SATIRA - Guerrafondai e pacifisti a confronto sugli interventi militari in Afghanistan e in Irak
TROMBE e CAMPANE
Se voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane...

e vincerà chi gliele avrà suonate di più.
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Cronaca di un seminario bipartisan sulle "Strategie educative in tempo di guerra"
Prima giornata
Il BELLO del BELLUM
Il professor Armando introdusse
il seminario sulle “Strategie
educative in tempo di guerra”,
organizzato dall’istituto S. Battaglia,
sostenendo la necessità di adeguare
il Piano dell’offerta formativa della scuola
(Pof) alle nuove esigenze della guerra
infinita contro il terrorismo.

“E’ chiaro - disse - che dopo i tragici
avvenimenti dell’11 settembre 2001
negli Stati Uniti e l’adesione dell’Italia
all’operazione LIBERTA' DURATURA
del presidente Bush, non possiamo più
mantenere nel Pof l’educazione
alla pace e alla non-violenza:
A LA GUERRE COMME A LA GUERRE.
Se si è in guerra bisogna fare la guerra.
Vale a dire che la scuola deve assumere
come compito prioritario la formazione
del cittadino-soldato, disposto
a CREDERE, OBBEDIRE COMBATTERE
(quindi anche uccidere) ed eventualmente
morire per la patria… ovvero
per la difesa della CIVILTA' OCCIDENTALE.

“La necessità di adottare strategie educative
di guerra - continuò Armando - comporta
una profonda revisione dei programmi
delle materie umanistiche, che rivaluti
i concetti di eroismo militare e supremo
sacrificio, proponendo modelli prestigiosi
tratti da opere delle letterature antiche
come l’Iliade di Omero,
la Guerra del Peloponneso di Tucidide,
il De Bello Gallico di Giulio Cesare,
la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.
Una riforma dei contenuti che riporti
in auge la memoria storica di eroi
leggendari come Attilio Regolo, Pietro Micca,
Enrico Toti, e che ripristinando lo studio
del latino insegni ai giovani con le parole
di Orazio quanto sia dolce e bello
morire per la patria:
DULCE ET DECORUM EST
PRO PATRIA MORI”.

“Infine - concluse - si dovrà completare
la riabilitazione culturale del Futurismo,
quel movimento artistico-patriottico
che negli anni della Belle époque
seppe cogliere IL BELLO DEL BELLUM,
la bellezza estasiante della guerra,
anticipando gli orientamenti estetici
del Fascismo. Senza dimenticare
i bellissimi film di soggetto bellico
che ha realizzato negli ultimi decenni
il cinema americano”.

“Per quanto riguarda le metodologie,
l’esperienza insegna che l’ubriacatura
retorica è un sistema molto efficace
per aiutare i ragazzi a vincere l’ansia
e la paura della guerra. Lo sanno bene
i capi militari quando obbligano
i soldati a cantare in coro, come capitò
a me durante il servizio di leva,
strofe baldanzose che esaltano
la temerarietà, banalizzano la morte
e mitizzano la gloria.
Non a caso noi italiani abbiamo
un inno nazionale che ci fa dichiarare
tutti, con sincero entusiasmo,
PRONTI ALLA MORTE”.

“Va da sé - aggiunse - che, di fronte
alla prospettiva di una nuova Guerra
dei Trent’anni, tutti noi dobbiamo
accettare durature limitazioni
delle nostre libertà contingenti,
di privacy, di parola, di insegnamento,
di stampa, di riunione, di manifestazione
del dissenso, in modo da garantire
una duratura libertà di manovra
a chi ci comanda.
Pertanto, occorre ristabilire
ORDINE E DISCIPLINA nella scuola.
E poiché il nemico potrebbe nascondersi
dappertutto, sarà opportuno sviluppare
negli alunni le doti di INTELLIGENCE,
istigandoli a fare la spia, e richiamare
visivamente in ogni aula l’imperativo
censorio dei tempi di guerra
TACI, IL NEMICO TI ASCOLTA”.

Dal libro di Nicola Bruni
AD CATHEDRAM (2004)
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Toh! L'Italia
è in guerra
contro i Talebani in Afghanistan
ma si è dimenticata di dichiararla
nel rispetto della Costituzione
"L'Italia ripudia la guerra come strumento
di offesa alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali" (art. 11).

“Le Camere deliberano lo stato
di guerra e conferiscono al Governo
i poteri necessari” (art. 78).

[ll Presidente della Repubblica]
"dichiara lo stato di guerra
deliberato dalle Camere” (art. 87, 9).

“I tribunali militari in tempo di guerra
hanno la giurisdizione stabilita dalla legge.
In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto
per i reati militari commessi da appartenenti
alle Forze armate” (art. 103, 3).
Trash People in Piazza del Popolo a Roma 2007, foto di Nicola Bruni
Qui sopra e sullo sfondo della pagina
l'esercito del TRASH PEOPLE
schierato a Roma in Piazza del Popolo
dal 21 al 29 marzo 2007:
mille statue prodotte con rifiuti solidi urbani
e industriali dallo scultore tedesco HA Schult
(foto di Nicola Bruni).
Seconda giornata
Il disarmo della retorica bellicista
Il clou della seconda giornata, al seminario
sulle “Strategie educative in tempo
di guerra”, fu l’intervento asimmetrico
del professor Piccione, portavoce
delle colombe della piccionaia di istituto.
Colombe bianche
L’oratore, innanzi tutto, auspicò il disarmo,
la smilitarizzazione e la pacificazione
del linguaggio metaforico usato nella scuola:
“Per favore, basta con la violenza verbale
di espressioni come: domanda trabocchetto,
risposta a scoppio ritardato,
arma a doppio taglio, spada di Damocle,
battaglia di principio,
lotta all’evasione scolastica,
guerra alla droga, trionfo della verità,
spezzare una lancia, combattere l’errore,
colpire nel segno, vincere le difficoltà,
dominare gli istinti, conquistare gli animi,
tagliare la testa al toro e augurare
in bocca al lupo. Inoltre, smettiamola
con il reclutamento degli insegnanti…”.

“Al triste compito di educare al conflitto - proseguì - sta già provvedendo ampiamente
la tv, attraverso un’informazione sugli eventi
bellici così ossessiva da mettere
in pericolo lo sviluppo equilibrato
della personalità dei nostri ragazzi.
I quali, perciò, hanno bisogno che
la scuola gli faccia sentire anche
le campane della pace, li aiuti
a decodificare la retorica delle trombe
della guerra, gli fornisca gli strumenti
educativi e culturali necessari
per vaccinarsi contro i virus
dell’intolleranza politica e religiosa,
della superbia di civiltà (il sentirsi
superiori) e dell’odio etnico, che spingono
i popoli alla violenza e alla sopraffazione”.
"Che cosa intende per decodificare?”,
lo interruppe uno studente.
“Decodificare la retorica vuol dire
identificare il vero significato o il vuoto
di significato che si nasconde dietro
parole altisonanti e frasi magniloquenti.
Significa capire che dietro gli slogan
dell’operazione LIBERTA' DURATURA
non c’è solo un’operazione di polizia
internazionale, volta a neutralizzare
le organizzazioni terroristiche
responsabili delle stragi di New York
e Washington: ci sono anche
bombardamenti per lo più inutili allo scopo,
che invece seminano terrore, distruzione,
morte, mutilazioni, sofferenze, lutti
e un rancore potenzialmente micidiale
fra milioni di innocenti”.

“Significa - continuò - riconoscere come
bestemmie sia l’espressione
GUERRA SANTA,
usata dai fondamentalisti islamici,
sia ogni altra eventuale pretesa
di schierare Dio dalla propria parte
sul campo di battaglia”.

“A questo proposito, è il caso di ricordare
che purtroppo il Signore Dio non ha
concesso deroghe, neppure in caso
di guerra giusta, al comandamento
NON UCCIDERE; e che il Concilio
Vaticano II, pur ammettendo il ricorso
alle armi per difendere i giusti diritti
dei popoli, ha condannato come delitto
contro Dio e contro l’umanità ogni atto
di guerra che indiscriminatamente miri
alla distruzione di intere città
o di vaste regioni e dei loro abitanti”.

“Ne consegue che neppure la guerra
combattuta per la più nobile motivazione
può essere considerata come
qualcosa di bello e di glorioso”.

Quindi, il professor Piccione passò
ad esaminare i guasti morali che
la guerra rischia di produrre:
“Per fare la guerra bisogna odiare
il NEMICO, anche se non lo conosciamo,
fino a volerne la distruzione,
da perseguire con ogni mezzo.
E per liberarsi dagli scrupoli
nell’uccidere il nemico, bisogna arrivare
a considerarlo un NON-UOMO,
un essere inferiore, una bestia da macello,
ovvero l’incarnazione di un pericolo
incombente, un numero da cancellare.

Ma chi è il nemico? In primo luogo,
ovviamente, chiunque presumiamo ci abbia
già fatto o potrebbe farci del male”.
“Tuttavia, poiché in guerra è difficile
operare distinzioni, il concetto di nemico,
a cui si devono infliggere gravi perdite,
si estende a tutti coloro, compresi
i bambini, che sono dalla sua parte o che
comunque si trovano nel suo territorio.
La vita di queste persone, generalmente,
vale molto poco o nulla nei calcoli
degli strateghi che elaborano i piani
di attacco, a confronto con quella
dei propri attaccanti, che merita invece
di essere preservata al massimo.
Di qui, la logica dei bombardamenti
che colpiscono nel mucchio
da lontano o dall’alto”.
“Credete - aggiunse - che gli strateghi
della Libertà duratura bombarderebbero
in modo così approssimativo se sapessero
che rischiano di colpire (e liberare
durevolmente dalla vita) con una di quelle
bombe, per esempio, dieci connazionali
piuttosto che cento afghani incolpevoli?”.
“NO",
risposero all’unisono dalla piccionaia.

Dal libro di Nicola Bruni
AD CATHEDRAM (2004)
Dario alla battaglia di Isso, Museo Archeologico di Napoli, foto di Nicola Bruni
Dario alla battaglia di Isso contro Alessandro,
mosaico pompeiano del Museo Archeologico
di Napoli (foto di Nicola Bruni).
Relazione del professor Micanzoni
della Other World University
sulla Seconda Guerra Punica contro l'Irak
Il senno di prima
La teoria della prevenzione a tutti i livelli
Nell’assemblea del 30 settembre 2002,
a parlare di “Seconda guerra punica
contro l’Irak” fu invitato il professor
Micanzoni, che la portavoce
del comitato studentesco d’istituto,
Tana De Burlis, presentò come docente
nell'Other World University di Arch-Hours,
l’Università dell’Altro Mondo di Arcore.

L’oratore affrontò il discorso alla larga,
tessendo innanzi tutto le lodi del principio
di prevenzione: “E’ meglio - disse - prevenire
la malattia che curarla, prevenire il reato
che punirlo. Ne consegue che è meglio
colpire per primo il potenziale aggressore
che aspettare di essere colpito:
infatti, da che mondo è mondo,
la miglior difesa è l’attacco.
Di qui, l’importanza di elaborare
nuove strategie di difesa, basate
sull’attacco preventivo ad ogni livello”.

“Vale a dire - proseguì - che se voi vedete
gironzolare un individuo di cui sospettate
che potrebbe avere intenzione di farvi
del male, dovete cercare di metterlo
subito fuori combattimento, o atterrandolo
con un colpo di karatè o, in subordine,
fulminandolo con una revolverata”.

“In campo giudiziario, se vi capita di essere
sotto processo, e avete il legittimo sospetto
che il Vostro Onore, come si dice in America,
voglia condannarvi, dovete immediatamente
ricusarlo ponendone in dubbio l’onestà
e la correttezza professionale”.

“Ancora: in campo politico, se un partito
democratico di governo ritiene effettivamente
che un partito di opposizione potrebbe
costituire un pericolo per la democrazia
qualora vincesse le elezioni,
ha il preciso dovere di porlo fuori legge
senza aspettare che le vinca”.

“Infine: in campo internazionale,
se un popolo benestante ha motivo
di temere che un altro popolo,
povero e affamato, sia in procinto
di invadere il suo territorio
con un’immigrazione illegale di massa,
ha il diritto di prevenire un tale disastro
inviando le sue truppe nel Paese nemico,
non dico a sterminare quel popolo,
ma quanto meno ad arrestarne i flussi
emigratori con adeguate misure
di custodia cautelare”.
Tanks iracheni distrutti nella Guerra del Golfo del 1991
Carri armati iracheni distrutti nella Guerra
del Golfo del 1991, dalla mostra
"La Terra vista dal cielo" del fotoreporter
francese Yann-Arthus-Bertrand,
Palermo, aprile 2006
(foto di Nicola Bruni).
Fatte queste premesse, Micanzoni
si dichiarò estremamente favorevole
alla guerra preventiva di difesa, voluta
dal presidente degli Stati Uniti Bush II
contro il regime canaglia di Bagdad.
“Per un motivo – spiegò - semplicissimo:
dai rapporti dei servizi segreti
anglo-americani, l’Irak
di Saddam Hussein risulta essere
incontrovertibilmente l’unico Paese
al mondo retto da una dittatura
criminale; l’unico Paese al mondo
in possesso di armi chimiche
e biologiche di sterminio;
l’unico a non rispettare le risoluzioni
dell’Onu; insomma, uno Stato
talmente pericoloso per la sicurezza
internazionale che, pur non disponendo
ancora di bombe atomiche,
potrebbe fabbricarsene una
tra qualche anno e minacciare
di usarla qualora venisse
attaccato dall’esterno”.
“A professó! - obiettò lo studente Ciavatti -
Ma pure gli Stati Uniti, il Pakistan, l’India
e Israele hanno minacciato, recentemente,
di non escludere eventuali bombardamenti
atomici contro i loro nemici”.
“Che c’entra? - replicò Micanzoni - Quei
Paesi, le bombe atomiche, le hanno già,
ed è logico che minaccino di usarle.
Non è invece ammissibile che le usi
chi ancora non le ha”.
“A professó! - intervenne la studentessa
Malaspina - Neppure lo Stato di Israele
rispetta le risoluzioni dell’Onu”.
“Non c’è paragone - ribatté l’esperto - perché
il governo israeliano, a differenza di quello
irakeno, è autorizzato ad infischiarsi
dell’Onu da un parlamento
democraticamente eletto”.

A quel punto, il prof si scusò per aver perso
il filo del discorso, e ne tirò fuori
un altro: quello della legittimità
della guerra preventiva di difesa,
ai sensi del diritto romano.
“Dobbiamo ricordare - affermò - che
l’antica Roma vi ricorse ai tempi in cui
Cartagine, benché già sconfitta due
volte, continuava a minacciare
potenzialmente i suoi interessi vitali
nel Mare Nostrum. Fu allora che
dai banchi del Senato si levò la voce
profetica di Catone il Censore,
per ammonire che Cartagine doveva
essere distrutta, nonostante quella
chiedesse la pace: Carthago delenda est.
Poi, su mandato dell’SPQR, le civilissime
legioni romane attuarono una prevenzione
totale, radendo al suolo quella città,
cospargendo di sale il suo territorio
per impedirne la coltivazione
e deportando come schiavi i suoi abitanti.
Tutto ciò, grazie anche a quell’elmo
di Scipio che molti Italiani continuano
a celebrare nell’Inno di Mameli,
mentre altri si domandano:
Dov’è la Vittoria? E qualcuno ipotizza:
Da un parrucchiere di Roma,
a farsi accorciare il capello”.

Alla parola capello, il prof si accorse
di aver fatto confusione, e si scusò
per aver “scambiato il filo con il capello”...
“A professó! - si insospettì allora lo studente
Mancini - Io non ho ancora capito
se lei parla sul serio o... ci canzona”.
“La seconda che hai detto”, precisò
Micanzoni, ridendo sotto i baffi... finti.

Dal libro di Nicola Bruni
AD CATHEDRAM (2004)
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Link con la pagina iniziale del Belsito
LA "FABBRICAZIONE" DEL NEMICO
Per fare la guerra bisogna odiare il nemico, anche se non lo conosciamo,
fino a volerne la distruzione, da perseguire con ogni mezzo.
E per liberarsi dagli scrupoli nell’uccidere il nemico, bisogna arrivare a considerarlo
un NON-UOMO, un essere inferiore, una bestia da macello,
ovvero l’incarnazione di un pericolo incombente, un numero da cancellare.
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