Qualcuno si è inventato che dire "auguri" porta male, e tutti dietro come pecore a ripetere: "In bocca al lupo"
In bocca al lupo? Si salvi il lupo...
dal conformismo dei superstiziosi
.





.
Lupo
Non mi va giù che qualcuno, invece
di farmi gli “auguri”, considerati
iettatori, mi mandi “in bocca al lupo”…
come se fossi Cappuccetto Rosso.

Secondo una stupida convenzione,
dovrei essere così spiritoso
da ribattere: “Crepi il lupo”.
Ma no, ma no! Invocare,
per scaramanzia, la morte
di un povero lupo innocente
è una malvagità
priva di giustificazione.
Anche il lupo è una creatura di Dio,
come riconobbe San Francesco
a Gubbio chiamandolo Frate Lupo.
Vorrei che i crepalupi, prima
di aprire bocca per dire “in bocca…”,
riflettessero sul rischio incombente
di estinzione della specie lupina.
Alla quale, peraltro, i libri di storia
attribuiscono il merito leggendario
di aver salvato i due trovatelli
fondatori di Roma.

Una volta, quando facevo il prof,
il primo giorno di scuola rassicurai
i miei nuovi alunnetti, che apparivano
trepidanti per essere stati mandati
in bocca al lupo dalle loro mamme:
“Tranquilli! Il vostro lupo sono io.
E non posso mangiarvi perché ho
una bocca troppo piccola”.

Aggiungo che non ho paura del gatto
nero che mi attraversi la strada,
perché non sono razzista.
E tengo a precisare che mi stanno
più a cuore gli animali della zoologia
che quelli dello zodiaco.
Tuttavia, se fossi un attore,
mi piacerebbe interpretare l’incipit
di un astrologo che si rivolge
agli utenti del suo oroscopo
declamando: “Fratellastri cari…”.

Dunque, se un amico mi domanda
"Di che segno sei?", io gli rispondo
"Del segno della Croce".
Se mi dice "Incrociamo le dita",
io lo incrocio con lo sguardo.
Se mi dice "Tocchiamo ferro",
gli faccio garbatamente notare che
è rimasto fermo all'Età della pietra...
quando poter toccare ferro
era una vera fortuna.

Insomma, io non sono superstizioso:
infatti, prima di compiere i miei 18 anni
dicevo di averne 17, non 16 bis…
e poi mi è andata bene.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola - 20 febbraio 2010
Tifosi nella Nazionale di calcio a Roma il 10 luglio 2006, foto di Nicola Bruni
Qui sopra e nella altre due colonne,
tifosi in festa a Roma il 10 luglio 2006
per la vittoria dell'Italia nel campionato
mondiale di calcio in Germania.
Nel fondo pagina, un gregge nel Parco
della Caffarella a Roma.
Foto di Nicola Bruni
L'Italia campione
del mondo...
per scaramanzia
Ci credereste? Sarebbe stata
- il condizionale è d’obbligo -
un’azzeccata strategia scaramantica,
sostenuta e amplificata dal servizio
pubblico radiotelevisivo, a determinare
la vittoria dell’Italia nel Campionato
mondiale di calcio 2006,
disputato in Germania.

In effetti, chi ha seguito le cronache
sportive della Rai, è stato puntualmente
ragguagliato sui riti, i gesti, gli amuleti
e gli espedienti apotropaici,
scaramantici o propiziatori
ai quali sarebbero ricorsi gli italici
campioni e i loro sostenitori,
per allontanare gli influssi malèfici
e attivare quelli benèfici.
Tifoso della Nazionale di calcio a oma il 10 luglio 2006, foto di Nicola Bruni - 2
Si calcola che gli Azzurri avrebbero
ricevuto una fortissima spinta
verso il gol da più di 750 milioni
di “in bocca al lupo” di tifosi
(in media, una quindicina a… bocca)
che con quella formula,
criptata in “Codice… da Vincere”,
li avrebbero efficacemente indirizzati
“nella rete dell’avversario”.

Inoltre, una magica influenza
sul risultato avrebbe esercitato
il “caloroso in bocca al lupo”
rivolto alla Nazionale di Lippi,
poche ore prima della semifinale
con la Germania, dal Presidente
della Repubblica “Sir George”.
Il quale, “da buon napoletano”,
oltre che Napolitano, la mattina
del 4 luglio (faceva molto caldo)
ha ammesso davanti alla tv di essere
“naturalmente… scaramantico”.

Dichiarazione che - a quanto pare -
avrebbe costretto i “cattivi napoletani”,
quelli non scaramantici, ad incrociare
le dita sulla bocca, per trattenersi
dal formulare “auguri”: un’espressione
scaramanticamente infausta
che avrebbe potuto portare
la nostra Nazionale alla disfatta.

D’altra parte, le squadre rivali
sarebbero state svantaggiate,
nel confronto con l’Italia, dall’handicap
di non possedere nelle rispettive lingue
una formula propiziatoria equivalente
per efficacia al nostro “in bocca al lupo”.
Tifoso della Nazionale di calcio a Roma il 10 luglio 2006, foto di Nicola Bruni
Riti apotropaici, amuleti
e scongiuri che avrebbero
fatto vincere la Nazionale
di calcio nel 2006 in Germania
Tifosi della Nazionale di Calcio a Roma il 10 luglio 2006, foto di Nicola Bruni - 1
Lo stesso Lippi, prima del match finale,
ha signorilmente riconosciuto
in almeno due interviste televisive
di aver avuto fortuna: in realtà, lui,
per scaramanzia non ha pronunciato
la parola “fortuna” (che, se evocata
per nome, potrebbe indispettirsi
e portare addirittura jella),
ma un’altra parolina di quattro lettere
che comincia per C e finisce per O.

Secondo le mie ricerche di storia
della lingua italiana, l’origine di questo scaramantico oc-cul-tamento
della fortuna, farebbe riferimento
a grandi benefici economici che
avrebbero ottenuto taluni invidiati
amatori del passato in virtù
di un prestante fondoschiena.
Tifosi della Nazionale di calcio in estasi a Roma il 10 luglio 2006, foto di Nicola Bruni
Per contro, i calciatori italiani avrebbero
corso rischi mortali sul campo di gioco,
essendo stati obbligati a cantare,
prima di ogni partita, il ritornello
nazionale del “siam pronti alla morte”.
A salvarli, sarebbe stato
uno stratagemma segreto,
insegnato loro da un mago
della scaramanzia:
quello di cantare l’Inno di Mameli
facendo di nascosto, ma molto
di nascosto, gli scongiuri.

Mi scuso per aver trattato l’argomento
al condizionale. L’ho fatto per
scaramanzia,
cioè perché non si sa mai…
che cosa sia veramente accaduto.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 agosto 2006
Tifosi della Nazionale di calcio in estasi a Roma il 10 luglio 2006, foto di Nicola Bruni
Link con la pagina iniziale del Belsito
Chi crede in Dio ma anche negli amuleti "portafortuna",
ri ricordi l'incipit dei Dieci Comandamenti:
"Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio al di fuori di me".
*
Chi non crede in Dio, non è che non creda in nulla.
Magari può credere che un piccolo corno di plastica porti fortuna.
*
A molti superstiziosi interessa distinguere, più che il bene dal male,
ciò che porta bene da ciò che porta male.

Nicolaus
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