DIES satIRAE
SCUOLA: virus da manuale, testi scolastici che si spezzano ma non si spiegano, perle da collana editoriale e miti della scienza
Il ragno dal buco
con vista su Verona
Reportage fotografico
di Nicola Bruni
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Leone di San Marco, stemma della Repubblica Serenissima
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Verona: l'Arena, anfiteatro romano completato nell'anno 30; sopra, lo stemma con la scala degli Scaligeri, signori della città dal 1263 al 1390,
e il leone di San Marco, stemma della Repubblica di Venezia, di cui Verona fece parte dal 1407 al 1797;
sullo sfondo, il Ponte Scaligero, che scavalca l'Adige partendo da Castevecchio (foto di Nicola Bruni).
Inserire testo
Verona, Basilica di San Zeno Maggiore, foto di Nicola Bruni
Il portale di San Zeno.
Verona, Basilica di San Zeno Maggiore, foto di Nicola Bruni
La Basilica di San Zeno.
Verona, Palazzo della ragione e Torre dei Lamberti, foto di Nicola Bruni
La Torre dei Lamberti.
Verona, Casa di Giulietta, foto di Nicola Bruni
La Casa di Giulietta.
Vrona, tombe degli Scaligeri, foto di Nicola Bruni
Tombe degli Scaligeri.
Verona, particolare dell'Arena, foto di Nicola Bruni
Un particolare dell'Arena.
La cavatura dei prof
"amici del ragno"
nell'ora di buco
Il 2 febbraio 2001, alla solita ora di buco
del venerdì, nella sala dei professori
si tenne la solita riunione degli Amici
del ragno, un gruppetto di docenti
che settimanalmente si scambiavano
informazioni e opinioni utili a...
cavarlo dal buco.

Esordì la professoressa Clara esibendo
una lettera del ministro della Pubblica
Istruzione Tullio De Mauro, comparsa
nel Corriere della sera del 28 gennaio
2001 sotto il titolo
“De Mauro: ecco perché uso la rettifica”.

“Il nostro Grande Capo - disse - ha risposto
ad un corsivo di quel giornale in cui
si sollevava il problema di un ministro
linguista che non si fa capire e che
troppo spesso è costretto a ricorrere
a precisazioni o rettifiche dopo discorsi
pubblici: - Lei mi permette di chiarire
ancora una volta - ha scritto al direttore -
che essere (se lo si è) un bravo linguista
non comporta essere bravo nel parlare
o nello scrivere. Proprio un grande linguista
ha detto ironicamente tanto tempo fa:
i linguisti? Sono quelli che conoscono male
parecchie lingue e scrivono peggio
la propria. Da quel tempo di nuovo c’è,
forse, una migliore conoscenza
delle lingue straniere. Tra buona teoria
e buona pratica c’è un salto. Del resto,
perciò già gli antichi dicevano:
Medice, cura te ipsum”.

“Andiamo bene! - commentò la collega
Bice - Ecco perché certe grammatiche
della lingua italiana sono scritte
in maniera sgrammaticata”.

“Purtroppo - intervenne il professor Franco -
la scarsa capacità comunicativa di molti
autori di manuali scolastici costituisce
un grosso handicap sia per chi deve
spiegare sia per chi deve apprendere.
A volte, di fronte ad incomprensibili
contorsioni logico-sintattiche, devo
rassicurare i miei alunni sulle loro
capacità intellettive: - Non vi
preoccupate, quello che c’è scritto qui
non lo capisco neanche io”.

“A proposito... mi sono fatto dare
un dossier sulla disinformazione
nei libri di testo, curato
dall’associazione Gymnasium di Livorno”,
annunciò il professor Filippo, e andò
a prenderlo dal suo cassetto.
“Guardate qui: c’è una pregevolissima
collezione di perle artificiali scovate
in libri di storia, filosofia, pedagogia,
psicologia, geografia, scienze naturali...
Per esempio, sentite come un testo
di sociologia per le superiori cerca
di deviare gli studenti:
- Deviare significa semplicemente
cambiare direzione rispetto
a quella tenuta dalla maggioranza
dei soggetti sociali.
I pedofili sono devianti agli occhi
della nostra società esattamente
come i partigiani lo erano agli occhi
dei nazisti. [...] Dobbiamo quindi
imparare a relativizzare il sistema
di norme e valori che governa
la nostra società, e intuire che molti
dei comportamenti che noi
consideriamo naturali o irrinunciabili
appariranno ai posteri ridicoli,
disgustosi o immorali”.

“Morale della favola - ne dedusse
Bice - : se i pedofili sono come
i partigiani, chi osa difendere
i bambini dalle loro grinfie
è una disgustosa specie di nazista”.

Quindi, Filippo mostrò le fotocopie
di due terrificanti “virus da manuale”
individuati dal medico pisano Andrea
Bartelloni, autore di una ricerca sui libri
di scienze pubblicata da Gymnasium:
- L’esplosione della popolazione umana [...] presenta analogie con la diffusione
dei microbi nel nostro corpo:
o fermiamo la crescita dei germi [...]
o finiremo per soccombere.
- La crescita della popolazione mondiale [...] ci conferma come l’incremento del numero
di abitanti negli ultimi 100 anni abbia
innescato la miccia di una bomba
demografica, la cui esplosione,
secondo le ipotesi più pessimistiche,
potrebbe condurre all’estinzione
del genere umano”.

“Ci vorrebbe - ironizzò Bice - una bella
guerra mondiale... umanitaria.
Vi ricordate quella citazione
di Giovanni Papini che il Ministero
della Pubblica Istruzione inserì
a fagiolo, dopo la guerra del Kosovo,
in un tema agli esami di Stato del ’99?
Aspettate un momento... Eccola qua.
Diceva:
- La guerra è un’operazione malthusiana.
C’è un di troppo di qua e un di troppo
di là che ci premono. La guerra
rimette in pari le partite. Fa il vuoto
perché si respiri meglio. Lascia meno
bocche alla stessa tavola...”.

“Il dottor Bartelloni - riprese Filippo -
osserva che quasi tutti i manuali
scientifici più diffusi sono
profondamente influenzati da quelli
che chiama i falsi miti della scienza:
evoluzionismo, scientismo, esplosione
demografica... Per spiegare l’origine
e lo sviluppo della Terra, molti libri
di testo ricorrono alla teoria
evoluzionistica come unica ipotesi
scientifica possibile, e la illustrano
ai ragazzi non come ipotesi
ma come certezza, sorvolando
sulla sua indimostrabilità.
Bartelloni rileva poi che la totale
adesione all’evoluzionismo
ha conseguenze discutibili sul piano
filosofico, del costume e della morale,
poiché porta a identificare il progresso
con i cambiamenti di ogni genere
che investono la vita umana,
e a presentare tutto ciò
che viene dopo come migliore
di quanto l’ha preceduto”.

“Secondo me - lo interruppe Franco -
ogni docente è libero di insegnare
quello che gli pare nella scuola
dell’autonomia: anche il relativismo,
lo scetticismo, il nichilismo,
il pensiero debole, la morale
della circostanza...
Ma a due precise condizioni:
1) che si abolisca la programmazione
collegiale di istituto, con la quale
noi insegnanti fingiamo di seguire
tutti lo stesso indirizzo didattico-educativo;
2) che le famiglie degli alunni
possano scegliere, sulla base
del Piano dell’offerta formativa,
tra i diversi indirizzi didattico-educativi proposti, lasciando eventualmente disoccupati gli insegnanti
degli indirizzi non richiesti”.

“Praticamente impossibile! - sentenziò
Clara - Un ragno di questo tipo
non si cava dal buco”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 febbraio 2001
Verona, portale in Corso Borsari, foto di Nicola Bruni
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Verona, il Ponte Scaligero, foto di Nicola Bruni
Il viadotto del Ponte Scaligero.
Verona, il Ponte Scaligero sull'Adige, foto di Nicola Bruni
Il Ponte Scaligero sull'Adige.
Verona, Castelvecchio, foto di Nicola Bruni
Castelvecchio.
Verona, Piazza Bra, foto di Nicola Bruni
Piazza Bra.
Verona, Porta Borsari, foto di Nicola Bruni
Porta Borsari.
Verona, Palazzo Maffei a Piazza delle Erbe, foto di Nicola Bruni
Palazzo Maffei in Piazza Erbe.
Verona, Piazza delle Erbe, foto di Nicola Bruni
Piazza Erbe.
Verona, la Domus Mercatorum in Piazza Erbe, foto di Nicola Bruni
Domus Mercatorum in Piazza Erbe.
Verona, Palazzo della Ragione e Cortre del Mercato Vecchio, foto di Nicola Bruni
Il Palazzo della Ragione.
Verona, Loggia del Consiglio, foto di Nicola Bruni
La Loggia del Consiglio (1493).
Verona, Palazzo del Capitano in Piazza dei Signori, foto di Nicola Bruni
Il Palazzo del Capitano.
Verona, facciata del Palazzo del Capitano, foto di Nicola Bruni
La facciata del Palazzo del Capitano.
Palazzo Delfino in Piazza dei Signori.
Palazzo Delfino in Piazza dei Signori.
Verona, palazzo rinascimentale, foto di Nicola Bruni
Palazzo rinascimentale.
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