| Il 19 dicembre 2009, il papa Benedetto XVI
ha firmato il decreto che riconosce
le "virtù eroiche" di Pio XII,
ossia la sua santità spirituale.
Ora, perché possa essere proclamato
beato dalla Chiesa cattolica e innalzato
agli onori degli altari, si procederà
al riconoscimento ufficiale di uno
dei miracoli che sono stati attribuiti
alla sua intercessione. |
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| Cerchiobottisti
contro Pacelli |
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| "Cerchiobottismo" è una parola nuova
derivata dall’espressione metaforica
"dare un colpo al cerchio e uno alla bótte".
Ad inventarla sarebbe stato l'attuale
direttore del Corriere della sera,
Paolo Mieli, che nel 1996 definì,
autoironicamente, cerchiobottista
la sua linea di asserita imparzialità
nel commento dei fatti politici.
Il vocabolario Zingarelli 2005 ne riporta
la seguente definizione, riferita
al linguaggio giornalistico:
“Atteggiamento di chi rivolge
contemporaneamente apprezzamenti
e critiche sia a una parte che a un’altra
in contrasto con la prima”.
Una definizione che a me pare incompleta,
e alla quale aggiungerei:
“talvolta distribuendo i colpi
in maniera diversificata,
magari una pacca di qua
e una bastonata di là”.
Un esempio da manuale, di come
il metodo cerchiobottista possa
essere usato dai giornali
per diffamare il buon nome di qualcuno,
trascinandolo sul banco degli imputati
ma dando la parola anche alla difesa,
è costituito dal processo che
il Corriere della sera ha imbastito
contro Pio XII... in preparazione
della Giornata della memoria
dello sterminio nazista degli ebrei
che si celebra il 27 gennaio.
Alla sbarra, questa volta, non ci sono
Hitler e gli altri criminali nazisti
che perpetrarono l’immane genocidio
di 6 milioni di ebrei ricordato
con i nomi di Olocausto e Shoà.
Non c’è la Francia collaborazionista
del generale Petain che arrestò
e consegnò all’armata tedesca
per la “soluzione finale” circa 76mila
ebrei, fra i quali 8mila bambini.
No, l’imputato è il papa Pio XII:
quel papa che Hitler aveva
segretamente ordinato alle SS
di rapire e deportare in Germania
perché “antinazionalsocialista”
e “amico degli ebrei”;
quel papa che favorì il salvataggio
di circa 860mila israeliti nei Paesi europei
occupati dai nazisti (tra cui la Francia),
aprendo loro le porte dei conventi
e degli istituti cattolici,
e nascondendone tremila solo
nella residenza pontificia di Castel Gandolfo.
L’imputazione a carico di Eugenio Pacelli,
tenuta in piedi dal Corriere per tre settimane
con il metodo cerchiobottista
degli interventi pro e contro,
è di essere stato un “papa antisemita”,
“insensibile alle sofferenze degli ebrei”
e responsabile di “molti crimini compiuti
contro gli ebrei durante l’Olocausto”
(parole dello “storico” Daniel J. Goldhagen),
perché... avrebbe avuto intenzione
di “non restituire” alcuni bambini ebrei
salvati dalla Chiesa.
Il tutto basato su una presunta
direttiva vaticana del 1946
ai vescovi francesi, di non consegnare,
se battezzati, i bambini ebrei affidati
a istituzioni cattoliche e rimasti privi
di genitori, ad organizzazioni che non
ne garantissero l’educazione cristiana.
Caso strano: nessun giornale
cerchiobottista ha finora sollevato
il problema dell’eventuale diritto
del bambino orfano non ebreo
(come i tanti piccoli orfani dello tsunami)
di ricevere dai genitori adottivi
la stessa educazione religiosa,
agnostica o atea che gli avrebbero
dato i suoi genitori naturali.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 dicembre 2005 |
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| Mamme e bambini e ebrei di Roma rifugiati
nell'appartamento di Pio XII
della Villa Pontificia di Castel Gandolfo,
durante la persecuzione nazista del 1943-44.
A destra, bambini in fila a Roma nel 1944
per la "minestra del Papa". |
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| Una storica immagine del papa Pio XII
accorso per confortare la popolazione
nel quartiere romano di San Lorenzo,
dopo il bombardamento anglo-americano
del 19 luglio 1943
che causò più di 1600 morti. |
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| La testimonianza
del "comunista"
Alberto Asor Rosa |
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| “In Roma occupata non c’era altra
autorità degna di questo nome,
alla cui ombra rifugiarsi,
all’infuori della Chiesa:
quando c’erano stati i bombardamenti,
cui io avevo assistito da lontano,
l’unico potente ad accorrere
sul posto era stato il Papa,
Pio XII, Papa Pacelli, che a Roma già
godeva di grande popolarità, perché
romano, e di famiglia nobile, illustre,
cosa che, presso il popolino, costituiva
un motivo di apprezzamento in più.
Dopo quell’episodio, Pio XII
era diventato agli occhi di molti
un vero Santo,
l’inviato autentico di Dio sulla terra.
I preti nelle parrocchie erano restati
tutti al loro posto: mentre l’autorità
legittima era scomparsa,
e quella che c’era era ai più repellente;
e quella invisibile, sotterranea, poteva
essere vista solo da pochi,
e questi pochi non avevano ancora
nessun interesse a divulgarla.
Le parrocchie si riempirono di gente
spaventata e spesso terrorizzata:
c’erano funzioni a tutte le ore;
i canti liturgici salivano al cielo
da mille bocche e mille petti,
invocando la grazia, la protezione,
la salvezza all’Unico
cui si potesse chiederle,
con la certezza comunque d’essere
ascoltati, se non proprio esauditi”. |
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| Dal libro autobiografico
di Alberto Asor Rosa,
"L’alba di un mondo nuovo",
Einaudi Tascabili 2005, pag. 234. |
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| Questa testimonianza del "comunista"
Alberto Asor Rosa, insigne storico
della letteratura italiana,
è in controtendenza rispetto
ai pregiudizi ostili verso Papa Pacelli
manifestati da altri intellettuali
comunisti, post-comunisti
ed ex-comunisti, che non gli perdonano
di aver combattuto il comunismo
di Stalin, persecutore dei cristiani,
al tempo in cui questo veniva
magnificato e proposto come modello
per l'Italia dal Pci di Togliatti ("Ha da venì
baffone!", era lo slogan dei suoi militanti).
In effetti, Roma fu salvata dalla distruzione:
il 4 giugno 1944, gli occupanti
tedeschi improvvisamente si ritirarono,
e gli americani attesero che si completasse
il loro ritiro prima di entrare in città,
grazie ad una mediazione segreta
di emissari del Papa.
Nei giorni precedenti, speciali suppliche
per la salvezza della città
erano state elevate nelle chiese
di Roma davanti all'immagine
della Madonna del Divino Amore |
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| I monumenti dedicati a Pio XII
nella Basilica di San Pietro e davanti
alla Basilica di San Lorenzo a Roma.
Foto di Nicola Bruni
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Clicca su questa immagine
per il link con l'omelia su
Pio XII "precursore del Concilio"
pronunciata dal papa Benedetto XVI
il 9 ottobre 2008. |
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| Il Santo Padre
dei miei anni verdi |
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| Nato a Roma il 26 ottobre 1941,
durante la Seconda guerra mondiale,
io fui battezzato "ar Cupolone",
cioè nella Basilica di San Pietro,
il giorno della vigilia di Natale
dello stesso anno,
mentre il papa Pio XII lanciava
uno storico radiomessaggio
al mondo in cui invocava la pace
e un "nuovo ordine internazionale".
Da ragazzo ebbi molte occasioni
di vedere Pio XII, in piazza San Pietro:
quando veniva portato sulla sedia
gestatoria nelle cerimonie solenni
e quando impartiva la benedizione
domenicale di mezzogiorno
dalla finestra del suo studio.
Ogni volta, era una grande
commozione, per me che ravvisavo
in quel "Santo Padre"
il "Vicario di Cristo in terra",
come mi avevano insegnato
al catechismo. E sono testimone,
con Alberto Asor Rosa, della grande
venerazione e della fama di santità
di cui la sua persona godeva
nella popolazione romana.
Quando morì, nell'ottobre del 1958
a Castel Gandolfo, assistei al passaggio
del corteo funebre che attraversò Roma,
con la salma scoperta del Papa,
da Piazza San Giovanni in Laterano
a Piazza San Pietro,
tra due fitte ali di folla in preghiera.
Nicola Bruni
17 gennaio 2007 |
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| Pio XII si congratula con il campione
di ciclismo Gino Bartali,
vincitore del Tour de France nel 1948. |
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| Dalla cattedra di Pietro
la critica al nozionismo |
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| Quando ero studente liceale,
io e i miei compagni criticavamo
il nozionismo enciclopedico
degli studi di allora.
E a sostegno di tale posizione
pubblicammo sul giornalino d'istituto,
"Augustus", nel novembre del 1959,
il seguente brano di un discorso
che il papa Pio XII,
recentemente scomparso,
aveva rivolto
agli studenti romani ricevuti
in udienza il 24 marzo 1957: |
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| “Per studiare seriamente bisogna
guardarsi dal credere che il numero
delle cognizioni sia l’elemento
fondamentale per costruire l’edificio
della vostra cultura.
Non le troppe cose abbisognano,
ma tutto il necessario e conveniente,
appreso bene, compreso giustamente,
approfondito intensamente.
Occorre quindi evitare di obbligarvi
a uno sforzo quasi sovrumano
e a rincorrere affannosamente
tutto ciò che lo scibile ha messo
sulle cattedre e tenta di portare
sui banchi degli alunni.
Ciò è tanto più vero, se si tratta
di soverchi apprendimenti
puramente mnemonici, che sono
ben diversi dallo studio serio e gioioso,
dalla vera e profonda formazione
culturale, e per i quali la scuola
rischia di trasformarsi
in un dramma che rattrista
i genitori ed irrita gli alunni”. |
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| Tuttavia, la maggior parte dei nostri
professori finse di non capire che
la citazione di quel discorso di Pio XII
l’avevamo dedicata proprio a loro.
Lamentavamo anche che la scuola sacrificasse la cultura contemporanea
e gli apporti culturali di altri popoli.
Lo studio del passato - riconoscevamo -
è utile, ma diviene sterile
se non guida alla comprensione
della realtà presente,
considerata in una dimensione
non soltanto nazionale.
Nicola Bruni
da Scuola Insieme
gennaio 2000 |
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| La mia classe V D del liceo-ginnasio
Augusto di Roma dell'anno 1956-57.
Io sono il terzo da sinistra
della prima fila in piedi.
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