SATIRA - Vi racconto la favola di quando la scuola PASCOLI e la scuola VERDI si fusero diventando...
PASCOLI VERDI
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C’era una volta, in una tranquilla cittadina di provincia della Repubblica Magna, una tranquilla scuola media statale.
Nata dalla fusione della “Pascoli” con la “Verdi”, aveva assunto il nome composito di “Pascoli Verdi”,
che rassicurava l’utenza adattandosi all’ambiente circostante.
L’istituto era povero di risorse materiali,
ma ricco di risorse umane, animali e vegetali:
docenti di primo e secondo ordine che coltivavano
scrupolosamente le attività previste dal Pof
nei rispettivi campi, si appecoronavano
davanti al Signor Preside, e facevano di tutto
per riportare all’ovile le pecorelle smarrite.
Mai uno sciopero, mai una protesta, mai un litigio:
i professori della “Pascoli Verdi” filavano d’amore
e d’accordo, e non si lamentavano del magro
stipendio percepito, intimamente appagati
dalla consapevolezza di contribuire con i propri
sacrifici al risanamento del deficit pubblico.
Il loro pensiero volava verdianamente sull’ali dorate
dell’illusione, andando a posarsi ora sui clivi
del senso del dovere civico, ora sui colli
della missione educativa da compiere.
Cavallo con bambino nel Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Un bel giorno, il Governo Massimo della Repubblica Magna varò un Pacchetto di riforme scolastiche meritocratiche, comprendente alcune
grandi nebulose, inserite in un disegno strategico
mega-galattico di guerra umanitaria
a suon di spot contro l’ignoranza dell’informatica
e della lingua inglese, molto diffusa
tra gli “scemi del villaggio globale”.

Il Pacchetto, fra l’altro, accorpava e impacchettava
gli istituti di piccole dimensioni, trasformandoli
in grosse aziende autonome, gestite da presidi manager con funzioni di datori di lavoro
(una volta si diceva “padroni”) della manodopera
docente e non docente, e obbligate a competere
nella campagna acquisti di nuovi iscritti
sul libero mercato dell’istruzione.

Nello stesso Pacchetto era contenuto un progetto
organico di trasformazione del triciclo scolastico
in un biciclo, a scopo di risparmio, con riciclaggio
del ciclo intermedio, rottamazione
di molti insegnanti e accorciamento
obbligatorio del percorso complessivo.
Foto di Nicola Bruni
dal Parco agro-pastorale
della Caffarella a Roma
A complemento di tale progetto, il Governo Massimo emanò un decreto che posticipava al 14° anno di età l’inizio del ciclo femminile, in modo
da garantire la continuità didattica dell’educazione sessuale nel nuovo
ciclo secondario.

La legge di riforma aveva
conferito carta bianca
per la sua attuazione
al titolare del nuovo
Super-ministero delle P.I.
(Pubblica Istruzione,
Privata Ignoranza,
Pubblica Ipocrisia,
Propaganda Informativa
e Pubblicità Ingannevole).
Il quale la utilizzò
per commissionare
la trasmissione di spot
sull’autonomizzazione
automatica delle scuole,
la valorizzazione
(o lavorizzazione?)
della pro-fessi-onalità
docente e la promozione
dei quiz agli esami di Stato.
Gregge nel Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Accadde così che la scuola media “Pascoli Verdi” fu amputata delle terze classi (elevate al ciclo secondario) e aggregata con innesto verticale alla scuola elementare “Manzoni”:
ne venne fuori una specie
di Frankenstein settennale,
a cui fu dato il nome
di SCUOLA DI BASE
“PASCOLI VERDI
PER MANZONI".
Pecore e agnello nel Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Incredibilmente, neppure
di fronte a un ciclone
così devastante, il gregge
dei docenti si agitò
“più di tanto”. Allora
il Governo Massimo
cominciò a preoccuparsi
dello stato di abulia
in cui sembravano
essere caduti gli educatori
dei “nostri figli”.
Pecore e ciclista nel Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Mucca nel Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Nella ricerca di una soluzione, si intromise Belzebù,
il quale, tramite un medium dei mass-media,
suggerì al Governo un diabolico escamotage
contrattuale, da attuarsi d’intesa con le OO.SS.
(Organizzazioni Sindacali), per mettere alla prova
la reattività della categoria: seminare la zizzania
nel campo della scuola, sotto forma di favolosi
premi da 6 milioni annui (senza dire “lordi”)
da assegnare per concorso, su giudizio insindacabile
di commissioni sindacali, a non più del 20 per cento
degli insegnanti (in media, 1 su 5).
Detto, fatto. Non appena furono avviate le procedure
di selezione, il collegio dei docenti
della “Pascoli Verdi per Manzoni” si trasformò
in una gabbia di belve feroci che si sbranavano
a vicenda, perché… "mors tua, vita mea".
Infatti, su 65 aspiranti, solo 13 avrebbero potuto
conseguire la qualifica di docente di serie A,
implicitamente connessa con l’assegnazione
del premio in denaro (corrispondente ad un aumento
mensile di stipendio di circa 300mila lire nette).
Gli altri 52, sconfitti, sarebbero stati
vergognosamente retrocessi nei ranghi
della docenza di serie B, con il conseguente
rischio di essere ricusati dalle famiglie
degli alunni al momento delle iscrizioni.
Mucche al pascolo nel Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Peraltro, alcuni prof si misero a sobillare gruppi
di studenti perché facessero lo sgambetto
agli avversari di fronte alla commissione
giudicatrice, durante la verifica in classe.

Insomma, proprio mentre era in pieno
svolgimento il Grande Giubileo del 2000,
la “Pascoli Verdi per Manzoni” divenne un inferno.
A quel punto, le famiglie degli alunni ritirarono
in massa i loro figli dall’istituto statale
trasferendoli a una vicina scuola delle suore,
dopo aver ottenuto dalla madre superiora
la garanzia scritta che i premi agli insegnanti
li avrebbe dati soltanto… il Buon Dio.
NICOLA BRUNI
da La Tecnica della Scuola - 5 ottobre 1999
Parallelamente, a quel tempo, in Italia,
capo del Governo era Massimo D'Alema,
e ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer.
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Polli del Parco della Caffarella a Roma, foto di Nicola Bruni
Sullo sfondo, pascolo di cavalli e pecore nel Parco della Caffarella a Roma.
Foto di Nicola Bruni
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