|
| Lascio la scuola con emozione,
con gratitudine verso gli alunni
che mi hanno voluto bene,
e con il rimpianto di non poter continuare,
perché non ho più, ahimè, le energie
necessarie per parlare in classe
ai ragazzi con voce tonante
e farmi sentire anche da…
quelli che sono andati al bagno.
In questi quarant’anni, la scuola italiana
è molto cambiata: a mio giudizio,
complessivamente, in meglio,
anche se tra molti difetti, vecchi e nuovi.
Si è democratizzata, si è aperta
alla società e alla vita del mondo
contemporaneo, si è fatta
più rispettosa degli studenti
(guai, oggi, a chiamarli “somari”);
si è presa cura dei bisogni
dei soggetti più svantaggiati;
è diventata meno nozionistica,
meno selettiva e più formativa;
è riuscita ad accogliere quasi tutta
la popolazione in età adolescenziale;
ha allargato i suoi orizzonti antropologici
inserendo con pari dignità nelle classi
un numero crescente di alunni stranieri;
ha cominciato a usare
le moderne tecnologie informatiche.
Sono cambiati anche gli studenti.
I quali si sono mediamente “allungati”
di statura, costringendo spesso i “prof”,
non più sollevati dalla pedana
che un tempo innalzava la cattedra,
a guardarli dal basso verso l’alto.
Poi, si sono tecnologizzati, al punto
di avere in molti casi una competenza
superiore a quella dei loro “maestri”
nell’uso degli strumenti elettronici.
Per quanto riguarda le studentesse,
le ho viste togliersi il grembiule nero,
che le aveva discriminate dai maschi
fino alla rivolta del Sessantotto,
raggiungere la parità nella scolarizzazione
e passare alla conquista
di un’ampia maggioranza
nella categoria dei “primi della classe”.
Sono cambiati perfino i docenti,
nel senso che quelli di oggi
hanno in media dai 15 ai 20 anni in più,
sono molto meno “bocciofili”,
e si deve in gran parte a loro
se la scuola, tra riforme,
mancate riforme e riforme sballate,
continua discretamente a rispondere
alle esigenze sociali.
Mi ci vorrebbero due o tre libri,
per raccontare le mie esperienze
professionali più interessanti.
Devo, qui, limitarmi ad alcune battute:
le ultime, appunto, da prof in servizio.
Uno dei ricordi più simpatici si riferisce
all’anno 1967/68, in cui emigrai
da Roma per insegnare a Strangolagalli,
un paesino della Ciociaria.
Un giorno, una ragazzina mi domandò:
“Professó, te piaciono l’asparagi?”.
Io, incautamente, risposi di sì.
L’indomani, fui sommerso
da 18 mazzetti di asparagi selvatici
che i 18 alunni di quella classe
affettuosa erano andati
a raccogliere per me nei campi.
Nicola Bruni
La Tecnica della Scuola - 20 luglio 2005 |
|
| Festa di Santa Fine d'Anno |
|
| 10 giugno 2005, festa di fine anno scolastico
e mio ultimo giorno di servizio da insegnante,
nella scuola media Mommsen di Roma.
Gli alunni della I D mi hanno salutato scrivendo
alla lavagna: "Bruni ti vogliamo bene!".
Foto di Nicola Bruni |
|
| |
|
 |
| La giornalista e scrittrice Franca Zambonini
mi ha dedicato il seguente trafiletto
nella sua rubrica "Arrivederci"
del settimanale FAMIGLIA CRISTIANA
(n. 31 del 31 luglio 2005, p.158) |
|
| IL PROF SORRIDENTE
VA IN PENSIONE
Il professor Nicola Bruni, insegnante
di lettere all’istituto "Mommsen"
di Roma, lascia la scuola
dopo quarant’anni.
Debuttò in cattedra a Strangolagalli,
un paesino della Ciociaria, e il primo
ricordo sono i 18 mazzetti di asparagi
selvatici che i 18 alunni
di quella classe affettuosa
avevano colto per lui.
Scrive: «La mia è stata
una carriera senza carriera,
che ha contribuito a rendermi felice».
Del professor Bruni ricordo il libro
Ad Cathedram (Ed. La Tecnica
della Scuola), in cui esponeva
il suo cordiale metodo didattico,
la pedagogia del sorriso.
A parer suo, la scuola
è cambiata in meglio,
pur tra difetti vecchi e nuovi:
è più rispettosa degli studenti
(«Guai, oggi, a chiamarli somari»),
meno nozionistica, meno selettiva.
E sono cambiati anche i docenti,
più aperti, meno bocciofili di un tempo:
«Si deve a loro se la scuola,
tra riforme, mancate riforme
e riforme sballate,
continua a reggere».
Franca Zambonini |
|
|  |
| **************************************** |
|
| Il giornalino di classe nel 1995 |
|
| Foto ricordo della mia classe III B 1994-95
della scuola media Quinto Ennio di Roma
(quartiere Quadraro); nella parete di fondo,
la collezione triennale dei giornalini
murali di classe redatti dagli alunni nelle mie
ore di lezione del tempo prolungato.
Foto di Nicola Bruni |
|
| E una bella rimpatriata nel 2007 |
|
| Dodici anni dopo, un gruppo di miei ex alunni
del triennio 1992-1995, della scuola Q. Ennio,
gli stessi della foto più in alto, sono venuti
a cercarmi, e il 22 maggio 2007 abbiamo
passato insieme una bella serata in pizzeria.
In questa foto, mi trovo con Alessia Piscaglia,
Miriam Guglietta, Giampaolo Pezzotti,
Davide Fallani, Gianluca Azzena, Cristina Pareti,
Adriano Botti e Simone Di Giulio. |
|
|
 |
| Una Giulia che ha imparato
"l'amore per la cultura" |
|
| Il 31 ottobre 2009 ho avuto la gioia
di ricevere questo messaggio e-mail
da una mia ex alunna che
si è imbattuta casualmente
in questo Belsito:
-
Lei sicuramente non si ricorderà
di me, visto che ha alle spalle
un esercito di studenti.
Lei è stato il mio professore
dal 1999/2000 al 2001/2002
presso la scuola media Teodoro
Mommsen. Volevo salutarla
e farle sapere che ho sempre
stimato lei e il suo lavoro, la sua
cultura e il suo modo di scrivere.
Volevo anche ringraziarla
per avermi insegnato a guardare
il mondo con uno sguardo critico,
oltre all'avermi dato basi che
ancora oggi si fanno sentire
positivamente.
Grazie per avermi, insomma,
aiutata a diventare quello
che sono. Davvero in pochi,
a 11 anni, sapevano ad esempio
cosa fosse il melting pot.
Io sì, grazie a lei.
Ora studio storia contemporanea
all'università La Sapienza.
Penso spesso a lei, e penso
a quanto il suo modo
di insegnare abbia influenzato
quello che sono.
Lei riesce a trasmettere
l'amore per la cultura
come pochi sanno fare.
Spero davvero che lei stia bene.
Tanti saluti, professore.
Giulia Centofante |
|
| Ex alunni della Quinto Ennio |
|
| Vent'anni dopo eccoci qua |
|
| Sono stati per un triennio
(1986-1989) miei alunni
nella scuola media
Quinto Ennio di Roma.
Vent’anni dopo si sono ricordati
di me, e il 22 dicembre 2009
abbiamo fatto un’affettuosa
“rimpatriata” in pizzeria,
dove abbiamo anche ripassato
il giornalino di classe
con le immagini delle numerose
visite d’istruzione che
avevo organizzato per loro.
Nella foto, da sinistra in prima fila:
Barbara Caione, Daniela Corvetti,
Veronica Gregori; in seconda fila,
Serena Sacchetti, Serena Filippone,
Alfredo Vagnini e Simona Baglioni.
Quattro di loro sono sposati
e hanno già dei figli. |
|
| **************************************** |
|
|
|
| |