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| Feligità! E' andare in gita
con la scuola la feligità! |
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| Canzone dell'alunno Gianluca Ladu - 1988 |
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| TALLONCINI
- Avete riportato, tutti, i talloncini
di autorizzazione per la gita?
- Quasi tutti.
Manca solo il talloncino di Achille. |
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| GITA A VENEZIA
- A professo', ci sta la televisione in camera
nell'albergo di Venezia?
- Sì, ma con un solo canale: il Canal Grande. |
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| DIVINA COMMEDIA
- A professo', quanto ci manca per arrivare?
A che punto siamo?
- Siamo nel mezzo del cammin di nostra gita. |
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| ACQUARIO
- Adesso entriamo a visitare
l’Acquario di Genova.
Mi raccomando: acqua in bocca! |
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| AL MUSEO
- E come disse Alberto Sordi,
non facciamoci riconoscere! |
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| METODO DI STUDIO
Ragazzi, quando studiate,
non imitate l'Erasmo da Rotterdam
del Museo di Palazzo Barberini...
che tiene il libro aperto
sempre alla stessa pagina. |
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| FATEBENEFRATELLI
- In quest’ospedale dell’Isola Tiberina
nascono molti bambini:
si chiama Fatebenefratelli…
ma fanno bene pure le sorelle. |
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| PIGIAMA PARTY
- A Siena, dovemmo interrompere
il pigiama party un’ora dopo mezzanotte,
perché la prof, citando Bruno Vespa, sosteneva
che fosse già l’una... del mattino. |
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| Pigiama party in albergo
durante una gita scolastica ad Assisi.
Disegno di Yassmin Yaghmai 2001. |
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| ARTE ROMANICA
In albergo ad Assisi,
dopo una notte passata a fare la guardia,
il prof si svegliò fresco come... un rosone. |
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| VOCE DAL SEN... FU GITA
Non dite ai vostri genitori
che abbiamo rischiato
un incidente con il pullman,
altrimenti si preoccupano
e non vi mandano alla prossima gita.
E, ovviamente, non dite neanche
che il professore vi ha detto
di non dire ai genitori che… |
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| Ma poi io in cattedra
ho fatto la mia riforma:
allegria, voglia di vivere
in pace, sapere critico
e niente più tremarella |
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| Mi ha indotto a riflettere la battuta
di un amico che ironizzava
sull’approssimarsi dell’ora fatale:
“Come faremo a morire
ché non ci siamo abituati?”.
Subito, ho cercato di rassicurarlo
con una botta di ottimismo:
“Non ti preoccupare, nell’eternità
avremo tutto il tempo per abituarci”.
Poi, mi è tornato in mente
l’insegnamento retorico
che mi fu propinato
quando sedevo da alunno
sui banchi della scuola media
(1952-1955): tra le sue finalità,
sembrava ci fosse proprio quella
di ABITUARE i ragazzini al pensiero
di MORIRE… DA PICCOLI,
insieme con quella di incitarli
ad offrirsi “eroicamente”
alla morte (“l’Italia chiamò”)
per la “grandezza” della patria.
Aveva tanto insistito la mia
professoressa di lettere sui miti
del valore guerresco proposti
dalla storiografia e dalla letteratura,
da convincermi che fosse veramente
“dulce et decorum pro patria mori”
(dolce e bello morire per la patria),
come aveva poetato Orazio.
Crescendo, ho scoperto che quella
cultura scolastica (ereditata
dal periodo monarchico-fascista)
era impregnata di un’ingannevole
propaganda bellicista,
e che nella pacifica Italia
repubblicana bisognava,
invece, VIVERE per la patria.
Più in là, passato dai banchi
alla cattedra, ho preso
le distanze dalla cattiva
abitudine di molti miei colleghi
di sottoporre “fanciulline”
e “garzoncelli scherzosi”,
che si stavano ancora aprendo
alla conoscenza della vita,
allo stesso tormentone di versi lugubri
da imparare a memoria che avevo
dovuto subire io: dall’ira funesta
del Pelide Achille al mortal sospiro
del Bonaparte, dai Sepolcri
del Foscolo ai trecento…
giovani e…morti del Settembrini,
dal pianto antico del Carducci
per il figlioletto sepolto
al gran pianto del Pascoli
per il padre ammazzato.
Mi sono detto: “Per far capire
a fanciulline e garzoncelli
che la vita è bella, ci vuole
allegria”. E ho ficcato
nel programma di italiano
l’EDUCAZIONE ALL'UMORISMO. |
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| Alunni della III D 1999-2000
della scuola media Mommsen di Roma,
fotovignetta tratta dal giornalino di classe.
Foto di Nicola Bruni |
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| Non solo: ad un certo punto,
ho smesso addirittura
di far studiare a memoria
i TORMENTONI poetici
di qualunque tipo, ricordando
l’inutilità del trauma psicologico
(con tremarella, pallore cadaverico
e sudore freddo) che personalmente
mi era costato ogni volta, da ragazzo,
la loro recita in classe.
Mi sono, infatti, persuaso che
la tremarella non aiuti la memoria:
ci sono altri metodi per esercitarla.
A proposito, mi SOVVIEN
(parola del Carducci)
che la TREMARELLA,
ai cosiddetti miei tempi,
era per gli studenti un’assidua
COMPAGNA DELL'ETA' PIU' BELLA
(parole di GIACOMO... GIACOMO...
Leopardi): molti ragazzi,
la mattina, andavano a scuola
con un groppo allo stomaco,
o con la “strizza” nel fondoschiena,
per il TERRORE dell’interrogazione.
Oggi, invece, questo fenomeno
non sembra avere più
un carattere di massa, salvo
che nel periodo degli esami.
La ragione principale, a mio giudizio,
è che, grazie ai progressi
della moderna psico-pedagogia,
i professori “terroristi” si sono
ridotti ad una sparuta minoranza.
Nicola Bruni
La Tecnica della Scuola - 5 agosto 2005 |
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| Apertura ai problemi sociali
dell'Italia e del mondo |
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| Una pagina del giornalino di classe della mia III D
nella scuola media Mommsen di Roma, dell'anno
1997-98, con la cronaca dell'intervento tenuto
dalla mia alunna Martina Lilli il 15 maggio 1998
davanti al Consiglio Comunale di Roma, nella
seduta straordinaria dedicata allo sfruttamento
del lavoro minorile nel mondo in occasione
del passaggio della "Marcia globale".
La scena fu ripresa dal Tgr Rai del Lazio. |
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| Educazione interculturale
con schede didattiche |
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| Una delle 20 schede didattiche da me elaborate
per il corso di educazione interculturale
che svolgevo nelle mie classi di scuola media. |
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| Frequenti uscite con le classi
per visite d'istruzione |
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| Test d'ingresso di Federico e Martina,
alunni della scuola media Mommsen,
alla Bocca della Verità, Roma 11 maggio 2005.
Foto di Nicola Bruni |
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| Nicola Bruni con alunni della scuola media
Quinto Ennio di Roma in visita al Colosseo,
novembre 1974. |
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