il letto del fiume e di costruire i muraglioni, la sorte del fontanone fu definitivamente segnata.
Demolito con malagrazia nello stesso anno, molti pezzi si ruppero o vennero dispersi in vari magazzini comunali; sicché, quando nel 1898 ne venne decisa la ricostruzione nella parte opposta del ponte (attuale piazza Trilussa), l’architetto Angelo Vescovali – al quale era stato affidato il compito – poté utilizzare solo poco più della metà del materiale di origine.
Per compensare il dislivello della piazzetta e consentire la veduta del fontanone dalla parte opposta di ponte Sisto, esso fu ricostruito in una posizione notevolmente sopraelevata rispetto al piano stradale (sul quale si trovava invece nella sua originaria collocazione) e per raggiungerlo è necessario salire un’ampia gradinata di quindici scalini che era inizialmente protetta da un’artistica cancellata, poi abolita. |
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| Fontana della Piazza (Trastevere) |
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| Si trova in Piazza S. Maria in Trastevere. E’ considerata la più antica tra le fontane monumentali di Roma perché una tradizione non troppo attendibile ne farebbe risalire l’origine al secolo VIII, sotto il pontificato di papa Adriano I (Colonna). Ma risulta effettivamente documentata nella iconografia solo nella seconda metà del XV secolo (pianta di Roma di Pietro del Massaio del 1471). Il primo restauro venne eseguito dal Bramante verso il 1498, dietro incarico affidatogli dal cardinale spagnolo Giovanni Lopez creato due anni prima da Alessandro VI (Borgia), con il titolo di S. Maria in Trastevere. Il quale cardinale, scherzando sul proprio cognome, fece apporre su uno degli angoli della fontana una lapide con i seguenti eleganti distici latini:
QUOD BLANDO FACILEM PRODUCIT MURMURE SOMNUM
QUAE CADIT ET TREMULOS EFFICIT UNDA LACUS
QUOD SUMIS PUROS HAUSTUS NITIDEQUE LAVARIS
INSTAURATORI GRATIA HABENDA LUPO
RES ANIMUMQUE SUUM SPECTANS DIC ROMULE VERUM:
AN MINUS HIC PATER EST QUAM LUPA MATER ERAT?
(Se l’acqua che cade con blando mormorio ti concilia il sonno e forma tremuli laghetti; se bevi limpidi sorsi e ti lavi, devi ringraziare il Lupo che ha rifatto la fonte. Considerando quindi il tuo interessamento, o Romolo, dimmi la verità: questo Lupo ti è forse meno padre di quanto non ti fu madre la lupa?).
Successivamente la fontana venne restaurata da Girolamo Rainaldi, Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana. Il Bernini in modo particolare nel 1658 ne curò la ricostruzione spostandola dalla posizione originaria, che era nella parte opposta della facciata della chiesa, al centro della piazza. In quella occasione l’artista ne cambiò anche l’alimentazione sostituendo l’Acqua Felice con l’Acqua Paola e aumentandone la dotazione da 15 a 36 once. Vi aggiunse, inoltre, quattro doppie conchiglie con le valve rivolte all’interno e all’esterno della vasca; ma esse furono eliminate nel restauro successivo curato nel 1694 da Carlo Fontana, il quale, ispirandosi alla berniniana fontana delle Api, le sostituì con altre quattro doppie e grosse conchiglie “fastidiosamente elaborate”, aventi il coperchio rovesciato con lo scopo di mettere in evidenza le quattro targhe di travertino ornate di festoni, entro le quali si legge, in monotona ripetizione, la sigla del Comune di Roma.
Nelle svecchiature laterali minori della vasca, sottostanti alle targhe, si leggono altrettanti epigrafi (rifacimenti o trascrizioni ottocentesche di lapidi preesistenti che riassumono, in sostanza, la storia della fontana. La quale, così com’è pervenuta ai nostri giorni, si eleva su una gradinata ottagonale di sette gradini di travertino (originariamente erano tre: gli altri quattro furono probabilmente aggiunti nel restauro di fine secolo ‘800). Su questo basamento poggia l’ampia vasca di marmo bardiglio (rifacimento di quella originale in travertino) a pianta quadrata, ma con angoli smussati e leggermente aggettanti in maniera da farla apparire ottagonale con lati più lunghi e più brevi. Al centro, una base di forma quadrata ad angoli smussati sostiene una tazza rotonda di marmo bardiglio (ma l’originale era di granito) da cui s’innalza uno zampillo d’acqua che ricadendo scorre attraverso le bocche di quattro bronzee teste di lupo e va a gettarsi entro altrettante conchiglie dalle quali ricade poi nella grande vasca centrale.
L’ultimo restauro, testimoniato da una breve iscrizione, risale al 1930, quando vi furono eseguiti nuovi lavori di rifacimento e consolidamento. Ma nonostante i vari interventi subiti attraverso i secoli, la fontana ha sostanzialmente conservato l’originaria architettura quattrocentesca. |
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| Si trova al centro di Piazza Navona. Si deve all’iniziativa del pontefice Innocenzo X (Pamphili), per innalzare e sistemare decorosamente in Piazza Navona l’obelisco proveniente dal Circo di Massenzio sull’Appia Antica, e al progetto di Gian Lorenzo Bernini che realizzò la complessa opera con la collaborazione dei suoi migliori allievi. Venne inaugurata il 12 giugno 1651.
La bellissima fontana è composta da quattro statue di marmo bianco alte cinque metri, poste attorno al monolite in atteggiamenti drammatici e movimentati e situate su masse sporgenti di travertino: rappresentano altrettanti fiumi. La statua raffigurante il Gange, che simboleggia l’Asia, è opera di Claude Poussin; quella dedicata al Nilo, simbolo dell’Africa, è di Giacomo Antonio Fancelli e presenta la singolarità di avere il capo velato, poiché le sorgenti del fiume erano allora ancora sconosciute; quella che rappresenta il Danubio e simboleggia l’Europa è di Antonio Raggi; la quarta, infine, mostra il Rio de la Plata, simbolo dell’America, ed è di Francesco Baratta. Quest’ultima statua sembra guardare la chiesa di S. Agnese con spavento e stupore, quasi a volersi difendere da un probabile crollo della facciata o della cupola. Su tale presunto atteggiamento la fantasia popolare costruì una serie di aneddoti determinati dalla rivalità tra il Bernini e il Borromini.
E’ certo, tuttavia, che la fontana dei Fiumi era già compiuta quando il Borromini iniziò la sua attività in S. Agnese.
Tra le quattro statue appaiono la palma, il leone e il cavallo, sculture eseguite forse dallo stesso Bernini o da collaboratori ma con la sua diretta partecipazione. Allo stesso artista è attribuito anche lo scoglio. A proposito del quale, scrive il Mastrigli: “ In mezzo ad un bacino di oltre 23 metri di diametro, sorge una scogliera traforata a giorno, che ha tutto l’aspetto di un’anfrattuosa grotta naturale, e che il Bernini avrebbe eseguito tutta di sua mano perché, a dire del Milizia “stimatala di difficilissimo travaglio”. Ed è infatti sopra questa scogliera che si regge tutta la miracolosa architettura e si svolgono le complesse scene scolpite in marmo bianco, e disposte armonicamente ai quattro lati: sul vuoto centrale della scogliera poggia l’immane peso del piedistallo e dell’obelisco, che si slanciano in alto per ben ventuno metri, e che devono la loro incrollabile stabilità alla saldezza degli incastri con i quali l’artista ha congiunto fra loro i diversi pezzi. Ma l’affermazione del Milizia circa lo scoglio non sembra esatta, mentre risulta da diversi documenti che questa essenziale parte del monumento, pur sempre disegnata dal Bernini, è stata eseguita materialmente da Giovanni Maria Franchi, sulle forme di Giovan Pietro Del Duca”.
Sull’obelisco venne posta una croce dorata sormontata da una colomba avente nel becco un ramoscello d’olivo, simbolo della famiglia Pamphili e quindi di Innocenzo X, committente dell’opera. |
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| Si trova in Via Garibaldi al numero civico 4/b. Il ninfeo – che fino alla fine dell’800 faceva parte del complesso dell’antico convento di S. Maria della Scala – è costituito da tre nicchie di cui quella centrale più grande e con una vaschetta pensile semicircolare. Le nicchie sono scandite da quattro lesene sopra le quali corre una cornice che ritma la nicchia centrale così da evidenziare il catino ed una valva di conchiglia. Al di sopra c’è uno stemma. Il tutto è racchiuso da una cornice mistilinea. La fontana è in pessimo stato di conservazione e priva di alimentazione idrica. L’acqua scendeva un tempo dalla bocca di una testa di leone addossata al muro sopra la vaschetta centrale e si raccoglieva nella vasca di base di forma rettangolare e mistilinea. |
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| Si trova in Via Garibaldi. Più nota con la denominazione di “fontanone del Gianicolo”, la grande fontana – che si affaccia sul più bel panorama di Roma – venne realizzata per volontà di Paolo V (Borghese), tra il 1608 e il 1612, da Giovanni Fontana con la collaborazione di Flaminio Ponzio, e costituisce la grande mostra dell’Acqua Paola, antica Traiana, proveniente dal lago di Bracciano.
L’edificio monumentale (tre ampie nicchie centrali fiancheggiate da due minori laterali da ciascuna delle quali sgorgano fragorosamente abbondantissime acque che si versano nella sottostante grande vasca di marmo) fu costruito in blocchi di travertino provenienti dalle rovine del Foro di Nerva. E’ ornato da sei colonne ioniche: quattro di granito rosso (già nell’antica Basilica di S. Pietro) e due laterali di granito bigio, erette su basi molto alte, sui cui capitelli poggia l’architrave.
Sopra di esso si eleva l’attico, a sua volta sormontato da una nicchia ad arco con lo stemma del papa (drago e aquila) sorretto da due geni alati, opera di Ippolito Buzio eseguita nel 1610.
Qui è inserita l’ampia lastra marmorea, incorniciata e incisa con magnifici caratteri, che costituisce l’elemento centrale dell’intera composizione, nella quale si legge:
PAULUS QUINTUS PONTIFEX MAXIMUS
AQUAM IN AGRO BRACCIANENSI
SALUBERRIMIS E FONTIBUS COLLECTAM
VETERIBUS AQUAE ALSIETINAE DUCTIBUS RESTITUTIS
NOVISQUE ADDITIS
XXXV AB MILLIARIO DUXIT
(Il pontefice Paolo V portò a Roma l’acqua raccolta nell’agro di Bracciano dalle vecchie fonti saluberrime dell’Acqua Alsietina e le addusse dal XXXV miglio dopo aver riparato le condutture ed averne aggiunte altre nuove).
Questa epigrafe, esteticamente bellissima, contiene una inesattezza: vi si afferma, infatti, che per addurre l’acqua vennero restaurati gli antichi condotti dell’Acqua Alsietina (proveniente dal “lacus Alsiatinus”, oggi lago di Martignano) mentre si tratta invece di quelli dell’antica Acqua Traiana.
Originariamente il “fontanone” non aveva alla base la grande vasca ma soltanto cinque piccole conche per altrettante bocche d’acqua, né c’era dinanzi l’ampio spazio che consente di ammirarla in tutta la sua grandiosità; si trovava infatti, come dice il Mastrigli, proprio sull’orlo del colle gianicolense che in quel punto era tagliato a picco.
Nel 1690 il pontefice Alessandro VIII (Ottoboni), provvide all’espurgo delle condutture e alla immissione di nuove acque e fece creare davanti alla fontana l’attuale largo piazzale che rafforzò con solide opere in muratura. Fece inoltre aggiungere alla fontana l’ampia e magnifica vasca di marmo bianco, realizzata da Carlo Fontana, che rappresenta uno degli elementi più spettacolari dell’opera e conferisce maggiore grandiosità alla mostra.
Tali lavori, per i quali furono spesi 5200 scudi d’oro, sono ricordati in una iscrizione, sormontata dallo stemma papale, apposta sotto l’arco della nicchia centrale. |
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| Si trova a lungotevere Aventino. E’ l’unico fontanile rimasto nel centro di Roma dei numerosi che vi esistevano e che venivano sempre realizzati in prossimità delle fontane più aristocratiche, allo scopo di soddisfare le sete di uomini e animali.
E’ formato da una semplice vasca rettangolare in laterizio, con ampio bordo ed angoli arrotondati, che riceve l’acqua da una protome leonina emergente dal piccolo prospetto impostato su uno dei lati minori. Fu costruito nel 1717 da Carlo Bizzaccheri, autore della vicina fontana dei Tritoni di piazza della Bocca della Verità. E presso quella fontana esso esisteva; ma dopo il 1870, quando nella zona vennero demoliti molti edifici per la costruzione degli argini del Tevere, fu trasferito nel luogo dove si trova attualmente. |
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| Fontana del cortile (Fatebenefratelli) |
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| Si trova a Piazza Fatebenefratelli all’interno dell’omonimo ospedale. Nel cortile porticato c’è questa fontana interamente realizzata in marmo bianco e composta da due vasche sovrapposte. La vasca esterna è di forma rettangolare mistilinea, elevata da terra di due gradini, con il lato corto parallelo all’ingresso. La vasca interna, pure rettangolare e mistilinea, non è concentrica, ma risulta leggermente arretrata verso il lato corto che contiene una piccola scogliera sopra la quale un delfino in pietra getta dalla bocca l’acqua entro una valva di conchiglia pensile donde si versa in un’altra vasca, anch’essa pensile e più grande, e poi tracima nel bacino di raccolta. Sul lato corto opposto figurano, collocati negli angoli, a sinistra, una tartaruga e, a destra, un ranocchio. La fontana fu realizzata da Cesare Bazzani nel 1933. |
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| Fontana della Piazza (Campitelli) |
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| Si trova in Piazza Campitelli. Disegnata nel 1589 da Giacomo Della Porta ed eseguita dallo scalpellino Pompilio De Benedetti, la bella fontana, alimentata dall’Acqua Felice, è composta da un basamento mistilineo ottagonale in travertino su cui poggia una tazza della stessa forma contenente, su sei lati, le insegne del Senato e del Popolo Romano e gli stemmi delle quattro famiglie più cospicue della zona (Capizucchi, Albertoni, Muti e Ricci) che si erano impegnate a sostenere le spese di una fonte “bella e bene ornata”, e sugli altri lati due grossi mascheroni versanti acqua.
Sopra la tazza, su un balaustro con fregi vari s’innalza un catino circolare di marmo bianco dal centro del quale sgorga un pennacchietto d’acqua che ricade nella vasca sottostante.
Originariamente costruita in posizione centrale rispetto alla piazza, la fontana venne a trovarsi troppo a ridosso della facciata della chiesa di S. Maria in Campitelli quando questa fu ingrandita e inaugurata per la seconda volta nel 1679.
E così, per ordine di Innocenzo XI (Odescalchi), in quello stesso anno fu spostata di pochi metri, dove oggi si trova, “in sito più comodo”, perché la gente che vi si radunava attorno, “con strepito e libero parlare”, disturbava le funzioni religiose. Venne restaurata nel 1927 dall’architetto Raffaele de Vico. Un nuovo restauro è stato eseguito nel 1993. |
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| Fontane dell'Abbazia delle Tre Fontane |
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| Si tratta di tre piccole fontane che si trovano nel cortile antistante l'Abbazia delle Tre Fontane in Via delle Acque Salvie. Dalla lapide che si trova nella seconda fontana risulta che sono state realizzate nell'anno 1725. |
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| Fontane gemelle (Piazza Cavour) |
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| Il prospetto posteriore del grande palazzo di Giustizia del Calderoni (1910) a Piazza Cavour è, come quello principale su piazza dei Tribunali, adorno di due fontane architettoniche gemelle collocate al limite della scala centrale. Sono formate da un timpano architravato, ornato da un rosone e da due medaglioni ciechi laterali, che poggia su un fregio parzialmente aggettante scandito da triglifi alterni e sostenuto da due pilastri a volute. Una grossa mensola centrale sotto il timpano nasconde la fessura da cui sgorga l’acqua che in largo ventaglio si raccoglie in una conchiglia di forma allungata la quale si collega al resto della composizione mediante volute ornamentali. Dalla conchiglia, attraverso scanalature semicircolari, l’acqua defluisce nella vasca sottostante. |
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| Si trova al Pincio, in asse col belvedere di piazzale Napoleone I ed è costituita da un ampio bacino circolare con al centro una marmorea statua femminile, “paludata in una lunga tunica che ricade in pieghe eleganti e composte”, chinata sull’acqua nell’atto di raccogliere la cesta di vimini contenente un bambino. Il gruppo, che raffigura la leggenda del piccolo Mosè salvato dalle acque dalla figlia del Faraone, è posto sopra una scogliera sulla quale sono dislocati tre zampilli. Nella grande vasca, ricca di vegetazione lacustre rievocante il lontano Nilo, spiccano l’edera e, ovviamente, il papiro. La statua ha la mano destra mutilata di quattro dita.
L’opera secondo alcuni sarebbe stata eseguita dallo scultore Francesco Massimiliano Laboureur, di origine francese ma nato a Roma (1767-1831), secondo altri dal conte Ascanio di Brazzà. Il gruppo marmoreo venne comunque inserito nel 1868 entro il bacino preesistente. |
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| Si trova al Pincio in Viale di Villa Medici. Al centro di una vasca circolare in conglomerato di pietre tufacee, nei pressi del viale, una leggiadra figura femminile nuda e inginocchiata, in bronzo, si sporge da uno scoglio nell’atto di attingere acqua con la caratteristica conca ciociara. L’elegante figuretta ha i capelli graziosamente acconciati in una foggia che fu tipica della seconda metà dell’800, le “carrozzelle”, cioè le trecce arrotolate sulle orecchie. L’opera venne eseguita nel 1912 da Antonio Castaldi. Modella per la statua sarebbe stata la moglie dello scultore. |
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| Piazzale del Museo Borghese |
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| Viale Fiorello La Guardia |
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| Piazza della Trinità dei Monti |
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| Fontana del Tirreno (Piazza Venezia) |
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| La fontana a destra del monumento a Vittorio Emanuele II, opera di Pietro Canonica, rappresenta il Mar Tirreno. Venne anch’essa eseguita nel 1911 ed è posta in perfetta simmetria con la fontana del Quadrelli raffigurante l’Adriatico.
E’ una poderosa statua in atto di sollevarsi da un masso marino su cui giace (e sul quale è scolpita in bassorilievo una piccola sirena), aiutandosi con il braccio destro e con il movimento del tronco: ha la testa rivolta in alto, lunga barba incolta e riccioluti capelli al vento. Ai suoi piedi riposa tranquilla la lupa capitolina.
Anche questa statua è collocata su una struttura piramidale naturalmente identica a quella della simmetrica consorella. |
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| E’ in Via dei Fori Imperiali. La lunga parete che si trova di fronte alla Basilica di Massenzio è il muro di sostegno del giardino pensile del Pio Istituto Rivaldi, che poggia sopra una zoccolatura in travertino, e che è alleggerito da una serie di nicchioni decorativi con lo sfondo a intonaco rustico. Nella nicchia maggiore, che ha le pareti rivestite in travertino e che si eleva da terra su due gradini, trova infelice collocazione una vasca elicoidale in travertino che mal si adatta alle proporzioni dell’ambiente.
Al centro della vasca, su una base quadrata marmorea, sormontata da un cubo di minori dimensioni, poggia una antica, bellissima tazza di granito bigio decorata da due mascheroni (poco visibili per lo spazio ristretto) nel cui centro si eleva un modesto zampillo d’acqua.
La tazza, assai pregevole, proviene dagli scavi di Porto dove fu rinvenuta nel 1696. Papa Innocenzo XII Pignatelli, ne fece dono alla Curia Innocenziana (attuale palazzo di Montecitorio) dove andò ad ornare la fontana del cortile.
Ma quando il palazzo venne modificato per la realizzazione della nuova Camera dei deputati la bella tazza fu rimossa e su suggerimento di Antonio Muñoz nel 1932 venne trasferita nel prospetto da lui ideato. |
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| Fontanella dell'arco di Tito |
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| A breve distanza dall’arco di Tito, al foro romano, sul lato destro è visibile una piccola fontanella ricavata entro un muretto con finte rocce a piccola grotta, con vasca rifinita avanti da un bordo di mattoni. La bocchetta è inserita tra le rocce. |
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| Fontana della Piazza (Piazza Monte di Pietà) |
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| Addossata alla facciata del palazzo del Monte di Pietà, la fontana fu commissionata, forse a Carlo Maderno, da Paolo V Borghese, agli inizi del XVII secolo, ma la realizzazione venne purtroppo affidata ad un ignoto grossolano artista che deturpò l’originario disegno indubbiamente interessante. Vi sono raffigurati tutti gli emblemi araldici della famiglia del pontefice.
Dalla valva di una pesante e massiccia conchiglia emerge l’aquila borghesiana, con aspetto tutt’altro che rapace, che poggia le zampe ad artiglio troppo divaricate su due piccoli basamenti. La composizione posa sulla voluta centrale di un fregio triangolare al centro del quale un mascherone, energicamente modellato, versa dalla bocca l’acqua che ricade nella vasca semplicissima con il bordo arrotondato. Ai lati del mascherone, nell’incavo delle volute terminali fuoriescono le teste di due draghi, più simili a coccodrilli, che gettano nella vasca due sottili fili d’acqua. |
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| Fontana della Piazza (Piazza Capodiferro) |
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| La piccola fontana, recentemente restaurata, è situata entro una nicchia ricavata in una parete dell’attuale palazzo Ossoli che si trova di fronte al palazzo Spada. E’ formata da una ben modellata testa di leone che dalla bocca versa acqua in un sarcofago ovale sollevato su due sostegni di travertino e caratterizzato da una forte strigliatura e da due protomi leonine simmetriche che riversano l’acqua nella sottostante vasca di raccolta a livello stradale, protetta da due colonnine collegate da una ringhiera di ferro. All’interno della nicchia, sopra la testa del leone centrale, è stata collocata la sagoma in legno di un’erma femminile dipinta a monocromo, dai cui seni provengono due getti d’acqua pur essi dipinti.
La fontana originale, scomparsa già nel ‘700, era stata realizzata forse su disegno di Francesco Borromini ed era situata sempre entro la stessa nicchia. Tale nicchia racchiudeva una figura femminile in stucco, nell’atto di premersi il seno dal quale sprizzavano due sottili fili d’acqua che si raccoglievano nella conca sottostante (da cui il nome Fontana delle Mammelle). |
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| Fontana della Piazza (Piazza Benedetto Cairoli) |
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| Realizzata da Ed. André, come risulta dalla incisione esistente in un angolo dello zoccolo, probabilmente verso il 1888, la fontana è costituita da una vasca di granito di Baveno, quadrata, con angoli smussati in maniera da assumere la forma di un ottagono irregolare. Al centro si eleva un robusto pilastro, pure di granito e originariamente adorno di delfini di bronzo che si avvolgevano intorno ad un tridente che sorregge un antico catino circolare, proveniente dagli scavi eseguiti nel 1887 nella vicina piazza Cenci, sul quale si innalza un altro pilastro snello e centinato, a sostegno di un secondo catino di dimensioni minori, da cui sgorga un modesto getto d’acqua. |
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| Fontana della Piazza (Piazza delle Cinque Scole) |
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| E’ detta anche di Piazza Giudea conservando ancora la denominazione toponomastica di provenienza, donde fu rimossa nel 1888 in seguito alla demolizione del Ghetto e trasferita nei depositi comunali. Nel 1924 il catino e il balaustro vennero utilizzati per una nuova fontana presso la chiesa di S. Onofrio al Gianicolo e nel 1930 venne ricostruita in Via del Progresso oggi piazza delle Cinque Scole.
E’ a pianta mistilinea allungata, come i due gradini di base, ed è considerata una delle più felici invenzioni di Giacomo Della Porta, realizzata dallo scalpellino Pietro Gucci nel 1593 con il marmo bianco proveniente dal tempio di Serapide al Quirinale. Al centro della vasca un balaustro sostiene un catino a pianta circolare ornato di quattro mascheroni che versano nel bacino sottostante l’acqua dello zampillo centrale. Gli stemmi Boccapaduli, Planca Incoronati, Iacovacci e Altieri si riferiscono ai magistrati capitolini in carica nel terzo trimestre del 1593. |
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| Si trovano negli angoli smussati dei quattro edifici esistenti all’incrocio di Via delle Quattro Fontane con Via Venti Settembre.
Furono volute da papa Sisto V Peretti, ad ornamento del quadrivio (punto d’incrocio dell’allora strada Pia con la strada Felice, fatta costruire dallo stesso pontefice su progetto dell’architetto Domenico Fontana), dal quale si potevano e si possono tuttora scorgere, contemporaneamente, la michelangiolesca facciata interna di porta Pia, i tre obelischi “sistini” dell’Esquilino, del Pincio e del Quirinale e, appunto, la strada Felice, cioè il rettifilo S. Maria Maggiore-Trinità dei Monti, uno dei vanti del papa marchigiano.
Ciascuna fontana è contenuta in una nicchia, di forma rettangolare e di dimensione diversa, scavata negli spigoli appiattiti degli edifici del quadrivio.
Le fontane hanno la caratteristica comune delle vasche semicircolari di marmo alla base; ognuna di esse è sormontata da una statua giacente, più grande del naturale, con sfondi scenografici ed ornamenti vegetali, tra i cui anfratti scorrono rivoli di acqua che si versano nella vasca.
Due fontane rappresentano altrettanti fiumi: all’angolo di palazzo Del Drago, su uno sfondo di canne fluviali è raffigurato l’Arno, con capigliatura riccioluta, affiancato da un leone, emblema araldico di Firenze; di fronte, all’angolo della chiesa di S. Carlino, su un fondale stalattitico con al centro il fusto di un albero, è rappresentato il Tevere (con l’immancabile lupa, simbolo di Roma), con folta capigliatura fluente in atto di sostenere una cornucopia piena di frutta.
C’è poi la fontana della Fortezza (o della dea Giunone), una interessante statua di donna prosperosa, ispirata ad analoghe sculture dell’Ammannati, con i simboli regali (leone e corona) e la strana presenza di un pavone. Il fondale stalattitico è dominato al centro da una grande palma.
La quarta fontana, quella verso palazzo Barberini (erroneamente attribuita a Pietro da Cortona), raffigura la Fedeltà: fiancheggiata da un simbolico cane e appoggiata ad un trimonzio (simile a quello dello stemma sistino), ha come sfondo una bella finestra con ornati vegetali.
Si tratta di opere di scarso valore artistico, probabilmente disegnate da un buon architetto ma eseguite da mediocri artisti, e realizzate, tra il 1588 e il 1590, su blocchi di travertino provenienti, sembra, dal Settizonio, il famoso edificio a sette ordini di arcate fatto costruire da Settimio Severo alle pendici del Palatino e demolito da Domenico Fontana per rifornire le fabbriche di Sisto V. |
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| Si trova a piazza del Quirinale. I due colossali Dioscuri con rispettivi cavalli, erroneamente attribuiti a Fidia e Prassitele, già situati all’ingresso del famoso tempio del Sole (o di Serapide), furono trasferiti verso il 1588 nella sede attuale da Domenico Fontana per volontà di papa Sisto V Peretti. L’architetto li dispose allineati a breve distanza l’uno dall’altro, “dirimpetto all’imboccatura di Strada Pia”, e vi pose davanti un’ampia vasca ottagonale di marmo bianco, appositamente realizzata, in mezzo alla quale si innalzava un balaustro sostenente una coppa circolare dal cui centro si elevava un alto zampillo.
L’inizio della odierna sistemazione risale al 1783, quando Pio VI Braschi, volle far collocare al centro della piazza l’obelisco rinvenuto l’anno precedente nel Campo Marzio. L’incarico affidato all’architetto Giovanni Antinori ebbe esito negativo, nonostante il notevole impiego di uomini e di mezzi. Pasquino si sfogò con pesanti epigrammi tra l’altro affermando che l’obelisco non poteva essere eretto da un architetto il cui cognome anagrammato corrispondeva a “Non tirai”. Lo stesso architetto però riuscì nell’impresa il 2 settembre 1786 e in quella occasione venne coniata una grande medaglia commemorativa.
Nel 1818 papa Pio VII Chiaramonti, fece sostituire da Raffaele Stern la precedente fontana utilizzando una grande conca di granito, di circa 25 metri di circonferenza, che faceva parte della fontana-abbeveratoio dell’allora Campo Vaccino (in Via dei Fori Imperiali), eretta nel 1593 su disegno di Giacomo Della Porta. La bellissima conca fu posta al centro di una grande piscina a fior di terra, sorretta dal suo antico basamento. Ed è quella che tuttora si ammira e che è alimentata da un breve ma abbondante zampillo centrale. |
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| Fontana della Saracinesca |
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| Si trova in Via di San Gregorio. Nel 1933, quando vennero eseguiti i lavori per l’abbassamento del livello stradale e per la sistemazione della zona (l’antica via Triumphalis), furono costruiti anche alti muraglioni di contenimento verso il colle del Celio. In quella occasione, in una rientranza del muraglione che prospetta l’ingresso laterale del Palatino, venne realizzata una fontana a saracinesca ispirata ai motivi delle fontane romane ed eseguita su disegno di Antonio Muñoz.
Al centro della composizione, una parete marmorea listata orizzontalmente e affiancata da due lastre in travertino decorate con bassorilievi, riceve l’acqua a cascata da una fessura praticata nella cornice superiore e si versa nella sottostante vasca rettangolare di marmo serpentino, protetta da due colonnine. |
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| Fontana della Piazza (Piazza Mastai) |
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| Ad ornamento della piazza antistante l’allora recente palazzo della Manifattura dei Tabacchi, nel 1865 papa Pio IX Mastai Ferretti, volle far costruire una fontana monumentale, a condizione però che “non disturbasse la veduta del prospetto della fabbrica principale a certa distanza”. L’incarico venne affidato all’architetto Andrea Busiri Vici il quale, senza molta fantasia, si limitò a trarre ispirazione ed elementi da altre fontane romane, realizzandone tuttavia una nuova abbastanza dignitosa ed elegante.
La fontana poggia su un basamento di tre gradini a pianta ottagonale e si compone di una vasca di travertino, pure ottagonale, nelle cui svecchiature gli stemmi papali si alternano a quattro targhe contenenti la seguente iscrizione divisa in quattro parti:
PIUS IX P.M.
ANNO DOMINI
MDCCCLXV
PONT. XX
Al centro della vasca, sopra un piccolo piedistallo ottagono, quattro delfini con le code intrecciate sostengono un elegante catino centinato, in mezzo al quale quattro putti sorreggono un secondo catino a sagoma rovesciata dal cui centro si eleva un nutrito zampillo d’acqua che, attraverso le quattro protomi leonine del catino inferiore, si riversa in getti sottili nella vasca sottostante.
Nell’impostazione generale della fontana (gradini esterni e vasca ottagona, balaustro centrale e catini sovrapposti) osserva Cesare D’Onofrio, “l’architetto tenne presente innanzitutto la vicina fontana di S. Maria in Trastevere e il modello dellaportiano di Madonna dei Monti; per i quattro putti si ricordò di quella, anch’essa dellaportiana, della piazza di Aracoeli; infine, col suo catino superiore rovesciato e a scaglie, quelle del Maderno-Bernini di piazza San Pietro”. |
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| Fontana del Clivo Capitolino |
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| Si trova in Via del Teatro di Marcello. Addossata alle pendici del Campidoglio, a brevissima distanza dalla celebre scalinata si trova questa fontana, attiva fino a poco tempo fa ma in pessimo stato di conservazione. Una recinzione metallica e una fitta e incolta vegetazione la rendono poco visibile.
E’ costituita da un partito architettonico a tre nicchie scandite da lesene. Nella nicchia centrale si nota una protome leonina dalla cui bocca l’acqua scendeva in una vasca sottostante nascosta dalla vegetazione. |
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| Si trova a Lungotevere Testaccio. Situata esattamente presso il muraglione di fronte a Via Florio, la fontana fu fatta costruire nel 1869 da Pio IX Mastai Ferretti, a ricordo – come dice la lunga epigrafe – degli scavi condotti dall’archeologo Pietro Ercole Visconti che portarono in luce le banchine dell’antico porto fluviale e una notevole quantità di reperti marmorei.
La composizione ha come sfondo un muro in laterizio circoscritto da due lesene sormontate da altrettante sfere di marmo e da una cornice, al centro della quale figura lo stemma pontificio con due leoni rampanti. In basso, sopra la vasca di raccolta protetta da colonnine, un sarcofago strigliato di epoca romana poggiato su due sostegni marmorei a forma di volute, riceve l’acqua da una protome leonina. |
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| Le fontane di Villa Sciarra (Via Calandrelli) |
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| La cinquecentesca villa appartenne per alcuni secoli alla nobile famiglia romana degli Sciarra. Verso la metà dell’800 fu acquistata dal diplomatico americano Gorge Wurts che la fece sistemare e migliorare trasferendovi anche varie statue e fontane del ‘700 provenienti da ville lombarde. Nel 1932, con un atto magnanimo, la vedova, Enrichetta Tower Wurts, la donò al Comune di Roma. |
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| Si trova a piazzale Wurts. Entro una tazza ovale con parapetto a rocaille s’innalzano due vaschette laterali, con brevi zampilli, unite da una spalliera “rocciosa” sulla quale poggiano due piccoli fauni che giocano con una capretta. Il gruppo, in pietra, forse di provenienza lombarda, è ascrivibile al XVIII secolo. |
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| Fontana di Diana ed Endimione |
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| E’ formata da un ampio bacino a fior di terra circondato da una formazione a rocaille con andamento mistilineo curvo a simulare un laghetto alimentato da due zampilli. Sul bordo lungo, sotto una fitta vegetazione di lauri, si eleva il gruppo raffigurante Diana che contempla il bellissimo Endimione dormiente vegliato dal fedele cane. Si tratta della personificazione della nota leggenda mitologica secondo la quale Diana (considerata nei suoi tre aspetti di cacciatrice, infernale e lunare, e sotto quest’ultimo identificata dai romani con Selene), si sarebbe innamorata di Endimione, il quale, avendo offeso Giunone, la regina degli dei, fu condannato da Giove ad un sonno di trenta anni, in una grotta del monte Latmos, nella Caria, dove infatti ogni notte Diana-Luna andava ad ammirarlo.
Le statue presentano alcune mutilazioni vistose: mancano, infatti, entrambe le mani di Selene ed una mano di Endimione. Il gruppo, in pietra, di provenienza lombarda, è databile al XVIII secolo.
La fontana è quasi priva di acqua: solo uno zampillo è appena attivo. |
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| La fontana è collocata in una aiuola sovrastata da un vialetto a pergolato di glicini. Ha forma circolare ed è costituita da una tazza di base al centro della quale si innalza il sostegno centrale cilindrico, leggermente sagomato, sul quale è poggiata una sottile tazza rotonda con bordi arrotondati. Questa fontana in travertino, assegnabile al XVII secolo, era un tempo ornata da quattro figure leonine. |
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| Sopra un basamento a finte rocce di forma ovale si eleva un gruppo statuario, in materiale lapideo, costituito da una tartaruga sulla quale è seduto un putto con la mano tesa verso un faunetto che cerca di salire sulla testuggine. L’acqua proviene dalla formazione rocciosa e si versa nella sottostante vasca sagomata. Il gruppo è probabilmente di origine lombarda e risale al XVIII secolo. |
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| Fontana delle Passioni Umane |
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| Si trova in Viale Leducq. Al centro di una vasca ovoidale in muratura, con bordi in travertino, s’innalza una piccola tazza circolare, con zampillo centrale, sostenuta da un supporto cilindrico. All’interno della vasca, simmetricamente al catino, su basi quadrangolari si elevano quattro sfingi che raffigurano “le passioni umane”, cioè i quattro vizi capitali, e costituiscono un tipico esempio del complesso simbolismo barocco. La statua raffigurante l’Ira è accovacciata con la zampa anteriore poggiata su un teschio; la Lussuria posa su un tappeto di fiori; l’Avarizia poggia su una cornucopia dalla quale escono monete; la Gola è anch’essa accovacciata su una cornucopia piena di frutti. Quest’ultima è l’unica ad avere una zampa anteriore alzata nell’atto di portare un frutto alla bocca. La fontana è conosciuta anche con il nome di “fontana dei vizi”.
Le sfingi, rappresentate con lunghi capelli ad ampie ciocche sul dorso, hanno il capo rivolto in modo da riguardarsi due a due: la Gola e l’Ira, l’Avarizia e la Lussuria.
Le sculture, databili al XVIII secolo, sono presumibilmente di provenienza lombarda. |
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| Fontana dei Putti o del Biscione |
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| Risale al XVIII secolo, è di provenienza lombarda ed è collocata nello spiazzo prospiciente la palazzina Wurts.
E’ composta da un’ampia vasca mistilinea con una spalliera nel lato a fronte della villa. La spalliera, anch’essa mistilinea, ha un vaso su ciascuna estremità ed un trofeo centrale sormontato da una sfera. Tra i vasi e il trofeo sono impostati due timpani mistilinei di gusto rococò, sorretti da grate in ferro battuto disposte diagonalmente, su ciascuno dei quali sono collocati due puttini nell’atto di tendersi reciprocamente le mani in atteggiamento di danza. Quasi al centro della vasca figurano altri due puttini, uno dei quali ha un elmo in capo, ciascuno emergendo dalle fauci spalancate di un delfino, sorreggono uno scudo sul quale è scolpito in rilievo il Biscione Visconteo sormontato da una corona. Lo stemma è irrorato da uno zampillo d’acqua. Alcuni putti risultano privi delle mani. |
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| Fontanelle dell'Emiciclo dei Mesi |
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| Due fontanelle rotonde a tazza in rocaille, con zampillo centrale, sono collocate nell’emiciclo ornato da dodici statue allegoriche raffiguranti i mesi dell’anno, disposte a semicerchio e ciascuna in pose diverse, con originale effetto decorativo. Le fontane, una delle quali è inattiva, sono assegnabili al XIX secolo, coeve, quindi, alla ristrutturazione del parco.
Altre tre vasche simili, con semplice bordo a rocaille e zampillo centrale, sono sparse per la villa. |
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| Situata presso l’ingresso di largo Filippo Minutilli, è costituita da un bacino semicircolare sovrastato da un gruppo statuario composto da una coppia di fauni, un maschio e una femmina, con i loro faunetti. Il gruppo è addossato ad un muro di sostegno del terrapieno della parte più alta della villa ed è realizzato ad effetto rocaille. Nella parte superiore, aerea, il muro è ornato da un fastigio con al centro un putto nell’atto di incoronare il Biscione Visconteo. La corona è in ferro battuto. Il pannello centrale è racchiuso da due lesene, ciascuna delle quali termina, in alto, con una piccola trabeazione sormontata da un trofeo. Due piccole chiocciole raccordano le lesene con due muri laterali, più bassi di quello centrale, in ciascuno dei quali si apre una nicchia ad andamento mistilineo, nel cui interno è collocato un vaso a forma di alto cratere a campana privo di manici.
La coppia di fauni adulti, la femmina sulla destra e il maschio sulla sinistra, sorreggono sul loro capo, aiutandosi con un braccio alzato, una valva di conchiglia aperta. L’altra valva, più piccola, è addossata al muro di fondo, ed è a sua volta sovrastata da un elemento verticale, sempre addossato al muro, dal quale fuoriesce l’acqua.
Presso la femmina è un faunetto con le mani protese verso la madre; un altro faunetto è poco discosto dal padre e soffia entro una conchiglia. In basso, una figura di uccello acquatico completa la scena. |
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| Si trova sulla Via Cristoforo Colombo. Realizzata alla base del palazzo dello Sport che ne costituisce lo sfondo, la fontana, compiuta dopo il secondo conflitto mondiale su un progetto di Raffaele De Vico del 1940, risulta di semplice composizione e di piacevole effetto scenografico, soprattutto per la sapiente illuminazione della quale si avvalgono anche i percorsi ed i viottoli adiacenti.
L’acqua proviene da una vasca superiore che si versa in quella inferiore formando una cascata “che si rigonfia in una configurazione convessa”. Sui lati sono impostate quattro serie di getti parabolici, i quali, insieme all’acqua della cascata, vanno a raccogliersi entro una sequenza di sei vasche che digradano verso il laghetto. |
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| Si trova nel Parco della Resistenza in Via della Piramide Cestia. Realizzato nel 1939 dall’architetto Raffaele De Vico, il piccolo parco (che prese il nome dagli avvenimenti bellici verificatisi presso Porta S. Paolo l’8 settembre 1943), è adorno di una fontana costituita da un ampio bacino circolare a fior di terra, al centro del quale, sopra una base di travertino di forma ottagonale, si eleva una “strana” anfora munita di otto beccucci simili a proboscidi sollevate che emettono altrettanti zampilli. L’acqua fuoriesce anche da uno zampillo centrale e da otto fori praticati nella pancia dell’otre. |
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| Stele - Fontana del Teatro Apollo |
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| Si trova sul lungotevere Tor di Nona. Il piccolo e strano monumento venne eretto nel 1925 per ricordare, con una ampollosa epigrafe, il vecchio e glorioso teatro Apollo, che fu il massimo tempio della lirica romana, edificato nel 1667 e demolito nel 1888 per la sistemazione degli argini del Tevere. Si tratta di una stele marmorea, decorata con i classici simboli teatrali (lira, mascheroni, corone di alloro), sovrapposta ad un sarcofago romano e inserita nel parapetto fluviale. Sulla stele, realizzata con disegno dell’architetto Cesare Bazzani, venne incisa la seguente iscrizione dettata da Fausto Salvatori:
IL TEATRO APOLLO
SULLE PIETRE DELL’ANTICA TORRE ORSINA
A FASTI E GLORIE D’ARTE MUSICALE
APRI’ LE DORATE SCENE
E DOVE FOSCHEGGIO’ TORRE DI NONA
LIBERA SI DIFFUSE LA PURA MELODIA D’ITALIA
DEL “TROVATORE” IL XIX GENNAIO MDCCCLIX
DI “UN BALLO IN MASCHERA” IL VII FEBBRAIO MDCCCLIII
QUI DOVE SUL TEATRO DEMOLITO
PASSA L’ANTICA STRADA ROMANA
IL GENIO DI GIUSEPPE VERDI
AFFIDA L’ETERNA MELODIA CANORA
ALL’ARIA AL SOLE AL CUORE UMANO
A RICORDANZA DELLA TORRE
DEL TEATRO DEL GENIO CREATORE
IL COMUNE DI ROMA POSE
ANNO DOMINI MCMXXV
Un bel sarcofago strigliato raccoglie l’acqua proveniente da un piccolo tubo inserito in una valva di conchiglia posta alla base dell’epigrafe. |
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| Fontana della rotonda di Castelfusano |
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| Fontana n. 1 delle terrazze di Casalpalocco |
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| Fontana n. 2 delle terrazze di Casalpalocco |
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| Fontana del Nettuno (Piazza Navona) |
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| Situata nel lato settentrionale della piazza, la fontana del Nettuno era inizialmente detta anche dei “Calderai” perché nella zona circostante operavano numerosi artigiani che producevano e vendevano recipienti e utensili di rame. Come la fontana meridionale oggi detta del Moro, e simile nella struttura originaria, fu anch’essa progettata da Giacomo della Porta e realizzata nel 1574.
Era costituita da una “vasca bianca mistilinea ad angoli retti alternati di semicerchi con una gran conca nel mezzo di ugual figura in marmo detto porta santa, nel cui centro vi era un tronco di colonna di marmo bianco, sormontata da una palla da dove sgorgava l’acqua, oltre quattro getti doppi, situati nei lati della detta conca”.
Anche questa fontana, per incarico di Innocenzo X, venne rinnovata dal Bernini, il quale sostituì il basamento e balaustrata con una vasta piscina lasciando immutata solo la vasca dalla quale venne eliminata la colonna che vi era stata collocata durante il pontificato di Gregorio XIII. Ma per tre secoli la fontana rimase incompiuta, priva cioè di statua e di ornamenti, poiché Della Porta destinò le maschere, per essa costruite, alla fontana del Pantheon, e il Bernini non elaborò progetti particolari. Infatti essa restò priva di decorazioni fino al 1873 quando venne bandito un apposito concorso vinto dallo scultore Antonio Della Bitta. Ma fu subito polemica, poiché i maggiori consensi degli artisti erano andati al bozzetto presentato dal siciliano Gregorio Zappalà. La questione fu poi salomonicamente risolta affidando al Della Bitta l’esecuzione della figura centrale raffigurante il Nettuno con il tridente che si difende da una piovra avvinghiata alle gambe, e allo Zappalà la realizzazione dei gruppi “veristi” attorno al bacino di pietrasanta, costituiti da cavalli marini guidati da fanciulli, da sirene in lotta con mostri marini e da putti alati che giocano con i delfini. I lavori furono conclusi nel 1878. |
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| Fontana del Pantheon (Piazza della Rotonda) |
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| Nella prima metà del XV secolo la piazza antistante il Pantheon era deturpata da un incredibile groviglio di casupole che papa Eugenio IV fece demolire per sistemarvi una pregevole conca di porfido che verso il 1520, durante il pontificato di Leone X “fu sollevata su un elegante basamento istoriato appositamente scolpito”. Nel 1662 essa venne trasferita sotto il portico e nel 1740 divenne preziosa sepoltura di Clemente XII nella cappella di famiglia in S. Giovanni in Laterano. Era affiancata da due leoni di basalto i quali, nel 1568, per ordine di Sisto V, andarono ad ornare la mostra dell’Acqua Felice nell’attuale Piazza S. Bernardo.
Esisteva ancora la vasca porfirea presso il portico del Pantheon quando nel 1575 Gregorio XIII incaricò Giacomo della Porta di erigere una fontana al centro della piazza, proprio di fronte al celebre monumento di Agrippa. L’architetto fornì un elegante disegno: una conca mistilinea posta su tre gradini di travertino ornata da quattro gruppi di maschere e delfini, realizzata da Leonardo Soriani, con al centro un balaustro con tazza sovrapposta da cui zampillava l’acqua.
La fontana fu rimaneggiata dall’architetto Filippo Barigioni nel 1711 per volontà di papa Clemente XI, che vi fece togliere il fusto e il catino per sostituirli con la scogliera, realizzata da Francesco Pincellotti, sulla quale fu posto il piccolo obelisco di Ramesse II, alto sei metri, dissotterrato dall’Iseo Campente alla fine del XIV secolo e poi eretto nella vicina piazza S. Macuto. La base dell’obelisco venne ornata con quattro delfini, eseguiti dallo scultore romano Vincenzo Felici, che versavano dalla bocca abbondanti getti d’Acqua Vergine. Sull’obelisco spicca la stella gentilizia degli Albani.
Nel 1804 la fontana fu fatta restaurare da Pio VII. Un secondo restauro venne eseguito nel 1874 e in tale occasione le quattro maschere cinquecentesche furono rimosse e depositate nei magazzini comunali per essere successivamente sistemate a villa Borghese. Furono sostituite con copie eseguite da Luigi Amici. Nel 1928 fu eliminata la recinzione a colonnine di bigio collegate con spranghe di ferro. Un altro restauro è stato effettuato nel 1974 a cura della Sovrintendenza ai Monumenti per consolidare l’obelisco che minacciava di crollare. |
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| Fontana della Piazzetta (Piazzetta di S. Simeone) |
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| Realizzata dallo scalpellino Pietro Gucci su disegno di Giacomo della Porta nel 1589 per volontà di Gregorio XIII, ed originariamente collocata nella scomparsa piazza Montanara (attuale zona di Monte Savello), la fontana, a doppia vasca circolare, era di assoluta lineare semplicità: un unico catino modanato e fistole decorate che versavano acqua nel bacino sottostante. Nel corso dei tempi essa subì varie trasformazioni. Nel 1696 vi fu sovrapposto un catino su un balaustro che poggiava su un cubo di marmo decorato con quattro mascheroni che versavano l’acqua nella vasca originaria, la quale, in una incisione del Vasi del 1757 appare diversa dalla precedente e quindi risulta sostituita. Nel 1829, infine, la vasca inferiore venne nuovamente sostituita con un’altra (quella attuale) che reca tuttora gli stemmi dei Conservatori capitolini dell’epoca e che dal confronto con i disegni originali appare chiaramente ispirata a quella dellaportiana.
Ma le vicende della fontana non erano finite. Quando, nel 1932, venne decisa la realizzazione della via del Mare e cominciarono nella zona le operazioni di demolizione, la tormentata fontana fu provvisoriamente trasferita nel giardino degli Aranci all’Aventino, la cui sistemazione era stata affidata dal Governatore di Roma all’architetto Raffaele de Vico. Nel 1973, infine, essa venne nuovamente trasferita e definitivamente sistemata nell’attuale piazzetta davanti al palazzo Lancellotti ai Coronari. |
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| Fontana del Chiostro (S.Andrea delle Fratte) |
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| Nel cinquecentesco chiostro esiste una fontana a base quadrilobata con ampio bordo modanato, al centro della quale si innalza una notevole formazione rocciosa, abbondantemente invasa da una incolta vegetazione acquatica, sulla sommità della quale si può a fatica scorgere un beccuccio dal quale si eleva un modesto zampillo d'acqua. La fontana si presenta in condizioni piuttosto precarie ed avrebbe bisogno di restauro. |
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| Fontana dei Delfini (Viale David Lubin) |
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| E’ una fontana molto articolata che si imposta dentro il muro di contenimento del terreno di viale David Lubin dove sorge il palazzo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Il viale, nel lato prospiciente l’ingresso dell’edificio, presenta una balaustra che, nella parte centrale, è interrotta per lasciare posto ad una fontanella in travertino. Essa è costituita da un piccolo bacino circolare, leggermente interrato, con ampio bordo piatto, diviso, nell’asse mediano, dalle due estremità della balaustra che, in quel punto, assume una maggiore consistenza strutturale tanto da consentire, su ciascun lato, l’inclusione di una sfera sorretta da un piedistallo.
Al centro del piccolo bacino, che pertanto offre un lato al palazzo mentre l’altro lato si affaccia a precipizio su Viale Washington, si eleva una coppa sorretta da un breve sostegno. La coppa si presenta come un fiore con i petali rivolti verso il basso così che l’acqua, dallo zampillo centrale, scivola dolcemente sui petali esterni.
Due delfini, con le code rivolte verso l’alto, fanno da elementi di raccordo tra la fontana e i due muretti laterali. L’acqua, tracimando a valle nella zona che guarda verso viale Washington, va a piovere in una grande nicchia ad arco completamente rivestita di finte rocce, che all’interno risultano più minute e all’esterno offrono l’aspetto di grossi macigni quasi si trattasse di una spelonca.
Nella parte bassa della nicchia è posta una statua acefala e malridotta, forse raffigurante una divinità fluviale in posizione semisdraiata. Nella parte anteriore si apre una vasca semicircolare con bordo arrotondato, leggermente rialzata su un ampio gradino anch’esso semicircolare. La parte della fontana prospiciente il palazzo è in buono stato di conservazione, mentre la parte inferiore è seriamente compromessa. |
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| Fontana di Esculapio o del Fiocco |
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| E’ una delle più belle e grandiose fontane di Villa Borghese, opera di Luigi Canina, al quale la commissionò la famiglia Borghese, secondo alcuni verso il 1834, secondo altri nella seconda metà dell’800. E’ articolata in una serie di elementi eterogenei armonicamente assemblati.
Sulla parte più elevata di un ampio complesso roccioso a vari livelli, che forma due bacini e una piccola galleria, si erge un leggero arco trionfale ad un solo fornice. L’arcata interna a tutto sesto è sottolineata da una semplice cornice sia nella parte anteriore che in quella posteriore. Gli spigoli esterni sono caratterizzati da lesene lisce con capitello composito rese più agili dal sottostante plinto.
La parte superiore presenta una trabeazione lievemente mossa da una serie di cornici orizzontali. Sulla sommità dell’arco trionfale figura un’aquila, simbolo araldico della famiglia Borghese. All’interno del fornice è la statua di Esculapio, il dio della medicina, con i suoi simboli: il sistro e il serpente. Ai lati esterni dell’arco, rispettivamente a destra e a sinistra, sono due statue (quella di sinistra è acefala pur essendo una copia in cemento). Anteriormente all’arco trionfale, sorretta da un breve piedistallo, si eleva una coppa circolare a bordo svasato con al centro un alto e abbondante zampillo d’acqua per il quale, probabilmente, la fontana è anche detta del Fiocco. |
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| Fontana Rotonda (Viale della Fontana Rotonda) |
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| E’ il più ampio bacino di Villa Borghese, circondato da un camminamento ad anello. Tutto intorno sono prati con alberi sparsi. L’acqua fuoriesce da uno zampillo centrale innescato in una piccola sporgenza rocciosa. E’ quanto resta della fontana che un’incisione di Giovanni Battista Falda mostra in tutta la sua bellezza. Aveva infatti al centro due tazze sovrapposte su uno stelo ed era circondata da lauri, da dodici statue e quattro sedili in peperino dei quali esistono solo i ruderi. Delle statue, ovviamente, neppure l’ombra. |
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| Fontana delle Api (Via Vittorio Veneto) |
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| Il 6 aprile 1644, appena pochi mesi dopo la realizzazione della celebre fontana del Tritone, al Bernini venne affidato l’incarico di eseguire una “bassa fontana” di piccole dimensioni, il cosiddetto “beveratore delli cavalli”, che veniva sempre costruito accanto alle fontane monumentali.
L’opera, in “bianchissimo marmo lunense”, secondo l’affermazione del Cassio, fu compiuta in breve tempo e appoggiata all’angolo di palazzo Sederini, tra le attuali piazza Barberini e via Sistina. Consisteva in una grande conchiglia con le valve aperte e con le caratteristiche lunghe scannellature interne: l’una in piano, a fior di terra per servire da catino; l’altra eretta in maniera da aderire all’angolo del palazzo. Sulla cerniera di raccordo tra le due valve, scolpite però sulla valva superiore, tre api barberiniane, simmetricamente disposte, versavano acqua in quella inferiore. L’epigrafe postavi accennava al XXII anno del pontificato di Urbano VIII, Barberini.
Tale iscrizione, scolpita nel mese di giugno, risultava inesatta poiché il compimento di tale anno di pontificato coincideva con il successivo mese di agosto. Era accaduto che il Bernini, mancando appena due mesi, aveva ritenuto opportuno (o gli era stato suggerito) di fare una … augurale anticipazione. L’imprecisione della data diede però subito luogo a critiche, maldicenze e pasquinate a non finire; sicché il cardinale Barberini, nipote del pontefice, decise di mandare uno scalpellino a cancellare l’ultima cifra; il quale scalpellino – narra un di arista dell’epoca – “vi lasciò scritto XXI nel che diede a dire a molti quasi che avesse fatto un augurio a papa Urbano che non fusse per arrivare all’anno XXII”. La qual cosa si verificò effettivamente. Urbano VIII morì infatti il 7 agosto, appena otto giorni prima del compimento del ventiduesimo anno di pontificato.
L’artistica fontanina-abbeveratoio, considerata un elegante e geniale saggio del barocco romano, rimase in loco fin verso il 1867 quando, forse a causa d’intralcio al traffico, venne scomposta e abbandonata in uno dei depositi comunali, esattamente nel “magazzino dei selci al Testaccio”.
Dopo circa mezzo secolo, su sollecitazione di alcuni studiosi, la fontana venne ricostruita, ma con molte alterazioni, dallo scultore Adolfo Apolloni. I pezzi, infatti, erano andati tutti smarriti, ad eccezione di un “frammento conservato in Campidoglio”, quello cioè che contiene scolpita l’ape centrale. E per la ricostruzione infedele (come chiaramente appare nel confronto con il preciso disegno eseguito dall’olandese Lievin Cruyl nel 1665) venne usato, anziché il “bianchissimo marmo lunense”, il più volgare e grigio travertino, recuperato nell’allora demolita porta Salaria.
Così realizzata, con la valva inferiore non più a fior di terra ma arbitrariamente rialzata su massi e con quella superiore non più poggiante all’angolo di un edificio ma isolata, la rinnovata fontana venne inaugurata all’inizio di Via Veneto il 28 gennaio 1916. |
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| Fontana del Cortile (Piazza San Marco) |
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| La bella fontana nel cortile del “palazzotto” (visibile dall’ingresso di piazza San Marco), fu costruita nel 1730 dallo scultore-stuccatore Carlo Monadi per incarico dell’allora ambasciatore della repubblica veneta, Barbon Morosini.
E’ formata da una grande vasca ellittica, con bordo a fior di terra, fiancheggiata da un corridoio con due lunghi sedili in pietra ingentiliti da quattro graziosi puttini che sostengono gli stemmi dei territori d’oltremare conquistati da Venezia: Cipro, Dalmazia, Morea e Candia.
Nella vasca numerosi pesci di travertino gettano sottili zampilli d’acqua mentre al centro, su una doppia conchiglia sostenuta da tre robusti tritoni, si erge una statua marmorea raffigurante Venezia, in fiero atteggiamento, con il corno ducale sul capo e in atto di gettare l’anello nuziale per lo sposalizio con il mare. Ai suoi piedi figura da una parte il leone alato di San Marco con un libro aperto, dall’altra un sorridente puttino che svolge un rotolo con una iscrizione in latino la quale ricorda che la fontana fu costruita non solo a vantaggio degli abitanti del palazzo, ma anche di quelli vicini e che la deviazione dell’Acqua Vergine da piazza di Trevi fu dovuta alla munificenza dei pontefici Alessandro VIII e Benedetto XIII. |
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| Fontana del Cortile (Palazzo Guelfi Camajani) |
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| Si trova in Via del Corso, al civico 336A. Edificato per la famiglia Guelfi Camajani, l’edificio ebbe successivamente vari proprietari e appartiene oggi alla Banca Commerciale Italiana.
Situata in una nicchia in fondo al cortile, la fontana presenta lateralmente due lesene ed una trabeazione superiore di ordine dorico. Alla nicchia è appoggiata una vasca mistilinea con ampio bordo modanato. Al centro, sopra un piedistallo quadrangolare, arricchito negli angoli da doppie volute, è una statua di Flora. Nella parte centrale del piedistallo figura la testa di un leone dalla cui bocca esce l’acqua che scende nella vasca andando ad incunearsi tra alcune rocce che ne occupano parte del fondo. La dea, mutila di parte del braccio sinistro, è appoggiata ad un cippo ricoperto da un drappo ed ha, presso di sé, un cesto di fiori. La veste è trattenuta alla vita in maniera da lasciare scoperto uno dei seni. I capelli sono raccolti. L’insieme di grazia ottocentesca. La fontana è stata restaurata nel 1993. |
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| Fontana della Piazza (Piazza Colonna) |
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| Fu voluta da papa Gregorio XIII che ne affidò l’incarico a Giacomo Della Porta, il quale inizialmente progettò di realizzare una vasca e sovrapporvi la statua di Martorio (allora da poco ritrovata e ancora giacente presso il Foro di Augusto), inserita su un fondale di rocce addossate al basamento della colonna di Marc’Aurelio. Ma la proposta non venne accettata e la fontana, priva della statua e di elegantissima linea, fu collocata nel luogo attuale. Essa s’innalza su due gradini di travertino, ed è costituita da una bella vasca di marmo greco di Chio detto “portasanta” perché nel XVI secolo quel tipo di marmo venne utilizzato per gli stipiti della porta giubilare della basilica vaticana. Ha forma ottagonale con i lati alternativamente concavi e convessi ed è ornata da sedici fasce di marmo bianco sormontate da altrettante teste leonine. Venne eseguita nel 1577 dallo scultore fiesolano Rocco De Rossi.
Gli unici elementi decorativi “esterni” sono costituiti dai gruppi contrapposti, all’estremità della vasca, dei due delfini con le code intrecciate che appaiono entro due conchiglie aperte e versano zampilli d’acqua. Furono realizzati, nel restauro del 1829-30, dallo scultore Alessandro Stocchi, in sostituzione delle quattro piramidi che gettavano acqua. In quella occasione fu anche sostituito il ricco catino originale a fogliami (forse perché consunto o danneggiato) con un altro più piccolo e assai più modesto in marmo bianco (più tardi nuovamente sostituito). E proprio dal catino si eleva un breve zampillo centrale e l’acqua discende a velo con piacevole effetto. |
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| Fontana del Cortile (Palazzo Del Bufalo Ferraioli) |
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| Costruito agli inizi del XVI secolo per la famiglia Del Bufalo, il palazzo, che originariamente presentava la facciata adorna di affreschi allora attribuiti a Baldassarre Peruzzi, nel 1561 venne rimaneggiato forse da Giacomo Della Porta e nel 1626 fu rinnovato da Francesco Peparelli e successivamente da Giovanni Antonio De Rossi. Nel 1728 l’edificio passò ai Nicolini e quindi ai marchesi Ferraioli che nel 1871 lo fecero sopraelevare di un piano e vi fecero aggiungere l’altana con archi a tutto sesto.
L’edificio si trova in Piazza Colonna (civico 354). Nel piccolo e semplice cortile si trova una bella fontana a parete, a forma di elegante edicola, sul cui architrave, sovrastato dallo stemma gentilizio della famiglia Ferraioli, si legge l’iscrizione:
AEDIUM UTILITATI ET ORNAMENTO
A significare che la fontana era stata realizzata non soltanto per l’utilità, ma anche per l’ornamento della casa. Al centro della nicchia è collocata un’antica statua femminile forse raffigurante Cerere, posta su una base marmorea lateralmente ornata di volute e di foglie di acanto e alla cui base una testa di leone versa l’acqua nella sottostante vasca semicircolare di travertino ricavata sotto il piano terreno, alla quale si accede attraverso uno scalino circondato da quattro colonnine unite in una ringhiera.
Originariamente il fondo della nicchia doveva essere affrescato con un paesaggio, com’era consuetudine dell’epoca e come, del resto, lascia supporre la presenza di tracce di colori. |
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| Fontana degli Artisti (Via Margutta) |
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| Originale fontanina a base triangolare, con vertici arrotondati e sormontati da un secchio pieno di pennelli, inserita in un arco marmoreo su paramento murario, realizzata nel 1927 con progetto dell’architetto Pietro Lombardi.
E’ costituita da un insieme allegorico di cavalletti, tavolozza, maschere, pennelli e compassi da scultore che sono, in sostanza, i simboli della vita artistica che si svolge nella famosa strada fin dagli inizi del XVII secolo.
I due mascheroni centrali, che poggiano su mensole applicate su cavalletti da pittore, presentano due opposti atteggiamenti, triste e lieto, a significare l’alterno destino dell’artista, fatto di successi e delusioni, in casi più rari, di soli uni o di sole altre.
Le bocche dei mascheroni versano acqua in due piccole vasche sovrapposte, sollevate dal livello stradale, dalle quali poi defluisce fino a terra per raccogliersi entro un pozzetto di scarico protetto da una grata in ferro. |
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| Fontana dell'Obelisco (Piazza del Popolo) |
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| Nel 1572, per volere di papa Gregorio XIII, Giacomo Della Porta realizzò una fontana che, pur bella ed elegante, risultò assai modesta rispetto alle dimensioni dell’ampia piazza, allora ancora priva dell’obelisco, dove, tuttavia, nonostante alterne vicende, essa rimase fino al 1823, quando cioè Giuseppe Valadier, che fu il caposcuola del classicismo romano, ebbe da Leone XII l’incarico di sistemare la piazza e la rampa del Pincio. L’architetto rimosse la fontana precedente – ricostruita in piazza S. Pietro in Montorio, poi relegata per lungo tempo nei magazzini comunali ed oggi in piazza Nicosia – costruì attorno all’obelisco una base quadrata di cinque scalini, ai cui lati, su basamenti piramidali formati da sette gradini quadrilunghi, collocò quattro vasche rotonde di travertino sormontate da altrettanti leoni di marmo bianco e di stile egizio, dalle cui bocche sgorgano ampi ventagli d’acqua.
A completamento della decorazione della grande piazza, il Valadier disegnò poi altre due fontane che sono addossate agli emicicli laterali. |
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| Fontana della Piazza (Piazza Nicosia) |
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| Fu la prima delle 18 fontane pubbliche realizzate a Roma dopo la riattivazione dell’acquedotto Vergine e fu progettata da Giacomo Della Porta nel 1572 per volere di Gregorio XIII, le cui insegne araldiche, sotto forma di draghi,, figuravano all’esterno del catino intermedio. Venne eseguita dallo scalpellino francese Giovanni Leminard e posta al centro di piazza del Popolo: era costituita da una vasca ottagonale di “marmo saligno” con l’ornamento di quattro delfini, sormontati da due catini, come appare in una nota incisione di G.B.Falda del 1665.
Giacomo Della Porta nel 1575 affidò agli scultori Simone Meschino, Taddeo Landini, Giacobbe Silla Longhi e al fiammingo Egidio della Riviera De Molines l’incarico di ornare la fontana con quattro triptoni accosciati; le sculture, però, risultarono troppo sproporzionate per la vasca e i catini superiori, perciò furono ben presto collocate nella fontana meridionale di piazza Navona (quella oggi detta del “Moro”).
La fontana di piazza del Popolo venne spostata di qualche metro all’epoca di Sisto V, per l’innalzamento in loco dell’obelisco proveniente dal Circo Massimo, presso la cui base restò fino al 1823, quando fu rimossa da Giuseppe Valadier per far posto alle quattro fontane dei Leoni e venne ricostruita in piazza S. Pietro in Montorio. Nuovamente smontata, finì per lunghi anni nei magazzini comunali e solo nel 1950 fu definitivamente sistemata nella sede attuale, quasi di fronte al cinquecentesco palazzo Sederini (poi Cellesi e Negroni); ma di originale resta solo il grande bacino ottagonale sopraelevato di due gradini, nel cui centro, ricostruita ex novo rispettando il vecchio modello, è una piccola base con delfini che sostengono il catino decorato a palma sul quale, da un secondo catino più piccolo, sorretto da un balaustro, s’innalza un allegro zampillo.
Ma il restauro, troppo evidente anche se ben curato, e soprattutto lo spazio insufficiente della piccola piazza, tolgono a questa fontana gran parte del suo fascino antico. |
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| Fontana del Cortile (Piazza Borghese) |
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| Il palazzo Borghese, civico 3, è stato realizzato nel XVI secolo su progetto dell’architetto Antonio de Baptistis per conto della nobile famiglia Borghese che lo destinò ad ospitare i familiari in visita a Roma. Oggi è proprietà della Banca d’Italia che lo concede in locazione ai propri dipendenti.
La bella fontana al centro del cortile è composta da un catino circolare in travertino con il bordo modanato, decorato con ovoli, elemento ripetuto nel balaustro sottostante,
L’acqua zampilla da una pigna posta al centro del catino e cade poi nella vasca di raccolta di forma mistilinea allungata poggiante sopra una aiuola con il bordo di travertino che ne ripete la conformazione.
Sarebbe da restaurare. |
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| Fontana dei Navigatori (Piazza del Porto di Ripetta) |
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| Fu costruita nel 1704 su disegno di Alessandro Specchi come ornamento dell’emiciclo sovrastante il porto di Ripetta fatto edificare da papa Clemente XI, e soprattutto come “immediato abbeveraggio ai facchini caricatori”.
Nel suo “dizionario” Gaetano Moroni così descrive la fontana. “Su di uno scaglione di travertino alla marinaresca con conchiglie e scogli ammassati insieme, chiuso in giro da sei colonnette di granito bigio con sbarre di ferro, è collocata una vasca ovale di pietra tiburtina. Entro di questa, all’estremità del labbro rivolto verso il fiume, è posta una scogliera sopra la quale posa una gran conchiglia nei cui lati sono due delfini che sollevando le code le intrecciano nel mezzo della scogliera: di qui esce l’acqua a guisa di ventaglio, come pure zampilla dalle bocche dei delfini, cadendo tutta nella conchiglia, e da essa riversandosi poi nella sottoposta vasca ovale. Sulla cima degli scogli stanno tre monti, l’un sull’altro, ed il più alto è sormontato da una stella formando così lo stemma Albani del Papa”.
Verso la metà del ‘700, al vertice della fontana venne sovrapposta una lanterna in ferro battuto in maniera da facilitare l’approdo notturno delle barche.
In seguito ai lavori per la sistemazione degli argini del Tevere, il porto di Ripetta venne demolito e la fontana, smontata nei suoi pezzi, finì in uno dei magazzini comunali. Nel 1929-30 essa è stata opportunamente ricostruita nella stessa zona, quasi nel punto della primitiva collocazione, ma senza rispettare pienamente l’originario disegno. |
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| Fontana della Vasca di Ripetta (Via di Ripetta) |
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| Addossata all’angolo smussato del palazzo Negroni con via del Clementino (civico 136) e inserita in un prospetto caratterizzato da forti bugnature, la disadorna e malridotta fontana fu eretta nel XVI secolo durante il pontificato di Gregorio XIII.
E’ costituita da una semplice vasca rettangolare, lunga e stretta, di granito romano, con ampi bordi arrotondati, che riceve l’acqua da due bocchette simmetriche inserite sulla parete di appoggio entro altrettante formelle di marmo modanate. |
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| Fontanella dell'Orso (Via di Monte Brianzo) |
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| Addossata al muro di sostegno della rampa che conduce al sovrastante lungotevere, la modesta montanina venne costruita agli inizi del ‘900 a cura del Comune di Roma. Si tratta, probabilmente, dell’intero rifacimento e spostamento di una precedente omonima fontana. Il Fea, infatti, accenna ad una “fontanella alla via dell’Orso contigua alla chiesa di S. Maria in Posterula”.
Una cornice modanata di travertino racchiude una superficie marmorea ad arco, al centro della quale una bronzea testa di orso versa l’acqua in una elegante tazza di travertino, alquanto malridotta, sorretta da un piedistallo. Sotto lo stemma comunale, inserito nel semicerchio della cornice, una epigrafe ricorda che la fontana è alimentata “dall’Acqua Vergine”.
La protome animale ricorderebbe la famiglia Orsini che aveva alcune proprietà nella zona e, più verosimilmente, la prossima e famosa “Locanda dell’Orso” (oggi “hostaria”) nella quale soggiornarono molti illustri personaggi, ma non Dante Alighieri, come affermano quasi tutte le guide di Roma, poiché la costruzione dell’edificio rosale alla metà del XV secolo quando il poeta era già morto da circa 150 anni. |
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| Fontana del Piazzale (Piazzale Flaminio) |
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| Addossata alle mura accanto al fornice di destra di porta del Popolo, la fontana-abbeveratoio venne edificata nel 1886 per ristorare uomini e animali. E’ infatti costituita da una semplice vasca in laterizio, di forma rettangolare, con base e bordi di travertino, al centro della quale figura lo stemma comunale con la data di costruzione incisa alla base. Essa è fiancheggiata da due cubi di travertino, sormontati da sfere, dai quali altrettante cannelle versano abbondanti getti d’acqua. |
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| Fontana di papa Giulio (Via Flaminia) |
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| Inserita da Pirro Logorio sull’angolo smussato della palazzina di Pio IV lungo la Via Flaminia all’imbocco di vicolo di Villa Giulia, si può notare ciò che resta della grande fontana (un tempo isolata) che papa Giulio III fece erigere nel 1552 da Bartolomeo Ammannati. Una fontana notevole e assai interessante che nel corso dei secoli ha subito varie vicissitudini e il cui aspetto originario si può desumere da un affresco del 1553, all’interno della villa, e dal maestoso prospetto architettonico in peperino tuttora esistente.
Oggi essa risulta formata da due ordini sovrapposti: quello inferiore ha la parte centrale con due agili colonne corinzie in marmo che sostengono l’architrave, nel cui timpano, interrotto, figura il malridotto stemma papale di Benedetto XIV. Tra gli alti basamenti sui quali poggiano le colonne, un mascherone alato, sovrastato da uno stemma abraso, e i due delfini che lo fiancheggiano, versano l’acqua in una grande vasca rettangolare con angoli arrotondati. Anche l’ordine superiore ha varie divisioni e il tutto appare troppo imponente rispetto alla modestia della fontanella sottostante.
Pur così striminzito rispetto al grandioso progetto dell’Ammannati (vari elementi scomparsi, altri successivamente alterati, nicchie laterali prive di statue e di stemmi sovrastanti, iscrizioni originali sostituite), il complesso architettonico della fontana di papa Giulio conserva ancora un certo fascino ed una signorile eleganza. |
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| Fontana di Venere (Piazzale Scipione Borghese) |
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| E' costituita da un ampio bacino circolare - con bordi adorni di portavasi da fiori - che si apre sulla parte posteriore del Casino Borghese, detto il Giardino di Venere. La statua della dea in marmo (copia della Venere Medicea) figura ritta su una formazione rocciosa al centro della vasca.
Questa, come tutte le altre fontane attorno al Casino, è stata quasi sicuramente progettata da Giovanni Vasanzio nella prima metà del 1600. |
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| Fontana a Coppa (Viale dell'Uccelliera) |
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| Molto elegante e dalle forme espanse, questa fontana, in granito grigio, consta di un'ampia coppa con zampillo centrale, sorretta da uno stelo che emerge da una vasca circolare a fior di terra. |
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| Fontana del sarcofago (Villa Celimontana) |
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| Si trova presso l’antico ingresso della villa verso piazza SS. Giovanni e Paolo. La fontanella è costituita da un sarcofago a vasca, ornato con anelli e sorretto da zampe di leone. Poggia su una piattaforma ovale in mattoni.
All’interno della vasca una piccola rocaille cela lo zampillo. La fontana non è attiva. |
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| Fontana ad acquasantiera (Piazza B. Brin) |
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| Molto elegante questa fontana, in travertino, consta di un'ampia coppa con zampillo centrale, sorretta da uno stelo che emerge da una vasca circolare di tufo a fior di terra. |
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| Fontana del Mascherone di S. Sabina (Piazza Pietro d'Illiria) |
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| E’ così detto l’artistico manufatto del barocco romano, di pregevole fattura (un mascherone racchiuso nella valva di una conchiglia disegnato da Giacomo Della Porta nel 1593 ed eseguito dallo scalpellino Bartolomeo Bassi) che nel 1936, a cura di Antonio Munoz, venne posto, ad ornamento di una elegante vasca termale di granito egizio, entro una picchietta in laterizio ricavata nel muro antistante la chiesa di S. Sabina, a sinistra dell’ingresso minore al giardino o parco degli aranci. Proviene dal Campo Vaccino, fortunatamente scampato ai guasti e alle dispersioni seguite alla sistemazione di quella importante zona archeologica.
La vasca di granito grigio sulla quale era originariamente collocato il mascherone e che costituiva l’abbeveratoio delle mandrie di buoi che liberamente pascolavano nel Foro Romano, fu fatto trasportare da Pio VII a Montecavallo (come allora si chiamava l’attuale piazza del Quirinale) per ornarne la fontana dei Dioscuri. Il mascherone venne invece sistemato come fontana nella zona del lungotevere dove poi sorse il porto Leonino al quale sopravvisse per alcuni anni fin quando, nel 1897, fu trasferito nei depositi comunali per essere poi definitivamente collocato nella piccola piazza dell’Aventino. |
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| Fontana della Piazza (Piazza del Catalone) |
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| Fu fatta costruire verso il 1860 da Pio IX, ed è una delle poche fontane sopravvissute alla demolizione della spina dei Borghi, la vasta operazione di "bonifica" dalla quale nacque via della Conciliazione.
La fontana, protetta da due colonnine raccordate da una sbarra di ferro, è costituita da una edicola rettangolare in travertino timpanata in alto e addossata ad una costruzione in laterizio, nella cui arcata superiore è applicato lo stemma papale, pure in travertino (triregno e chiavi decussate). Nella parte centrale una semplice cannella versa l'acqua nella sottostante vaschetta ovale pensile, in travertino, da cui ricade nell'impianto di scarico a fior di terra delimitato da una riquadratura a semicerchio formata da un bordo in pietra tiburtina che racchiude una pavimentazione a sampietrini. |
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| Fu fatta costruire nel 1879 e donata dal principe Camillo Aldobrandini al Comune di Roma.
Si trova nel borghetto di Ostia Antica. |
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| Fontana dell'Obelisco (Piazza S. Giovanni in Laterano) |
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| Addossata alla base dell’obelisco più alto di Roma e forse del mondo (ma originariamente ne era separata, come dimostra una chiara incisione di Giovanni Battista Falda eseguita nel 1675) la fontana, che quasi non si nota sovrastata com’è dall’enorme monolito, fu costruita – forse su disegno di Domenico Fontana o di Flaminio Ponzio – a spese dei canonici lateranensi tra il 1603 e il 1607. |
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| Fontana dell'ospedale (Via Portuense) |
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| Situata all'ingresso dell'ospedale Spallanzani, al numero civico 292, la caratteristica moderna fontana è stata realizzata in cemento armato. E' quasi sempre inattiva. |
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| Fontana presso il Battistero Lateranense |
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| Sul lato sinistro del battistero, addosso al muro in mattoni, c'è una fontana, inattiva. Per accedervi dal livello stradale si scendono tre gradini. E' costituita da un piccolo dossale in pietra con modanature ed un mascherone al centro. La vaschetta è solo parzialmente pensile perchè è in parte sostenuta da una base che si prolunga anche ai lati. Sembra tuttavia, dalla diversità del materiale, che la vaschetta e i due prolungamenti laterali siano più antichi e che la parte sottostante sia una aggiunta di sostegno più recente.
Il fronte della vaschetta è ornato da due stelle in pietra. |
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| Fontana di Via di Porta Ardeatina |
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| Si trova all'interno della "Casa del Jazz" |
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| La fontana dell'I.F.O. (Istituti Fisioterapici Ospitalieri) - è presso l'Istituto Regina Elena. Si trova vicino al G.R.A. (Mostacciano) tra la Pontina e la Cristoforo Colombo. La statua, rappresentante un angelo, è opera di Salvatore Fiume. |
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| Fontanella del Facchino (Via Lata) |
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| Considerata una delle più note “statue parlanti” (suo autorevole e frequente interlocutore fu Pasquino, celebre per la sua mordacità), il Facchino rappresenta un “acquaiolo”, appartenente cioè alla categoria degli “acquarenari” o portatori d’acqua, con il caratteristico costume dell’epoca: reca, infatti, tra le mani, un barilotto dal cui foro centrale una cannella versa acqua nella sottostante vaschetta semicircolare. La piccola fontana, secondo un’altra versione, sarebbe stata invece dedicata ai facchini portatori di vino, di uno dei quali ritrarrebbe le sembianze, esattamente quelle di un tal Abbondio Rizio, noto per la sua forza erculea e per la smodatezza nel bere.
Originariamente la fontanina era sormontata da una lapide con la seguente epigrafe dettata dall’abate Godard:
ABUNDIO RITIO
IN PUBLICIS STILLICIDIIS CORONATO
IN LIGANDIS SUPERLIGANDISQUE SARCINIS
EXPERTISSIMO
QUI VEXIT QUANTUM VOLVIT
VIXIT QUANTUM POTUIT
ET DUM VINI CADUM INTUS
ET EXTRA PORTABAT
NOLENS OBIIT
E cioè : “Ad Abbondio Rizio, coronato sul pubblico marciapiede, espertissimo nel legare e soprallegare fardelli, il quale portò quanto peso volle, visse quanto potè, ma un giorno, mentre portava un barile di vino in spalla e un altro in corpo, morì senza volerlo”.
L’iscrizione ricordava, dunque, anche lo strano rituale cui doveva sottoporsi il nuovo facchino: i colleghi, dopo avergli posto in testa corone di bieda e di verdure varie, gli facevano ripetutamente battere il sedere sul marciapiede (in publicis stillicidiis coronato…), nel punto esatto della postazione a lui riservata. La cerimonia, che costituiva l’ufficiale presa di possesso del luogo di lavoro, si concludeva sempre allegramente in osteria.
La graziosa fontanina (scultura di grande finezza che il Vanvitelli in una perizia del 1751 attribuì addirittura a Michelangelo, ma che il D’Onofrio con più valide argomentazioni assegna a Jacopo Del Conte, il quale l’avrebbe eseguita tra il 1587 e il 1598) si trovava in origine nell’attuale Via del Corso, sulla facciata del palazzo Grifoni, di fronte alla chiesa di S. Marcello. Era incorniciata da un’edicola architravata e aveva la vasca sottostante più ampia. Nel 1872 fu trasferita nell’attigua Via Lata, addossata al muro del palazzo De Carolis (oggi della Banca di Roma), per salvarla dagli urti delle carrozze e dalle sassate dei monelli. E’ infatti alquanto malridotta. Costituisce, tuttavia, una testimonianza dell’umile, prezioso lavoro svolto dalla categoria degli “acquaroli”. Essa venne comunque realizzata in epoca rinascimentale, quando il compito della già potente corporazione andava tramontando con il ripristino e la riutilizzazione degli acquedotti romani che i pontefici vollero nuovamente attivare dopo le distruzioni operate dai barbari nel periodo delle invasioni. |
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