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| OTTOBRE 2005 CONTINUA..... |
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| LA CANZONE PIU' LUNGA DEL MONDO
Una canzone fino in fondo al mare
perchè l'amore non so più trovare
una canzone lunga come il tempo
che io possa cantare a cuor contento
una canzone mia per ricordare
quanto io ho amato e posso ancora amare....
http://www.karafun.fr/ |
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| Novecentoottantacinquemilasettecentodiciotto non vuol dir niente:
e allora, dimmi,
quanto fa centouno diviso tre?
Non te ne frega un cazzo, mi rispondi.
E' qui che sbagli: NON LO SAI!
Trentatrevirgolaseicentosessantaseimilaseicentosessantasei,
ecco quanto fa.
Quattordicimiladuecentoottantadue
più novecentoottantacinquemilasettecentodiciotto
fa un milione?
Chiedilo al signor Bonaventura,
io non te lo dico.
E allora, dimmi, la poesia dov'è?
Non te ne frega un cazzo,
mi rispondi.
E' qui che sbagli: tu lo sai!
In quel tipo atrofizzato
e senza mani
che chiede carità lungo la via,
nel vigile che scrive a tutto andare
le multe che poi non vuoi pagare,
nel vuoto che frastorna la tua mente
se non è piena di sordi vaffanculo,
nel cane che ti caga sulla porta,
nella signora che non se ne accorge,
nel vino quando ne hai bevuto troppo,
nel cesso di quel posto che è un porcile,
negli occhi di una donna un pò attempata,
nel sole che o ti brucia
o non c'è più,
nell'aria che assomiglia al tuo tabacco,
nei sogni che non ti ricordi più . . .
E allora, dimmi,
la poesia quand'é?
Quand'é un cazzo,
non si scrive più "quand'é".
E' quando smetti
di leggere
stronzate,
ecco "quand'é".
misoric.it
felice.soprani@gmail.com |
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| Mi fa bene l'idea
di ripartire, ma
in fondo, devo dire,
non mi interessa più:
un mondo da salvare
è stato già affondato,
e non c'è più l'ardore
del tempo che è passato.
Poi guardo con distacco
il tuo viso cambiare,
in mezzo a troppi umori
non ti riesci a truccare:
"amore mio " è un lamento
per poi commiserarmi,
non cederò di schianto,
ma non potrai calmarmi:
non abbiamo mai pianto,
eppure si doveva. . .
ora l'inerzia è forza
che muove la marea
calma e troppo ordinata
del nostro non capire
perchè non c'è giornata
che non sia già morire,
e poi non resta più
in fondo al sentimento
che un pò di gioventù
a irridere il tormento. . . .
kadjar said |
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In questo guscio di ferro e cristallo,
con questa musica che apre il mio cuore,
è bello restare immobile a guardare il mare:
note danzanti sull'anima accompagnano i pensieri,
leggeri s'arrampicano sul sentiero dell'Amore,
mondi dentro . . .caldi e lussuriosi,
mondi fuori. . . stropicciati e stanchi
orme di un uomo senza cammino.
Oggi non ho voglia di uscire. . .
maurof@uno.it |
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La notte è qui,
giorno, giorno, giorno dopo giorno
la notte è qui!
E tu attraversi
il lampo del silenzio
che rallenta i pensieri
e le emozioni
per ritrovarti
in altre dimensioni,
ma chi sei, cosa fai, dove vai
non lo sai . . .
La notte è qui,
giorno, giorno,
giorno dopo giorno
la notte è qui. . .
Sgomenta il cuore,
e poi ne senti il peso
fra le mani:
si, ti bruciano gli occhi
e hai nostalgia
di un'aurora lontana. . .
Perchè? ...
Perchè?....
Perchè??? . . . .
Inventati una mosca
se non vuoi più farfalle,
una mosca che vola . . .
ma non è spazzatura
quella che è lì, ai tuoi piedi:
è vita!
. . . la vita è qui,
notte, notte,
notte dopo notte,
la vita è qui . . .
Tutto ciò che è lontano
è già dentro di te.
kadjar-oussmii said
tratto da:
"scriviamo canzoni?" |
|
Tra i mari
incontaminati
piscio
sulle facce dei tramonti. . .
Così è la vita,
disgraziata, sempre pronta
a ficcarti un coltello
nella schiena.
Nessuno deve sapere
che dormi in macchina
e trangugi le briciole dure
del giorno prima
per provare a mantenerti in vita...
nessuna folle onda
esaudisce i desideri lascivi
esiliato a bordo della luna
fra i pescatori
che silenziosi
preparano le reti
della sopravvivenza. . . .
Santa Maria di Castellabate
8 settembre 2002
DI NAPOLI ARMANDO
maltacrown@mail.ru |
|
Ridotto miserabilmente
alla poesia
contemplo sfarfallare
di fiocchi di neve
imbottiti di carne avariata
e sangue infetto
da questo cielo
color porpora. . .
mentre i miei
consumati scarponi
calpestano pozzanghere
di fresco vomito.
Sei solo,
uomo senza qualità
avvolto nel lercio cappotto
gelato di vergogna,
solo, camminando
tra alberi dai rami secchi
albergati
da maledetti corvi
che divertiti dalla tua
ridicola figura,
ti prendono in giro. . .
solo,
con la schizzinosa luna
alta nel cielo
che per dispetto
scivola in bocca
ad un ammasso di nuvole
inducendoti a dannarti
per farti morire
da solo. . .
Stoccolma, 8 dicembre 2000
DI NAPOLI ARMANDO |
|
Chiudendo gli occhi
del mio desolato cervello
e la porta dell'illuso cuore
attraverso i maestosi ponti
dell'azzardo. . .
mentre l'orrore alza
la sua bandiera di vittoria
cinico è il tempo
che passa sui polverosi veli
della catastrofe,
ora vomitando l'ingiustizia
non si ascoltano i mille violini
che ci cullano instancabilmente
ancora una volta
passando
nello struggente cuore
di New York
mi strazio l'animo
a contemplare i grattacieli
della Grande Mela
senza le torri gemelle. . .
la metropoli
mi si stringe al collo
chiedendomi pietà,
sembra un esasperato
sedicenne castrato
che vive
senza valori d'umanità,
chiedendo aiuto al misfatto
prima di lasciarsi
morire dolcemente. . .
New York, 29 ottobre 2003
Di Napoli Armando
maltacrown@mail.ru |
|
Deportato nei lager
di un manicomio criminale
sputo in faccia alla sopravvivenza
parole dell'effimero desiderio. . .
non mi piace
leccare il culo di nessuno. . .
senza elemosinare pietosamente
abbandonando gli ultimi residui
di presunte poesie,
svuotato da scarabocchi
che mi aiutano
ad insozzare la carta. . .
da questa finestrella sbarrata
straccio con i denti
pezzi di luna
in questa fatiscente
cucina di cloaca-trattoria
lavopiatti e sgrasso
pentole per 18 ore al giorno
da 28 giorni,
il mio felice progetto
è quasi finito,
altri 2 giorni:
devo mettere da parte
resti di cibo
per sfamare
questa vagabonda gatta
sedotta e abbandonata
con i suoi 4 gattini
colorati dalla fame,
con i piedi fradici
di acqua putrida. . .
le mani screpolate
piene di piaghe
prodotte
da questo detersivo economico. . .
altri 2 giorni, ed avrò
dalle mani
di questo miserabile padrone
le 480 lire della felicità. . .
da quanto tempo
faccio precisi calcoli
come spenderle:
155 lire
comprare 2 biglietti aerei
Stoccolma - Malta
per i miei amati figli,
125 lire
affittare
una casa per un mese
vicino al mare,
resto cibo e divertimento . . .
con le mani brucianti
di lancinante dolore
sdraiato su questo letto
stanco morto,
immagino le voci dei bambini:
"Papà, raccontaci una favola
bucando l'alba
con sogni di felicità!"
. . .quante volte
mi addormento
anche senza spogliarmi...
Malta, 29 giugno 2005
Di Napoli Armando
maltacrown@mail.ru |
|
| Ho bisogno di simmetrie
per ossigenare il cervello:
l'amore non può vendersi
come una statua antica.
Avevamo il vino,
avevamo il silenzio,
avevamo l'amore:
amo l'amore,
l'amore che avevo difeso
da ogni insulto,
ogni oltraggio, ogni pena,
lo stesso che avevo cullato
col profumo di un viola bambino
sopra l'erba di un soffice prato:
era l'aria del mio gelsomino.
La sua pelle era glicine e incenso.....
Felice Soprani - Sanremo
Tratto da: "Chi ha paura delle parole?" |
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| Un teschio ride sempre
AUTORITRATTO
kadjar-oussmii said
sanremo |
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| Il tempo, avido, su me, sulla mia carne
inciderà dei solchi esistenziali,
mi cambierà, trasformerà la pelle
con colpi di scalpello quotidiani.
Chi sono io, e la gioventù, e la vita?
Io sono l’aria che serve all’esistenza,
parte di mille foglie in movimento,
trasformazione immensa
di un istante.
E allora, poi, cosa sarà di me?
Gli occhi del tempo vedranno
le mie ossa, e le mie ossa
rivedranno il tempo.
Nella naturalezza di un bagliore
il ciclo chiuderà – della mia vita –
oceani di pensieri, di parole,
perdute tracce di ombre
e di emozioni.
Un teschio ride sempre,
se lo osservo.
Anche io sono pronto
a morire?
E per chi?
E perché?
No, forse non sono pronto!
Non è importante,
non è più importante. . .
Gli occhi del tempo
vedono le mie ossa.
kadjar-oussmii said
sanremo, agosto 2009 |
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| Gianni
La sua stagione è sempre, è mai . . .
tratto da: "La di vita commedia"
di Kadjar-Oussmii Said - Sanremo
said.kadjar@gmail.com |
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| Kadjar-Oussmii Said
http://www.webalice.it/ottoinfilosofia
GIANNI
C’era l’amico di un mio amico
appassionato di bonsai:
era un sapere nuovo e antico
che allontanava tanti guai.
Nella sua serra, rilassato,
lui accarezzava una piantina,
poi la osservava da ogni lato,
e faceva un giro giù, in cantina . . .
Un buongustaio, un bevitore,
un grande interprete del vino,
e c’era in lui un ristoratore
con un intuito sopraffino.
Poi ritornava alla passione,
al ciclo delle sue stagioni,
al tempo di dare ragione
ai sentimenti, se son buoni.
Fra le sue dita esili rami
ed una roccia per supporto:
faceva uscir dalle sue mani
un modo di dare conforto
agli occhi, all’animo, alla vita,
a chi sa ancora percepire
- prima che questa sia finita -
l’immensità del divenire.
Così le foglie, in trasparenza,
le forme, l’acqua, e poi la terra,
a lui svelavano l’essenza
nel caldo di quella sua serra,
e le stagioni ancora, intorno:
un grande ballo di poesia
creava il ritmo ed il contorno
a quella splendida magia
che accarezzava un mondo vero,
un’ armonia cosmica e antica,
fra quelle foglie e il suo pensiero
in una gioia nuova e amica. . .
Quella mattina era un po’ strano,
mi ha detto: “Guarda quel bonsai,
io sono qui, e vedo lontano,
chissà tu cosa ci vedrai...”
Io l’ ho guardato, ma non c’era
nessuna pianta in prospettiva,
però captavo l’atmosfera
di quella storia che finiva.
Ma che cos’ hai, una percezione
di qualche cosa che non va?”
Gli ho chiesto... “No, è una sensazione
che mi promette libertà!”
lui mi ha risposto, e se n’è andato. . .
Fra il suo bicchiere e i suoi bonsai
sono rimasto frastornato:
la sua stagione è sempre, e mai . . .
kadjar-oussmii said ---Sanremo |
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| Radici e terra
Felice Soprani
Sanremo |
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| Radici e terra
Con il mio abito di radici e terra
fisso lo sguardo al vuoto,
e muto osservo:
sole davanti agli occhi
sono le mie paure,
sole sulla mia pelle
e illusa indifferenza.
Stretto e costretto,
per un attimo assente
lascio che il tempo arrivi,
macchia nera e vibrante,
che si avvicini agli occhi,
così cedo al presente
la sensazione antica
che la terra è vicina . . .
Lasciami andare ancora
e granello di sabbia,
io nel vento che c’è volerò,
e nel bene che ho dato vivrò,
ed in quello che ho avuto saprò . . .
lasciami, vita mia,
coprimi di poesia.
Felice Soprani
Sanremo
felice.soprani@gmail.com |
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| Mezza pillola
di Kadjar-Oussmii Said
Sanremo |
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| Prendo mezza pillola per dormire,
prendo mezza pillola per svegliarmi.
Il cervello è come una fontana:
volano pensieri in alto
e ricadono in qualche modo
sulla mia incoscienza,
scivolano pensieri in basso
lasciando tracce
sulla mia coscienza.
Il momento più bello?
Prima di addormentarmi,
quando vedo figure, e volti, e ombre,
quando il mio mondo è un altro,
quando il mio mondo e un altro
si confondono, quieti,
dissolvendo i perché,
confondendo la vita,
rimischiando gli eventi,
le persone, le case e le cose.
Il momento più brutto?
E’ banale!
Però, proprio al risveglio,
mi dispiace il ritorno
alle cose, al rumore,
alla luce del giorno:
se morire è sognare
e sognare è morire,
ho il segreto per vivere, e bene:
prendo mezza pillola per addormentarmi,
prendo mezza pillola per non svegliami più. . . .
kadjar said - sanremo |
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| Giappone
kadjar-oussmii said |
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| Giappone
Quando la terra esplode,
l’acqua diventa morte,
l’aria sparge veleno
e un pianto nuovo e antico
cerca un arcobaleno
che anche il cielo rifiuta,
perché fra pioggia e neve
diffonde un velo nero,
è l’ora:
la solidarietà
non si fermi al pensiero.
Giappone:
il dolore riassume
- fra macerie e rovine -
forme di mille corpi,
silenzi senza fine,
attimi per morire:
fermiamoci anche noi,
la libertà di piangere
è un inno alla pietà . . .
Giappone:
la dignità di un popolo
zittisce l’ansietà:
nessun urlo si leva,
liberatorio, immenso,
c’è un silenzio composto
che prova a dare un senso
al vuoto della morte. . .
Giappone
Ieri, oggi, domani . . .
Gli occhi accarezzavano,
lampi flagellano,
lacrime laveranno
quello che non c’è più.
Kadjar-Oussmi Said
17 marzo 2011 |
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| RUMENTA
(SPAZZATURA)
Felice Soprani - Sanremo |
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| Anche questa è una trappola:
su questo foglio bianco
c’è qualcosa
che attira e assorbe
la mia fantasia.
Così le dita corrono,
leggere, e fra una riga
e un’altra è il mio piacere.
Scuoto la testa,
mi ripeto “E’ falso!”
provo a strappare il foglio,
ma non posso:
sto scrivendo per lei,
per quella parte
di me che non controllo.
E c’è silenzio
e vuoto intorno a me,
gli occhi lontani
della mia allegria
si accendono
bruciando ogni poesia:
senza capo né coda
si diceva,
ma chi dirige
questo oscuro gioco
è qui, dietro la porta,
e sa aspettare.
Così continuo
e penso di creare.
Sono cose già dette,
già scartate,
sono pesanti
bolle di sapone,
non sono io però
che le ho soffiate.
Adesso lei
è contenta,
quella parte di me
che non controllo,
e il foglio
finirà
nella rumenta.
Felice Soprani |
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| DONATELLA
Sulle ali della musica il corpo tuo leggero
aveva l’armonia di una poesia, di un fiore,
eri serena e allegra, senza nessun pensiero,
mentre danzavi tu danzava anche l’amore,
fra una pausa e un sorriso brillava la tua pelle,
ed i sogni cui allora tendevi la mano
ti portavano in alto, quasi fino alle stelle,
in un mondo dorato, in quel tempo lontano. . .
Dopo le luci e i suoni, addio alle fantasie:
prendono forma adesso nuove malinconie,
quando finisce – e basta – senza più alternative,
quando il male devasta le storie positive
e cadono dall’alto le note, come croci,
su di un palco deserto, fra un mormorio di voci
ed una luce nuova, che avvolge ogni pensiero,
che colora ogni cosa, e la copre col nero
anche il tempo ha un sussulto, e sembra rallentare
per ricordare un volto, o un corpo da abbracciare . . .
Vai, Donatella, vola, continua la tua danza,
va, non sarai mai sola, volerai in lontananza
su, fra le nostre stelle ti rivedremo ancora
come le cose belle che vanno via all’aurora,
vai, Donatella, danza, non ti fermare mai,
lasciaci una speranza, qui siamo stanchi, ormai,
accendi il cielo e vola, leggera come il vento,
dove non sarai sola, dove non c’è tormento.
Fra la vita e la morte
la tua danza è un accento:
l’amore, l’illusione,
l’eterno di un momento . . .
. . . . . .
Ecco, i fiori per te, che hai danzato, e gli applausi e le luci, i commenti,
ecco i fiori per te, che hai danzato fra le fiamme di mille tormenti.
Kadjar Said
Sanremo
7 aprile 2011 |
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| L'altra verità:
Sono a reddito zero . . .
Tratto da: "Cosa farò da grande"
kadjar-oussmii said
sanremo |
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| Cadono foglie, ancora,
su questo autunno
gelido e incolore:
c’era la vita,
allegra, intensa e spensierata
che raccoglieva i frutti
dell’amore, del gioco,
era infinita . . .
Quando tutto è cambiato all’improvviso
sono rimasto come tramortito,
incredulo, sbandato,
e il tempo mi ha tradito.
Così fra i giorni miei
che vanno avanti
fra il superenalotto
e il win for life,
cerco le lotterie
sul www
quelle gratuite,
come si dice: free?
Sogno di regalar televisori
col maxi schermo,
grande, e il DVD,
e nel frattempo
non compro neanche fiori,
sono a reddito zero,
tutto qui.
E salvo le apparenze,
son sincero
quando dico “Non fumo!”
e sigarette non ne compro più,
quando dico: “Non vado!”
i lunghi viaggi
non mi piaccion più.
Sono a reddito zero, tutto qui.
Ma l’animo di notte
si ribella
a questa quiete
che sembra una pre-morte,
quando dico che ho sonno
e chiudo gli occhi
su quello che c’è stato,
e non c’è più,
su quello che sarà,
o non sarà mai . . .
sono a reddito zero, tutto qui.
Qual è il capolavoro,
andare avanti?
O tagliarsi i coglioni
in pochi istanti?
O sballarsi
di alcool a poco prezzo?
Di canne però no,
fan 10 euro a botto,
ecco perché?
Sono a reddito zero, tutto qui.
E sulla spinta allegra
dei ricordi
c’è un suono di chitarre,
di canzoni,
di voci trasparenti… .
di cazzate.
Come il sole
io brucio e mi brucio,
e brucerei di più:
dove ho sbagliato,
quando, e poi perché,
e quanti errori ho fatto,
e che sfortuna ho avuto,
e via così:
sono a reddito zero, tutto qui.
Domani è un altro giorno,
offerte di lavoro,
e poi l’età:
massimo quarant’anni,
o giù di lì.
Son troppo vecchio, ormai,
sono finito,
sono a reddito zero, tutto qui.
E poi mi interrogo:
“Cosa farò da grande?”
“Io scriverò poesie!”
Farò le cose inutili
che servono e che nutrono
le mie malinconie,
quando mi chiedo,
affranto:
“Cosa faccio da grande?”
E mi perdo in un rivolo
di tracce scure e fini
che danno ai sentimenti
il senso dei confini
prima di liberarli
dal mondo traballante
dei miei pensieri in fiamme
su questa carta stanca
su cui la mano arranca.
Fotografando il fumo
sulle parole ardenti
fra suoni di campane
e voci di gabbiani,
mi ripeto, sommesso:
“Che cazzo sto scrivendo?”
“Da giovane scrivevo?”
Fotografavo fumo:
non ero ancora grande,
e c’era tutto un mondo
di inutili poesie
d’amore, di passioni,
di vita di speranze,
di volti, di emozioni,
di sogni già avverati
fra giorni di vacanze.
Ora sono in mutande.
Sono a reddito zero, tutto qui.
Così mi chiedo, stanco:
“Cosa farò da vecchio?”
e col pensiero inciampo
e cado su uno specchio.
Ma l’energia che ho dentro
ribolle, con ardore,
voglio spararmi al cuore
e voglio fare centro.
Poi canterò di nuovo
“Sono a reddito zero!”
intorno a qualche tomba.
Cosa faccio da vecchio?
Riposo in pace.
Finis
Kadjaroussmiisaid
Tra giorni prima di capire |
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| Riordinando la soffitta
Sto così bene solo
in un disordine che è tutto mio:
il primo giorno e l’ultimo si incontrano,
la prima volta e l’ultima si abbracciano,
il bianco e il nero si confondono.
Voci fra mille voci si contendono
lo spazio di un pensiero per esistere,
ancora un attimo la vita per riassumerla:
si, questo è stato, e dove, e quando, e come . . .
Nel grande abbraccio del destino
un immenso “Perche’?”
senza risposte.
Come un’ombra cede alla luce il suo fluire,
la luce cede all’ombra il divenire,
e allora nomi e date si accavallano:
fra cumuli di vite che si sfiorano
un elenco di morti,
tutto qui.
I ricordi son pietre inamovibili
che devo calpestare col pensiero,
sentirli scricchiolare sotto il peso
di un sentimento che conosco già:
un vuoto che sgomenta e che stordisce,
che si riempie di luce e che dà pace,
un amore che abbraccia oltre il pensiero
e che accarezza, immune dal dolore,
la vita che non c’è, che non c’è più,
e una memoria antica che ringrazia
la vita che c’è ancora, e che sarà . . .
kadjar-oussmii said
13 agosto 2011 |
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| Tra i mari
incontaminati
piscio
sulle facce dei tramonti. . .
Così è la vita,
disgraziata, sempre pronta
a ficcarti un coltello
nella schiena.
Nessuno deve sapere
che dormi in macchina
e trangugi le briciole dure
del giorno prima
per provare a mantenerti in vita...
nessuna folle onda
esaudisce i desideri lascivi
esiliato a bordo della luna
fra i pescatori
che silenziosi
preparano le reti
della sopravvivenza. . . .
Santa Maria di Castellabate
8 settembre 2002
DI NAPOLI ARMANDO
maltacrown@mail.ru |
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| Ridotto miserabilmente
alla poesia
contemplo sfarfallare
di fiocchi di neve
imbottiti di carne avariata
e sangue infetto
da questo cielo
color porpora. . .
mentre i miei
consumati scarponi
calpestano pozzanghere
di fresco vomito.
Sei solo,
uomo senza qualità
avvolto nel lercio cappotto
gelato di vergogna,
solo, camminando
tra alberi dai rami secchi
albergati
da maledetti corvi
che divertiti dalla tua
ridicola figura,
ti prendono in giro. . .
solo,
con la schizzinosa luna
alta nel cielo
che per dispetto
scivola in bocca
ad un ammasso di nuvole
inducendoti a dannarti
per farti morire
da solo. . .
Stoccolma, 8 dicembre 2000
DI NAPOLI ARMANDO
maltacrown@mail.ru |
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| Chiudendo gli occhi
del mio desolato cervello
e la porta dell'illuso cuore
attraverso i maestosi ponti
dell'azzardo. . .
mentre l'orrore alza
la sua bandiera di vittoria
cinico è il tempo
che passa sui polverosi veli
della catastrofe,
ora vomitando l'ingiustizia
non si ascoltano i mille violini
che ci cullano instancabilmente
ancora una volta
passando
nello struggente cuore
di New York
mi strazio l'animo
a contemplare i grattacieli
della Grande Mela
senza le torri gemelle. . .
la metropoli
mi si stringe al collo
chiedendomi pietà,
sembra un esasperato
sedicenne castrato
che vive
senza valori d'umanità,
chiedendo aiuto al misfatto
prima di lasciarsi
morire dolcemente. . .
New York, 29 ottobre 2003
Di Napoli Armando
maltacrown@mail.ru |
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| Deportato nei lager
di un manicomio criminale
sputo in faccia alla sopravvivenza
parole dell'effimero desiderio. . .
non mi piace
leccare il culo di nessuno. . .
senza elemosinare pietosamente
abbandonando gli ultimi residui
di presunte poesie,
svuotato da scarabocchi
che mi aiutano
ad insozzare la carta. . .
da questa finestrella sbarrata
straccio con i denti
pezzi di luna
in questa fatiscente
cucina di cloaca-trattoria
lavopiatti e sgrasso
pentole per 18 ore al giorno
da 28 giorni,
il mio felice progetto
è quasi finito,
altri 2 giorni:
devo mettere da parte
resti di cibo
per sfamare
questa vagabonda gatta
sedotta e abbandonata
con i suoi 4 gattini
colorati dalla fame,
con i piedi fradici
di acqua putrida. . .
le mani screpolate
piene di piaghe
prodotte
da questo detersivo economico. . .
altri 2 giorni, ed avrò
dalle mani
di questo miserabile padrone
le 480 lire della felicità. . .
da quanto tempo
faccio precisi calcoli
come spenderle:
155 lire
comprare 2 biglietti aerei
Stoccolma - Malta
per i miei amati figli,
125 lire
affittare
una casa per un mese
vicino al mare,
resto cibo e divertimento . . .
con le mani brucianti
di lancinante dolore
sdraiato su questo letto
stanco morto,
immagino le voci dei bambini:
"Papà, raccontaci una favola
bucando l'alba
con sogni di felicità!"
. . .quante volte
mi addormento
anche senza spogliarmi...
Malta, 29 giugno 2005
Di Napoli Armando
maltacrown@mail.ru |
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| Ero in sintonia con la mia tosse,
un colpo qui, uno lì,
catarro che va giù, che va su,
e mi chiedevo come il comò
avesse perso un cassetto, e dove,
e quando. . .
L'uccello, sulla poltrona di Luigi,
guardava il mondo con sufficienza,
ma non cantava mai,
e non fischiava:
credeva di essere
in un arazzo del '600.
Aveva reso la sua lingua difficile,
e poi era contro la caccia. . .
"Ogni quanti minuti atterra un aereo?"
mi chiede il vicino in vacanza.
"Dipende dai terroristi!"
gli rispondo, distratto,
ma forse con ragione.
Liscio, ruvido, e il contrario di nulla,
finiamola così,
l'anima è quella:
Bang!
misoric.it |
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| Suicidando l'azzardo sono sulle sporche tracce
del creatore di Dio. . .
genuflesso, scortato dalla miserabile
vergogna, elemosinando
nell'illusoria intenzione
di racimolare una manciata di quattrini
per realizzare un puerile progetto:
pubblicare un libro di poesie
per poi svenderle,
centotrentalire l'una,
sei poesie per una amara tazza
di caffè . . .
questo nell'avanzato duemila sono,
sulle sporche tracce
dell'unico creatore di Dio
immergendomi nell'osceno,
risuscitando l'azzardo
nell'illusorio tentativo
d'aumentare il prezzo
della mia sofferente poesia
a centocinquantalire l'una. . .
linden 17 febbraio 2001
DI NAPOLI ARMANDO
maltacrown@mail.ru |
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| C'era l'anguria, lì, vicino a noi,
fresca come la voglia che avevamo
di vivere quel giorno fino a sera,
perchè il tempo era bello, e il vino c'era. . .
. . . non ti ho più visto,
non ti ho più sentita,
mi hanno detto di te
che sei malata,
che non avrai, che non vivrai
un'altra giornata. . .
C'è una chiesetta
in cima a quel sentiero,
sei venuta a dormire fra i tuoi monti
ma fra i passi è gia incubo il pensiero:
quanti, prima, e perchè sono già morti?
Vedo la bara qui, vicino a me,
lucida e triste come gli occhi miei
che non piangono più da tanto tempo,
e qualcosa di te vedo nel vento. . . .
Fumo d'incenso avvolge la tua bara,
e invocazioni a mezza voce, e canti,
e la campana a morto,
e il freddo addosso:
per dire certe cose è troppo tardi.
Si allungano le ombre, e non è bello
scendere tutti insieme a passi incerti
pietre e terra avarissima annunciando
come traguardo solo il cimitero:
la terra che ti avrà sarà già stanca
di altre bare, altre morti,
altri tramonti . . .
C'è un pettirosso che saltella, ignaro,
verrà sulla tua tomba fra un momento,
io mi domando chi vorrei vicino:
nella paura torno un pò bambino.
Mi dico: "Vorrei che la mia bara
sfiorasse nella terra umida e fredda
quella di chi mi ha amato!"
e poi mi sento
in gola e in fondo agli occhi
il sentimento. . .
La cassa scende giù, la corda geme,
e siamo tutti increduli, oramai:
quanta terra a saziare quella fossa,
CREDO non basterà!
kadjaroussmiisaid
ottoinfilosofia@alice.it |
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