Nella Seconda guerra mondiale la capitale della Polonia era stata distrutta dai nazisti al 75 per cento
Varsavia risorta
come la vidi e la raccontai in un articolo nel 1964
come l'ho vista e fotografata nel 2009
Foto di Nicola Bruni
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Varsavia, la Piazza del Mercato nel quartiere di Stare Miasto (Città Vecchia) - Sotto: altre foto di Varsavia a settembre del 2009
Varsavia 1964 - Sono passati 25 anni
da quel tragico 1° settembre 1939
che segnò l’inizio dell’aggressione nazista
alla Polonia e 20 anni dall’estremo martirio
della capitale polacca. La città che Hitler
aveva deciso di punire per la sua ribellione,
cancellandola dalla carta geografica,
è risorta casa su casa, chiesa su chiesa,
dalla immensa distesa di rovine lasciate
dalla furia dell’aggressione.
Il 75 per cento degli edifici distrutti
o gravemente danneggiati, tra cui il 90 per cento
dei monumenti storici e degli stabilimenti
industriali; circa 20 milioni di metri cubi
di macerie da rimuove; tutti ponti sulla Vistola
abbattuti, vaste zone minate e le strade
assolutamente intransitabili a qualsiasi
mezzo meccanico: questo il risultato finale
della “pacificazione” ordinata dal Führer e che
le sue “S. S.” misero in atto scrupolosamente,
eliminando o deportando la popolazione,
prelevando tutti gli oggetti di valore
che si potessero inviare in Germania
e infine incendiando e minando gli edifici.
Varsavia, Stare Miasto, foto di Nicola Bruni
Il Castello Reale, distrutto nel 1944 dai tedeschi
e ricostruito tra il 1971 e il 1984.
A sinistra, la Colonna del re Sigismondo III Vasa
e la sagoma della Cattedrale di S. Giovanni Battista.
La priorità di questa azione vandalica veniva
riservata alle opere d’arte, ai monumenti storici,
a tutto ciò che potesse ricordare
al popolo polacco il suo passato e quindi
costituire un ostacolo al programma
di germanizzazione del territorio.

L’opera di ricostruzione non è ancora
terminata, e ancora nella città si incontrano
rovine e sono in corso lavori. Essa ha
impegnato in uno slancio generoso
tutta la popolazione; ognuno ha voluto
dare il suo contributo in questa impresa
che molti giudicavano impossibile
portare a compimento in meno di 40 anni.
Varsavia, ponte sulla Vistola, foto di Nicola Bruni
Ponte con vista sulla... Wisła, il fiume Vistola,
che bagna Varsavia
dopo essere passato per Cracovia
Ora Varsavia è nuovamente una grande città
pulsante di vita, con 1 milione e 200mila
abitanti, quasi lo stesso numero di prima
della guerra. Nel gennaio 1945, all’epoca
della liberazione della città, a Varsavia
non erano rimaste che 14mila persone,
agglomerate nei quartieri più poveri
sulla riva destra della Vistola, la sola
zona ancora popolata a quell’epoca
e che i nazisti non fecero in tempo
a “pacificare” completamente.

La superficie della risorta capitale, che è situata
in pianura, copre un’estensione più vasta
della precedente. Ampie e lunghe strade,
piazze immense che sembrano fatte apposta
per stancare il turista, sono la caratteristica
saliente, insieme con gli edifici staliniani
in cemento armato - squadrati e massicci -
della Varsavia moderna.

L’esempio più vistoso di questa architettura
è il cosiddetto Palazzo della cultura
e della scienza, un grattacielo di 40 piani
alto 225 metri, che giganteggia in una piazza
vastissima. E’ un dono di Stalin alla “amica”
Polonia, ed è forse più per questo
che per la sua intrinseca bruttezza
che i varsaviani lo odiano. “Da quelle
finestre - dicono - si gode il più bel
panorama di Varsavia: infatti soltanto
da lì non si vede quell’orribile palazzo”.
Varsavia, un grattacielo capitalista accanto quello stalinista, foto di Nicola Bruni
Libera concorrenza tra un grattacielo capitalista
e quello in stile vetero-comunista
(il Palazzo della Cultura) donato da Stalin
La tomba del cardinalke Wyszynski nella Cattedrale di Varsavia, foto di Nicola Bruni
La tomba del cardinale Stefan Wyszynski (1901+1981), venerato dai polacchi come un santo e un eroe
nazionale, nella Cattedrale di Varsavia.
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Link con il reportage di Nicola Bruni su Cracovia
Link con il reportage di Nicola Bruni su Breslavia
Varsavia, campanile barocco, foto di Nicola Bruni
Il campanile della Chiesa dei Gesuiti,
dedicata alla Madonna delle Grazie
La ricostruzione della città
antica, lo “Stare Miasto”,
e di altri quartieri è avvenuta
invece secondo l’intento
di riprodurre il più fedelmente
possibile l’immagine
della Varsavia anteguerra.

Sono risorti così la Cattedrale,
le antiche mura di cinta che
ricordano l’assedio degli svedesi
all’inizio del XVII secolo,
la Chiesa di Santa Croce,
dove è sepolto il cuore di Chopin,
i monumenti ai grandi benemeriti
della patria, numerosi palazzi
d’importanza storica e artistica
e anche semplici abitazioni.
Non è ancora risorto, però,
il Castello Reale, di cui non rimane
che uno squallido rudere.
Varsavia, torri difensive e mura di cinta, foto di Nicola Bruni
Il complesso di torri del Barbacane
con le mura di cinta della Città Vecchia
Alcuni degli edifici ricostruiti
si stenta a credere che non siano
originali, con le loro decorazioni
a fresco un po’ sbiadite
sulle facciate che sembrano
annerite dal tempo; essi tuttavia
non hanno più di due, tre,
quattro anni. Lo stesso
invecchiamento artificiale
si è verificato purtroppo,
e per cause non ricercate,
in non pochi edifici
costruiti ex novo
e che già presentano
un aspetto cadente
o comunque malandato,
conseguenza evidente
della economicità dell’impresa.
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Varsavia: statua equestre del principe Poniatowski travestito da Marcaurelio, foto di Nicola Bruni
Statua equestre del principe Jozef Poniatowski (XIX sec.) "travestito"
da Marcaurelio, davanti al Palazzo
del Presidente della Repubblica
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Varsavia, palazzo con cariatiidi ed esposizione di ceramiche, foto di Nicola Bruni
L'arte della fatica
e l'arte della ceramica
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Varsavia, carrozza con cavalli, foto di Nicola Bruni
Omnibus a cavalli
per il risparmio energetico
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Mendicante a Varsavia, foto di Nicola Bruni
Elemosina con dignità
di chi ha conosciuto tempi migliori
E’ risorto anche il ghetto, che fu raso
al suolo nell’aprile 1943 a seguito
dell’insurrezione degli ebrei.
Il nuovo quartiere, che prende il nome
di “Muranow”, è stato edificato in gran parte
con materiale estratto dalle rovine,
e risulta sopraelevato di alcuni metri
rispetto alle altre costruzioni cittadine,
tante erano le macerie, che non fu
possibile asportare e che tuttora
ne costituiscono il sottofondo.

Ogni angolo della città ricorda eventi
luttuosi: oltre cento lapidi disseminate
nei vari quartieri rievocano le fucilazioni
in massa di inermi cittadini, effettuate
sulla base del principio della responsabilità
collettiva. La rappresaglia giunse al punto
di toccare un rapporto di 100 polacchi
per ogni tedesco ucciso.
Una di queste lapidi si trova
nella centralissima Nowy Swiat:
“Qui - è scritto - il 30 novembre 1943
gli hitleriani uccisero 30 polacchi”.
Varsavia, una via del centro storico, foto di Nicola Bruni
Un tratto dell'elegante"Via Reale"
(Krakowskie Przedmiescie)
che parte dalla Piazza del Castello.
La tomba del Milite Ignoto, che si trova
sotto il porticato di un palazzo, si è
miracolosamente salvata dalle bombe.
L’edificio è crollato, ma sono rimaste
intatte le arcate sovrastanti il tumulo;
i polacchi hanno isolato al centro
di una grande piazza il rudere, formato
da una volta sorretta da otto pilastri
e sormontato da tronconi di colonne,
simile ad un tempio antico.
La tomba è coperta di fiori,
e vi arde un fuoco perenne.
Due lapidi in marmo scuro ricordano
le battaglie che hanno visto il sacrificio
dei soldati polacchi: tra queste c’è
Monte Cassino, 13-18 maggio 1944.

Sui cancelli di ferro battuto
che chiudono le arcate posteriori
del sacello figura ancor oggi una croce;
i comunisti non hanno avuto
il coraggio di toglierla, temendo di urtare
la sensibilità religiosa della popolazione.
Il Milite Ignoto è infatti considerato
come un chiesa. La gente vi sosta silenziosa,
si fa il segno della croce e prega.
Varsavia, Chiesa della Santa Croce, foto di Nicola Bruni
la chiesa della Santa Croce,
in cui è custodito il cuore di Chopin
Non c’è famiglia in Polonia che non abbia
avuto dei morti durante l’ultima guerra;
moltissimi non hanno più ritrovato i corpi
dei loro cari, e questa è la tomba
che tutti simbolicamente li raccoglie.

Si calcola che oltre 6 milioni di cittadini
polacchi, su una popolazione al gennaio
1939 di 35 milioni di abitanti, siano
morti nel periodo bellico. In questa
cifra vanno compresi 270mila soldati
caduti nelle varie campagne, dalla difesa
della Polonia alla conquista di Berlino.

Come si vede, la maggior parte delle vittime
si annovera tra la popolazione civile,
effetto dei bombardamenti, della lotta
di resistenza, delle rappresaglie,
delle deportazioni, dei campi di sterminio,
delle camere a gas, dei lavori forzati,
del freddo, della fame e delle malattie.
La sola Varsavia conta 700mila morti:
di questi, 270mila caddero durante
l’insurrezione di Varsavia dell’estate 1944.

Nella grande piazza che circonda il Palazzo
della Cultura, c’è una mostra di pannelli
fotografici che rievoca il martirio
della Polonia. Poco distante un gruppo
di bambini in costume da bagno si tuffa
nella vasca di una fontana, approfittando
degli ultimi raggi del sole settembrino:
è la nuova generazione, spensierata,
che non ha visto nulla della guerra,
e che la immagina come una di quelle
storie incredibili cui ci sono i marziani,

Nicola Bruni
da Avvenire d’Italia - 6 ottobre 1964
Varsavia, centro storico, foto di Nicola Bruni
Gita scolastica in fila per due sotto la pioggia
nella Piazza del Castello
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Uccellini di varsavia, foto di Nicola Bruni
Uccellini "polski" senza paura
davanti al Bar degli Uccellini del Barbacane
Varsavia, orologio di Stare Miasto, foto di Nicola Bruni
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