SUL CILE

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LA NUEVA CANCION CHILENA

DA VIOLETA PARRA AGLI INTI -ILLIMANI

di Paolo Mattana

La Denominazione Nueva Cancion Chilena, nasce nel 1969, quando il giornalista Ricardo Garcia assieme al Vicerettorato della Comunicazione dell'Universita' Cattolica organizzo'un simposio sulla situazione della musica cilena, terminando gli atti di quel convegno con un festival in omaggio a Violeta Parra, che venne chiamato 1° Festival de la Nueva Cancion Chilena. Violeta Parra, nata a San Carlos nel 1917, mori' suicida il 5 febbraio del 1967 e consacro' tutta la vita a ricercare e riscattare la poesia e la canzone popolare cilena. La sua opera e' alla base dei primi passi del nuovo movimento musicale e lei stessa ne e' la prima e fondamentale componente. A dodici anni scrisse le sue prime composizioni e comincio' praticamente autodidatta a cantare in bar e piccoli locali in giro per il paese. Poeta, pittrice, compositrice ed interprete viaggio' per tutto il Cile alla ricerca di canzoni dimenticate da tempo ridandole una luce nuova e riportandole allo scoperto. Le sue canzoni ci parlano essenzialmente dell'uomo e della sua condizione di vita di fronte alle sofferenze e al suo rapporto con i grandi temi della vita come la morte, la religione, la vita (Rin del angelito, Grazias alla vida, Lo que mas quiero, ecc.). Le canzoni di Violeta sono pero' anche canzoni di protesta e di lotta sociale (La carta, Porque los pobre no tienen, ecc..) e da proprio da queste basi che nasce l'eredita' e l'esempio che Violeta Parra lascia alla canzone cilena. Da una parte la ricerca dell'autentica arte popolare, dall'altra l'uso della canzone come arma di lotta ed impegno politico.

La lettera (La carta) 1962 di Violeta Parra
"Una lettera ho avuto dalla posta stamattina,
e la lettera mi dice che hanno preso mio fratello
e senza pieta' e ammanettato per strada l'han trascinato, si.

La lettera dice il fatto che ha commesso Roberto:
appoggiare lo sciopero che si era gia' risolto;
se questo e' un motivo, anch'io vado in prigione, sergente si.

Io che mi trovo cosi' lontano aspettando una notizia,
la lettera viene a dirmi che nel mio paese non esiste giustizia;
l'affamato chiede il pane e la polizia gli spara ,si.

Come si puo' concepire una siffatta insolenza, barbarie e slealta'?
Puntare a sangue freddo, sparare a tradimento,
uccidendo l'indifeso che ha solo due mani vuote, si.

La lettera che ho ricevuto richiede una risposta;
io voglio che si diffonda ovunque che il governo
e' un sanguinario ormai da generazioni, si.

Per fortuna ho la chitarra e possiedo la mia voce,
e anche sette fratelli oltre a quello in prigione:
tutti sono comunisti grazie a Dio, si."


I primi a proseguire il suo lavoro sono certamente i suoi figli Isabel e Angel, che avevano dato origine in quegli anni alla Pena de los Parras (il Circolo dei Parra), una sorta di laboratorio-scuola, centro culturale di quartiere, dove si riunivano cantanti, musicisti e gente comune per suonare, discutere di musica, scambiarsi esperienze, ma anche comporre poesie o fare dell'artigianato. La Pena, divento' presto il vero punto di partenza e di riferimento di tutta la Nueva Cancion. Di questo circolo fecero parte, tra gli altri Victor Jara, Sergio Ortega, Rolando Alarcon, Patricio Manns, gli Inti-Illimani ed i Quilapayun, per citarne i più famosi. Se Violeta Parra puo' essere considerata la fondatrice della Nueva Cancion, Victor Jara ne sara' sicuramente il suo interprete maggiore. Victor, nato nel 1938 a Chillan, nella campagna del sud del Cile, si trasferisce povero e ragazzo a Santiago dove tra mille sacrifici riesce a studiare sino a lavorare all'Universidad de Chile come direttore e compositore di spettacoli teatrali. Compositore di canzoni ed interprete unico, seppe unire nei suoi testi e nella sua musica, la passione per le tradizioni folkloristiche, l'impegno di denuncia politica ed il suo grande amore per i poveri e gli emarginati. Iscritto fin da ragazzo nel PC, dopo la vittoria di Allende, lavora con gli Inti-Illimani nel Dipartimento di Stato per promuovere il nuovo corso culturale e sostenere il governo. Nasce così un periodo intenso di canzoni che promuoveranno le iniziative di Unidad Popular denunciando anche le lotte di quei giorni (El aparecido, dedicata a Che Guevara e scritta pochi mesi prima della sua morte in Bolivia, Preguntas por Puerto Montt, El alma llena de banderas, El derecho de vivir en paz, Ni chicha ni limona', Luchin, Cuando voi al trabajo, Vientos del pueblo, tanto per citarne alcune). Ecco cosa commenta di se stesso Victor durante un intervista ai tempi di Unidad Popular "Andare con la chitarra sulle spalle mi fa sentire un membro ancora più attivo della rivoluzione". Victor Jara, come migliaia di suoi concittadini, viene portato all'indomani del golpe allo Stadio de Chile, dove il 15 di settembre, viene riconosciuto dai militari di Pinochet. Gli spezzano le mani e lo deridono, dicendogli di cantare le sue canzoni. Nonostante le torture, Victor intona la canzone del Partito di Unita' Popolare e viene brutalmente ucciso a colpi di pistola.

Venti del Popolo (Vientos del Pueblo) 1973 di Victor Jara
"Vogliono di nuovo macchiare la Patria colo sangue operaio
e parlano di libertà ma hanno le mani nere
quelli che vogliono dividere le madri dai loro figli
e vogliono ricostruire la croce che portava Cristo.

Vogliono celare l'infamia che da secoli hanno lasciato,
ma il colore da assassini dal volto non cancelleranno.
Gia' furono mille e poi mille quelli che il sangue versarono
E ,in generosi torrenti, moltiplicarono i pani.

Adesso voglio vivere con mio fratello e mio figlio
La Primavera che insieme stiamo costruendo ogni giorno.
Non temo la vostra minaccia padroni della miseria;
la stella della speranza continuera' ad essere nostra!

Venti del popolo mi chiamano, venti del popolo mi incalzano,
il cuore mio dilatano e riempiono la gola.
Cosi' cantera' il poeta quando la morte mi afferrera'
Lungo le strade del popolo da ora e per sempre."



Tra gli autori e gli interpreti piu' prolifici a sostegno del governo, va sicuramente citato Sergio Ortega che scrive gli inni ufficiali di Unidad Popular come Venceremos, Himno de la CUT, e la famosissima El pueblo unido jamas serà vencido, scritta nel 1973 con i Quilapayun. Proprio quest'ultimi, nati nel 1965, incidono il loro primo disco nel 1967 (Por Vietnam) tenendo a battesimo la DICAP (Discoteca di Canto Popolare), l'etichetta fondata dai giovani comunisti cileni. Sara' questa la casa discografica ufficiale di tutto quel movimento riuscendo ad editare praticamente tutti gli autori della Nueva Cancion Chilena, nei cinque anni della sua esistenza, sino a quando fu distrutta dal regime militare, la DICAP pubblico' quasi sessanta dischi. I dischi della DICAP erano venduti dai sindacati, dalle federazioni studentesche, nei barrios, nelle poblaciones e nelle manifestazioni popolari. L'uso dei dischi e quindi della musica, per scopo culturale, oltre che politico, invece che per scopi commerciali, fu l'altro tratto caratteristico del la Nueva Cancion. I Quilapayun, gruppo fondato da tre studenti universitari (Edoardo Carrasco, Julio Carrasco e Julio Numhauser) furono per molti anni, anche ai tempi dell'esilio dal Cile il gruppo referente di tutta la Nueva Cancion Cilena, e seppero unire alle loro musiche e composizioni (fra tutte basti ricordare la Cantata Santa Maria de Iquique incisa nel 1970) una forte ed inconfondibile presenza scenica fatta di ponchos neri, lunghe barbe. voci profonde e una musica popolare, ma ricercata e ricca di riferimenti colti alla musica europea.
L'altro gruppo storico di quella stagione ed inventori di un genere musicale che varco' le frontiere del paese cileno, furono in fine gli Inti-Illimani, che nati nel 1967, proposero il repertorio politico e popolare specializzandosi nei ritmi e nelle sonorita' andine (Alturas, Vuelvo, Hacia la libertad, Canto al Programa ecc..), sotto la guida esperta del loro direttore musicale, uno dei piu' grandi compositori cileni, Horacio Salinas.
Il giorno del colpo di stato alla Moneda, gli Inti-Illimani e i Quilapayun, si trovarono fuori dal Cile, i primi in Italia ed i secondi in Francia per dei concerti. Si salvarono cosi' entrambi dalla repressione della dittatura, ma furono costretti all'esilio in quegli stessi paesi per lunghissimi anni.