| L'intervento militare italiano |
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| Manifesti del fronte repubblicano spagnolo
che incitano alla ribellione contro l'invasione
italiana della Spagna nel 1936
(foto di Nicola Bruni).
L'Italia fascista intervenne nella guerra civile
spagnola, a sostegno dei nazionalisti
di Francisco Franco, con un’armata di oltre 60mila
uomini, 800 aerei, 90 navi e 8000 automezzi,
mentre il popolo italiano in patria soffriva
per le ristrettezze dell'autarchia, dovute
anche alle ingenti spese militari
per la conquista dell'Etiopia (1935-1936). |
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| Il padre passionista spagnolo Innocenzo
Canoura fu ucciso il 9 ottobre 1934
(due anni prima della guerra civile)
a Turòn nelle Asturie, insieme con otto
Fratelli delle Scuole Cristiane,
da una banda di rivoluzionari
repubblicani, solo perché
continuava a insegnare il Vangelo
nonostante il divieto delle autorità.
Nel 1999 il Papa Giovanni Paolo II
lo ha innalzato agli onori degli altari
con i suoi compagni martiri.
In precedenza (nel 1995) Giovanni
Paolo II aveva beatificato come martiri
17 suore spagnole del convento di Mislata
(Valencia) della Congregazione
della Dottrina Cristiana, catturate
e assassinate dai repubblicani
nel novembre del 1936. |
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| L’immane tragedia della guerra civile
spagnola del 1936-39 - più di un milione
di morti - è stata ricordata da una mostra
di manifesti “repubblicani” dell’epoca
allestita a Roma nel museo
della Centrale Montemartini.
Due di quei “carteles de la guerra”
accusavano l’Italia fascista, intervenuta
a sostegno dell’alzamiento di Francisco
Franco (con un’armata di oltre 60mila
uomini, 800 aerei, 90 navi
e 8000 automezzi), proclamando:
“Levantamos (insorgiamo) contra
la invasion italiana en Espaňa”
e “La garra (l’artiglio) del invasor
italiano pretende esclavizarnos
(schiavizzarci)”.
Altri manifesti esaltavano l’aiuto fornito
dall’Unione Sovietica di Stalin
alla lotta “por la libertad”.
Per combattere in difesa della repubblica,
nelle brigate internazionali, accorsero
in Spagna circa 3000 volontari
antifascisti italiani, 500 dei quali
persero la vita e 2000 rimasero feriti;
sul fronte opposto, le milizie di Mussolini
registrarono almeno 4000 “caduti”
e 11.000 feriti (secondo la Storia
d’Italia - De Agostini Compact).
Ebbene, quella che fu anche una guerra
civile italiana, continua ad essere
mitizzata dalla maggior parte dei nostri
libri scolastici di storia come uno scontro
tra democrazia e totalitarismo fascista.
In realtà, essa fu lo scontro tra due
estremismi, entrambi totalitari:
quello della repubblica anticlericale
e anticristiana, che fin dal 1931 aveva
cominciato ad imporre
“democraticamente” alla Spagna
una dittatura di sinistra intollerante
e violenta, scatenando una
persecuzione omicida, vandalica,
dissacratoria e depredatoria
contro la Chiesa cattolica; e quello
del nazionalismo fascisteggiante
del Caudillo, che, ergendosi a difensore
della cristianità e degli interessi
egoistici delle classi padronali,
avrebbe poi sottomesso il Paese
a una dittatura reazionaria
e repressiva, dal 1939 al 1975.
Atrocità, massacri, distruzioni,
rappresaglie su civili, stupri, saccheggi
furono perpetrati da entrambe le parti.
I nazionalisti si avvalsero anche
dei bombardamenti a tappeto compiuti
dall’aviazione nazista, impiegarono truppe
coloniali marocchine barbaramente
feroci, e non esitarono a fucilare
i preti considerati ostili.
La furia dei repubblicani si abbatté
sul clero, con una media di 70 preti
ammazzati al giorno nell’estate del 1936,
su chiese e conventi (con incendi,
saccheggi, violenze e profanazioni)
e su ogni simbolo religioso,
“martirizzando” anche moltissime opere
d’arte cristiana.
Alla fine, il bilancio del “genocidio
cattolico” fu di 13 vescovi, 4184 sacerdoti
e seminaristi, 2365 frati, 283 suore
e decine migliaia di fedeli laici
uccisi “in odio alla fede”.
A ciò si aggiunsero le faide interne
al fronte repubblicano,
con l’eliminazione di molti esponenti
trozkisti, anarchici e socialisti ad opera
della componente comunista-stalinista,
che aveva preso il sopravvento.
Settanta anni dopo l’inizio di quella
mattanza (18 luglio 1936), bisognerebbe
solo commemorare le vittime,
e smettere di glorificare i carnefici.
Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
1 luglio 2006 |
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| La mattanza spagnola del 1936-39,
di Antonio Saura, dalla copertina del libro
"Espana hoy", di Ignacio Fernandez de Castro
e José Martinez, ed. Ruedo Ibérico, Torino 1963. |
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| Manifesti del fronte repubblicano |
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| Manifesti di propaganda diffusi dal fronte
repubblicano spagnolo durante la guerra civile
di Spagna del 1936-1939, ed esposti
nella mostra "Carteles de la guerra -
Spagna 1936-1938", allestita a Roma
nel museo comunale della Centrale
Montemartini tra maggio e giugno 2006.
Foto di Nicola Bruni |
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| I LIBRI
che ho letto sull'argomento:
- Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola,
ed. Einaudi 1964.
- Kolstov, Diario della guerra di Spagna,
ed. Schwarz, Milano 1961.
- David T. Cattel, I comunisti e la guerra civile
spagnola, ed. Feltrinelli 1962.
- Ignacio Fernàndez de Castro e José Martinez,
Espana hoy, ed. Ruedo Iberico, Torino 1963.
- Storia d'Italia - Cronologia 1815-1990,
ed. De Agostini Compact 1991.
- Vicente Càrcel Ortì, Buio sull'altare,
ed. Città Nuova 1999.
-Harry Browne, La guerra civile spagnola,
ed. Il Mulino 2000.
- Andrea Riccardi, Il secolo del martirio - I cristiani
nel Novecento, ed. Mondadori 2000. |
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| 1965 - Manifestazione a Roma
per la libertà della Spagna |
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| In questa foto del 24 novembre 1965
io sono il primo della fila di un gruppo
di giovani militanti del Comitato
per la Solidarietà internazionale che
manifestano in Piazza Mignanelli a Roma,
davanti all'ambasciata spagnola presso
la Santa Sede, esponendo cartelli per la libertà
della Spagna e contro la dittatura di Franco,
in occasione della visita a Roma
del ministro spagnolo per l'Informazione
(censura) e il Turismo Manuel Fraga Iribarne. |
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