Italiani e sloveni finalmente riconciliati e accomunati oggi dall'Unione europea
C'eravamo tanto odiati
,













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C’eravamo tanto odiati, tra italiani e sloveni iugoslavi.
I rapporti tra i due popoli nel secolo scorso erano stati avvelenati, da entrambe le parti,
con vessazioni, persecuzioni, violenze, massacri di innocenti, politiche di “snazionalizzazione”,
“bonifiche etniche”, deportazioni, esodi forzati in massa.
I due picchi contrapposti della ferocia
xenofoba erano stati toccati,
rispettivamente, dal regime fascista
di occupazione italiana della Slovenia
tra il 1941 e il 1943, e dai partigiani
comunisti iugoslavi con le stragi
terroristiche delle foibe in Istria
tra il 1943 e il 1947.

Motivo del contendere, il territorio
della Venezia Giulia, già popolato
in maggioranza da italofoni
ma con radicate presenze
di comunità slovene e croate,
specialmente nelle campagne.

Poi, ad un certo punto, per grazia di Dio,
la storia ha cominciato a voltare pagina
verso la riconciliazione e gli accordi
di pace: dal 1975 (Trattato di Osimo)
con la Iugoslavia comunista,
dal 1991 con la Slovenia democratica
e indipendente.

Nel 2004, questa piccola repubblica
con 2 milioni di abitanti è stata accolta
nella Nato e nell’Unione europea,
e nel 2007 ha adottato come moneta l’euro.

E così, abbattuti i muri della diffidenza
e aperte le frontiere, oggi Slovenia
e Italia si comportano da buoni vicini
di casa, con reciproco vantaggio,
come dimostrerebbe anche
lo straordinario sviluppo economico
realizzato dal nostro Triveneto
negli ultimi 20 anni.

Un interessante contributo
alla conoscenza di questa positiva
evoluzione storica, è fornito ora
dal libro “Italia e Slovenia fra passato,
presente e futuro”, a cura di Massimo
Bucarelli e Luciano Monzali (Edizioni
Studium). Libro in cui si denuncia
l’ignoranza diffusa tra gli italiani
riguardo alla giovane entità statale
confinante a Nord-Est
con il nostro Paese.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
1 febbraio 2010
Il Palazzo Pretorio di Capodistria
Il Palazzo Pretorio di Capodistria in Slovenia.
10 febbraio - Giorno del ricordo del genocidio degli italiani in Istria - Mappa delle foibe
La mappa del Territorio Libero di Trieste,
istituito dal Trattato di pace del 1947,
con la zona A e la Zona B.
Foto di Nicola Bruni
Dopo la Seconda guerra mondiale
la Liberazione arrivò nel capoluogo
giuliano soltanto il 26 ottobre 1954
Trieste italiana
La questione di Trieste è legata
ai ricordi della mia adolescenza.
Avevo 12 anni, quando me la trovai
improvvisamente negli occhi,
portata dai gas delle bombe
lacrimogene che i “celerini”
della polizia sparavano contro
una folla di giovani dimostranti
proprio davanti alla mia
scuola, nel centro di Roma.
Era un giorno di novembre del 1953.

Il mio cuore s’infervorò subito
per quei “patrioti” che sembrava
volessero andare all’assalto
dell’ambasciata britannica,
dopo che a Trieste le truppe
di occupazione “di Sua Maestà”
avevano represso nel sangue
(6 morti e più di 150 feriti)
una sommossa popolare
per il ritorno della città all’Italia.

Circa un anno dopo,
il 26 ottobre 1954, partecipai
con grande entusiasmo
ai festeggiamenti per la restituzione
di Trieste: effetto di un accordo
stipulato a Londra che assegnava
al nostro Paese la Zona A
dell’omonimo 'Territorio libero',
istituito nel 1947 dal Trattato di pace,
e alla Iugoslavia comunista la Zona B
con Capodistria e Pirano.
La mappa del Territorio Libero di Trieste stabilito dal Trattato di pace del 1947
Due manifesti della DC inneggianti al ritorno
di Trieste all'Italia, che io conservo dal 1954.
Foto di Nicola Bruni
Poi, nell’età matura, mi è capitato
di mettere a confronto la retorica
di certi discorsi celebrativi
uditi in quel periodo,
su “Trieste città italianissima”
ricongiunta alla “Madrepatria”,
con la rimozione dalla coscienza
collettiva di alcune pagine sgradevoli
della storia nazionale.

In una di quelle pagine c’è scritto
che il Regno d’Italia, nel 1915,
avrebbe potuto ottenere le “terre
irredente” di Trento e Trieste
mediante trattative diplomatiche
con l’Austria in cambio della sua
non belligeranza nella Grande Guerra,
ma il re Vittorio Emanuele III
e il suo governo preferirono
“liberarle” con le armi
(e con 650mila “caduti”)
per ragioni di “onore nazionale”
(e per sporchi interessi inconfessati),
infliggendo alle loro popolazioni
immani sofferenze, lutti e rovine.

Da altre paginette nascoste,
viene fuori che la Trieste “liberata”
dagli italiani il 3 novembre del 1918
non era proprio “italianissima”,
bensì una città multilingue
e multiculturale nella quale
la maggioranza di etnia italiana
conviveva pacificamente con ebrei,
sloveni, croati, serbi, ungheresi,
austro-tedeschi, greci e turchi,
e che tra le prime vessazioni antislave
compiute dai “liberatori” italiani
ci fu, nel dicembre 1918,
un violento saccheggio del palazzo
arcivescovile in cui risiedeva
l’ultimo vescovo sloveno della città

Venti anni più tardi, l’Italia fascista
“regalò” all’antica comunità ebraica
triestina le famigerate leggi razziali,
e dal 1943 al 1945 la “patriottica”
>>
L'Italia disunita: Pola, Fiume e Zara
Pola, Fiume e Zara: erano tre città
capoluogo di provincia del Regno d’Italia,
che furono strappate all’unità della nazione,
come si era configurata nell’intervallo
tra le due guerre mondiali, e assegnate
alla Iugoslavia comunista dal Trattato
di pace del 1947. La prima era stata
menzionata da Dante come città italiana,
già nel 1300: “Pola, presso del Carnaro
ch’Italia chiude e suoi termini bagna”.

L’occasione per rievocarne la tragica vicenda,
nella ricorrenza dei 150 anni dell’Italia Unita,
sarà fornita il 10 febbraio dalla “Giornata
del ricordo”, istituita (con una legge del 2004)
per conservare la memoria delle vittime
italiane delle foibe e dell’esodo forzato
dalle loro terre di 301.900 istriani,
fiumani e dalmati fra il 1943 e il 1947.

Fu appunto il 10 febbraio del 1947, che
si decise l’amputazione di circa 8000 kmq
di territorio italiano sul confine orientale,
con la firma a Parigi del “Diktat” punitivo
imposto dagli Alleati al nostro Paese
per aver partecipato alla guerra di Hitler.
Anche se il massacro terroristico
di migliaia di italiani innocenti - fucilati,
gettati nelle foibe in Istria o annegati
in mare a Zara - ad opera dei partigiani
comunisti jugoslavi, infieriva fin dal 1943.

Zara, già colonia romana, già capitale
veneta della Dalmazia, fu quasi rasa
al suolo da 54 bombardamenti
anglo-americani voluti dal iugoslavo Tito
per cancellarvi ogni traccia di italianità.

Come erano “ieri” e come sono “oggi”
queste città passate alla Repubblica
di Croazia, lo raccontano alcune
pubblicazioni dell’associazione
Libero Comune di Pola in Esilio,
con sede a Trieste, nell’intento
di promuovere la riscoperta delle proprie
radici fra i discendenti degli esuli.

In particolare, a Pola, c’è l’Arena, un grande
anfiteatro romano molto somigliante
al Colosseo. Andate a visitarlo.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 gennaio 2011
10 febbraio - Giorno del ricordo del genocidio degli italiani in Istria - Mappa delle foibe
La mappa delle foibe, le cavità carsiche
in cui furono gettati tra il 1943
e il 1947 dai partigiani comunisti
iugoslavi migliaia di italiani,
in un'operazione di "pulizia etnica"
che terrorizzò e costrinse ad emigrare
quasi tutta la popolazione italiana
dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia
(oltre 300mila persone).
*********************************
>> Repubblica Sociale Italiana accettò
l’annessione di Trieste al Terzo Reich.

Per contro, dopo la fine della guerra,
il leader dei comunisti italiani
Palmiro Togliatti si dichiarò
favorevole a cedere la città
di San Giusto alla dittatura iugoslava
di quel “compagno” Tito
che aveva fatto gettare nelle foibe
del Carso migliaia di italiani
innocenti per terrorizzarne
altri 300mila e costringerli
ad abbandonare l’Istria.
Perciò, ora, nel cinquantenario
di “Trieste italiana”,
non facciamo altra retorica.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 ottobre 2004
Link con l'articolo di Nicola bruni sul Trattato di pace del 1947 per l'Italia
La bandiera della città di Trieste - Link con Home page
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