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| “Niente da fare! Ho chiesto al maestro
se si può fumare mentre si prega:
mi ha risposto che
quando si prega, si prega”,
riferì sconsolato Samuel, studente
di un collegio rabbinico, ai suoi compagni
fumatori, obbligati come lui a pregare
per molte ore al giorno.
“Non hai saputo porre la domanda”,
obiettò Salomon, il più furbo tra loro,
e andò a interpellare nuovamente
il rabbi: “Maestro, si può pregare
mentre si fuma?”. “Certo! - rispose
quello - Si può pregare sempre”.
Questa storiella sta a significare
che occorre abilità nell’impostare
la domanda se si vuole influenzare
la risposta. Lo sanno bene quei
persuasori occulti che, nei sondaggi
d’opinione, formulano i quesiti
in maniera capziosa, per orientare
le risposte secondo i desideri
del committente. E mostrano
di saperlo quegli insegnanti
che fanno domande “con aiutino”
se si propongono di facilitare l’alunno interrogato, o viceversa domande
“trabocchetto” se intendono metterlo
alla prova in difficoltà.
“L’arte di interrogare - scriveva
Jean-Jacques Rousseau - non è facile
come si pensa. E’ più arte da maestri
che da discepoli. Bisogna già aver
imparato molte cose per saper
domandare ciò che non si sa”.
Tanto è vero che, a scuola,
l’intelligenza e la preparazione
degli allievi spesso si rivela più
nelle domande che sanno porre
all’insegnante che nelle loro risposte.
Sono le “domande intelligenti”
di chi dimostra di aver capito che c’è
un problema, una contraddizione,
una lacuna o un punto debole
nella trattazione di un argomento.
Ma le domande più intelligenti sono
quelle di chi riesce a interrogare
se stesso, per mettersi in discussione,
riconoscere i propri errori e cambiare.
Per esempio: - Che senso ho dato finora
alla mia vita? Faccio bene o faccio male?
Come posso migliorarmi?
Come posso rendermi utile agli altri?
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
25 marzo 2012 |
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| A lungo si è sostenuto che il racconto
di Carlo Lorenzini, in arte Collodi
(1826-1890), fosse un testo areligioso,
dimenticando che il protagonista
invoca due volte “Dio mio”
e un’altra “Sant’Antonio benedetto”,
il Pescatore Verde ringrazia
la “Provvidenza benedetta”,
e i pescatori che hanno assistito
dalla spiaggia alla scomparsa in mare
di Geppetto e poi di Pinocchio
“brontolano” ripetutamente
“una preghiera”.
Giovanni Spadolini argomentò che
“la redenzione operata dal burattino
è la redenzione laica di chi si appoggia
sulle proprie forze, di chi fa leva
sul libero arbitrio, sullo sforzo
individuale, sul lavoro”.
Il cardinale Giacomo Biffi, studioso
dell’opera di Collodi, ha confutato
questa tesi osservando che Pinocchio,
creatura di legno debole di carattere,
insidiato da esseri maligni più astuti di lui,
non può raggiungere la salvezza
con i suoi soli sforzi se non interviene
un aiuto superiore, che alla fine riesce
a compiere il prodigio di fargli ritrovare
il padre, riportarlo a casa e dargli
una nuova natura elevandolo a quella
di chi lo ha creato e lo ama come figlio. |
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| A suo giudizio, questa fiaba
è un’allegoria cristiana della storia
della salvezza: l’uomo, creato da Dio,
ha una vocazione soprannaturale
perché chiamato a essere figlio dal suo
creatore, ma il figlio fugge dal Padre,
cede continuamente alle tentazioni
del peccato, e solo con il ritorno
al Padre, reso possibile dall’intervento
salvifico della Grazia, realizza
la sua vocazione partecipando
alla natura divina.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 gennaio 2012 |
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| come stabilisce la legge "Porcellum" |
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| Che due più due faccia quattro,
non è più una certezza aritmetica,
da quando la matematica elettorale
in Italia è diventata un’opinione.
Prendete i risultati delle elezioni
politiche del 2008, che, sottoposti
ai trucchi contabili della legge
Porcellum, hanno prodotto rapporti
numerici di questo tipo: il 46,8 per cento
dei voti ottenuti dalla coalizione più forte
è valso il 55 per cento (+8,2) dei seggi
della Camera, mentre il 3,1 per cento
di un partito non coalizzato ha contato zero;
come dire che, se si sommano 2 voti + 2 voti
dati al raggruppamento vincente,
il risultato non è 4 ma poco meno di 5.
Al Senato, il 4,3 per cento dei voti dell’Idv
(con il plusvalore della coalizione) ha
fruttato 14 seggi, il 5,7 per cento
dell’Udc (senza plusvalore) 3 seggi,
l’1,1 per cento dell’Mpa (con plusvalore)
2 seggi, e il 3,2 per cento della Sinistra
Arcobaleno (senza plusvalore)
nessun seggio.
Nel campo dell’opinabile sono
da annoverare anche molte
delle statistiche che
ci vengono propinate dai mezzi
di comunicazione di massa: ora
stimate a volo d’uccello, ora proiettate
da sondaggi su un campione
non verificabile, ora addomesticate
a sostegno di una tesi o di una parte,
ora esagerate per suscitare allarme,
ora inventate in base alla regola
di un certo giornalismo d’accatto:
“Meglio inventarsi una statistica
che trovarsene sprovvisti”.
Del resto, che i numeri abbiano in molti
casi solo una funzione retorica,
lo sperimentiamo nella vita di tutti i giorni:
quando andiamo a fare “due passi”,
scambiamo “quattro chiacchiere”,
ci mangiamo “due spaghetti”,
aspettiamo “tre ore” un autobus in ritardo,
ripetiamo “centomila volte”
una raccomandazione inascoltata,
scriviamo un testo “a quattro mani”,
riflettiamo “a 360 gradi”,
e ci diamo ragione “al 101 per cento”.
Roba da farsi “due risate”.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 gennaio 2012 |
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