L'epica dell'horror e degli eroi pedofili nelle antologie della scuola media
Il Pelide Achille
Kylix ellenica del VII secolo a.C. – Berlino, Pergamon Museum, foto di Paolo Bruni
"Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta...”.
Il professor Pierino Baracchi aprì a caso il primo volume di una fiammante antologia di italiano “novità 2001”, e si commosse,
tornando indietro con il pensiero alla scuola media della sua infanzia. Era l’autunno del 1959 quando, vestito da giovanottino
con giacca, cravatta e calzoni corti, recitava a memoria davanti ad un'austera professoressa di lettere tifosa degli Achei
il proemio dell’Iliade di un tal Vincenzo Monti spacciato per Omero.
A quel tempo, i pedofili venivano chiamati
senza tanti riguardi PEDERASTI,
ma il bambino Pierino non conosceva
ancora il significato di quella brutta parola:
per lui Achille era il mitico Piè Veloce,
il guerriero più valoroso dei “nostri”,
e Agammenone, l’Atride eroe,
il loro re supremo.
Non avrebbe mai immaginato, come
gli insinuò nella mente qualche anno dopo
un compagno più scafato, che quei due
campioni della civiltà classica erano
degli sporchi schiavisti pederasti
che abusavano di “fanciulle” minorenni,
sottratte con la violenza alle loro famiglie,
mentre conducevano una criminale
guerra di aggressione contro
il civilissimo popolo del Pio Enea,
epico progenitore del figlio della lupa
Romolo, allupato assassino
(homo homini lupus) del fratello Remo
e mitico fondatore della Caput mundi.

Allora, il professor Baracchi si procurò
una decina di nuove antologie di italiano
presentate dalle case editrici
per le adozioni dei libri di testo
nelle scuole medie, e verificò che
tutte, immancabilmente, proponevano
ai ragazzini di 11 anni quella
fondamentale epopea dello sciopero
della guerra attuato dal Pelide (ben tre
millenni prima del riconoscimento
del diritto di sciopero) per rivendicare
il possesso della fanciulla-preda
Briseide fregatagli dall’Atride.

Variava in alcuni casi solo la traduzione
del presunto testo di Omero:
“Canta l’ira fatale di Achille, o Dea,
del figlio di Peleo...” (Quasimodo);

“Canta, o dea, l’ira d’Achille Pelide,
rovinosa...” (Calzecchi Onesti);

“L’ira mortale tu canta, o dea,
di Achille Pelide...” (Cetrangolo).
Pierino notò che i traduttori, reinterpretando
soggettivamente la qualità
(funesta - fatale - rovinosa - mortale)
dell’incavolamento di Achille, avevano dato
voce al pluralismo espressivo di una forma
classica di agitazione... sindacale.

Osservò poi che talune antologie avevano
selezionato brani horror dei poemi omerici
particolarmente idonei a soddisfare
la crescente domanda di brividi
del mercato scolastico.
Non per nulla, nel greco antico,
la parola anthologhìa significava scelta
di fiori... compresi i crisantemi.
Tra i fiori di cimitero messi in pagina,
ecco alcuni esemplari che
il professor Baracchi vi trovò.
ACHILLE E IL CADAVERE DI ETTORE:
“Gli bucò i tendini dietro i piedi,
dalle caviglie al calcagno,
vi fece passare due liste di cuoio
e lo legò al carro lasciando pendere
la testa per farla strisciare per terra.
E salito sul carro, tenendo alte
le armi gloriose, sferzò i cavalli
che subito volarono. Un turbine di polvere
si alzò intorno al corpo trascinato:
sconvolti i capelli d’un nero quasi azzurro,
la bella testa dentro la polvere”
(Iliade, trad. di Quasimodo). >>
Guerriero acheo, Museo di Paestum, foto di Nicola Bruni
Guerriero acheo, Museo di Paestum
(foto di Nicola Bruni).
In alto al centro, Kylix ellenica del VII
secolo a. C. - Berlino Pergamon Museum
(foto di Paolo Bruni).
Sotto, kantharos attico a figure rosse
con maschera - ca 480 a. C .
.



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Link con l'articolo di Nicola Bruni QUARANT'ANNI DI SCUOLA
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Così parlò Zarathustra
La “kultura” delle citazioni
da commentare nei temi
degli esami di maturità
Elaborato della candidata Elvira Elzeviro
sul tema “La memoria storica tra custodia
del passato e progetto per il futuro”,
agli esami di Stato 2002.

Tipologia prescelta: “articolo di giornale”,
per la rivista studentesca La Linguaccia.
Titolo dell’articolo: Così parlò Zarathustra. Occhiello: Riproposta agli esami di Stato
la “kultura” delle citazioni. Sottotitolo:
La testimonianza di una candidata.

La “memoria storica” sugli esami
di ex maturità, che ho acquisito attraverso
lo studio dei titoli delle prove scritte
degli ultimi venti anni, mi suggerisce
questa riflessione: nel nostro Paese
cambiano le repubbliche, le maggioranze
di governo, i ministri dell’Istruzione e perfino
le formule degli esami, ma non cambia
la mentalità di chi propone i temi di italiano.
Mi sono fatta l’idea che si tratti di persone
“altolocate” che non assumono come criterio
quello (indicato dalla legge) di mettere
ciascun candidato in condizione
di “esprimere liberamente la personale
creatività” al fine di dimostrare
la competenza raggiunta nell’uso
della lingua scritta.

No, il loro scopo principale sembra quello
di far bella figura sui giornali, esibendosi
in dotte citazioni di autori talvolta illustri,
talvolta illustri-sconosciuti, che gli studenti
sono invitati a commentare rispettosamente:
Ipse dixit... Così parlò Zarathustra. >>
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Kylix ellenica del IV secolo a.C. - Berlino Pergamon Museum, foto di Paolo Bruni
Kylix ellenica del IV secolo a.C. - Berlino,
Pergamon Museum (foto di Paolo Bruni)
POLIFEMO RACCONTATO DA ULISSE:
"con un balzo sui miei compagni le mani
gettava e afferrandone due, come cuccioli
a terra li sbatteva, scorreva fuori il cervello
e bagnava la terra. E fattili a pezzi,
si preparava la cena; li maciullava
come leone montano; non lasciò indietro
né interiora, né carni, né ossa o midollo”
(Odissea, trad. di Calzecchi Onesti);
ULISSE TORNATO AD ITACA:
“mirò dritto e la freccia prese Antinoo
alla carotide; la cuspide traversò
il tenerume del cervelletto
e gli uscì fuori dall’altra parte [...]
Dalle narici a fiotti subito
sgorgò sangue umano, viscoso”
(Odissea, trad. di Calzecchi Onesti).
Continuando a sfogliare le ventimila pagine delle antologie (ogni opera ne aveva mediamente circa duemila),
Pierino cercò se ce ne fosse almeno una,
una sola, tratta da un testo classico
della letteratura antica diffuso in tutto
il mondo, che veniva ancora letto e riletto
all’inizio del terzo millennio
da circa due miliardi di persone:
il Nuovo Testamento. Ma non la trovò.

Per uno strano fenomeno di amnesia
collettiva, gli autori di tutte quelle
antologie si erano completamente
dimenticati del valore artistico-letterario
di molti brani dei Vangeli,
in particolare del racconto della nascita
di Gesù (evento per il quale le scuole
italiane facevano due settimane
di vacanza... fino all’arrivo dei Magi
guidati dalla stella cometa) e di quello
della sua morte e resurrezione
(altri sei giorni di vacanza).

Approfondendo l’esame dei volumi,
tuttavia, Baracchi dovette riconoscere
che, in realtà, del “Natale” la maggior
parte degli autori si erano un tantino
ricordati. Infatti, 3 antologie su 10
parlavano di Babbo Natale, dei regali
di Natale e dell’albero di Natale,
e 5 riportavano una poesiola laica
sul... mesto “Natale”, casalingo
e solitario, del vecchio Ungaretti.

Dal libro di Nicola Bruni
AD CATHEDRAM (2004)
In seconda battuta, essi mostrano
di volersi servire dell’esame di italiano
per “promuovere” la conoscenza
di uno scrittore, di un poeta,
di un movimento culturale,
di un personaggio, di un evento storico
o di una particolare tesi interpretativa.

La fiera delle citazioni di Stato di quest’anno
ha esposto fra l’altro i prodotti di sedici
cognomi d’autore, preceduti dalle sole
iniziali dei rispettivi nomi (in modo
da lasciar indovinare allo studente,
di volta in volta, se si trattasse
di un uomo o di una donna):
S. Quasimodo, G. Carducci, C. Sbarbaro,
G. D’Annunzio, U. Saba, R. Guttuso,
A. Briggs, F. Demier, G. A. Ritter,
F. Nietzsche, E. J. Hobsbawm,
B. Spinelli, E. Loewenthal, G. M. Pace,
J. F. Lyotard, A. Grando,
e ancora E. J. Hobsbawm per il bis finale.

Orbene, la mia piccola memoria storica,
di studentessa liceale nata nel 1983,
mi ha aiutato a riconoscere solo sette
di quei personaggi, identificandoli tutti
come maschi: i primi sei della lista,
più Nietzsche, l’autorevole autore
per l’appunto di "Così parlò Zarathustra".

Ma veniamo al tema da me scelto
per redigere un articolo di giornale:
“La memoria storica tra custodia
del passato e progetto per il futuro”.
Io ho cominciato subito a parlare
del mio “progetto per il futuro”,
che al momento prevede una laurea
in scienze politiche, una carriera
da giornalista, un matrimonio d’amore,
due o tre figli, un’attiva partecipazione
alla vita sociale...
Che spunti giornalistici mi fornivano,
al riguardo, i brani dei quattro autori
proposti per l’articolo che avrei dovuto
scrivere? Nessuno. Aria fritta,
del tipo “brevi cenni sull’universo”.

Isolate dal loro contesto,
le “ultime parole famose” di Nietzsche,
Hobsbawn, Spinelli e Loewenthal,
citate nella traccia, mi sono apparse
come vuote declamazioni retoriche.

Udite, udite: “Continuamente - poetava
Nietzsche - si stacca un foglio
dal rotolo del tempo, cade, vola via,
e improvvisamente rivola indietro,
in grembo all’uomo. Allora l’uomo
dice: ‘mi ricordo’ ”. E Loewenthal
sentenziava: “La memoria è il rombo
sordo del tempo, scandisce il distacco
dal passato per tentare di capire
quel che è accaduto”.

Allora mi è tornato in mente un racconto
della mia nonna materna, siciliana,
sul rombo terrificante dei bombardieri
anglo-americani che martellavano
la Piana di Catania durante la Seconda
guerra mondiale.

A quel punto, mi sono domandata che
razza di articolo stavo scrivendo.
A chi poteva interessare la storia
dei miei nonni e dei miei genitori,
dei sacrifici che dovettero affrontare
per salire nella scala sociale,
dell’educazione affettiva, morale,
religiosa e intellettuale che hanno
saputo darmi fin da bambina?

Mi sarei coperta di ridicolo dichiarando
su un giornale studentesco che
il mio “progetto per il futuro”
poggiava le sue fondamenta
nei diversi ma convergenti vissuti
dei miei antenati.

Via! Per confezionare un articolo
secondo le regole del migliore
giornalismo, ci vuole ben altro: la notizia,
la polemica, il paradosso, lo scandalo...

Perciò, ho cancellato tutto, ho cambiato
foglio, e ho ricominciato a comporre
il “pezzo” attaccando:
“Il Sessantotto dei nostri padri,
che volevano portare la fantasia
al potere, ha attraversato invano
la scuola italiana, se ancora oggi
il Ministero dell’Istruzione può
permettersi di imporre agli studenti
la KULTURA DELL'IPSE DIXIT,
cioè la cultura autoritaria
delle citazioni d’autore, senza
essere subissato da un fitto
lancio di pomodori...”.

Dal libro di Nicola Bruni
AD CATHEDRAM (2004)
Oinokoe e kylix  elleniche del IV secolo aC - Berlino, Pergamon Museum, foto di Paolo Bruni
Oinokoe (anfora per vino) e kylix (coppa) elleniche del IV secolo a. C.- Berlino, Pergamon Museum
(foto di Paolo Bruni)
Kantharos attico 480 a.C. - Link Home
ACHILLE E LO SCIOPERO DELLA GUERRA
I traduttori italiani di Omero, reinterpretando soggettivamente
la qualità (funesta - fatale - rovinosa - mortale) dell’incavolamento di Achille,
hanno dato voce al pluralismo espressivo di una forma classica
di agitazione... sindacale: uno "sciopero della guerra" attuato dal Pelide
tremila anni prima che fosse riconosciuto il diritto di sciopero.
VISITATORI: