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| La Chiesa era sottoposta a ricattatorie
limitazioni della libertà di culto
e di movimento dei suoi pastori;
e il nuovo arcivescovo di Cracovia
Karol Wojtyła era costretto a celebrare
Messa davanti ad una baracca,
nel grande sobborgo industriale
di Nowa Huta, per il divieto
di costruirvi una “casa di Dio”.
Allora, dopo la fallita rivoluzione
di Ungheria del 1956, nessuno credeva
che il popolo polacco si sarebbe
potuto mai liberare dal comunismo,
se non al prezzo di una terza
guerra mondiale.
Ora ci sono tornato, per partecipare
all’Incontro internazionale di dialogo
tra religioni e culture convocato
a Cracovia e Auschwitz dalla Comunità
di Sant’Egidio (6-8 settembre 2009).
Un congresso nel quale molti si sono
interrogati su come sia stato possibile
il “miracolo” della transizione pacifica
della Polonia dalla dittatura comunista,
durata 44 anni, alla democrazia,
e del suo successivo ingresso
nell’Alleanza atlantica
e nell’Unione europea.
L’evento dirompente, che mise in moto
una “rivoluzione delle coscienze”,
fu, secondo il ministro degli Esteri
di Varsavia Radosław Sikorski,
il primo pellegrinaggio compiuto
dal papa Giovanni Paolo II in Polonia
nel giugno del 1979: “Per la prima
volta da decenni, i polacchi udirono
parole nella lingua della verità,
e non in quella della falsità
istituzionalizzata. Ascoltarono
una voce che ricordava loro le radici
cristiane della Polonia
e il suo contributo al patrimonio
culturale europeo. E capirono
che non erano più soli”.
Seguì la lunga lotta non violenta
del sindacato Solidarność
con a capo il cattolico Lech Wałęsa
(futuro presidente della Repubblica),
che portò dieci anni dopo
ad elezioni parzialmente libere
e alla formazione del primo governo
non comunista, guidato
dal cattolico Tadeusz Mazowiecki.
Di lì, una sorta di "effetto domino",
che in breve tempo provocò
la caduta degli altri regimi comunisti
dell’Europa orientale: grazie anche
alla “miracolosa” conversione del capo
dell’impero sovietico Michail Gorbaciov
alla causa della libertà.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
25 settembre 2009
(testo ampliato) |
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| La cattedrale di Cracovia (XIV secolo)
sulla collina del Wawel, simbolo dell'identità
nazionale cattolica della Polonia.
Sotto, il Castello di Wawel.
Foto di Nicola Bruni |
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| Nicola Bruni al santuario della Divina
Misericordia nei pressi di Cracovia. |
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| Da un articolo sulla situazione
polacca che scrissi nel 1965 |
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| Il Cardinale Wyszynski
voce prestigiosa
della Chiesa del silenzio |
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| POLONIA - GIUGNO 1965
[…] E’ vero che il Governo polacco è
orientato verso il raggiungimento
di un accordo con il Vaticano,
sull’esempio di quanto è avvenuto
in Ungheria e Cecoslovacchia […].
Questo accordo, però, nelle intenzioni
degli esponenti del regime, dovrebbe
essere discusso e stipulato
direttamente tra Governo e Santa Sede,
sulla testa, cioè, del cardinale Wyszynski
e dell’Episcopato polacco, che vedrebbero
così notevolmente scosso
il loro prestigio presso i fedeli.
Vale la pena di ricordare i continui
tentativi dei comunisti - cui non garba
lo spregiudicato coraggio con cui
il cardinale denuncia dal pulpito
le limitazioni alla libertà religiosa
e l’ateismo di Stato - di screditare
la figura del primate: tra le altre cose,
si propagandano presunti insuccessi
del cardinale al Concilio; lo si accusa
di “divismo”; si vocifera che egli
si opporrebbe alla nomina di altri
cardinali polacchi per timore di perdere
la supremazia; si attribuiscono
alla sua “intransigenza” le difficoltà
nei rapporti tra Stato e Chiesa. |
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| Un ritratto a olio del cardinale Wyszynski
esposto accanto alla sua tomba nella Cattedrale
di Varsavia e un monumento in bronzo
a lui dedicato nella capitale della Polonia.
Foto di Nicola Bruni |
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| La verità è però un’altra. Il cardinale
Wyszynski è l’unica persona in Polonia
che può levare impunemente
la sua voce contro il regime.
La sua popolarità è talmente vasta che
il regime non potrebbe far nulla contro
di lui senza provocare un’insurrezione
generale. Nessuno dimentica che nel 1956
fu grazie all’intervento del cardinale
Wyszynski, liberato dal carcere, che
si fermò la rivolta e si evitarono gravi
ed inutili spargimenti di sangue.
Ora le continue denunce del cardinale
vengono a disturbare la tesi della
coesistenza tra comunismo e religione
che i comunisti polacchi tentano
di accreditare all’estero.
Apparentemente, infatti, in Polonia vi è
libertà di culto: le chiese sono affollate
di fedeli, si svolgono pubbliche processioni,
per le strade è possibile incontrare
statue della Madonna circondate di aiuole
fiorite. Ma se si segue dal di dentro
la vita della Chiesa polacca,
ci si trova di fronte ad una storia fatta
di dispetti meschini, di pastoie
burocratiche, di vessazioni fiscali,
di censure, di ricatti e di blandizie
con cui le autorità comuniste cercano
di limitare, di ostacolare, di rendere
innocua l’attività del clero.
Le parrocchie sono tassate in maniera
sproporzionata al loro reddito effettivo,
costituito dall’obolo dei fedeli;
le cerimonie religiose (Messe, matrimoni,
funerali, processioni ecc.) e le conferenze
che si svolgono nelle sale parrocchiali,
sono considerate alla stregua di pubblici
spettacoli e come tali sottoposte a tassazione
pro capite, indipendentemente dal fatto
che i partecipanti paghino o no.
L’Università cattolica di Lublino
(che i comunisti additano come esempio
della loro liberalità) è tassata esosamente
come un albergo, e si trova in arretrato
con i pagamenti per parecchi milioni di zloty.
Tuttavia le autorità si mostrano
“comprensive” e non esigono la riscossione
dei tributi fintantoché il clero, il quale
non è in grado di pagare, si mostri
ugualmente “comprensivo”
nei confronti del regime.
Cosicché le parrocchie e le altre istituzioni
cattoliche si trovano continuamente
sotto la spada di Damocle delle esazioni
e dei pignoramenti, e l’Università
di Lublino è minacciata di chiusura
da un momento all’altro. |
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| Il chiostro del convento di San Domenico
a Cracovia - Foto di Nicola Bruni |
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| L’insegnamento della religione
nelle scuole, ripristinato nel 1956,
è stato nuovamente abolito nel 1961;
e le autorità scolastiche fanno di tutto
per distogliere i ragazzi dalle pratiche
religiose: ad esempio, tenendoli
occupati la domenica in attività
parascolastiche, e privandoli durante
l’estate, nelle colonie di vacanze,
della possibilità di ascoltare la Messa. |
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| Ai cattolici sono preclusi radio, tv,
teatro, cinema. La stampa cattolica
deve sottostare ad una censura
ed è molto ridotta nella diffusione
a causa delle limitazioni governative
nella fornitura della carta. I fedeli
praticanti incontrano difficoltà nei posti
di lavoro, nei concorsi, nelle carriere.
Ad alcuni vescovi particolarmente
ostili al regime è stato negato
il permesso di partecipare al Concilio. |
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| Breslavia, il monumento al cardinale
arcivescovo Boleslaw Kominek
(1903+1974) e la Cattedrale.
A questo presule il regime comunista
impedì di partecipare al Concilio.
Foto di Nicola Bruni |
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| Ma l’aspetto più grave di questa guerra
fredda sotterranea nei confronti
della Chiesa, senza tener conto
dell’ateismo di Stato che si manifesta
attraverso la radio, la televisione,
la stampa, l’insegnamento nelle scuole
(e spesso con effetti controproducenti
per la sua grossolanità), è la proibizione
di costruire nuove chiese.
Non che esista un decreto in tal senso,
ma sta di fatto che le autorità,
adducendo vari pretesti o insabbiando
le pratiche, si rifiutano da alcuni anni
di concedere i permessi di costruzione.
E’ vero che nel quadro della ricostruzione
nazionale lo Stato ha riedificato
a sue spese tutte le chiese distrutte
dai bombardamenti; ma è anche vero
che i nuovi quartieri sorti nei dintorni
della vecchia Varsavia sono
completamente sprovvisti di chiese,
e che neppure una chiesa sorge
a Nowa Huta, una città di 120mila
anime creata dal regime nei pressi
di Cracovia, dove si celebra la Messa
in alcune abitazioni private
e in qualche scantinato.
Tutto ciò mentre l’urbanesimo
conseguente all’industrializzazione
del Paese sradica le famiglie
contadine, tradizionalmente cattoliche,
dal loro ambiente, producendo
un preoccupante fenomeno di distacco
dalle pratiche religiose, cui la Chiesa
non è in grado di far fronte
per mancanza di mezzi, di locali
e di un’adeguata libertà di azione. […]
Nicola Bruni
da Azione Sociale
settimanale delle Acli
26 giugno 1965 |
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| La Piazza del Mercato, con la chiesa
di S. Maria, nella Città Vecchia
(Stare Miasto) a Cracovia.
Sotto, un'altra immagine
della Piazza del Mercato.
Foto di Nicola Bruni |
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| La Brama Florianska, Porta di San Floriano,
delle antiche mura di Cracovia, XIV sec.
Foto di Nicola Bruni |
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| La chiesa dei Santi Pietro e Paolo
a Cracovia.
Foto di Nicola Bruni |
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