Il Fortino Napoleonico
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Com'era ieri

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Il Fortino di Portonovo doveva entrare a far parte di un sistema terrestre navale di fortificazioni per controllare l'Adriatico e il Mediterraneo, diretto a impedire lo sbarco di merci provenienti dall'Inghilterra o comunque di navi straniere che avevano toccato porti inglesi.
Ma la scelta di Portonovo rispondeva naturalmente ad altri scopi tattici .


II primo, quello di difesa della piazzaforte di Ancona da sud per prevenire sbarchi di truppe  britanniche o alleate all'Inghilterra;

il secondo quello di impedire alle navi inglesi che incrociavano nell'Adriatico alla caccia di vascelli francesi o del Regno d'Italia, di approvigionarsi presso la fonte di Portonovo, situata a circa 200 metri dalla baia dove sorge il Fortino.

E' noto infatti che squadre navali britanniche, alcune delle quali avevano probabilmente partecipato tre anni prima alla  battaglia di Trafalgar, erano ormeggiate nelle basi delle isole Ionie da cui si spingevano nell'alto e medio Adriatico.


E certamente queste squadre avevano anche il compito di controllare il traffico tra Ancona e la Dalmazia, acquisita da Napoleone pochi anni prima con la vittoria di Austerlitz , poi inclusa nelle "Provincie Illiriche".

Se questo è il contesto storico nel quale sorge il Fortino, veniamo ora alle sue caratteristiche architettoniche e difensive.
Edificato, sembra, utilizzando parte delle pietre dell'antico monastero adiacente a S.Maria di Portonovo, secondo gli esperti il Fortino costituisce un esempio classico di architettura militare francese, ripreso però dai disegni del nostro grande Francesco di Giorgio Martini e forse anche da opere militari di Leonardo da Vinci.


Consta di bastioni rotondeggianti, situati sulla spiaggia a nord di Monte Calcagno, su cui si erige la Torre Clementina proprio sull'estremità della baia del Trave, che si protende dirimpetto al Fortino dalla spiaggia sottostante il Monte dei Corvi.
Tali bastioni sui quali venivano posizionate batterie di cannoni, contenevano all'interno delle casematte che servivano da caserme e depositi di munizioni e viveri.


Al centro del semicerchio costituito dalle casematte vi era un cortile in mezzo al quale sorgeva il posto di comando, forse realizzato in parte con il materiale di recupero di un tempio romano.

Secondo gli storici la guarnigione era costituita da circa 600 soldati dell'esercito del Regno Italico.
Non si ha nozione di fatti d'arme importanti che abbiano avuto luogo negli anni dopo la costruzione del forte fino alla caduta dell'Impero Napoleonico.

Successivamente al 1815 il forte fu reintegrato nello Stato Pontificio e dopo la battaglia di Castelfidardo (1860) entrò a far parte del demanio dello Stato Italiano.
Cadde in rovina: un'aquila imperiale in pietra del Conero, che lo sormontava, emblema di Napoleone, è stata distrutta, vittima di vandalismo.

 

 

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