Le dimissioni dal governo di Berlusconi,
travolto dal discredito su scala mondiale, dalla grave crisi finanziaria in cui ha precipitato l'Italia
e dalla perdita di fatto della sovranità nazionale,
potrebbe segnare la fine della cosiddetta Seconda Repubblica,
un sistema politico personalistico e oligarchico che ha spaccato e degradato il Paese,
e forse aprire una fase di ripresa democratica... se verrà cambiata la legge elettorale.
Mario Monti
La designazione di Mario Monti alla guida di un nuovo governo restituisce comunque all'Italia
il rispetto che merita nel consesso mondiale e la speranza.
La caduta del Basso Impero
La caduta del Basso Impero, foto di Nicola Bruni
Ha assunto il nome non ufficiale di "Seconda Repubblica"
il regime instaurato in Italia dal 1994 da una legge elettorale maggioritaria
(il "Mattarellum", sostituito nel 2006 dal "Porcellum"),
perché allontanandosi dallo spirito della Costituzione del 1948
ha dato vita ad un sistema politico liberal-oligarchico e autoriproduttivo,
fondato su elezioni predeterminate nei nomi degli eletti
e non proporzionalmente rappresentative nei risultati dei diversi orientamenti degli elettori,
un sistema che, vanificando il Parlamento, tende a concentrare i principali poteri decisionali dello Stato
nelle mani di un monarca chiamato "premier".
In questo periodo il degrado politico, morale e culturale della classe di governo in Italia ha raggiunto livelli
"da basso impero":
corruzione, concussione, conflitto di interessi, leggi ad personam, parentopoli, la Casta, la Cricca, la P3, la P4,
compravendita di parlamentari, escort nei palazzi del potere, ignoranza, incompetenza e turpiloquio ai massimi livelli...
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Il sogno imperiale di Berlusconi - Vignetta di Giannelli dal Corriere della Sera
L'ABDICAZIONE
Berluscon de' Berlusconi, imperatore da operetta, re del Bunga Bunga,
premier clown, barzellettiere e gaffeur
assediato nel bunker del potere dalle risate di tout le monde,
imputato in processi per corruzione, concussione e prostituzione minorile,
messo sotto tutela e vigilanza dall'Unione Europea (cioè da Germania e Francia) e dal Fondo Monetario Internazionale
per riconosciuta inaffidabilità e incapacità di intendere e di volere,
rimasto senza maggioranza parlamentare alla Camera,
si è deciso a lasciare il trono del Basso Impero, solo dopo aver visto crollare in borsa le quotazioni della sua azienda.
12 novembre 2011 - fine di un'epoca
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SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA... MEGLIO

"C'era più moralità pubblica ai tempi della Dc e di Leone!"
Stefano Rodotà
ex parlamentare del PCI-PDS,
esponente post-comunista del Partito Democratico
25 gennaio 2008
"Dopo le case del Piano Fanfani Ina-Casa non c'è stata più una politica di edilizia pubblica in Italia".
Fausto Bertinotti a "Ballarò" su RaiTre, 18 marzo 2008
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2006 - Come si possono perdere le elezioni
per troppa furbizia
La trappola
Gli strateghi del centro-destra hanno perso
le elezioni 2006 del Senato, con il 50,2
per cento dei voti, per troppa furbizia.
Cioè sono caduti nella trappola del premio
di maggioranza assegnato su base regionale
(anziché nazionale come per la Camera),
che avevano teso agli avversari confezionando
una “porcata” di legge elettorale
(parola dell’ex ministro Calderoli)
su misura delle proprie supposte convenienze.

Dicevano: “Vincerà chi avrà preso un voto in più”.
Ma sapevano che, per il Senato, ciò poteva
non essere vero, anche per la presenza di sei collegi
senatoriali all’estero, e speravano che il marchingegno
da loro escogitato avrebbe privato della maggioranza
dei seggi il centro-sinistra qualora, come temevano,
questo avesse ottenuto nelle urne
una maggioranza di suffragi.

Inoltre, sottintendevano che, se per caso
avessero vinto loro con un solo voto in più,
avrebbero continuato a governare
in piena legittimità da soli.

Del resto, già dopo le elezioni del 1994,
il Polo berlusconiano aveva governato per alcuni mesi
da solo (prima di sfasciarsi) pur non avendo ottenuto
la maggioranza dei seggi al Senato:
i voti mancanti, li aveva trovati, per così dire,
sul libero mercato del trasformismo opportunistico.
Senza quella trappola, invece, il risultato
complessivo delle votazioni del 9 e 10 aprile
sarebbe stato di “pareggio”, con una larga
maggioranza alla Camera per il centro-sinistra
e una larga maggioranza al Senato per il centro-destra.

Ne sarebbe conseguita la necessità immediata
di trovare un accordo bipartisan
sull’elezione del Capo dello Stato
e su un governo di transizione
verso una nuova consultazione elettorale,
se non di “grande coalizione” per l’intera legislatura.

Secondo molti osservatori, il Paese uscirebbe
da queste elezioni “spaccato in due”:
con “circa il 50 per cento degli elettori”
da una parte e altrettanti dall’altra.
La realtà, a mio giudizio, è più complessa:
infatti, il 100 per cento dei voti validi espressi
per la Camera corrisponde grosso modo
all’80 per cento dell’intero elettorato,
che per circa il 20 per cento (tra astensioni
e voti non validi) ha rifiutato di schierarsi.
Allora, bisognerebbe dire che
il Paese “reale” è spaccato in “2,5”.

Se a questa considerazione, aggiungiamo
che molti dei voti affluiti all’uno o all’altro
schieramento eterogeneo sono stati espressi
come “voti contro” (Berlusconi, da una parte -
i pericoli evocati di “più tasse”, dei comunisti,
degli anticlericali e così via, dall’altra)
più che come veri e propri consensi ad un programma
politico, ne viene fuori un quadro ancor più frammentato.
Per cercare di ricomporlo, secondo me,
si dovrebbe puntare al superamento
dell’attuale sistema di bipolarismo forzato,
che obbliga allo scontro e ad alleanze innaturali,
e rimettere in auge
una politica di mediazione democratica
al servizio del “bene comune”,
che punti a raggiungere,
anche attraverso alleanze variabili,
il massimo consenso sociale possibile.
Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA - 20 aprile 2006
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Il Palazzo dei Priori a Perugia, foto di Nicola Bruni
Perugia, il Palazzo dei Priori, antica sede del Comune
(foto di Nicola Bruni).
Daniela Santanché, deputata di AN, vota da pianista da Camera il 25 ottobre 2005 per la Devolution
Onorevole "pianista" per musica da... Camera
e "madre costituente" con parto gemellare
CAMERA DEI DEPUTATI

Il 20 ottobre 2005
la deputata di Alleanza Nazionale
Daniela Santanché
vota da “pianista”, cioè a due mani,
anche in sostituzione di un collega assente,
per far passare la Devolution di Bossi
(foto Liverani da www.corriere.it ).

Per questo suo duplice contributo
alla riforma della Costituzione
LA DIVA SANTANCHE'
(passata nel 2008 alla Destra di Storace
e dal 2009 alleata di nuovo con Berlusconi)
grazie all'immunità parlamentare
non finirà in galera
per sostituzione di persona, truffa
e attentato alle istituzioni dello Stato,
come potrebbe capitare ad un comune mortale
che provasse ad imitarla.

E non sarà neppure annoverata
tra i PADRI COSTITUENTI della TERZA REPUBBLICA
come MADRE COSTITUENTE CON PARTO GEMELLARE...
perché la sua riforma costituzionale
è stata bocciata
dal referendum popolare del giugno 2006.
Link con La GRANDE TRUFFA ELETTORALE DELLA LEGGE PORCELLUM
Link con l'articolo sul Principe-Premier
L'autore del "Porcellum"
Ci avevano messo
nelle sue mani
Roberto Calderoli
facendogli riscrivere
57 articoli della Costituzione
e la legge elettorale
Questo è il dentista "padano"
Roberto Calderoli,
mentre, vestito da ministro
della Repubblica Italiana,
si apre la camicia in tv
nella trasmissione Rai
"Dopo Tg1" (15 febbraio 2006)
per provocare un miliardo
e 300 milioni di islamici,
mostrando una T shirt
su cui è riprodotta
una vignetta offensiva
del profeta Maometto.

Questo irresponsabile
in qualità di ministro
delle Riforme istituzionali
del Governo "Berlusconi 3"
è stato il principale
artefice della riforma
della Costituzione
nota come
"Devolution-Dissolution",
approvata dal Parlamento
nella XIV legislatura
con i voti del solo
centro-destra e bocciata
a larga maggioranza
(61,3% di "no")
dagli elettori
nel referendum
costituzionale
del 25-26 giugno 2006.

Ed è stato lui
a definire per primo
"UNA PORCATA"
la legge elettorale
del 2006
che porta la sua firma,
nota come "PORCELLUM".
Il "Palazzo dei balconi"
Come si chiama?
Non riesco più a ricordare
il nome di quella ramificata associazione filantropica
che ha le sue sedi
in blasonati palazzi
con un grande balcone,
e che operando in maniera
molto riservata e discreta
compie quotidianamente
il miracolo di affratellare
e far andare d’amore
e d’accordo nella gestione
del potere, degli affari
e delle carriere, in Italia,
una congerie di personaggi apparentemente
molto diversi tra loro:
politici di destra,
di sinistra e di centro;
banchieri e bancarottieri;
uomini del Palazzo
e palazzinari;
guardie e ladri;
giudici e imputati;
legislatori deputati
e legislatori imputati;
alti gradi militari
e fabbricanti di armi;
imprenditori e prenditori
di tangenti; “grand commis”
dello Stato e beneficiari
di commesse pubbliche;
professionisti e profittatori;
padroni del vapore
e direttori di giornali;
ambasciatori
della Repubblica
e ambasciatori della mafia;
agenti di servizi segreti
e agenti di servizi privati; etc. etc.
Tutti uniti per realizzare…
l’unità d’Italia, nel solco
della tradizione risorgimentale.

Se qualcuno sa quel nome,
può cortesemente
comunicarmelo
inviandomi
una e-mail.

Nicolaus
La sede della Massoneria di Piazza del gesù a Roma, foto di Nicola Bruni
La targa del Supremo
Consiglio d'Italia
della Massoneria
Universale di Rito
Scozzese Antico
ed Accettato,
di Palazzo Giustiniani,
al numero civico 47
di Piazza del Gesù a Roma
(foto di Nicola Bruni).
Umberto III di Padania
"re di novembre"
detronizzato
dal referendum
del 25-26 giugno 2006
Umberto Bossi con la moglie Manuela
Il Re Umberto III
di Padania
con la Regina Manuela
nel palco reale
di Palazzo Madama
mentre viene acclamato
Padre della Patria Devoluta
dai senatori
della maggioranza
di centro-destra
e dai membri del Governo
dell’ex Repubblica Italiana
il 16 novembre 2005.
Berlusconi, Bonaparte
e il Duce vicini di casa
Palazzo Grazioli a Roma, foto di Nicola Bruni
Palazzo Berlusconi
(ex Palazzo Grazioli),
dirimpettaio
di Palazzo Venezia (sotto),
già sede del Duce,
a Roma in Via del Plebiscito
e "vicino di casa"
di Palazzo Bonaparte
(foto di Nicola Bruni).
Palazzo Venezia a Roma, foto di Nicola Bruni
Palazzo Bonaparte a Roma, foto di Nicola Bruni
Palazzo Bonaparte,
in Piazza Venezia a Roma.
Fu la residenza
di Madama Letizia,
madre di Napoleone I,
negli anni dell'esilio
(foto di Nicola Bruni).
2 giugno
Festa della Repubblica...
imperiale
Individuati storici parallelismi
tra il Berlusca e il Bonaparte
Il 2 giugno, i 24 alunni
della “magica” Quinta N
decisero a larga minoranza
di celebrare insieme, in pizzeria,
la Festa della Repubblica
e l’imminente conclusione
della loro carriera liceale.
Alla cerimonia conviviale
furono invitati anche i prof,
allo scopo di… aumentare i voti.
Ma solo i due più spiritosi,
“Italiano” e “Matematica”,
accettarono di intervenire;
gli altri, “per serietà”, si astennero.
Prendendo la parola durante l’antipasto,
il professor “Italiano”,
alias Gigi Bomba, argomentò che
l’ESAME DI STATO, a cui le ragazze
e i ragazzi presenti si erano candidati, avrebbe conferito
a ciascuno di loro
il DIPLOMA DI STATISTA:
pertanto, al momento, erano tutti
STATISTI IN PECTORE.
Sollevando a sua volta il calice
dell’aperitivo, la professoressa
Titti Fregotti “in Matematica”
disse che i risultati statistici
delle ultime elezioni parlamentari
dimostravano che il segreto
del successo, per chi volesse diventare
“un vero statista”, consisteva
nel credere fermamente di esserlo
“più di ogni altro al mondo”.

Perciò consigliava, a chi avesse qualche dubbio sulla propria statura
di SUPERUOMO (la teoria filosofica
della superdonna non era stata
ancora inventata), di sottoporsi,
nelle settimane antecedenti i provini d’esame, a una cura da cavallo…
o, meglio, da Cavaliere,
con iniezioni in dosi massicce
di fiducia, autostima, narcisismo…
et DELIRIUM OMNIPOTENTIAE.

I maschi avrebbero potuto
paragonarsi, sull’esempio
del Cavaliere, a un grande
imperatore come Napoleone I;
le ragazze a una grande sovrana
con gli ATTRIBUTI imperiali
come la regina Vittoria.

In ogni caso, la condizione
vincente sarebbe stata quella
di adottare a proprio favore
la formuletta matematica
del “+ 1”, sufficiente
a far scattare nei paragoni
il PREMIO DI MAGGIORANZA.
Si alzò, poi, a parlare
il granduca Ferdinando,
premier della classe uscente,
il quale informò i prof
che il 45,8 per cento degli statisti
in pectore della Quinta N avevano
già optato per una SCELTA DI CAMPO aristocratica, assumendo
liberamente quei TITOLI NOBILIARI
che, dall’entrata in vigore
della Costituzione repubblicana,
non erano più “riconosciuti”,
e dunque neppure vietati.
Ai supplì, la contessa Augusta riferì
sui collegamenti tra storia e attualità
da lei individuati, e su cui stava imbastendo la tesina di esame.

Nientedimeno, aveva scoperto,
dopo un attento sopralluogo,
che la mitica “Casa delle libertà”
del Cavaliere si materializzava
a Roma in un palazzo nobiliare
(del casato Grazioli),
ubicato strategicamente
in VIA DEL PLEBISCITO,
accanto al napoleonico
PALAZZO BONAPARTE,
e di fronte a quel PALAZZO VENEZIA
in cui si era accasato il DUCE
(nonno di quella famosa deputata
della “Casa”… scappata di Casa),
che di lì, proprio nel 1936
(storico anno di nascita
del Cavaliere), aveva proclamato
la RINASCITA DELL'IMPERO.

Quindi, richiamò altre due interessanti convergenze programmatiche:
lo stesso Duce era stato
un “cavaliere” (dalle bande nere),
mentre la targa “Via del Plebiscito”
dava l’impressione di indicare
il percorso elettorale seguìto
da Napoleone III per promuoversi
da presidente a imperatore.
Uno a Sant'Elena,
l'altro a Bermuda:
entrambi
in un'isola britannica
dell'Oceano Atlantico
Poi, mentre i commensali
addentavano le pizze,
anche il conte Paolo volle
dire la sua, tirando i fili
di un ulteriore collegamento
con il mito napoleonico:

“Dovete sapere che il Bonaparte,
dopo la sua seconda e definitiva
sconfitta, fu mandato in vacanza
al mare in un’isola britannica dell’Atlantico, SANT'ELENA…
poiché si pensava che, avendo
fatto troppe guerre,
non si sarebbe trovato bene
in un’isola del Pacifico.

Riguardo al nostro Cavaliere,
invece, non ci saranno problemi,
visto che lui stesso ha già
provveduto a tutto con largo
anticipo, preparandosi
una confortevolissima seconda
CASA... DELLE LIBERTA'
in un’altra isola britannica
dell’Oceano Atlantico
(si noti lo strategico parallelismo),
BERMUDA”.
Arrivati infine alla frutta,
la baronessa Federica pose
sul tavolo il nòcciolo
di una questione delicata.
Quale Repubblica si sentivano
di festeggiare i presenti in quella
giornata di vacanza nazionale?
La Prima o la Seconda?
“La Prima”, rispose prontamente
il marchese Gerardo, parlando
anche a nome di BONA PARTE
della classe nobile.
“Alt!”, intimò il visconte Giovanni,
che era pronipote di un lacchè
della Real Casa: “La vera prima
Repubblica Italiana fu quella
costituita nel 1801 da Napoleone,
che poco dopo la trasformò
in Regno d’Italia”.
“Appunto: in cuor nostro,
intendiamo festeggiare
proprio quella
REPUBBLICA IMPERIALE”,
replicò nobilmente il marchese,
provocando un’OVAZIONE…
pardon, un goliardico lancio di uova, dell’opposizione plebea di classe.
Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
5 luglio 2001
(testo aggiornato)
Napoleone Bonaparte
Napoleone
Link con la pagina iniziale del Belsito
Sullo sfondo, Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei ministri,
e (a sinistra) il Pazzo di Montecitorio, sede della Camera dei deputati
(foto di Nicola Bruni).
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