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| L’Arte di Beppe Obertino nasce da un’istintualità innata frammista a spazi di esperienze reali, plasmate e modellate in figure a volte nette e precise a volte evanescenti e surreali, ma sempre con colori pregnanti che fissano lo sguardo dello spettatore pur senza rivelare motivi precisi.
Spesso è un’Arte concettuale, rivelatrice di sofferenze interiori ma sempre è presente la determinante consapevolezza di un Fine, della Grande Opera, dell’essenza naturale della Vita che in quest’Arte riflette la solarità di un’Anima, a volte troppo sensibile a volte specchio di tormentati conflitti, di un Artista alchemico, propenso alle trasformazioni strutturali e architetturali delle proprie Opere…
In alcuni lavori gli acromismi e le mancanze di prospettive definite sono il punto focale dell’evoluzione spirituale dell’esoterismo insito in questo Artista.
Nelle cromie vivono accostamenti che, ad un attento esame, sembrano ricalcare le ombre di antiche filosofie, dai più dimenticate, ma che rappresentano i complicati legami connessi ai tre Mondi esistenziali : Materia, Mente, Spirito.
In particolare, nelle opere presentate, il fruitore attento può cogliere mille accenni a questi mondi particolari che compongono l’inconscio umano.
Chiari riferimenti alla natura, agli aspetti materiali, agli arcani universi eterici degli stati emozionali, alla pura spiritualità, si intrecciano in speculari ma sempre metamorfiche forme che, immancabilmente riconducono all’Uno rappresentato dall’artista nei suoi multiformi aspetti esistenziali.
( Geppe Oddonetto) |
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| VERSO L’ASTRAZIONE
Nei tempi passati Ober ci aveva abituati alla sua espressione artistica, forse non unica, ma sotto certi aspetti molto particolare.
La sua ricerca dell’Eterno Dualismo, così insita nell’Anima Umana, bello e brutto, buono e cattivo, luce e oscurità, che spesso sfociava addirittura in una molteplicità di espressioni, presentava all’occhio critico dell’Osservatore l’aspetto espressivo della sua Arte, forme, cromie, profondità prospettica, posto crudamente in contrapposizione con l’aspetto essenzialista della stessa forma di Arte, linee, acromismi, mancanza di prospettiva.
La sua tecnica naturale di comunicazione visiva impatta con violenza con la delicatezza espressiva di colori e significati, quasi in contrasto con la visione associativistica delle proprie Opere secondo l’equazione :
• forme e colori = significato
che sta lentamente trasformando in una nuova equazione :
• forme, colori e significato = espressione di sé
nella continua ricerca di stimoli poetici necessari a calmare l’eterna fame di scoperta di nuove tecniche, di nuovi accostamenti, di nuovi strumenti espressivi.
Nelle ultime Opere di Ober si rileva questo prepotente processo alchemico di trasformazione, non tanto nell’Opera stessa, ma bensì nell’Anima dell’Artista, quasi volesse stuzzicare l’attenzione degli amanti della sua vena pittorica ad un più profondo esame della variegata essenzialità della sua Arte.
Dopo una passeggiata nell’accostamento dei materiali pittorici di uso comune, vale a dire : oli, smalti, pitture acriliche, acquarelli, pennelli, spatole, ha osato lanciarsi in una fusione quasi totale con la Natura, inserendo nelle proprie Opere materiali innovativi quali sabbie particolari e piccoli Cristalli, a significare la profondità d’animo e la consapevolezza di appartenere all’Uno nel Tutto, presentando al suo pubblico Opere di struggente tenerezza condivisa.
Ma tutto questo non basta a soddisfare le assillanti esigenze dialettiche del proprio essere, sente il prepotente bisogno di esprimersi con nuovi significati e accostamenti cromatici.
Tenta di trasformare i propri impulsi di comunicazione artistica, precedentemente di natura Macrocosmica, in opere sempre più “impressive”, vale a dire la ricerca della bellezza nel “piccolo”, nel particolare, chiara espressione di passaggio alla concezione Microcosmica.
A seguito di questa maturazione espressionistica si può notare l’esigenza dell’Artista di mettere in risalto un dato particolare quasi a volerlo “staccare” o, meglio, “elevare” dalla base su cui poggia
Un attento Osservatore che contempla una delle ultime Opere di Ober, potrebbe addirittura lasciarsi attrarre fino al punto di sentirsi parte dell’Opera stessa, è questo un semplice effetto di “risonanza” secondo il quale la forma energetica dell’Arte, piuttosto che dell’Artista, entra in risonanza con la forma energetica dell’Osservatore creando quasi una sensazione di condivisione o di complicità con l’espressione artistica che si osserva.
(Geppe Oddonetto) |
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