| “Fin dove arrivarono i viaggi degli Argonauti?” |
|
| Con questa domanda emblematicamente PEREGRINA,
il professor Ulisse, docente di Storia della navigazione
planetaria (History of planet navigation)
nelle università di Brindisi e Cape Canaveral,
nonché presidente del CESSO - Centro Enciclopedico
Studi Superflui Omologati, aveva fatto
salpare la sua relazione verso SITI misteriosi.
L’illustre cattedratico transatlantico parlava al primo
SYMPOSIUM NOZIONALE DI TESTOLOGIA,
organizzato in vista del MILLENNIUM ROUND
sulla globalizzazione educativa.
Prontamente, le insigni personalità del mondo
della CULTURA VIRTUALE sedute on-line
nelle postazioni multimediali di prima fila
cliccarono OK sul display dell’occhiolino sinistro,
per segnalare di aver intercettato la risposta.
Allora Ulisse indirizzò il cursore del suo sguardo
verso il fondo buio della sala, dove si affollavano
gli oscuri peones dell’insegnamento reale,
e si autointerpellò manovrando il mouse:
“Che C’AZZECCA, pardon, CI AZZECCA
questa specie di QUIZ
con il tema del Symposium?”.
Quindi, precisò digitando sulla tastiera:
“Ci azzecca assolutamente sì, trattandosi
di un QUIZ PILOTA A RISPOSTA MULTIPLA,
ovvero con diverse risposte plausibili,
di cui una sola ESATTA,
che il CESSO intende proporre come modello
per la terza prova scritta degli esami di Stato
e per i test dei concorsi di ogni tipo”.
“Lo abbiamo scelto - sottolineò - anche
come ago di una bussola indicante la rotta
della moderna NAVIGAZIONE IN RETE
alla ricerca della NOZIONE SUPERFLUA
(ma virtualmente utile, beninteso, per la conquista
del VELLO D’ORO nei giochi a premi televisivi),
verso cui sono destinate a incanalarsi sempre più,
nel Tertium Millennium, sia la pubblica istruzione
degli italiani sia la selezione dei più meritevoli
per l’imbarco sui ponti di comando”. |
|
| Il filo del discorso del professor Ulisse fu ripreso
dalla professoressa Penelope, docente di Tessitura
del testo ed estrapolazione del test dal contesto,
la quale fece un sottile ricamo sul concetto
di RISPOSTA ESATTA:
“Considerato che ESATTA è voce del verbo ESIGERE,
ne consegue che la RISPOSTA ESATTA
è incontestabilmente quella che l’Istituzione
ESIGE dal candidato, a prescindere
dalla sua veridicità e documentabilità”.
Peraltro, Penelope spiegò che in quel genere di TEST
i candidati dovevano azzeccare la risposta esatta
senza discuterla, pescandola in una terna
comprendente anche due ITEM NON OMOLOGATI,
magari con l’aiuto della DEA BENDATA
o, meglio ancora, dell’ENERGIA EOLICA
prodotta da un’eventuale SOFFIATA rivelatrice.
E ribadì che l’essenziale, per conseguire il risultato,
non era tanto SAPERE LA RISPOSTA
quanto AZZECCARE L’ESIGENZA dell’Istituzione,
così come si possono azzeccare i numeri al lotto
e i garbugli del diritto… allo studio universitario
(nei corsi esclusivi a numero chiuso).
Analogamente, le aziende dovevano cercare,
attraverso il marketing, di azzeccare le esigenze
dei loro potenziali clienti, perché…
il cliente ha sempre ragione. |
|
| Infine, citò come esempio il famoso
QUIZ DEL MILLENNIO:
“Qual è l’ultimo giorno del Secondo Millennio
dopo Cristo?”.
Un caso in cui l’esattezza della risposta
poteva legittimamente variare in rapporto
alle esigenze di chi avesse commissionato il quiz.
Per le agenzie pubblicitarie, era il 31 dicembre 1999;
per la Chiesa cattolica che aveva indetto
il Grande Giubileo, il 31 dicembre 2000;
per gli storici che collocavano la nascita di Gesù
nell’anno 747 dalla fondazione di Roma
(6 avanti Cristo), il 31 dicembre 1994. |
|
|
| A quel punto, intervenne il professor Telemaco,
per denunciare i rischi di destabilizzazione
dell’INTERCULTURA MONDIALE
incombenti a causa dei particolarismi nozionistici,
fonte di continue diatribe, e propugnare la costituzione
di una ORGANIZZAZIONE DELLE NOZIONI UNITE
(United Notions Organization),
sponsorizzata dalle grandi MULTINOZIONALI
che dominavano filantropicamente il libero mercato
globale della pubblicità occulta nei libri di testo.
Una novella ONU, in inglese UNO, depositaria
del Pensiero Unico e del Sapere Consolidato,
con sede ovviamente a New York, incaricata
di compilare, gestire e aggiornare un’enciclopedia
telematica universale delle NOZIONI OMOLOGATE,
in lingua inglese, ad usum soprattutto
delle scuole e dei mass media. |
|
| A conclusione del Symposium, la vicepresidente
del CESSO, professoressa Sibilla, pronosticò
il trionfo dei VALORI DELLA NOZIONE
nelle scuole di tutto il mondo, affermando che
“le nozioni uniscono i popoli,
mentre le idee e i ragionamenti li dividono”,
e auspicando la distribuzione gratuita
dei SURPLUS DI NOZIONI SUPERFLUE
dei Paesi ricchi di enciclopedie
ai Paesi poveri in via di OMOLOGAZIONE.
Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
15 dicembre 1999
(testo aggiornato) |
|
| |
|
 |
| sul concorsone a premi
per i prof più bravi a quizzare |
|
| Correva l’anno 2000. La professoressa
Scarpati aveva deciso partecipare
al “Concorsone a premi” per la
promozione del 20 per cento dei docenti
di materie letterarie alla Serie A.
Una sera, mentre navigava su Internet
alla ricerca di qualche utile libro di test,
si imbatté in una circolare-spot
del Ministero della Pubblica Istruzione
(n. 7 del 7 gennaio 2000),
che pubblicizzava un concorso a premi,
bandito dall’Associazione Nazionale
Calzaturifici Italiani, dal titolo assai
calzante: “La scarpa parla.
Comunica con la scarpa”.
Rimase incantata da tanta poesia,
e capì che il Ministero, pur avendo
il test fra le nuvole, in fondo in fondo,
poverino, era costretto a scrivere
risparmiosamente con i piedi… per terra,
infilati in una scarpa sola.
Quindi, si commosse ricordando che
da bambina, alla colonia estiva,
cantava in coro a squarciagola:
“Vecchio scarpone, quanto tempo
è passato…”. Sospirò pensando
agli ingenui sogni di fanciulla che
le aveva ispirato quella preziosa
scarpina fatta calzare a Cenerentola
dal Principe Azzurro. Sorrise
nel paragonare l’esile Cenerentola
della fiaba di Perrault con la formosa
Sora Assunta di un ritornello
romanesco dei tempi del liceo:
“Daie de tacco, daie de punta,
quant’è bona la Sora Assunta!”. |
|
|  |
| Comunicare con la scarpa… perché no?
Incoraggiata dal suo stesso cognome,
la professoressa Scarpati
accettò volentieri l’invito.
Prese tuttavia le dovute distanze
dal modello letterario del grande
scrittore Alberto Moravia,
che in un libro si era messo a dialogare
addirittura con il proprio Pene,
intrecciando con "Lui"… penosi
ragionamenti del cavolo.
Come insegnante, riconosceva infatti
di non potersi permettere di volare
a quell’altezza: perciò ciabattò più
in basso, al livello comunicativo
della scarpa, e con parole terra terra
pose sul tappeto il problema
del Concorsone, che le pareva una sòla. |
|
|  |
| A quel punto, si ebbe un colpo di scena,
annunciato da un colpo di tacco.
La calzatura parlante sponsorizzata
dal Ministero della Pubblica Istruzione
esternò un quizzone - “Qual è il vero
scopo del Concorsone a premi?” -
corredato da quattro ipotesi di risposta,
delle quali una “sòla” esatta:
A - Fare le scarpe all’80 per cento
degli insegnanti, per incrementare
l’industria calzaturiera italiana.
B - Consentire solo al 20 per cento
degli insegnanti di comprarsi
delle scarpe nuove, per non ingolfare
il mercato nazionale ed evitare
un’impennata dei prezzi delle calzature.
C - Certificare che l’80 per cento
degli insegnanti non sono degni di legare
le scarpe ai propri alunni.
D - Dimostrare che l’80 per cento
degli insegnanti sono scarpari, e meritano
di ricevere le “sòle” che gli rifila
il Governo imponendogli lo zoccolo
duro dei sindacati della s(c)uola”. |
|
|  |
| La professoressa Scarpati osservò che
le quattro ipotesi proposte erano altrettanti
calci nel sedere del corpo docente.
Ma per poter azzeccare quello esatto
si riservò di rispondere dopo aver
consultato il quizzario preparatorio
al Concorsone che un sindacato molto…
autorevole aveva messo in vendita
con salatissimi diritti di autore.
Soldi e fatica sprecati, perché di lì a poco
il "compagno ministro" Luigi Berlinguer
avrebbe revocato il Concorsone
emanando un "Contrordine, compagni".
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 febbraio 2000 - testo aggiornato |
|
| ******************************************* |
|
|
 |
| L'arte di mascherare il proprio pensiero
per il gusto di vedere chi riesce a svelarlo |
|
| Quel giorno, la professoressa Dora Turan, detta
Turandot, giunse a scuola canticchiando
il motivo della marcia trionfale dell’Aida.
Sbandierava con la mano sinistra una circolare
del Ministero della Pubblica Istruzione
sul valore educativo delle parole crociate,
e con la destra faceva il segno V di vittoria.
“Ecco qua, il Signor Ministro mi dà ragione ”,
rinfacciò a quei colleghi sessantottini che erano soliti
criticare i suoi metodi didattici ispirati ai princìpi
del più classico nozionismo enigmistico.
Quindi recitò con voce cavernosa
l’ORACOLO MINISTERIALE: |
|
| "E’ un fatto che, oggi, l’enigmistica è guardata
con numerosi pregiudizi a scuola,
pregiudizi che del resto la accomunano al gioco
e a tutte le attività eminentemente ludiche […].
Sono pregiudizi che la presente iniziativa
vuole concorrere a sfatare. E’ da ritenere invece
che l’utilizzo dell’enigmistica a scuola,
oltre a rappresentare indubbie possibilità
di divertimento e coinvolgimento degli studenti
in attività intellettuali non ripetitive,
possa, se ben programmato e approfondito,
divenire un ausilio didattico
tutto da scoprire e valorizzare". |
|
| Donna dal multiforme ingegno, la Turandot
insegnava italiano, latino, greco,
storia-educazione civica e geografia al ginnasio
come ai tempi di “Lascia o raddoppia”.
Allenava i suoi alunni ad affrontare i misteri
della vita, gli enigmi della politica,
i rebus della ricerca di un lavoro,
e i giochi a quiz della tv, nel rispetto
scrupoloso delle regole e delle relative eccezioni.
E li educava ad accettare senza discutere
il PRINCIPIO DI AUTORITA', ovvero l’IPSE DIXIT
di chi comanda il gioco, uniformandosi ciecamente
alla sua VOLUNTAS nella scelta fra le soluzioni possibili.
Per esempio, 1 VERTICALE:
Filosofo ateniese, a 7 caselle. Socrate?
No, Platone… DIXIT IPSE.
Particolarmente famigerati erano i “compitini”
a cruciverba in lingua greca e in lingua latina,
che la Turandot somministrava sulle declinazioni
e coniugazioni irregolari; molto temute,
le sue interrogazioni comprendenti
indovinelli e domande a trabocchetto.
Si può immaginare come i suoi allievi,
stimolati da una tale ginnastica della mente,
riuscissero a formarsi una personalità
elastica sul piano morale,
trasformistica in campo politico,
e flessibile (ai padroni) nel libero
mercato del lavoro… precario.
Decisamente contrari ai metodi della Turandot
(che tuttavia non potevano vietarle perché,
a quel tempo, la libertà di insegnamento era sacra),
i colleghi sessantottini di educazione fisica,
inglese e matematica dovevano accontentarsi
di metterla in minoranza (per 3 a 1) negli scrutini
di fine anno, impedendole di bocciare
chi non era riuscito a risolvere i suoi enigmi.
Ma da quando il Vento del Sessantotto
(antiautoritario e antinozionistico) aveva cessato
di soffiare, il Ministero della Pubblica Istruzione
aveva cominciato a far circolare nelle scuole
autonome una corrente d’aria condizionata
in senso opposto, con l’introduzione dei quiz
agli esami di Stato. E per ultimo aveva emanato
quella circolare di sponsorizzazione dei giochi
enigmistici sui banchi, che sembrava
preannunciare una svolta di portata storica
nella politica culturale del Paese.
Essa, infatti, ribaltava l’opinione dominante
secondo cui la parola servirebbe agli esseri umani
essenzialmente per comunicare agli altri
il proprio pensiero, e agli insegnanti per farsi capire
dagli alunni, adducendo formidabili testimonianze
storiche, mitologiche e letterarie
a sostegno del suo contrario: |
|
| "Nascondere il pensiero (per Talleyrand la parola
ci è stata data per questo!) e provare a svelarlo
è stato uno dei confronti più antichi tra gli uomini.
L’enigma è nato con l’uomo.
Di enigmi c’è vasta menzione nella Bibbia […].
Proporre e risolvere enigmi era, ad esempio,
diffuso costume orientale e fu caratteristica
non secondaria della civiltà e della cultura
greca e romana […]. Gli oracoli del dio Apollo
(a Delfo) e del dio Serapis, che svelavano
il futuro esprimendosi per enigmi, hanno forse
introdotto in qualche modo le prime regole
del gioco nel confronto tra chi propone l’enigma
e chi è chiamato a svelarlo e accetta di tentare:
nel patto stipulato tra questi ultimi,
come nel patto tra giallista e lettore,
le regole dicono che non è bandito
l’uso della destrezza, il tentativo
di confondere, di nascondere il pensiero". |
|
|  |
| Sulle prime, i colleghi sessantottini credevano
che si trattasse di uno scherzo,
ma poi dovettero riconoscere che
quell’incredibile circolare era autentica:
l’oracolo del dio Ministero aveva vaticinato,
davvero, in favore di una didattica basata
su messaggi criptici, chiarimenti oscuri,
domande fuorvianti, risposte sibilline,
tracce di svolgimento depistanti fuori tema,
e libri di testo che… si spezzano
ma non si spiegano tra le mani degli studenti.
Non solo. Rileggendo il testo dell’oracolo,
la Turandot si accorse che esso celava
tra le righe un misterioso messaggio in codice.
Faticò non poco a decrittarlo, e infine
ebbe la soddisfazione di svelarne l’ARCANO
a un attonito collegio dei docenti.
L’intero disegno strategico di riforma della scuola
era stato concepito dal Governo
come un FATALE ENIGMA
da proporre agli insegnanti, un gigantesco
cruciverba con tante caselle vuote,
che professori e maestri avrebbero dovuto
riempire di contenuti… indovinando
a LEGARE GLI ASINI
DOVE VOLEVA IL PADRONE:
pena, il TAGLIO DELLA CATTEDRA.
Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
15 ottobre 1999 |
|
|
|
| |