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| Qui sopra, alcune immagini
della Sagrada Familia di Barcellona:
1 - la facciata laterale (Ovest) della Passione,
con uno striscione di benvenuto al papa Benedetto XVI,
che ha consacrato la basilica il 7 novembre 2010;
2 - particolare della facciata laterale (Est) della Natività,
con un gruppo di visitatori giapponesi;
3 - uno scorcio dell'interno della basilica.
Foto di Nicola Bruni
La facciata principale (lato Sud), detta della Gloria,
è ancora in costruzione, al pari della facciata posteriore,
che è quella dell'abside. |
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| Fu investito da un tram
a Barcellona, il 7 giugno 1926,
Antoni Gaudí, grande innovatore
e maestro dell’architettura moderna,
autore di alcuni tra i più celebrati
edifici di quella città.
Ma era così modestamente vestito
che i soccorritori non lo riconobbero
e lo trasportarono all’ospedale
dei poveri, La Santa Cruz.
Lì, volle rimanere con i poveri,
e tre giorni dopo spirò,
in fama di santità. |
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| Aveva dedicato più della metà
dei suoi 74 anni a un’opera
gigantesca e fantastica,
il tempio della Sagrada
Familia, la famiglia di Gesù
(aula a croce latina di 90x60 metri,
18 alte torri a guglia, quattro
facciate adorne di statue,
un chiostro, una cripta),
la cui costruzione, tuttora
incompiuta nella parte esterna,
è continuata fra alterne vicende
nei decenni successivi
secondo il suo progetto,
fino a giungere al traguardo
dell’apertura al culto cattolico
con la Messa del papa
Benedetto XVI,
il 7 novembre 2010. |
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| I biografi intervenuti a sostegno
della causa per la sua
beatificazione, avviata
nel 2003, descrivono
quel “Santo Costruttore”
come una persona umile
e di profonda fede cristiana.
Gaudí si sentiva un collaboratore
di Dio nella creazione artistica.
Era un perfezionista
molto esigente con se stesso,
anche a costo
di procedere a rilento.
E si giustificava:
“Il mio Cliente non ha fretta”.
Consigliava ai suoi collaboratori:
“Se volete fare un buon lavoro
dovete metterci amore,
prima ancora che l’abilità
e la tecnologia”.
Aveva concepito
la Sagrada Familia
come una cattedrale
per il secolo futuro,
ricca di simboli tratti
dalla natura creata da Dio
e di insegnamenti biblici,
allo stesso tempo
luogo di preghiera
e libro sacro di pietra
aperto ai raggi del sole.
Diceva: “L’arte è bellezza.
La bellezza è lo splendore
della verità, e per conoscere
la bellezza bisogna
guardare al creato”.
Nicola Bruni
La Tecnica della Scuola
5 novembre 2010 |
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| Qui sopra, alcune opere di Gaudí a Barcellona:
1, 2 - manufatti del Park Guell;
3 - Casa Battlò, in Passeig de Gracia;
4 - la Pedrera o Casa Milà, in Passeig de Gracia;
5 - decorazioni della facciata del Palau Guell,
in Carrer Nou de la Rambla.
Foto di Nicola Bruni e di Fabio Bruni.
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Nella colonna di centro, due scene
della facciata della Natività
della Sagrada Familia di Barcellona.
Sotto: decorazioni esterne del chiostro.
Foto di Nicola Bruni |
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| Il grandioso tempio di Barcellona inaugurato dal Papa il 7 novembre 2010 |
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| La Basilica della Sagrada Familia |
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| Questa splendida chiesa [della Sagrada Familia] è un segno visibile del Dio invisibile, alla cui gloria svettano queste torri,
frecce che indicano l’assoluto della luce e di colui che è la Luce, l’Altezza e la Bellezza medesime.
Gaudí volle unire l’ispirazione che gli veniva dai tre grandi libri dei quali si nutriva come uomo, come credente e come architetto:
il libro della natura, il libro della Sacra Scrittura e il libro della Liturgia. Così unì la realtà del mondo e la storia della salvezza,
come ci è narrata nella Bibbia e resa presente nella Liturgia. Introdusse dentro l’edificio sacro pietre, alberi e vita umana,
affinché tutta la creazione convergesse nella lode divina, ma, allo stesso tempo, portò fuori i “retabli”,
per porre davanti agli uomini il mistero di Dio rivelato nella nascita, passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
In questo modo, collaborò in maniera geniale all’edificazione di una coscienza umana ancorata nel mondo, aperta a Dio,
illuminata e santificata da Cristo. E realizzò ciò che oggi è uno dei compiti più importanti: superare la scissione tra coscienza umana
e coscienza cristiana, tra esistenza in questo mondo temporale e apertura alla vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come Bellezza.
Antoni Gaudí non realizzò tutto questo con parole, ma con pietre, linee, superfici e vertici.
In realtà, la bellezza è la grande necessità dell’uomo; è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza.
La bellezza è anche rivelatrice di Dio perché, come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo. [...]
Gaudí, con la sua opera, ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva,
nel tornare all’origine che è Dio. Lui stesso, aprendo in questo modo il suo spirito a Dio, è stato capace di creare in questa città
uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la verità e la bellezza stessa.
Così l’architetto esprimeva i suoi sentimenti: “Una chiesa è l’unica cosa degna di rappresentare il sentire di un popolo,
poiché la religione è la cosa più elevata nell’uomo”.
Papa Benedetto XVI
dall' omelia di dedicazione della Basilica della Sagrada Familia, Barcellona 7 novembre 2010 |
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