| Il 150° anniversario dell’unificazione politica
dell’Italia mi offre la felice occasione
per riflettere sulla storia di questo amato
Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui
la divina Provvidenza ha posto la Sede
del Successore dell’Apostolo Pietro.
Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera
Nazione i miei più fervidi voti augurali,
sono lieto di parteciparLe, in segno
dei profondi vincoli di amicizia
e di collaborazione che legano l’Italia
e la Santa Sede, queste mie considerazioni.
Il processo di unificazione avvenuto
in Italia nel corso del XIX secolo
e passato alla storia con il nome
di Risorgimento, costituì il naturale
sbocco di uno sviluppo identitario
nazionale iniziato molto tempo prima.
In effetti, la nazione italiana, come
comunità di persone unite dalla lingua,
dalla cultura, dai sentimenti
di una medesima appartenenza,
seppure nella pluralità di comunità
politiche articolate sulla penisola,
comincia a formarsi nell’età medievale. |
|
| Le radici dell'identità italiana
nel Cristianesimo medioevale |
|
| Il Cristianesimo ha contribuito in maniera
fondamentale alla costruzione dell’identità
italiana attraverso l’opera della Chiesa,
delle sue istituzioni educative
e assistenziali, fissando modelli di
comportamento, configurazioni istituzionali,
rapporti sociali; ma anche mediante
una ricchissima attività artistica:
la letteratura, la pittura, la scultura,
l’architettura, la musica. Dante, Giotto,
Petrarca, Michelangelo, Raffaello,
Pierluigi da Palestrina, Caravaggio,
Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo
alcuni nomi di una filiera di grandi artisti
che, nei secoli, hanno dato un apporto
fondamentale alla formazione
dell’identità italiana.
Anche le esperienze di santità, che
numerose hanno costellato la storia dell’Italia,
contribuirono fortemente a costruire tale
identità, non solo sotto lo specifico profilo
di una peculiare realizzazione del messaggio
evangelico, che ha marcato nel tempo
l’esperienza religiosa e la spiritualità
degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici
espressioni della pietà popolare),
ma pure sotto il profilo culturale
e persino politico.
San Francesco di Assisi, ad esempio,
si segnala anche per il contributo
a forgiare la lingua nazionale; santa
Caterina da Siena offre, seppure semplice
popolana, uno stimolo formidabile
alla elaborazione di un pensiero politico
e giuridico italiano.
L’apporto della Chiesa e dei credenti
al processo di formazione
e di consolidamento dell’identità
nazionale continua nell’età moderna
e contemporanea.
Anche quando parti della penisola furono
assoggettate alla sovranità di potenze
straniere, fu proprio grazie a tale identità
ormai netta e forte che, nonostante
il perdurare nel tempo della frammentazione
geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé.
Perciò, l’unità d’Italia, realizzatasi nella
seconda metà dell’Ottocento, ha potuto
aver luogo non come artificiosa costruzione
politica di identità diverse, ma come naturale
sbocco politico di una identità nazionale
forte e radicata, sussistente da tempo.
La comunità politica unitaria nascente
a conclusione del ciclo risorgimentale
ha avuto, in definitiva, come collante
che teneva unite le pur sussistenti
diversità locali, proprio la preesistente
identità nazionale, al cui modellamento
il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato
un contributo fondamentale. |
|
|
| La lapide che chiude la storica Breccia di Porta Pia,
il tratto delle mura di cinta della Roma pontificia
sfondato a cannonate dall'esercito italiano
il 20 settembre del 1870. Nello scontro morirono
49 soldati sabaudi e 19 soldati papalini,
ma la lapide ricorda solo il sacrificio
degli attaccanti, non le loro vittime.
Foto di Nicola Bruni |
|
|
| Per ragioni storiche, culturali e politiche
complesse, il Risorgimento è passato
come un moto contrario alla Chiesa,
al Cattolicesimo, talora anche alla
religione in generale. Senza negare il ruolo
di tradizioni di pensiero diverse, alcune
marcate da venature giurisdizionaliste
o laiciste, non si può sottacere l’apporto
di pensiero - e talora di azione - dei cattolici
alla formazione dello Stato unitario.
Dal punto di vista del pensiero politico
basterebbe ricordare tutta la vicenda
del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo
Gioberti un illustre rappresentante; ovvero
pensare agli orientamenti cattolico-liberali
di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio,
Raffaele Lambruschini.
Per il pensiero filosofico, politico
e anche giuridico risalta la grande figura
di Antonio Rosmini, la cui influenza
si è dispiegata nel tempo, fino ad informare
punti significativi della vigente Costituzione
italiana. E per quella letteratura che tanto
ha contribuito a "fare gli italiani", cioè
a dare loro il senso dell’appartenenza
alla nuova comunità politica che il processo
risorgimentale veniva plasmando,
come non ricordare Alessandro Manzoni,
fedele interprete della fede e della morale
cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua
opera autobiografica sulle dolorose
vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor
di patria con una fede adamantina. |
|
|  |
| San Giovanni Bosco (1815+1888) ritratto
tra i suoi ragazzi dell'oratorio di Valdocco a Torino.
Foto di Nicola Bruni |
|
| E di nuovo figure di santi, come
san Giovanni Bosco, spinto
dalla preoccupazione pedagogica
a comporre manuali di storia patria,
che modellò l’appartenenza all’istituto
da lui fondato su un paradigma coerente
con una sana concezione liberale:
"cittadini di fronte allo Stato
e religiosi di fronte alla Chiesa". |
|
|
|
 |
| Simboli sacri della religione cattolica nel torrino
e nel portale d'ingresso dello storico Palazzo
del Quirinale (foto di Nicola Bruni), che fu
residenza estiva dei papi dalla fine del '500
al 1870, quando se ne impadronirono i Savoia,
che lo trasformarono in Palazzo Reale.
Dal 1812 al 1814 fu occupato dai francesi, che
lo adibirono a dimora imperiale per Napoleone,
il quale però non vi soggiornò mai. Dal 1948
è la sede della Presidenza della Repubblica.
Foto di Nicola Bruni |
|
| ********************************* |
|
| La costruzione politico-istituzionale
dello Stato unitario coinvolse diverse
personalità del mondo politico, diplomatico
e militare, tra cui anche esponenti
del mondo cattolico. Questo processo,
in quanto dovette inevitabilmente misurarsi
col problema della sovranità temporale
dei Papi (ma anche perché portava
ad estendere ai territori via via acquisiti
una legislazione in materia ecclesiastica
di orientamento fortemente laicista),
ebbe effetti dilaceranti nella coscienza
individuale e collettiva dei cattolici italiani,
divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà
nascenti dalla cittadinanza da un lato
e dall’appartenenza ecclesiale dall’altro. |
|
| Il superamento della Questione
Romana nella Conciliazione |
|
| Ma si deve riconoscere che, se fu
il processo di unificazione politico-
istituzionale a produrre quel conflitto
tra Stato e Chiesa che è passato alla
storia col nome di "Questione Romana",
suscitando di conseguenza l’aspettativa
di una formale "Conciliazione", nessun
conflitto si verificò nel corpo sociale,
segnato da una profonda amicizia
tra comunità civile e comunità ecclesiale.
L’identità nazionale degli italiani, così
fortemente radicata nelle tradizioni
cattoliche, costituì in verità la base più
solida della conquistata unità politica.
In definitiva, la Conciliazione doveva
avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo
sociale, dove fede e cittadinanza
non erano in conflitto. |
|
| Affreschi dell'Aula della Conciliazione
del Palazzo del Laterano a Roma,
dove l'11 febbraio 1929 furono firmati
i Patti tra Stato italiano e Santa Sede
che posero fine alla Questione Romana.
Foto di Nicola Bruni |
|
| Anche negli anni della dilacerazione
i cattolici hanno lavorato all’unità
del Paese. L’astensione dalla vita politica,
seguente il "non expedit", rivolse le realtà
del mondo cattolico verso una grande
assunzione di responsabilità nel sociale:
educazione, istruzione, assistenza, sanità,
cooperazione, economia sociale, furono
ambiti di impegno che fecero crescere
una società solidale e fortemente coesa.
La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa
con la proclamazione di Roma capitale
d’Italia e con la fine dello Stato Pontificio,
era particolarmente complessa.
Si trattava indubbiamente di un caso
tutto italiano, nella misura in cui solo
l’Italia ha la singolarità di ospitare
la sede del Papato.
D’altra parte, la questione aveva una
indubbia rilevanza anche internazionale.
Si deve notare che, finito il potere
temporale, la Santa Sede, pur reclamando
la più piena libertà e la sovranità
che le spetta nell’ordine suo,
ha sempre rifiutato la possibilità di una
soluzione della "Questione Romana" attraverso imposizioni dall’esterno,
confidando nei sentimenti del popolo
italiano e nel senso di responsabilità
e giustizia dello Stato italiano.
La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio
1929, segnò la definitiva soluzione
del problema. A proposito della fine
degli Stati pontifici, nel ricordo del beato
Papa Pio IX e dei Successori, riprendo
le parole del Cardinale Giovanni Battista
Montini, nel suo discorso tenuto
in Campidoglio il 10 ottobre 1962:
"Il papato riprese con inusitato vigore
le sue funzioni di maestro di vita
e di testimonio del Vangelo, così
da salire a tanta altezza nel governo
spirituale della Chiesa e nell’irradiazione
sul mondo, come prima non mai". |
|
| L'apporto dei cattolici italiani
allo Stato democratico |
|
| Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Giorgio
La Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati,
Aldo Moro furono gli intellettuali cattolici,
eletti all'Assemblea Costituente per
la Democrazia Cristiana, che dettero
il maggior contributo di idee alla formulazione
del testo della Costituzione repubblicana. |
|
| L’apporto fondamentale dei cattolici italiani
alla elaborazione della Costituzione
repubblicana del 1947 è ben noto.
Se il testo costituzionale fu il positivo frutto
di un incontro e di una collaborazione
tra diverse tradizioni di pensiero,
non c’è alcun dubbio che solo i costituenti
cattolici si presentarono allo storico
appuntamento con un preciso progetto
sulla legge fondamentale del nuovo
Stato italiano; un progetto maturato
all’interno dell’Azione Cattolica,
in particolare della FUCI
e del Movimento Laureati,
e dell’Università Cattolica
del Sacro Cuore, ed oggetto
di riflessione e di elaborazione
nel Codice di Camaldoli del 1945
e nella XIX Settimana Sociale
dei Cattolici Italiani dello stesso
anno, dedicata al tema
"Costituzione e Costituente".
Da lì prese l'avvio un impegno molto
significativo dei cattolici italiani
nella politica, nell’attività sindacale,
nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà
economiche, nelle espressioni
della società civile, offrendo così
un contributo assai rilevante alla crescita
del Paese, con dimostrazione di assoluta
fedeltà allo Stato e di dedizione al bene
comune e collocando l’Italia
in proiezione europea.
Negli anni dolorosi ed oscuri
del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato
la loro testimonianza di sangue:
come non ricordare, tra le varie figure,
quelle dell’On. Aldo Moro
e del Prof. Vittorio Bachelet? |
|
|
 |
| Dal canto suo la Chiesa, grazie anche
alla larga libertà assicuratale
dal Concordato lateranense del 1929,
ha continuato, con le proprie istituzioni
ed attività, a fornire un fattivo contributo
al bene comune, intervenendo
in particolare a sostegno delle persone
più emarginate e sofferenti, e soprattutto
proseguendo ad alimentare il corpo
sociale di quei valori morali che sono
essenziali per la vita di una società
democratica, giusta, ordinata. |
|
| Impegno attivo della Chiesa
per il bene comune del Paese |
|
| Il bene del Paese, integralmente inteso,
è stato sempre perseguito
e particolarmente espresso
in momenti di alto significato, come
nella "grande preghiera per l’Italia"
indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II
il 10 gennaio 1994.
La conclusione dell’Accordo di revisione
del Concordato lateranense, firmato
il 18 febbraio 1984, ha segnato
il passaggio ad una nuova fase
dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia.
Tale passaggio fu chiaramente avvertito
dal mio Predecessore, il quale, nel discorso
pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto
dello scambio degli strumenti di ratifica
dell’Accordo, notava che, come "strumento
di concordia e collaborazione,
il Concordato si situa ora in una società
caratterizzata dalla libera competizione
delle idee e dalla pluralistica
articolazione delle diverse componenti
sociali: esso può e deve costituire
un fattore di promozione e di crescita,
favorendo la profonda unità di ideali
e di sentimenti, per la quale tutti
gli italiani si sentono fratelli
in una stessa Patria".
Ed aggiungeva che nell’esercizio
della sua diaconia per l’uomo "la Chiesa
intende operare nel pieno rispetto
dell’autonomia dell’ordine politico
e della sovranità dello Stato.
Parimenti, essa è attenta alla
salvaguardia della libertà di tutti,
condizione indispensabile
alla costruzione di un mondo degno
dell’uomo, che solo nella libertà può
ricercare con pienezza la verità
e aderirvi sinceramente, trovandovi
motivo ed ispirazione per l’impegno
solidale ed unitario al bene comune".
L’Accordo, che ha contribuito
largamente alla delineazione di quella
sana laicità che denota lo Stato italiano
ed il suo ordinamento giuridico, ha
evidenziato i due principi supremi
che sono chiamati a presiedere
alle relazioni fra Chiesa e comunità
politica: quello della distinzione
di ambiti e quello della collaborazione.
Una collaborazione motivata dal fatto
che, come ha insegnato il Concilio
Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa
e la comunità politica, "anche se
a titolo diverso, sono a servizio
della vocazione personale e sociale
delle stesse persone umane"
(Costituzione Gaudium et spes, 76). |
|
|  |
| L'articolo 7 della Costituzione, che fu approvato
a larghissima maggioranza (70 per cento
dei votanti) dall'Assemblea Costituente.
A favore si pronunciò anche il Partito
Comunista di Togliatti. |
|
| L’esperienza maturata negli anni
di vigenza delle nuove disposizioni pattizie
ha visto, ancora una volta, la Chiesa
ed i cattolici impegnati in vario modo
a favore di quella "promozione dell’uomo
e del bene del Paese" che, nel rispetto
della reciproca indipendenza
e sovranità, costituisce principio
ispiratore ed orientante
del Concordato in vigore (art. 1).
La Chiesa è consapevole non solo
del contributo che essa offre alla società
civile per il bene comune, ma anche
di ciò che riceve dalla società civile,
come afferma il Concilio Vaticano II:
"chiunque promuove la comunità umana
nel campo della famiglia, della cultura,
della vita economica e sociale, come
pure della politica, sia nazionale che
internazionale, porta anche un non piccolo
aiuto, secondo la volontà di Dio,
alla comunità ecclesiale, nelle cose
in cui essa dipende da fattori esterni"
(Costituzione Gaudium et spes, 44).
Nel guardare al lungo divenire della storia,
bisogna riconoscere che la nazione italiana
ha sempre avvertito l’onere ma al tempo
stesso il singolare privilegio dato
dalla situazione peculiare per la quale
è in Italia, a Roma, la sede del successore
di Pietro e quindi il centro della cattolicità.
E la comunità nazionale ha sempre risposto
a questa consapevolezza esprimendo
vicinanza affettiva, solidarietà, aiuto
alla Sede Apostolica per la sua libertà
e per assecondare la realizzazione
delle condizioni favorevoli all’esercizio
del ministero spirituale nel mondo
da parte del successore di Pietro, che
è Vescovo di Roma e Primate d’Italia.
Passate le turbolenze causate
dalla "Questione romana", giunti
all’auspicata Conciliazione, anche
lo Stato Italiano ha offerto e continua
ad offrire una collaborazione preziosa,
di cui la Santa Sede fruisce
e di cui è consapevolmente grata.
Nel presentare a Lei, Signor Presidente,
queste riflessioni, invoco di cuore
sul popolo italiano l’abbondanza dei doni
celesti, affinché sia sempre guidato
dalla luce della fede, sorgente
di speranza e di perseverante impegno
per la libertà, la giustizia e la pace.
Dal Vaticano, 17 marzo 2011
BENEDICTUS PP. XVI |
|
| ********************************* |
|
| Il mio libro del 1987
sulla Religione nella scuola |
|
| Nel 1987 curai, per incarico della Direzione centrale della Democrazia Cristiana,
questo "instant book" (libro d'attualità)
di 160 pagine sulla riforma
dell'insegnamento della religione cattolica
nella scuola, seguita alla revisione
del Concordato del 1984
e all'Intesa del 1985 tra il Ministero
della Pubblica Istruzione
e la Conferenza Episcopale Italiana.
La presentazione del volume, nella
retrocopertina, ne riassume così
il contenuto: "Tra cronaca e storia.
L'importanza di conoscere Cristo
e la Chiesa cattolica anche per chi
non crede. Un insegnamento qualificato
offerto a tutti (e ampiamente richiesto).
Il passaggio dai vecchi ai nuovi programmi.
Il problema delle attività alternative.
Le intese con le altre confessioni religiose.
Un bilancio del primo anno". |
|
|
|
| |