RIASSUNTI DEGLI INTERVENTI
 
 
 
Gualtiero Calboli, Les chevaux des Huns
On cherchera de présenter tous les témoignages anciens sur le chevaux des Huns, par ailleurs connus comme une race de cheval décrite par Végèce comme il y avait des autres races, arabe, numidiens, galloise etc. Mais au-delà des auteurs de médecine vétérinaire, on trouve des notices sur ces chevaux des Huns aussi dans des Historiens comme Ammien Marcellin et Priscus. On trouve aussi des notices sur l'emploi que les Huns faisaient du cheval et comme leur vie était liée d'une façon très étroite au cheval. Tout cela sera objet de ma recherche comme de l'influence que ces animaux ont eue en vue d'évaluer des autres aspects (la résistance, la beauté, l'élégance, la longueur de la vie, l'adaptabilité à un régime très rude de vie etc.) et comme ceci a amené à une vulgarisation, pour ainsi dire, de l'idéal classique du cheval.
 
Anne-Marie Doyen-Higuet, Contribution à l’étude du Parisinus Graecus 2244
Les multiples difficultés que comporte la lecture du Parisinus Gr. 2244 n’ont d’égal que l’intérêt représenté par l’exploration de ce document pour la connaissance des textes d’hippiatrie grecque. Le manuscrit recèle en effet des pièces significatives du gigantesque puzzle dont nous ne connaissons que des fragments épars. On s’intéressera ici plus spécialement aux sections comportant des extraits d’Apsyrtos, dont plusieurs sont inédits.
 
Vincenzo Ortoleva, Alcuni aspetti della lingua dei trattati latini di veterinaria: il sostantivo «claucus» e l’espressione «aliquid planum ponere»
Saranno in particolar modo curate la constitutio textus e l’esegesi di Veg. dig. 2,82,2, Chiron 43 e Veg. dig. 2,55,3.
 
Valérie Gitton-Ripoll, Les traductions latines d’Apsyrtus
On a relevé jusqu’à présent l’existence de deux traductions latines distinctes d’Apsyrtus : une dans Pélagonius, une dans la Mulomedicina Chironis. Puis on s’est demandé qui avait traduit Apsyrtus dans l’Ars veterinaria de Pélagonius : K.-D. Fischer  estimant que l’auteur avait utilisé une traduction existante, J.-N. Adams qu’il avait traduit lui-même, en remarquant que les traductions d’Apsyrtus présentent des traits de style pélagoniens caractéristiques. Nous voudrions montrer ici que coexistent dans le texte de Pélagonius plusieurs traductions différentes du célèbre vétérinaire grec. Notre démonstration s’appuiera sur l’examen de quelques passages traduits du grec, pour lesquels nous avons réuni tous les loci similes : Chiron, Végèce, traduction grecque de Pélagonius ; nous essayerons de distinguer les différentes traductions par le choix du vocabulaire, par le niveau de langue, et surtout par les erreurs commises.
 
 
Klaus-Dietrich Fischer, Bemerkungen zu den Autorennamen und zum Aufbau der Mulomedicina Chironis und anderer medizinischer Sammelwerke
Die Mulomedicina Chironis stellt bekanntermassen eine Kompilation aus einer Reihe von Werken dar. Die Anordnung der Exzerpte ähnelt, soweit wir das beurteilen können, der in den Hippiatrika und bei Oribasios und ist damit das früheste erhaltene Zeugnis einer Sammelschrift aus dem Bereich der medizinischen Wissenschaft. Dass sich diese Art des Exzerpierens an nicht erhaltene Vorbilder aus der Humanmedizin anlehnte, darf vermutet werden. Im 3. und 4. Buch der Mulomedicina Chironis sind Autorennamen erhalten, unter denen allein Apsyrtos anderweitig überliefert wird. Deshalb versuche ich Kriterien zu entwickeln, wie man vielleicht auch dort, wo keine Autorennamen überliefert sind, Zuweisungen vornehmen kann, und zwar am Beispiel des sonst unbekannten veterinärmedizinischen Autors Polykletos.
 
 
 
José María Cózar (Barcellona, Spagna), Nuevas aportaciones a la interpretación del texto del libro II de la Mulomedicina Chironis
Mi tesis doctoral acerca de la Mulomedicina Chironis, se centra en una edición crítica del libro II de este tratado de veterinaria del siglo IV. En este artículo haremos una selección de aquellos pasajes de este libro que plantean una mejora en la interpretación textual, la cual pueda ser de utilidad más que para los estudiosos de la lengua latina y de la evolución de la lengua en general, para aquellos interesados en los aspectos científicos y veterinarios de la obra.
La exposición se centrará en nueve pasajes del libro II, correspondientes a los pasajes de las páginas 10, V, 2-3 (Oder  p. 24, 6-7; Niedermann  p. 3, 16-17); 10, V, 5 (Od. p. 24, 9; Nd. 3, 19); 12, VI, 4 (Od. p. 24, 20; Nd. p. 3, 30); 14, IV, 19 (Od. p. 25, 12; Nd. p. 4, 21); 16, VI, 34 (Od. p. 26, 6; Nd. p. 5, 12); 18, VII, 6 (Od. p. 27, 9-10; Nd. p. 6, 11-12); 26, XIII, 3 (Od. p. 29, 29; Nd. p. 8, 29-30); 28, XIV, 4 (Od. p. 30, 19; Nd. p. 9, 17); 30, XVII, 2 (Od. p. 31, 23; Nd. 10, 17).
 
 
Ivan Garofalo, L’anatomia animale in Galeno
L'anatomia animale in Galeno. La conoscenza di Galeno dell'anatomia degli animali era vastissima (Galeno progettava una sua Historia animalium). Galeno e gli strumenti chirurgici ad uso promiscuo. Galeno menziona un gran numero di strumenti che avevano anche applicazione della veterinaria. Chirurgia umana e chirurgia degli altri animali. Confronto tra le procedure galeniche e quelle veterinarie.
 
Enrico Leone, La chiave del cavallo
Nel 1871 Latchford coniò la celeberrima massima secondo cui «la bocca de cavallo è una serratura ed il suo morso l’unica chiave».
Chiunque abbia confidenza con la materia equestre sa bene quanta importanza riveste la scelta o l’adattamento del morso alle esigenze individuali del cavallo e del cavaliere.
Nella formazione del loriner (produttore di morsi e sproni) è quindi richiesta competenza tecnologica e veterinaria capace di garantire vantaggio meccanico dai suoi artifici e di prevedere le reazioni dell’animale sotto il loro uso.
Nella comunicazione saranno presentati alcuni documenti archeologici relativi all’equipaggiamento antico per l’addestramento e l’uso del cavallo in modo da poter definire le conoscenze veterinarie e le competenze tecnologiche possedute dai produttori di tali instrumenta.
 
Arsenio Ferraces Rodríguez (Universidade da Coruña), Retractaciones cristianas del De taxone
El De taxone es un opúsculo tardoantiguo que refiere las propiedades iatromágicas de diversas partes del tejón, particularmente para la prevención de la peste en humanos y animales. La tradición manuscrita ofrece dos redacciones diferentes, que Howald y Sigerist editaron en paralelo. La primera (= Tax-A) presenta huellas de cristianización inexistentes en la segunda (= Tax-B). La comunicación se centrará en tres reelaboraciones inéditas del De taxone, presentando el texto de cada una de ellas y ocupándose de tres puntos: su dependencia respecto a Tax-A o a Tax-B; el proceso de reelaboración de la fuente, y particularmente la intensificación de la ideología cristiana; y la aportación de dichas reelaboraciones para la enmienda de los numerosos problemas de fijación textual del opúsculo.
 
Marcello Aprile, La medicina animale del Medio Evo: il problema della tradizione dei testi
La medicina animale del Medio Evo in latino e in volgare italoromanzo è, dal punto di vista della trasmissione dei testi, un groviglio praticamente inestricabile. Si presenta una proposta che punta a razionalizzare i dati esistenti attraverso un censimento dei manoscritti di mascalcia noti, che (semplificando il quadro) si ridistribuiscono secondo almeno due filoni principali:
a. uno, minoritario, costituito da traduzioni che travasano direttamente il sapere antico nell'età moderna, senza mediazioni (le traduzioni da Vegezio, gli Hippiatrica, ecc.);
b. l'altro, quantitativamente di gran lunga maggioritario, costituito da volgarizzamenti e riprese dei libri di Giordano Ruffo e Lorenzo Rusio, i principali trattatisti del Medio Evo, che si basano su traduzioni di fonti bizantine e poi arabe.
Si punta a costituire una base di dati fondati in modo che gli studiosi interessati a questi testi possano partire da basi certe nella ricognizione della tradizione testuale.
 
Sandro Bertelli, La ‘Mascalcia’ di Giordano Ruffo nei più antichi manoscritti in volgare conservati a Firenze
La Mascalcia di Giordano Ruffo di Calabria, scritta in latino poco dopo la morte di Federico II di Svevia, è uno dei principali trattati scientifici dell’Italia medievale. L’opera conobbe una fortuna tanto immediata quanto straordinaria, a giudicare sia dalle numerose traduzioni antiche (in lingua francese, provenzale, catalana, galego-portoghese, italiana e siciliana), sia dal cospicuo numero di manoscritti individuati (oltre 160).
La relazione si propone di indagare i più antichi testimoni in volgare italiano (sec. XIII2-XIV1) conservati nelle maggiori biblioteche fiorentine. 
 
 
Alessandra Coco, Il trattato in volgare dello Pseudo-Aristotele
Si presenta la situazione testuale, filologica e linguistica di un trattato anonimo in volgare noto agli studiosi col nome di “trattato dello pseudo-Aristotele”; l’opera, a cinque testimoni, presenta sicuri motivi di interesse per l’antichità di alcuni testimoni (uno in particolare è certamente trecentesco), per le differenze linguistiche tra i codici (quattro sono toscani e uno reca numerose tracce di una patina settentrionale), ma soprattutto per le intricate questioni filologiche che legano i manoscritti, che tramandano del testo tre diverse versioni di lunghezza differente. La fonte della prima parte, ippiatrica, viene ricondotta agli Hippiatrika greci, per quanto certamente attraverso un tramite latino che ha notevolmente rimaneggiato il testo, mentre la seconda parte, ippologica, era già stata studiata dall’Ercolani e contiene una serie di consigli per l’acquirente che intenda comprare un cavallo senza cadere vittima dei raggiri dei mercanti. L’opera è stata anche una fonte lessicografica per le Annotazioni sopra il vocabolario degli Accademici della Crusca di Giulio Ottonelli. Si tratta, insomma, di un testo non ignoto agli studiosi del passato, ma ancora interamente inedito dal punto di vista dei moderni criteri ecdotici. Nell’intervento si fornirà una panoramica degli studi esistenti sull’opera, la ricostruzione dei rapporti stemmatici tra i testimoni, con particolare riguardo ad alcune questioni filologiche, e considerazioni sulle due versioni linguistiche del testo in vista della prossima pubblicazione dell’edizione critica del trattato.
 
 
Antonio Montinaro, Un volgarizzamento inedito da Giordano Ruffo: Cola de Jennaro, Della natura del cavallo e sua nascita (Tunisi, 1479)
Il cod. Vaticano Latino 10001 della Biblioteca Apostolica Vaticana [= V] tramanda un inedito volgarizzamento da Giordano Ruffo. Autore, stando alla sottoscrizione finale, è il napoletano Cola de Jennaro, cui si deve anche il volgarizzamento dal catalano al napoletano del Secretum Secretorum contenuto nel ms. Italien 447 della Bibliothèque Nationale di Parigi [= P]. Le uniche notizie di cui disponiamo sull’autore si ricavano dai poscritti di V e P.
Il testo della mascalcia, che allo stato attuale delle conoscenze risulta tramandato in attestazione unica, appare particolarmente interessante per ragioni di ordine storico, culturale e linguistico.
L’opera testimonia dei rapporti esistenti fra il regno aragonese e Tunisi (località ove il testo fu composto) e si colloca, perciò, all’interno di un filone di ricerca che, ben esplorato da Joseph A. Cremona per i periodi immediatamente successivi, promette ora risultati di un certo interesse anche per la seconda metà del Quattrocento. In questa prospettiva è utile definire quale pubblico fosse in condizione di avvalersi della traduzione di una mascalcia in un volgare italoromanzo.
L’analisi linguistica rivela un livello sociolinguistico medio-basso (in accordo con quanto si sa della collocazione sociale dello scrivente). Significativa la presenza di elementi tecnico-scientifici e di alcuni iberismi, spie della interferenza linguistica con l’iberoromanzo.
Attraverso l’analisi della tradizione testuale e l’analisi lessicale, la comunicazione affronta alcune significative caratteristiche storico-culturali del volgarizzamento.