| Arrestarono tutti gli uomini dai 16 ai 60 anni,
senza pietà. Caricarono i prigionieri
su camion e li portarono a Cinecittà.
Dopo due o tre giorni li misero dentro
vagoni ferroviari per il bestiame chiusi
con lucchetti, lasciandoli senza bere
né mangiare per parecchio tempo.
Prima del trasporto i prigionieri erano
800; dopo invece se ne contarono 740.
Arrivati a Terni, cambiarono treno
e proseguirono per Bologna,
dove si fermarono per una notte. Poi li
portarono al campo di concentramento
di Fossoli (Modena), dove sostarono
per circa due mesi.
Il 28 giugno del 1944, da Fossoli
li trasportarono in Germania
con i pullman, vestiti con tute blu
e scarpette bianche; e su quei
pullman c’era scritto: “Operai
italiani volontari per la Germania”.
La gente, per le strade, leggendo
quelle scritte, sputava sui pullman
e insultava i prigionieri dicendo:
“Invece di lavorare da noi, vanno
a lavorare in Germania”.
Durante il trasporto, alcuni uomini
riuscirono a scappare dai finestrini
senza farsi notare.
Nei campi di concentramento,
i prigionieri mangiavano un pezzo
di pane ogni tre giorni.
Finalmente, un giorno di aprile
del 1945, arrivarono gli americani
e liberarono i prigionieri. Ma almeno
27 degli 800 deportati del Quadraro
non erano riusciti a sopravvivere.
ALEANDRO CORSI
abitante del Quadraro |
|
|  |
| I tedeschi presero mio padre, due miei
fratelli, di 21 e 20 anni, e mio nonno.
Io, mia madre e gli altri tre fratelli
riuscimmo a scappare. Nel 1945,
alla fine della guerra, tornò solo
il fratello maggiore, ma era malato
e morì alcuni giorni dopo.
Mio padre, l’altro fratello
e mio nonno erano stati fucilati.
MASSIMO FASINA, falegname del Quadraro |
|
| Erano tempi molto brutti. Io ero rimasto
orfano di mio padre, che era stato ucciso
dai tedeschi, a 43 anni,
davanti al deposito dei tram”.
ANTONIO CELLETTI |
|
|  |
| PRESENTAZIONE
Questo giornalino è stato realizzato per il concorso sul "1945, anno della Liberazione e della pace", indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione
con la circolare n. 90 del 15 marzo 1995.
Redazione: Classe III B a tempo prolungato
della scuola media statale "Quinto Ennio"
con sede in Viale Opita Oppio 45 - Roma.
La "Quinto Ennio" si trova nel quartiere
Quadraro (sulla Via Tuscolana,
vicino alle arcate dell'Acquedotto Felice),
in un vecchio edificio scolastico
che nel 1944 fu trasformato
in caserma per i soldati tedeschi.
Il Quadraro patì, da parte dei nazisti,
la fucilazione di quattro suoi giovani
abitanti alle Fosse Ardeatine,
il 24 marzo 1944, e la deportazione
in Germania di quasi tutti i suoi
uomini (circa 800 persone),
in età dai 16 ai 60 anni,
il 17 aprile 1944.
Di essi, 27 non sono più tornati.
Le interviste sono state effettuate
dagli alunni: Gianluca Azzena,
Simone Di Giulio, Alex Esposito,
Davide Fallani, Miriam Guglietta,
Simone Iorio, Laura Montefoschi,
Cristina Pareti, Alessia Piscaglia,
Francesca Radaelli, Alessandro Reali.
I disegni sono degli alunni:
Davide Fallani, Gianluca Azzena,
Giampaolo Pezzotti.
Il lavoro redazionale è stato diretto
dal professor Nicola Bruni,
insegnante di lettere. |
|
| |
| |
|
 |
|  |
| I nazisti vennero a casa mia verso le 5 del mattino, bussando forte alla porta con il calcio di un mitra. Con me, che allora avevo 40 anni e non ero sposato, c’erano mia madre, mio padre, di 63 anni, e il nonno paterno, di 89 anni. Mia nonna, per la paura, non aprì, allora sfondarono la porta. Ci chiesero i documenti e ordinarono solo a me di vestirmi e di andare con loro. Mi portarono negli stabilimenti di Cinecittà, trasformati in campo di concentramento, dove rimasi con altre centinaia di prigionieri per tre giorni. Poi ci portarono a Terni, e di lì prima a Bologna e poi al campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi. Lì rimanemmo fino al 28 giugno 1944, quando decisero di portarci in Germania con una colonna di autobus. Mentre stavamo per salire sugli autobus, approfittando di un momento di distrazione delle guardie tedesche, riuscii a scappare e mi rifugiai in casa dei miei zii che abitavano proprio da quelle parti. Alcuni giorni dopo, Fossoli fu liberata dagli americani e dai partigiani, ed io potei tornare a Roma. A casa mi accolsero con grande gioia i miei genitori, che erano stati molto in ansia per me.
ADOLFO PISCAGLIA
nonno di Alessia Piscaglia |
|
|  |
| Clicca qui sopra per il link con l'articolo
PIO XII, IL PAPA CHE SALVO' ROMA |
|
| Roma fu bombardata il 19 luglio del 1943
dagli aerei anglo-americani, che colpirono
lo scalo ferroviario per le merci di San Lorenzo e distrussero anche una parte
di quel quartiere. Ci furono circa 1600 morti e molti feriti. Alcune bombe caddero sull’antica basilica di San Lorenzo fuori le Mura, danneggiandola gravemente; altre sulle tombe del cimitero del Verano. Perciò si viveva continuamente nella paura. Ogni volta che aerei nemici si avvicinavano alla città, suonavano le sirene di allarme. E allora tutti, con grande agitazione, correvano nei rifugi sotterranei, che si trovavano nelle cantine di alcuni palazzi. Se quei palazzi fossero stati bombardati, c’era la speranza di salvarsi perché poi i soccorritori avrebbero scavato
e tirato fuori i sopravvissuti dalle macerie.
Ma gli ammalati restavano in casa,
raccomandandosi l’anima a Dio.
Nei rifugi si pregava, si chiacchierava
e si raccontavano favolette ai bambini,
in attesa che suonasse la sirena
del cessato allarme.
CARLO MANGANO |
|
| Durante il periodo della Resistenza, molte
famiglie nascondevano nelle loro case
giovani che si rifiutavano di arruolarsi
nell’esercito repubblichino, partigiani, ebrei
perseguitati e soldati stranieri sbandati.
Per aver fatto una cosa del genere,
io e quattro miei paesani rischiammo
di essere fucilati dai tedeschi.
Infatti avevamo alloggiato di nascosto,
a Giove, due prigionieri inglesi
che erano scappati. Fummo scoperti
dai nazisti, incarcerati a Spoleto
e Orvieto, e condannati a morte.
Ci salvammo grazie all’intervento
di un’interprete toscana al servizio
dei tedeschi, che era parente
di uno dei condannati”.
AUGUSTO MAURIZI, di Giove (Terni) |
|
|
 |
| A quel tempo avevo 15 anni e abitavo
in una casetta bassa del Quadraro Vecchio,
a Via dei Quintili. I soldati delle SS arrivarono
alle 2,15 di notte, mentre dormivamo.
Buttarono giù la porta e piombarono dentro,
armati di mitra. Presero me, mio nonno
e il fratello di mio padre. Poi misero la casa
sottosopra e le appiccarono il fuoco.
Fortunatamente, mio padre e mia madre
avevano fatto in tempo a porsi in salvo
uscendo dalla parte di dietro, dove c’era
un orto, insieme con i miei quattro fratelli,
di 18, 16, 14 e 10 anni. Noi fummo portati
con molti altri vicino a dei carri di bestiame.
Nella confusione io riuscii a scappare,
anche se a malincuore perché dovevo
lasciare mio nonno, e a ritrovare i miei
genitori. Ci nascondemmo per almeno
tre ore in una casupola vuota, in attesa
che i tedeschi se ne andassero.
Quando, nell’estate del 1945, tornarono
dalla Germania i prigionieri sopravvissuti,
mio nonno Michele non c’era.
Poi seppi che era stato impiccato dai nazisti
insieme con due donne e due uomini,
per rappresaglia perché dal suo lager
era fuggito un deportato.
GABRIELE MANILI
nonno di Laura Monteporzi |
|
|  |
| Roma era stata liberata dall’occupazione
tedesca il 4 giugno del 1944.
Ma la “liberazione” arrivò in ritardo nel nostro
quartiere, dove centinaia di famiglie
restarono fino ad agosto del 1945
in angosciosa attesa del ritorno di quasi
tutti gli uomini in età dai 16 ai 60 anni,
che erano stati portati via dai nazisti
per lavorare come schiavi in Germania.
La loro deportazione era stata ordinata
dal colonnello Kappler, perché gli abitanti
del Quadraro si erano mostrati ostili
ai nazifascisti. Meno di un mese prima,
il 24 marzo del 1944, lo stesso Kappler
aveva fatto massacrare alle Fosse
Ardeatine 335 italiani, fra i quali c’erano
anche quattro giovani operai del Quadraro:
GAETANO BUTERA, LEONARDO BUTTICE, GASTONE GORI e GOFFREDO ROMAGNOLI.
Poi la nostra scuola, che si chiamava
"Damiano Chiesa" e comprendeva
elementari e medie, era stata chiusa
e trasformata in una caserma
per i soldati tedeschi. |
|
| La presidente delle Comunità ebraiche
Tullia Zevi osserva il nostro lavoro |
|
| nella mostra nazionale allestita a Roma
dal Ministero della Pubblica Istruzione
il 3 aprile 1996 |
|
| Clicca sull'immagine di questa pagina
per il link con l'articolo
QUALE LIBERAZIONE |
|
|
|
| |