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    Fai da te:  

In questa sezione verranno inserite le vostre idee riguardanti accessori vari auto-costruiti utilizzati nell'ambito della pesca, o innovazioni e modifiche apportate a quelli originali al fine di adattarli per un miglior utilizzo. Quindi se avete qualche idea valida, inviatemela e dopo averla valutata, potrà essere inserita in questa sezione, ovviamente, con il vostro consenso, corredata di recapito e-mail e nome dell'ideatore.


Nota informativa:

Le immagini inviate, oltre che dei rispettivi proprietari, diverranno proprietà di "A Pesca in barca sul lago di Como", pertanto ne sarà vietata la diffusione da parte di terzi per scopi commerciali e comunque, la pubblicazione delle stesse o di parti di esse in altri siti potrà essere effettuato solo dietro consenso delle parti interessate. "A pesca in barca sul lago di Como", può in qualsiasi momento sospendere o eliminare il servizio, comprimere e modificare le immagini al fine di ottimizzare lo spazio web, o addirittura cedere le stesse per la pubblicazione in altri luoghi senza scopo di lucro.


 

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Argomenti trattati:

 

- Il rudun di Paco

- Vertical jigging (by Paco)

- Gli ondulanti di Paco

- Costruzione di un aspo

- Il barchino divergente di Alberto

- I cucchiaini  rotanti di Paco

- I minnows di Paco

- Riporto di vettino fisso per canna da coregone

-Realizzazione dell'impugnatura di un cannino da coregone

-Legatura degli anelli di una canna

 

 

 

 

Il "Rudun" di Paco:       (back - indietro)

La pesca con la Molagna detta anche Rudun è una tecnica degli anni passati, ma che anche al giorno d'oggi nutre un certo numero di appassionati. Un tempo la si praticava per catturare le grosse trote lacustri ed altri predatori di taglia, oggi non è cambiato nulla, unica differenza non ci sono più o meglio, sono sempre più rare le enormi trote lacustri. Questa tecnica di pesca, viene praticata nella maggior parte dei grandi laghi del nord d'Italia e pur restando identiche le specie insidiate, da un lago all'altro può cambiare la tecnica di pesca, rendendo il "rudun" un attrezzo versatile ma con un unico scopo, catturare predatori a traina dalla barca. E' un attrezzo di non facile reperibilità, una volta veniva realizzato in legno e ottone, oggi si trova in commercio realizzato in alluminio, ma purtroppo con costi molto elevati essendo prodotti artigianali, e allora a tal proposito, Paco ha voluto mettere a disposizione di chi fosse intenzionato ad auto-costruirsi un rudun, dettagli fotografici ed una spiegazione di come procedere.

 

Occorrente:

Costruzione: 

  Disegno dei vari passaggi di costruzione (cliccare per ingrandire)

Il disegno con descrizione allegata sono indicativi, per un attrezzo base senza cicalino con la sola funzione di recupero, ognuno può variare le misure in base al materiale reperito e alla propria fantasia e avvalersi delle foto allegate di Paco per realizzare i dettagli.

NOTA BENE:

Cliccare sulle miniature qui sotto per ingrandire

             

Vertical Jigging:  (by Paco)         (back - indietro)

Una tecnica particolare che impiega esche artificiali nata per la pesca in mare, il vertical jigging si sta diffondendo anche nelle acque interne, con lo scopo di pescare i predatori d'acqua dolce. Si tratta di una pesca da effettuarsi a bordo di un'imbarcazione, viene praticata in verticale sotto la stessa. Per tale tecnica occorrono delle canne  potenti e rigide munite di mulinello, lunghe circa  2 - 2.5 mt. per consentire l'utilizzo di esche che possono arrivare al peso di 50 - 70 o più grammi, a seconda delle specie insidiate. L'azione di pesca consiste nel far giungere l'esca artificiale sul fondo, per poi, animarla con strappi, movimento a saliscendi e sussulti. E' una tecnica come citato in precedenza riservata ai predatori, quindi: lucci, cavedani, persici, lucciperca, ecc. saranno gli obbiettivi.

Paco, assiduo frequentatore di questo sito, mette a disposizione la sua esperienza per la realizzazione di esche da impiegare sia al mare che in acqua dolce, fornendo alcuni suggerimenti per realizzare finti pesciolini e kabura, artificiali utilizzati per questa tecnica.

Qui sotto, una breve descrizione della realizzazione con fotografie inerenti ai materiali impiegati:

 

Realizzazione kabura:       Cliccare sulle miniature per ingrandire

 

Ancorette o ami proporzionati all'esca da realizzare, muniti di occhiello per facilitare la legatura con vari materiali (trecciati, nylon di grosso diametro, cavetto acciaio, ecc.);

 

 

Piombi scorrevoli con foro passante di forme e grammature varie, dai 15 gr. fino ed oltre 50 - 70 gr. nel caso d'utilizzo in mare;

 

 

Filo in acciaio inox di sezione 1 mm., utilizzato per realizzare la struttura portante dell'esca, fatto passare all'interno del piombo per poi realizzare alle estremità gli anelli di aggancio dell'esca e degli ami;

 

 

Fustella ottenuta da un tubetto in acciaio del diametro variabile da 8 a 13 mm. (in base alle dimensioni dell'esca) affilato con la mola ad una estremità e poi inserita su trapano a colonna o percossa con martello su superficie morbida (legno , gomma dura, ecc.) al fine di ottenere dei dischetti di carta olografica per realizzare gli occhi;

 

Gonnellini ciuffetti e codine, realizzati con gomma dei palloncini tagliata a frange, oppure fili d'elastico da roubasienne o uni-flexx;

 

 

Krystal flash, materiale filamentoso traslucido impiegato nella costruzione di mosche artificiali, nel nostro caso servirà anch'esso per realizzare i gonnellini o i ciuffetti;

 

 

Guaina termorestringente del diametro di circa 2 - 3 mm., utilizzata da applicare sulle legature e parte del gambo degli ami per irrigidire e proteggere il tutto (Questa guaina è un tubetto di materiale plastico, che con il semplice calore di un asciugacapelli si restringe riducendosi di diametro);

 

Carta olografica autoadesiva per rivestire o realizzare gli occhi degli artificiali;

 

 

 

Vernici varie per la decorazione finale degli artificiali;

 

 

 

      Nelle foto a fianco si vede il risultato finale

 

 

Costruzione:

Va precisato che se vogliamo realizzare esche con gonnellino fisso, utilizzeremo piombi a pera, mentre quelli sferici saranno l'ideale per codine o ciuffetti snodati.

Si inizia piegando ad "U" un capo di filo inox e lo s'infila nel piombo a pera o sferico lasciandolo un po' sporgente. All'altro capo si fa il solito anellino piegando il filo su se stesso.  Poi si mette il piombo in morsa tra due piattine di metallo e la si schiaccia leggermente giusto per avere due parti perfettamente lisce ove attaccare l'occhio olografico.  Con una pinzetta si porta l'anello di testa verso l'alto ad imitazione degli ami piombati per pesciolini in silicone o falcetti per trote. Fatto questo, alcune immersioni in vernice bianca a rapida essiccazione conferiranno una base dove applicare tutta la fantasia artistica per la decorazione finale. A completa essiccazione della vernice bianca,  procediamo alla verniciatura del dorso con bombolette spray fluorescenti in seguito applichiamo l'occhio olografico e realizziamo l'iride nera con l'aiuto di una punta da trapano di 4 mm. circa immersa dalla parte posteriore piana nella vernice nera ed appoggiata (con mano ferma) al centro dell'occhio. Viene un iride perfettamente tonda, ora resta la bocca da verniciare a piacere, magri rossa.  Il giorno dopo, quando tutto è perfettamente secco, immergiamo più volte la testa realizzata in vernice trasparente sempre a rapida essiccazione e lasciamo asciugare per bene. Ora passiamo alla realizzazione del ciuffetto o del gonnellino. Con l'elastico della roubasienne, il kristal e la codina faccio un ciuffetto che però fisso su un anellino a parte e successivamente sull'anello di coda. Se si fa la codina direttamente sull'anellino di coda il tutto resta rigido e non scodinzola, mentre se voglio fare il gonnellino in gomma lo ritaglio come da foto, poi fisso alcuni fili di krystal flash al piombo e successivamente il gonnellino con loctite e uni-flex per la legatura. Per l'amo faccio una legatura doppia, lo ricopro con la guaina termorestringente e con un'asolina lo fisso all'anello di coda. Fine del kabura pronto per essere usato saltellando sul fondo a caccia di persici.

 

Realizzazione artificiali da vertical jigging:  Cliccare sulle miniature per ingrandire

I materiali utilizzati sono in parte quelli per la realizzazione dei kabura.

Piombi di forma allungata, per realizzare il corpo del pesciolino, di peso variabile da 10 - 15 gr. fino a oltre 70 gr. a secondo del luogo di pesca e specie insidiata;

 

 

Pesciolini realizzati, con particolare delle codine rosse applicabili all'anellino di coda dell'ancoretta;

 

 

 

Realizzazioni finali;

N.B.: quelli sul coperchio trasparente del contenitore nero sono originali;

 

 

Costruzione:

 

La procedura è simile a quella per i kabura, s'infila sempre il filo di acciaio piegato a "U" e prima di fare l'anello finale si schiaccia il piombo. Se si ha sottomano una piccola pressa è il massimo altrimenti si mette il piombo tra due pezzi di metallo piatto e con mazzetta si batte fino a portarlo a4/5mmdi spessore. L'importante che la superficie sia perfettamente liscia e non coi segni delle battute, altrimenti poi la plastica olografica non tiene. Finita la battitura si da la forma al pescetto usando la smerigliatrice con disco di carta vetrata. Si rende poi bombato il contorno, si fa l'anellino di coda e si da la forma a "S" al pescetto un po' più accentuata in testa, se lo si vuole ondulante (nella foto "Realizzazioni finali" si vedono due dorsi neri con la forma della "S"), io poi, a scanso problemi finali, a questo punto li provo, perchè se la "S" è sbagliata, può capitare che giri su se stesso invece di ondulare e una volta verniciato non lo correggi più, pena la screpolatura delle vernici. Se tutto è OK (qualcuno è sempre da correggere)  si immerge più volte nella vernice bianca. Spruzzata sul dorso con solite bombolette fluorescenti. Si sagoma sulla carta olografica il corpo e lo si ritaglia ed essendo autoadesiva lo si applica da entrambe le parti. Le eccedenze io le tolgo usando una lametta da barba. L'importante che la plastica sia perfettamente aderente al corpo, meglio un po' scarsa. Bocca rossa ,occhio bianco con iride nera e quando tutto è perfettamente secco immersione più volte nella vernice trasparente per fare come un velo vetrificante. Ancoretta finale oppure per quelli piatti e più grossi amo in testa. Al lago funzionano se fatti ondulare sul fondo che, col peso che hanno, raggiungono in un attimo e ci restano per un po'. 


Gli ondulanti di Paco:             (back - indietro)

Che dire, Paco mi ha cortesemente inviato le foto degli ondulanti che realizza per la pesca a tirlindana e molagna, quindi.......procuratevi un po' di lamierino inox di 5 - 6 decimi di spessore, carta olografica, piumette e pelucchi vari, ancorette, vernice trasparente...........insomma lo vedete dalle foto ciò che serve e tutti al lavoro.

Come??  Mi chiedete se funzionano??  Da parte sua la risposta è....provare per credere!!!!

Da parte mia appena li provo vi farò sapere, ma mi sa che lo scoprirete prima voi.

 

  

cliccare sull'anteprima per ingrandire


 

 Costruzione di un aspo:           (back - indietro)

Nella pesca con la molagna  spesso ricorre la necessità di avvolgere o calare in acqua terminali molto lunghi recanti artificiali oppure la lenza stessa come nel caso di pesca con la tirlindana, in questi casi torna utile un attrezzo molto semplice da realizzare ma nello stesso tempo molto utile, l'aspo. Cliccando sull'anteprima qui sotto si apre un disegno dove spiego come procedere alla realizzazione di detto attrezzo, con una lista completa del materiale occorrente per un singolo pezzo.

 

Aspo


Il barchino divergente  di Alberto  (cavedanera o cane)          (back - indietro)

 

Costruzione del barchino divergente.

 

Mi chiamo Alberto, in questo articolo voglio illustrarvi come costruire un barchino divergente per la così detta pesca con il cane o cavedanera.

Dopo un tentativo, questo è il secondo che costruisco, il primo era più corto e alto, ed in fase di traina tendeva ad affondare di prua, mentre questo modello mi sembra che funzioni molto meglio, diverge alla perfezione mantenendosi parallelo alla barca trainante.

Per la realizzazione si deve utilizzare del legno leggero, io l’ho fatto in abete ma l’ideale sarebbe del multistrato di pioppo di almeno 2 cm. di spessore, il quale è molto più stabile ad eventuali distorsioni, ovviamente previa verniciatura con 3 - 4 strati, per renderlo perfettamente impermeabile.

L’ho costruito in modo che sia facilmente smontabile attraverso quattro farfalle in acciaio inox avvitate su tronchetti di barra filettata sempre inox fissati nel legno delle carene.

E’ composto da sei elementi:

-         2 carene sagomate come da disegno;

-         2 listelli per l’assemblaggio;

-         1 piastrina in alluminio per regolare la posizione d’aggancio;

-         1 piccola asta segnalatrice per renderlo meglio visibile in acqua;

Il colore che gli ho dato non è il massimo in quanto a estetica, ma siccome al momento era l’unico a mia disposizione, mi sono dovuto accontentare, magari voi fatelo un po’ più carino, una tinta più vivace è anche meglio visibile in acqua.

 

Nelle fotografie qui sotto, si vedono i singoli pezzi e il disegno con le misure per la realizzazione.

 

cliccare sull'anteprima per ingrandire

 

                 

 

Sotto:  serie di foto che mostrano la "cavedanera o cane" in pesca

 

A sinistra:

assicella per avvolgere i

terminali

 

 

 

 

A destra:

particolare del bracciolo

con asola per facilitare

l'aggancio del terminale

A sinistra:

particolare

dell'aggancio

del terminale

 

 

 

 

A destra:

posa in

pesca

del barchino

della cavedanera

o cane

 

 A sinistra: barchino in pesca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


I cucchiaini rotanti di Paco:         (back - indietro)

 

Materiale per la realizzazione dei cucchiaini:

Fasi di costruzione:

Si ritaglia con la cesoia un pezzetto di lamiera un po’ più largo della paletta da costruire e si appoggia con la parte più lucida sul fondo di uno dei due cucchiaini, col pollice si preme la lamiera che inizia a prendere la forma della bombatura. Poi si posiziona perfettamente la lamiera tra i due cucchiaini e gli stessi si schiacciano tra loro con la morsa., fasi 1 e 2, la paletta è bombata e pertanto  si appoggia la dima e la si disegna col pennarello compreso il foro.

A questo punto col trapano si effettua il foro con punta finale del 3,5.

Con la cesoia si ritaglia grossolanamente la paletta seguendo il bordo del disegno e la si rifila perfettamente con la smerigliatrice.

Si toglie la pellicola di protezione e si ripassano i bordi con carta vetrata per renderli perfettamente lisci (io utilizzo i tondi di carta vetrata messi sul trapano), la paletta è pronta.

La si può lasciare così, lucida o aggiungere puntini di rosso fluorescente o ritagliare con la dima la carta olografica ed incollarla sopra, poi però, la paletta va immersa un paio di volte in vernice trasparente.

Si prepara uno spezzone di filo facendo l'anellino per l'ancoretta (5)  un chiodo fissato in morsa al quale si gira attorno il filo con le mani, quindi, con una pinzetta si tengono i due fili e gli stessi si schiacciano vicino al chiodo con una tenaglia,  si inserisce l'ancoretta e s’incomincia ad infilare le perline. Quelle più grosse contengono nel loro foro il filo doppio che dopo un paio di perline piego a 90° e taglio l'eccedenza, in seguito metto un’altra perlina e cavalierino sulla paletta ed altre perline fissate al filo con loctite (6), quindi, seconda paletta ed anellino di testa ed il cucchiaino è belle pronto.

 

 

Se si vogliono fare snodati, dopo la prima paletta si fa l'anellino di testa nel quale si infila poi un ulteriore filo con anello (come punto 5) e si ricomincia con la seconda paletta. Oggi ne ho fatto uno a tre palette. La fantasia poi è personale sia per posizionare le perline che fare le palette. L'importante è farle bombate, altrimenti non girano . Questi sono cucchiaini da 6/7 grammi ideali per traina con tirlindane a persici e pare anche lucci. Ricordarsi di usare le girelle con doppio o triplo barilotto a traina, pena l'arricciatura del bracciolo dopo ore di traina. Poi si possono fare con testine piombate o come i normali cucchiaini e si usano tranquillamente a spinning da riva.

 

Su consiglio di un amico di mettere dei fiocchetti rossi, ho provveduto con lana e cristal, lavoro da fare però sull'ancoretta prima di montarla. Il lavoro più impegnativo è fare i cavalierini perchè si deve lavorare su pezzettini di 1 cm per 3 mm. con due fori da mm1,2 e poi ridurli ancora di spessore. Usando la stessa dima, come si vede nella figura 3 si possono allungare o diminuire le palette, perchè normalmente la prima è più piccola della finale. Per concludere, se si vogliono realizzare dei cucchiaini piombati, basta inserire al posto delle perline delle olivette in piombo colorate.

 

Cucchiaini piombati


I minnows di Paco:                     (back - indietro)

 

 

Materiale occorrente:

 

- compensato marino

- chiodini

- lamina di piombo 1-2 mm.

- filo armonico diametro 0.70

- vernici varie

- palette in metallo (realizzate come descrizione precedente x cucchiaini rotanti)

- ancorette e anellini

 

Per la realizzazione utilizzo del compensato marino da 6 mm. di spessore.

Inizio tagliando due pezzi delle stesse dimensioni in grado di ospitare la sagoma dell’artificiale da produrre e li fisso tra loro con 4 chiodini agli angoli. Disegno la sagoma del pescetto facendolo panciuto e con la fronte liscia a guisa di paletta lungo 10 cm. e metto altri due chiodini di 1 cm. in testa ed in coda al pescetto. Con il seghetto alternativo ritaglio la sagoma e con la smerigliatrice con disco di carta vetrata sgrosso i contorni. Divido le due parti senza togliere però i chiodini e disegno internamente ad entrambe, la zona dove verranno posizionati i foglietti di piombo ricavati dalle lastre che usano  gli idraulici. Col cutter si toglie una parte di compensato dove andrà incollato poi il piombo. A lavoro finito dovrà essere tutto pareggiato per fare combaciare poi le due sagome. Utilizzando il filo armonico del 0,70 si prepara la forma dei tre anellini , testa, pancia e coda.

Si bagna bene il tutto con colla per legno e poi le due parti si fanno combaciare perfettamente tra loro inserendo i due chiodini di testa e coda nei loro fori. La sagoma poi viene messa in morsa e stretta molto forte tra due fogli di metallo. Il giorno seguente si ripassa la forma con la smerigliatrice e si finisce con carta vetrata molto fine a mano.

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

Per la verniciatura, prima immergo un paio di volte le sagome nel bianco nitro e poi ad alcune applico la plastica olografica oppure le spruzzo con bombolette spray a colori fluorescenti. Applico l'occhietto con l'iride, un po’ di abbellimento tipo branchie ecc. e quando tutto è bello secco due o tre immersioni nella vernicetta trasparente ed il pescetto è pronto. Anellino in pancia con ancoretta e sul retro paletta girevole con ancoretta. A lavoro finito ho preparato 4 pesciotti lunghi 10 cm di corpo +7 di paletta e pesanti mediamente 32/35 grammi. Il piccolo è sui 13 cm. con 20 grammi di peso.

Ovviamente si possono fare di ogni dimensione e peso. Provato al lago, ha un leggero ondeggio, resta comunque bello dritto mentre la paletta gira e da bagliori che è un piacere vederla. A mio avviso trainato o nella pesca a spinning sui 10 metri, non dovrebbe dare tregua a qualche luccio.

 

 

 

 

 

 


Riporto di vettino fisso per canna da coregone:      (back - indietro)

Nella pesca del coregone capita di acquistare delle canne non specifiche per detta tecnica alle quali vanno apportate delle piccole modifiche per renderle idonee. Una di queste, forse la più importante è il riporto della vetta, infatti se acquistiamo canne da microspinning o spinning leggero da utilizzare come cannino nella pesca del coregone oppure vogliamo realizzare personalmente un cannino con l'utilizzo di grezzi, allora il riporto della vetta è d'obbligo per conferire la sensibilità necessaria all'attrezzo. In seguito delle illustrazioni mostrano le fasi di lavorazione per eseguire il riporto, che ne caso specifico sarà del tipo a baionetta con inserimento fisso (non intercambiabile) della vetta, il miglior compromesso per un'azione e una curvatura fluida e costante del corto attrezzo in questione.

Per prima cosa dobbiamo procurarci il pezzo idoneo, ovviamente si parla di vettino pieno, io opto per la fibra di vetro con una accentuata conicità che lavora molto in punta restando piuttosto rigido presso il punto di giunzione, di solito su un pezzo lungo 60 cm, la base misura circa 5 mm. di diametro mentre la vetta sarà 0.7/0.8 mm., in questo modo avremo sensibilità in punta ma nello stesso tempo una certa resistenza per stancare il pesce da metà canna in giù. L'operazione di riporto va valutata con attenzione perchè una volta tagliata la canna non la si può più allungare, io di solito eseguo il taglio dove il cannino incomincia ad avere una sezione di circa 4 mm., in questo modo avrò un'anima del vettino di un certo spessore onde evitare rotture in trazione e ferrata.

 

 

Nella fase 1 si valuta dove tagliare il vettino in base al diametro della canna e al punto di giunzione, dopodichè si deve tagliare la canna e verificare il diametro interno dell'anima per effettuare la riduzione di diametro del cimino per consentirne l'inserimento, operazione da effettuare con l'ausilio di un tornio o un trapano tipo avvitatore a basso regime di giri, nelle immagini qui sotto si può vedere come effettuare l'operazione. Una volta ribassato il diametro del vettino e controllato attentamente che entri nella sede della canna senza "gioco" meglio se un po' forzato, (fase 2 e 3) si procede all'incollaggio tramite colla poliuretanica liquida, o altra colla con essiccazione non rapida, per avere il tempo di allineare e controllare che tutto sia a posto, (io preferisco la colla poliuretanica perchè espandendosi in fase di essiccazione compensa eventuali difetti o vuoti causati dalla conicità della canna).

Come si vede nella fase 3 i due pezzi sono uniti, ora dobbiamo solo fare una legatura a cavallo della giunta per dare forza all'insieme evitando che si sfibri la canna durante l'utilizzo. Quando eseguiamo la legatura partiamo da circa un cm. sopra il vettino per terminare circa 2,5 cm. sulla canna, (fase 4) sfruttando la legatura per inserire un anello guidafilo di dimensione adeguata al punto in cui si trova.

 

Come ribassare di diametro il vettino:

 

 

 

 

Tagliamo il vettino circa 3-4 cm. più lungo di quello che occorre, poi lo inseriamo dalla parte più larga nel mandrino del trapano avvitatore o del tornio.

 

 

 

 

 

 

 

quindi mettiamo in moto ed  iniziamo con una limetta a denti fini a ribassarlo controllando di non assottigliarlo più del necessario, meglio stare un po' abbondanti nel diametro finale che scarsi se si dispone di un calibro l'operazione verrà semplificata

 

 

una volta che abbiamo ribassato il vettino tagliamo la parte posteriore che ci è servita da supporto per la tornitura e procediamo alla prova d'innesto nella canna, se il diametro è abbondante, facendo ruotare con la mano il vettino per avere una carteggiatura regolare e con un pezzetto di carta vetrata telata del 220 o 240 tenuta tra le dita possiamo poco alla volta ribassarlo di nuovo.

 


 

Realizzazione dell'impugnatura di un cannino da coregone       (back - indietro)

 

Si sa, in commercio si trova di tutto, ma un po' per i costi a volte eccessivi per alcuni accessori e un po' per la passione di realizzare da me le cose, che ho imparato e mi sono adeguato alle varie necessità. Nell'articolo precedente ho spiegato come effettuare un riporto del vettino per un cannino da coregone, ora passiamo nel vero senso della parola a prendere la "situazione" per il manico, infatti è proprio di quest'ultimo che parlerò. In commercio vi sono impugnature già pronte per vari tipi di canne, oppure si trovano pratici cilindretti di sughero adeguatamente torniti e calibrati per essere infilati e incollati direttamente sulla canna, ma a volte i costi sono eccessivi per il servizio che detti accessori devono fornire, quindi qui sotto troverete una (secondo me la più pratica) delle varie soluzioni esistenti per realizzare da voi un'impugnatura per il vostro cannino da coregone.

 

Materiale occorrente:

Prendiamo i tappi e li foriamo per il lungo nel centro ( 1 ), (questa operazione è facilitata con il trapano a colonna, oppure chi ha un tornio non ha problemi), poi tagliamo il tubolare in alluminio 4 cm. abbondante rispetto alla misura che daranno la sequenza di tappi utilizzati (es. se utilizziamo 6 tappi lunghi 4,5 cm. l'impugnatura verrà lunga 27 cm. e noi tagliamo il tubolare d'alluminio di 31 cm.), quindi man mano infiliamo i tappi forati sul tubo con applicata la colla cianoacrilica, ( 2 ) (la colla conviene applicarla sul tubo solo per un tappo alla volta onde evitare d'incollarsi le mani e che secchi subito quando si infila il secondo tappo), e applichiamo la colla anche sulla testa del tappo per incollarli tra di loro,  fatta questa operazione abbiamo terminato l'impugnatura, ( 3 ) ora dobbiamo solo inserirla nel mandrino del trapano o sul tornio facendola girare per levigarla con la carta abrasiva ( 4 ), in seguito inseriremo il grezzo a cui abbiamo precedentemente riportato il vettino e inanellato.

 

 

 

 

 

Per rendere l'impugnatura più gradevole si possono inserire all'inizio e alla fine dei tappi più grossi di diametro, precedentemente torniti per dargli una forma ingrossata alla testa e alla fine dell'impugnatura, vedi qui sotto:

 

 

Fissaggio della canna all'impugnatura:

Come descritto in precedenza l'impugnatura è stata realizzata su un tubolare d'alluminio avente diametro interno identico alla base del grezzo della canna, quindi considerando d'infilare il grezzo per il fissaggio, all'interno del tubo per circa 6/7 cm. avremo il problema che la conicità della  grezzo farà oscillare il tutto. Per ovviare a questo inconveniente bisogna realizzare una legatura come quelle per gli anelli, in corrispondenza del punto più esterno di sporgenza della canna dall'impugnatura, vedi illustrazione qui sotto, in modo da compensare la differenza di diametro evitando che la canna oscilli o vibri, dopo con la colla poliuretanica si effettuerà l'incollaggio, stendendo la colla sulla parte terminale della canna fino alla legatura ed infilandola nel tubo dell'impugnatura, sarà la colla essiccandosi ed espandendosi che bloccherà il tutto, l'importante è di eseguire un perfetto allineamento dei pezzi per non avere la canna "gobba".

 

 


 

Legatura degli anelli di una canna           (back - indietro)

 

Introduzione:

Di anelli per le canne da pesca ne esistono di varie tipologie e prezzi, i migliori sono quelli con telaio in titanio e anima in SiC, ma il prezzo è elevato e a volte non ne vale la pena, poi ci sono quelli più diffusi con telaio in acciaio e anima in SiC oppure i più economici ma comunque duraturi e resistenti anche sul trecciato con telaio in acciaio e anima in alconite, poi ne esistono anche di molto economici in pietra dura, ma il bassissimo costo dovrebbe far riflettere sulla resistenza e durata, senza considerare l'usura del filo ad ogni lancio e recupero effettuato.

Ora passiamo alla forma, vi sono quelli a doppio ponte per impieghi su canne ad innesti generiche (inglese, spinning, carp-fishing, ecc.) , poi troviamo quelli a ponte singolo lungo,medio o corto. Quelli con ponte lungo o medio vanno bene su canne da passata o da lancio generico telescopiche dove gli anelli sono all'inizio di ogni segmento di canna dalla quale occorre tenere il filo distante per evitare attrito, quelli a ponte corto invece, vanno bene per canne con molti anelli o per tecniche particolari dove non serve una scorrevolezza in fase di lancio, tipo pesca dalla barca, ecc.

 

Doppio ponte       Ponte lungo           Ponte corto 


 

 

Occorrente per la legatura degli anelli:

Nota bene: nelle illustrazioni utilizzo filo rosa per essere ben visibile sulla canna scura.


 

Una volta recuperati gli anelli e preparate la canna da rilegare, la prima operazione da fare è quella di limare la punta del piede degli anelli in modo da renderla quasi affilata come un coltello, questa operazione serve per evitare di avere uno scomodo scalino in fase di legatura  vedi particolare nell'immagine a destra.

 

 

 

Una volta eseguita la modifica degli anelli procediamo al fissaggio sulla canna.

 

 

 

 

Prendiamo il più grosso, lo adagiamo al primo segmento della canna facendo sporgere quest'ultimo rispetto all'anello circa 7-8 mm. e lo fissiamo con del nastro adesivo, allo stesso tempo infiliamo sotto al nastro anche il filo per la legatura --------------->>>>

 

 

 

 

 

 

Una volta eseguita questa operazione, tenendo il filo in tensione incominciamo ad avvolgerlo a spire strette sulla canna attorno al piede dell'anello, facendo ruotare su se stessa al canna con la mano, ATTENZIONE a non lasciare andare il filo o la canna, altrimenti si srotolerà e si allenterà la legatura. Bloccare sempre il filo con un dito come si vede nelle immagini sotto.

 

 

 

 

 

Continuiamo ad avvolgere fin quando mancheranno pochi millimetri a coprire completamente il piede dell'anello, a questo punto infiliamo sotto al filo della legatura l'asola e completiamo avvolgendo le spire sopra ad essa fino a coprire il piede dell'anello, tagliamo il filo e lo infiliamo nell'asola, quindi tiriamo con decisione e il filo si bloccherà passando sotto alle spire della legatura, a questo punto tagliamo a filo l'eccedenza con il cutter  (vedi sequenza sotto), ora va solo verniciata per bloccare e consolidare il tutto.

 

 

           

 

         

 

Legatura completata

 

 


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