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| Già sede di una Chiesa locale greca
fondata dall’apostolo Andrea,
Trebisonda passò sotto il dominio
romano nell’anno 64, poi fece parte
dell’impero d’Oriente, e dal 1204
(dopo il saccheggio veneziano
di Costantinopoli) fu la capitale
dell'impero dei Comneni, fino al 1461,
quando fu conquistata
dai turchi ottomani.
Ancora cento anni fa, lì c'era
una grande comunità cristiana,
formata in prevalenza da armeni
e greco-ortodossi.
L'hanno cancellata orribili operazioni
di pulizia etnico-religiosa,
compiute prima dal partito
dei Giovani Turchi (nel 1915-16)
con il genocidio degli armeni
residenti in Turchia
(un milione e mezzo di morti),
poi dal fondatore della repubblica
“laica” Kemal Atatürk (nel 1922)
con la cacciata di altrettanti
greci dall’Anatolia. |
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| Manifesti commemorativi del sacrificio
di don Andrea Santoro affissi dal Comune
in Piazza San Giovanni a Roma
il 10 febbraio 2006
(foto di Nicola Bruni). |
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| Un'immagine giovanile
di don Andrea Santoro
(Priverno 1945 + Trabzon 2006). |
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| Svolgendo una ricerca su quegli eventi,
mi sono imbattuto nella diabolica figura
del “Mostro di Trebisonda”,
Djemal Azmi, responsabile anche
dell’uccisione per affogamento
di centinaia di bambini armeni,
e nella testimonianza del console
italiano Giacomo Gorrini, su massacri
e deportazioni di armeni di quella città
avvenuti tra giugno e luglio del 1915.
Gorrini raccontò, in un’intervista
al suo ritorno in Italia, “lo strazio
di dover assistere ad una esecuzione
in massa di creature inermi, innocenti”,
“il passaggio delle squadre degli armeni
sotto le finestre e davanti la porta
del consolato, le loro invocazioni
al soccorso”, “i pianti, le lacrime,
la desolazione, le imprecazioni,
i numerosi suicidi, le morti subitanee
per lo spavento, gli impazzimenti
improvvisi, gli incendi, le fucilate |
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| Il Catholicos della Chiesa Apostolica
Armena Karekine II, all'incontro
internazionale di dialogo tra religioni
e culture promosso a Lione
dalla Comunità di Sant'Egidio,
il 13 settembre 2005
(foto di Nicola Bruni). |
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| in città, la caccia spietata nelle case
e nelle campagne; i cadaveri a centinaia
trovati ogni giorno sulla strada
dell'internamento”, “i bambini strappati
alle loro famiglie o alle scuole cristiane
e affidati per forza alle famiglie
musulmane, ovvero posti a centinaia
sulle barche con la sola camicia,
poi capovolti e affogati nel mar Nero
o nel fiume Dére Méndere”.
Del genocidio degli armeni,
non si può addossare la colpa
alla Turchia di oggi.
Essa, però, non può sottrarsi
al dovere morale di rendere
la giustizia della verità
ai discendenti delle vittime,
riconoscendo le sue responsabilità
storiche in quello sterminio,
che il popolo armeno superstite
rievoca, dolorosamente,
il 24 aprile di ogni anno come
Metz Yeghern, il Grande Male.
Anche per educare le nuove
generazioni di turchi musulmani
(l’assassino di don Andrea,
continuatore del genocidio
dei cristiani di Trebisonda,
è un sedicenne) a dire:
“Mai più”. |
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| Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 aprile 2006 |
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| Le pulizie etniche di Atatürk |
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| Una banconota turca con l'immagine
di Mustafà Kemal, detto Atatürk - Padre
dei Turchi (1881-1938), capo militare
e politico che nel 1923 proclamò
la repubblica in Turchia e, dopo averne
assunto la presidenza, attuò importanti
riforme, miranti a modernizzare
e laicizzare lo Stato e la società turca
secondo modelli europei.
Atatürk, come leader del movimento
dei Giovani Turchi, è stato anche
corresponsabile del genocidio
degli armeni residenti in Turchia
(un milione e mezzo di morti) nel 1915-16,
oltre che artefice della cacciata
di un milione e mezzo di cristiani greci
dall’Anatolia nel 1922.
Ed è proprio per non metter sotto accusa
il "Padre dei turchi" che la Turchia
odierna si ostina a non riconoscere
le sue responsabilità storiche
nel genocidio degli armeni. |
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